martedì 23 marzo 2010

Arie VII-IX-XLI di Pietro Metastasio

Alexandra Pavlovna/Borovikovsky VII
Alla stagion novella
fin dall'opposto lido
torna la rondinella
a riveder quel nido,
che il verno abbandonò.
Così il mio cor fedele,
nel suo penar costante,
ritorna al bel sembiante,
che per timor lasciò.
IX
Vedeste mai sul prato
cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
alla viola appresso:
figlio del prato istesso
è l'uno e l'altro fiore;
ed è l'istesso umore,
che germogliar li fa.
Il cor non è cangiato,
se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di pietà.
XLI
VENERE Odi l'aura che dolce sospira;
mentre fugge scotendo le fronde,
se l'intendi, ti parla d'amor.
PALLADE Senti l'onda che rauca s'aggira;
mentre geme radendo le sponde,
se l'intendi, si lagna d'amor.
(a due) Quell'affetto chi sente nel petto
sa per prova se nuoce, se giova,
se diletto produce, o dolor.

4 commenti:

  1. Giuro, pur sapendo chi è Metastasio, non ho mai letto quasi nulla delle cose che ha scritto.
    Pregiudizio, senza alcun dubbio.

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  2. Non è questo il luogo per spiegazioni "scolastiche" che qualcuno saprà dare sicuramente meglio di me. Metastasio è il 700, è la musica di Vivaldi e di Haendel. Ed è stato anche un grande librettista operistico.So che non è molto conosciuto, una volta mi trovavo in giardino da mia suocera (che abita vicino a via Metastasio)e si fermano due ragazzotti in macchina e mi chiedono: Per favore sa dirmi dov'è via METASTADIO???

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  3. Un mio vecchio "incontro"
    un giorno mi disse di Proust
    "chi? il corridore di formula 1?"

    "Vuolsi così colà..."

    Gujil

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  4. "Nati non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza ".

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