Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

mercoledì 31 dicembre 2008

Anno nuovo di Carlo Levi

Chiudo le luci al sonno, e indarno spero
Anno, portami lontano / dalle cose ripetute / fa che non sia vano / il restare solo / e consenti il volo / alle cose perdute
Carlo Levi, primo gennaio 1935

Anniversario 3° di Giovanni Pascoli

Michael Ancher/1882 Già li vedevo gli occhi tuoi, soavi
seguirmi sempre per il mio cammino,
chinarsi mesti sul mio capo chino,
volgersi, al mio dubbiar, dubbiosi e
gravi.
Come col dolor tuo mi consolavi,
come, o cuore vivente oltre il destino!
come al tuo collo ti tornai bambino
piangendo il pianto che su me versavi!
Or che rivivo alfine, or che trovai
ah! le due parti del tuo cuore infranto,
ora quell'occhio più che mai materno...
No: tu con gli altri, al freddo, all'acqua,
stai,
con gli altri, solitari in camposanto,
in questa sera torbida d'inverno.
31 di dicembre 1891.

martedì 30 dicembre 2008

La stella di Natale di Boris Pasternak

Andrea Mantegna/Adorazione dei MagiE lì accanto, sconosciuta prima di allora,
più modesta d'un lucignolo
nella finestrella del capanno
tremava una stella sulla strada di Betlemme.
Per quella stessa strada, per quegli stessi luoghi
alcuni angeli andavano in mezzo alla folla.
L'incorporeità li faceva invisibili,
ma il passo lasciava l'orma.
Lui dormiva, tutto splendente, in una culla di quercia,
come un raggio di luna dentro il cavo d'un tronco.
Invece di pelle di pecora,
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.
Stavano in ombra, come nel buio della stalla
sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, un po' a sinistra nell'oscurità,
con la mano scansò dalla culla uno dei Magi,
e quello si voltò: dalla soglia la Vergine
guardava come un ospite la stella di Natale.

lunedì 29 dicembre 2008

Laude natalizia 3° di Jacopone da Todi

Sandro Botticelli
Angelo:
Pastor, voie che veggiate
Sovra la greggia en quista regione
I vostr’occhi levate,
ch’io son l’Agnol de l’eternal magione:
Ambasciaria ve fone
Ed a voje vangelizzo gaudio fino
Ch’è nato e Gesuino
Figliuol de Dio, per voie salvar mandato
Coro: Angeli
E de ciò ve do en segno
Ch’en vile stalla è nato el poverello,
e non se fa disdegno
giacere en mezzo al buove e l’asenello.
La mamma en vil pancello
l’ha inchinato sovra el mangiatoio.
De fieno è ‘l covertoio,
ed è descieso così umiliato.
Pastores:
Ecco quilla stallecta,
vedemce lo fantino povero stare.
La Vergin benedecta
Non ha paceglie né fascia per fasciare,
Joseppe non la pò ‘itare
Ch’è desvenuto per la gran vecchiezza, (…)
Maria:
O car dolce mio figlio,
da me se’ nato si poverello!
Josepe el vecchiarello,
quil ch’è tuo bailo, qui s’è addormentato.

domenica 28 dicembre 2008

Anniversario 2° di Giovanni Pascoli

Frank Duveneck/Elizabeth Boott Sappi-e forse lo sai, nel camposanto-
la bimba dalle lunghe anella d'oro,
e l'altra che fu l'ultimo tuo pianto,
sappi ch'io le raccolsi e che le adoro.
Per lor ripresi il mio coraggio affranto,
e mi detersi l'anima per loro:
hanno un tetto, hanno un nido, ora,
mio vanto;
e l'amor mio le nutre e il mio lavoro.
Non son felici, sappi, ma serene:
il lor sorriso ha una tristezza pia:
io le guardo-o mia sola erma famiglia !-
sempre a gli occhi sento che mi viene
quella che ti bagnò nell'agonia
non terminata lagrima le ciglia.
31 di dicembre 1890.

sabato 27 dicembre 2008

Natale sull'Hudson di Federico Garcia Lorca

William Paxton*Mrs. Toppan*1935
Questa spugna grigia!
Questo marinaio appena sgozzato.
Questo grande fiume.
Questa brezza dai limiti oscuri.
Questo filo, amore, questo filo.
I quattro marinai erano in lotta col mondo,
col mondo di ariste che vedono tutti gli occhi,
col mondo che non si può correre senza cavalli.
Erano uno, cento, mille marinai
in lotta col mondo delle acute velocità,
senza capire che il mondo
era solo nel cielo.
Il mondo solo nel cielo solo.
Sono le colline di martelli e il trionfo della folta erba.
Sono i formicai vivissimi e le monete nel fango.
Il mondo solo nel cielo solo
e il vento all'uscita di tutti i villaggi.
Il lombrico cantava il terrore della ruota
e il marinaio decapitato
cantava l'orso d'acqua che avrebbe bloccato:
e tutti cantavano alleluia,
alleluia. Cielo deserto.
È lo stesso, lo stesso! alleluia.
Ho passato tutta la notte sui ponteggi dei sobborghi
spargendo il sangue sugli stucchi dei progetti,
aiutando i marinai a raccogliere le vele squarciate.
E sto con le mani vuote nel rumore della foce.
Non importa che ogni minuto
un altro bambino agiti i suoi rami di vene
né che il parto della vipera, sfrenato sotto i rami,
plachi la sete di sangue di quelli che osservano il nudo.
Quel che importa è questo vuoto. Mondo solo. Foce.
Alba no. Favola inerte.
Solo questo: foce.
Oh mia grigia spugna!
Oh mio collo appena sgozzato!
Oh mio grande fiume!
Oh mia brezza di limiti che non sono miei!
Oh filo del mio amore, oh filo pungente!
New York, 27 dicembre 1929

venerdì 26 dicembre 2008

Sarà di Raoul Follereau

Millais/Tempo di Natale 1887
E' Natale; Gesù è venuto. Ma se batterà alla nostra
porta, sapremo riconoscerlo?
Sarà, come una volta. Un uomo povero.
Certamente un uomo solo.
Sarà senza dubbio un operaio,
forse un disoccupato,
e anche, Se lo sciopero è giusto uno scioperante.
O tenterà di vendere delle polizze d'assicurazione
o degli aspirapolvere...
Sarà forse un rifugiato.
Uno dei quindici milioni di rifugiati
con un passaporto dell'O.N.U.;
uno di coloro che nessuno vuole
e che vagano vagano
in questo deserto ch'è diventato il Mondo;
uno di coloro che devono morire
perché dopo tutto non si sa da che parte arrivino
persone di quella risma...
Se Cristo domani batterà
alla vostra porta. Lo riconoscerete?
Avrà l'aspetto abbattuto. Spossato,
annientato com'è
perché deve portare
tutte le pene della terra...

giovedì 25 dicembre 2008

E' Natale di Madre Teresa di Calcutta

Andrea Del Sarto
E' Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E' Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E' Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

mercoledì 24 dicembre 2008

24 dicembre 1971 di Josif Alexandrovic Brodskji

Celtic Christmas
Tutti a Natale siamo un poco Magi
Nei negozi c’è fango, e ressa.
Per un barattolo di chalvà al caffè
di assediare botteghe son capaci,
avvolte nei pacchetti, intere folle;
ognuno per se stesso Re e cammello.
Con sporte, reti, cartocci, cestini, e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino,
di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve
non si vede il sentiero per Betlemme.
E, portatori di modesti doni,
sfondando porte, saltano sugli autobus,
nelle fosse dei cortili scompaiono,
anche sapendo che la grotta è vuota:
non c’è la Donna aureolata di luce.
Vuoto. Ma all’improvviso a quest’idea viene una luce non si sa da dove.
Erode regna, ma più forza ha,
più vero e inevitabile è il miracolo.
La costanza di quest’affinità è il meccanismo base del Natale.
Per questo dappertutto si fa
festa, per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c’è ancora nessuna richiesta di una stella, la buona volontà
nelle genti si vede di lontano, i pastori riaccendono il falò.
La neve cade; non mandano i camini fumo,
ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni,
potrebbe il cuore non più riconoscerlo.
Ma se, nel giro d’aria della porta,
una figura, fazzoletto in capo, compare dalla
nebbia della notte, senti senza vergogna il Nuovo Nato in te.

martedì 23 dicembre 2008

Laude natalizia 2° di Jacopone da Todi

Hans Memling*1474
A l’amor ch’è venuto / Andiamo a laude fare….
Onòral, da che vene / via più non tardare…
Pensa quanto te dona / Però che non commanda
Lo ciel sì abbandona / Ed ante sé non manda
En stalla sì vol stare…/ Per sedia tanto bella
E poco feno avuto,/ per corona de stelle
bove ed asen tenuto,/ ora se’ scompagnato
c’avevi en compagnia…/ presepe hai receputo,
dove fussi locato / en pancelli envoluto,
ch’eri sì onorato;/ da Josef e Maria,
corte de tanto onore…/ Ben vegio c’ama figlio
E mate con dolzura / Ma che perda consiglio,
questo non m’affigura…/ De te so ‘nnamorato
Succurre, tanto bramo./ A te poco addemando
E ià non me perdono:/ si pensi che comando,
amor chero per dono…

lunedì 22 dicembre 2008

Pace agli uomini di buona volontà di L.S. Senghor

Prinsep/Cinderella O Signore, oggi che siete nato Parigi avete visitato
E poiché diventava meschina e malvagia
col freddo incorruttibile l'avete purificata
Stamani, fino alle ciminiere che cantano insieme
inalberando bandiere bianche:
Signore. avete elargito al mondo diviso
lo neve della vostra pace...
Dimentico
le mani bianche che premendo il grilletto
fecero crollare gli imperi,
le mani che fustigarono schiavi e
che vi flagellarono.
le vecchie mani bianche che vi schiaffeggiarono.
mani sicure che mi spinsero
alla solitudine e all'odio,
le mani bianche che abbatterono
la foresta di palma
che dominava l'Africa...
Il mio cuore, Signore, si è sciolto come neve
sui tetti di Parigi
al sole della vostra tenerezza.
E tenero si è fatto ai miei nemici, fratelli
dalle mani già bianche senza neve,
anche per queste dita di rugiada che sento,
ogni sera,
sulle mie guance brucianti.

domenica 21 dicembre 2008

Dicembre di Guido Gozzano

Hoffbauer
Dalla profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolenta,
tutte le case ammanta come spettri;
di su, di giù, di qua, di là, s'avventa,
scende, risale, impetuosa, lenta,
alle finestre tamburella i vetri...
Turbina densa in fiocchi di bambagia,
imbianca i tetti ed i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi sordi...
Nel caminetto crepita la bragia...

sabato 20 dicembre 2008

Laude natalizia 1° di Jacopone da Todi

Edgar Maxence*Concerto angelico*1897
Veggiamo il suo Bambino
Gammettare nel fieno,
E le braccia scoperte
Porgere ad ella in seno,
Ed essa lo ricopre
El meglio che può almeno,
Mettendoli la poppa
Entro la sua bocchina.
* * * * *
A la sua man manca,
Cullava lo Bambino,
E con sante parole
Nenciava il suo amor fino....
Gli Angioletti d’ intorno
Se ne gian danzando,
Facendo dolci versi
E d’ amor favellando.
Ne la degna stalla del dolce Bambino
Gli Angeli cantano d’ intorno al piccolino;
Cantano e gridano gli Angeli diletti,
Tutti riverenti timidi e subietti,
Al Bambolino principe de gli eletti,
Che nudo giace nel pungente spino.
* * * * *
Il Verbo divino, che è sommo sapiente,
In questo dì par che non sappia niente,
Guardal su’ l fieno, che gambetta piangente,
Como elli non fusse huomo divino.
Andiamo a lavare
La casa a nettare,
Che non trovi bruttura.
Poi el menaremo,
Et gli daremo
Ben da ber’ e mangiare.
Un cibo espiato,
Et d’ or li sia dato
Senza alcuna dimura.
Lo cor adempito
Dagiamoli fornito
Senza odio ne rancura

venerdì 19 dicembre 2008

E' scesa la neve di Gabriela Mistral

Vladimir A. Serov E' scesa la neve
a visitare la valle.
Giunge senza rumore.
Così scendono i sogni.
Guardiamola scendere.
Ha dita così dolci,
così lievi e sottili,
che sfiorano senza toccare.

giovedì 18 dicembre 2008

Anniversario 1° di Giovanni Pascoli

Ernest BielerSono più di trent'anni e di queste ore,
mamma, tu con dolor m'hai partorito;
ed il mio nuovo piccolo vagito
t'addolorava più del tuo dolore.
Poi tra il dolore sempre ed il timore,
o dolce madre, m'hai di te nutrito:
e quando fui del corpo tuo vestito,
quand'ebbi nel mio cuor tutto il tuo
cuore;
allor sei morta; e son vent'anni: un
giorno!
già gli occhi materni io penso a vuoto;
il caro viso già mi si scolora,
mamma, e più non ti so. Ma nel
soggiorno
freddo de' morti, nel tuo sogno immoto,
tu m'accarezzi i riccioli d'allora.
31 di dicembre 1889.

mercoledì 17 dicembre 2008

L'albero di Natale di Nazim Hikmet

A sud del golfo di Finlandia la notte
vicino al mare brumoso
l'albero di Natale scintilla
tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni
e ciminiere di fabbriche
l'albero di Natale
l'albero di Natale canta
sulla piazza bianca di neve
canzoni dell'Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d'oro
l'albero di Natale
tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre
sono io che l'ho appesa
mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà con le mie parole
le mie speranze le mie carezze
a tutti gli alberi
di Natale a tutti gli alberi
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso

martedì 16 dicembre 2008

Caffè a Rapallo di Eugenio Montale

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemm
ee screzi di sete...
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.
S'ode grande frastuono nella via.
È passata di fuori
l'indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.
Un mondo gnomo ne andava
con strepere di muletti e di carriole,
tra un lagno di montoni
di cartapesta e un bagliare
di sciabole fasciate di stagnole.
Passarono i Generali
con le feluche di cartone
e impugnavano aste di torroni;
poi furono i gregari
con moccoli e lampioni,
e le tinnanti scatole
ch'ànno il suono più trito,
tenue rivo che incanta
l'animo dubitoso:
(meraviglioso udivo).
L'orda passò col rumore
d'una zampante greggia
che il tuono recente impaura.
L'accolse la pastura
che per noi più non verdeggia.

lunedì 15 dicembre 2008

Nella notte di Natale di S.Ambrogio

Jan Van Eyck
 Ascolta, tu che governi Israele,
che siedi sopra i cherubini;
compari in faccia ad Efraim, scuoti
la tua potenza, e vieni.
Vieni, redentore dei popoli,
vanta il parto da vergine;
ne stupisca ogni tempo:
parto che si conviene a Dio.
Non da seme maschile
ma per mistico fiato
si è fatto carne il Verbo di Dio
e il frutto del ventre è fiorito.
Il grembo della vergine si gonfia:
chiostro permane di pudore.
Delle virtù risplendono i vessilli:
in quel tempio si agita Dio.
Dal suo talamo venga,
regale sala del pudore,
il gigante di duplice natura
per correre animoso la sua strada:
l'uscita sua dal Padre,
il suo ritorno al Padre,
la corsa fino agli inferi,
e il suo ritorno alla divina sede.
Uguale al sommo Padre
recingiti col trionfo della carne
tu che rafforzi di valore eterno
le debolezze della nostra carne.
Già splende il tuo presepe
e la notte respira la sua luce,
che tenebra nessuna offuschi mai
e d'incessante fede possa splendere.

domenica 14 dicembre 2008

Notte di Natale di Renzo Pezzani

Edgar MaxencePorti ognuno il cuore,
il suo cuore come un agnello:
se incontra un lupo, lo chiami fratello,
se incontra un povero, quegli è il Signore.
Andiamo, dunque, che l'ora è propizia.
Notte d'angeli s'è fatta ormai.
Sotto la neve dan fiori i rosai.
Ecco la stella natalizia.
Non fu mai vista pia chiara stella
sul campanile del nostro paese.
La più povera delle chiese
fa sentire la campanella.
Una campana cosi contenta
che non c'è cuore che non la senta.

sabato 13 dicembre 2008

Nella notte di Natale di Umberto Saba

Claude Monet Io scrivo nella mia dolce stanzetta,
d'una candela al tenue chiarore,
ed una forza indomita d'amore
muove la stanca mano che si affretta.
Come debole e dolce il suon dell'ore!
Forse il bene invocato oggi m'aspetta.
Una serenità quasi perfetta
calma i battiti ardenti del mio cuore.
Notte fredda e stellata di Natale,
sai tu dirmi la fonte onde zampilla
Improvvisa la mia speranza buona?
E' forse il sogno di Gesù che brilla
nell'anima dolente ed immortale
del giovane che ama, che perdona?

venerdì 12 dicembre 2008

Caminetto di Marino Moretti

Borrani Ancora non è accesa la lucerna,
ma la stanzetta è tutta chiara e brilla
a tratti con la fiamma che sfavilla,
con un'occhiata lucida, materna.
E mentre il vento strepita di fuori,
e batte alle finestre con dispetto,
noi c'indugiamo presso il caminetto,
che allegramente scalda i nostri cuori...
E quasi grati siamo al freddo inverno,
al freddo inverno e al suo più freddo mese,
che un amico ci dà tanto cortese,
che un fratello ci dà tanto fraterno.

giovedì 11 dicembre 2008

Ave Maria Gratia Plena di Oscar Wilde

Arrivo a Betlemme/Merson Questa la sua venuta? lo mi credeva
di trovarmi davanti a un luminoso prodigio,
quale fu narrato un tempo dal grande Iddio
che in pioggia scese, e sbarre infranse, e sopra Danac cadde;
o pauroso, come quando Semele, ammalata d'amore
e desiderio inappagato, chiese di vedere
il chiaro corpo dell'Iddio, e la fiamma
ghermì le bianche membra e la distrusse.
Con tali fantasie al santo luogo volsi il cammino,
e gli occhi attoniti ora fisso e il cuore sopra
questo supremo mistero d'Amore: un'esangue
fanciulla inginocchiata, ignara di terrene passioni,
un angelo che tiene in mano un giglio,
e sopra entrambi le ali spiegate della colomba.

mercoledì 10 dicembre 2008

Dintorni natalizi di Andrea Zanzotto

Glackens/Christmas Natale, bambino o ragnetto o pennino
che fa radure limpide dovunque
e scompare e scomparendo appare
come candore e blu
delle pieghe montane
in soprassalti e lentezze
in fini turbamenti e più
Bambino e vuoto e campanelle e tivù
nel paesetto. Alle cinque della sera
la colonnina del meteo della farmacia
scende verso lo zero, in agonia.
Ma galleggia sul buio
con sue ciprie di specchi.
Natale mordicchia gli orecchi
glissa ad affilare altre altre radure.
Lascia le luminarie
a darsi arie
sulla piazza abbandonata
col suo presepio di agenzie bancarie.
Natali così lontani
da bloccarci occhi e mani
come dentro fatate inesistenze
dateci ancora di succhiare
degli infantili geli le inobliate essenze

martedì 9 dicembre 2008

Natale 1989 di Alda Merini

Georges de la Tour Natale senza cordoglio
e senza false allegrie...
Natale senza corone
e senza nascite ormai:
l'inverno che già sfiorisce
non vede il suo capitale,
non vede un tacito figlio
che forse in un giorno d'inverno
buttò i suoi abiti ai rovi.

lunedì 8 dicembre 2008

Natale 1988 di Alda Merini

Rolf ArmstrongBuon Natale, Marina,
mia rondine felice
mia adorata figliola
piena di mille grazie,
che non perdoni mai
gli sprechi di denaro:
tu non perdoni
l'usura dei poeti
la loro fantascienza
e l'eterno dolore.
Se tu non mi perdoni
che debbon dire i figli
dell'interno Naviglio
sopra cui giace inerte
la nera poesia,
quelle luci lontane
il seno della colpa
e il lubrico miraggio
di un amore perduto.
Buon Natale, Marina,
per ciò che non ho avuto.

domenica 7 dicembre 2008

La coltura degli alberi di Natale di Thomas S. Eliot

Brewer
Vari gli atteggiamenti verso il Natale,
e possiamo alcuni trascurarne:
Il mondano, l’apatico e quello commerciale,
il triviale (le bettole aperte a tarda notte) e
il bambinesco – ma non quello del bambino
per cui la candelina è una stella e l’angelo
tutto d’oro che spiega le ali in cima all’albero
non è solo ornamento, ma è un angelo.
Guarda il bambino all’Albero di Natale:
lasciatelo al suo senso di miracolo
per la festa che è evento e non pretesto:
sì che il fulgente rapimento, il fascino
di quella prima volta ricordata, le sorprese,
la gioia del primo possederle
(ognuna con un suo eccitante odore),
quell’aspettare l’anatra o il tacchino
e il previsto stupore quando apparvero,
sì che la deferenza e la gaiezza lui non si scordi
quando sarà grande,
nella grigia abitudine, nel logorio, nel tedio,
nel saper che si muore, nel senso dello scacco,
o nella pietà del convertito
che può tingersi di una vanità
a Dio sgradita e irrispettosa dei bambini
(E qui io ricordo pure con dolcezza
Santa Lucia, la canzone, la sua corona di fuoco);
Sì che prima della fine, al Natale ottantesimo
(con ciò intendendo ogni natale estremo)
messi insieme i ricordi anno per anno
si concentrino in una grande gioia che sarà
anche un gran timore,come quando il timore scese nell’anima di tutti:
per cui il principio ci farà ricordare la fine
e il primo e il secondo
avvento.

sabato 6 dicembre 2008

Natale sulla terra di Arthur Rimbaud

Hawkins Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d'argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando
ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova,
la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!

venerdì 5 dicembre 2008

Le rose di Natale di Louis Aragon

Marmion
Quando eravamo il bicchiere rovesciato
Un ciliegio sfiorito nei turbini bigi
La terra sotto l'erpice il pane spezzato
O gli annegati che traversano Parigi
Quando eravamo fieno giallo pestato
Il grano saccheggiato e l'imposta battente
Il canto che smuore la folla piangente
Quando eravamo il cavallo stramazzato
Quando privi in Patria di cittadinanza
Andavamo raminghi senza domani
Quando tendevamo a spettri di speranza
La vergognosa nudità delle mani
Allora quelli che scesero in strada
Foss'anche un momento per subito cadere
Furono in pieno inverno le nostre primavere
Il loro sguardo fu il lampo di una spada
Natale Natale quelle aurore furtive
Restituirono a voi uomini di poca fede
Il grande amore per cui si muore e si vive
Il domani che di ieri si fa erede
Oserete ciò che il loro dicembre osa
Mie belle primavere di scampato pericolo
Ricordate l'intenso profumo di rosa
Quando la stella ai pastori fu veicolo
In pieno sole scorderete la stella
Scorderete come finì quella notte
Quando il vento tenderà le scotte
Scorderete la morte d'Ifigenia bella
Piange la porpora sulle ciglia delle prataiole
O se s'imperlano d'un sudor di sangue
Scorderete la scure sempre in cerca di gole
Le vedrete con occhio che assente langue
Non può a lungo tacere il sangue versato
Scorderete donde venne il raccolto
E l'uva delle labbra sul terreno sconvolto
E il gusto amaro che il vino ne ha serbato

giovedì 4 dicembre 2008

Nascita di Cristo di Federico Garcia Lorca

Jacob Jordaens
Un pastore vuole la tetta per la neve che ondula
bianchi cani stesi tra sorde lanterne.
Il Cristo di fango ha diviso le dita
tra gli eterni fili del legno rotto.
Ora vengono le formiche e i piedi intirizziti!
Due fili di sangue rompono il cielo duro.
I ventri del demonio risuonano nelle valli
colpi e risonanze di carne di mollusco.
Lupi e rospi cantano nelle verdi pire
coronate da vivi formicai dell'alba.
La luna ha un sonno di grandi ventagli
e il toro sogna un toro di buchi e acqua.
Il bimbo piange e osserva con un tre in fronte.
San Giuseppe vede nel fieno tre spine di bronzo.
I panni esalano un rumore di deserto
con chitarre senza corde e voci decapitate.
La neve di Manhattan spinge gli annunci
e dona pura grazia alle false ogive.
Sacerdoti idioti e cherubini di piuma
vanno dietro Lutero sugli alti cantonali.

mercoledì 3 dicembre 2008

II mondo ha un occhio solo di Giovanni Arpino

Diaz Olano*Contrasto
 Siamo in tanti a non essere stati invitati,
la tavola è pronta ma noi dietro i vetri
guardiamo gli altri ridere e star bene.
Siamo in tanti, in troppi a guardare,
vorremmo essere li, siamo pronti
a star bene e anche a pagare il conto
alla fine, con una mano sul cuore.
Ma chi è che ha chiuso in principio la porta
in faccia a gente buona come noi
cosi buona che non capisce nemmeno le ragioni
che ci proibiscono di entrare e star bene?
Questa festa non è né lunga né tranquilla,
il mondo ha un occhio solo, capite,
e non si divertiranno le donne ben vestite,
non dormiranno in pace gli uomini grassi,
non canteranno le strade ed i bambini
finchè non entreremo anche noi
a ridere insieme, poi a pagare il conto.

martedì 2 dicembre 2008

Se lei fosse stata il vischio di Emily Dickinson

Bieler
Se lei fosse stata il Vischio
E io fossi stata la Rosa -
Che gioia sulla tua tavola
La mia vita di velluto
Concludere -
Poiché io sono dei Druidi -
E lei è della rugiada -
Ornerò l'asola della Tradizione
E invierò la Rosa a te.

lunedì 1 dicembre 2008

Natale, sulla provincia nevica di Fernando Pessoa

Mc Mein Tra i lari confortevoli,
un sentimento conserva
i sentimenti passati.
Cuore contrapposto al mondo,
come la famiglia è verità!
Il mio pensiero è profondo,
sto solo e sogno rimpianto.
E com’è bianco di grazia
Il paesaggio che non so,
visto per la vetrata,
della casa che mai avrò!

domenica 30 novembre 2008

In estate come in inverno di Jacques Prevert

Coscos/St.MaloIn estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra
Anch'egli vorrebbe partire
lontano lontano sull'acqua
e vivere una nuova vita
con un po' di pancia in meno.
In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E' una ignobile megera
una ranocchia d'acquasantiera.
In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fìumi
una carrettata di fìgli
soffocati dalla miseria
in estate come in inverno
con non importa qual tempo.