Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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sabato 7 dicembre 2013

Ti ho amato di Evgenij A .Evtušenko

Norman Rockwell*1929
Ti ho amato al suono di Piazzolla,
e con lo scricchiolìo di lenzuola inamidate,
e sotto il fruscio dei girasoli,
al suono di Armstrong
e al suono di Rachmaninov.
Al risuonare di Glenn Gould.
di Saša Izbiter
di João Gilberto
e sotto lo sgocciolio di statue bagnate
e di colori non asciutti del cavalletto.
E in un pagliaio
al sorgere del sole con i galli,
dove, destatomi,
io ti volevo,
e nel doppio respiro
di due corpi come uno solo.

Zaporoz' e, 7 dicembre 2008

martedì 17 settembre 2013

Nel paese di Come se

Pakhomov
Io vivo in un Paese di nome Come Se 
dove, per quanto strano,
            una via Kafka non c'è,
dove anche Gogol' come se letto fosse
            e come se Dostoevskij pure,
come se talvolta si amasse,
            ma come se non senza volgarità.
"È vero che nel Paese di nome Come Se 
            è come se tutti bevessero?"
"C'è chi come se non beve, 
            e credete a me,
            neppure una goccia come se..."
"Ma che popolo in genere sono 
            questi Comeseianti?"
"Un popolo del tutto gentile...
            come se...
            ma... come se... ladri talvolta...
            e come se... assassini.
In fondo tutti noi, 
come se... cordiali siamo
            e... meritevoli... come se...
Uno per uno tutti da noi sono per la pace...
            come se...
               ma capitano anche queste... guerre...
                                                       come se.
In tante cucinine 
            ci sono i nostri piccoli Čečenja o Iraq,
con i piatti volanti, 
           talvolta anche scarpe o ferri da stiro...
Il nostro Come Se è ovunque,
           quale demenza abituale.
Come se giudici in giudizio,
           come se pensatori nel pensatoio di Stato".
Un Comeseiante mi rivelò
           un personale come se...
           segreto:
"Io di Lei come se profondamente innamorata
           la leggo e come se ogni cosa nascondo..."
Voglio dinanzi a Dio esporre
          come io esisto, 
          ma non come se, 
                non simile a
purché "come se felice"
          in "come se vita"
          e "come se in libertà"...
17 settembre 2004
*********
Da "Nel paese di Come SE, a cura di Giovanna Ioli.
Trad. Evelina Pascucci
***********
"Negli ultimi due o tre anni, nel russo parlato, è penetrata di soppiatto e si è diffusa in tutto il Paese l'ambigua espressione "come se", la quale...come se...tutto mettesse in dubbio, ma, al tempo stesso, con il suo - come dire - sorrisino, il "come se" tranquillizza la nostra come se coscienza. Tutto questo però, a che pro?".
E.E.

sabato 16 giugno 2012

Tu non hai affatto capito di Evgenij A. Evtusenko

Ruth Gikow*Girl in cafè*1975
Tu non hai affatto capito,
mia coscienza esigente, che è solo per debolezza
se adesso ho bisticciato con te.
E non hai affatto capito,
quando con disprezzo ti sei vendicata,
che causa di debolezza
non impudenza fu - stanchezza.
E non mi hai capito,
e forse io non ho capito te,
quando ti ho porto la mano
e tu non mi hai porto la tua.
Ma molto bene hai capito
che è la disperazione a portarci
alla perdita del confine, fatale,
tra le forze del bene e del male...
1975

lunedì 10 gennaio 2011

La terza neve di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Hurley
Guardavamo dalle finestre, là
dove i tigli
si stagliavano neri
nella profondità del cortile.
Sospirammo
ancora, la neve non veniva,
ed era tempo, ormai,
era tempo...
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa
giù dall'alto dei cieli
volava
a seconda del vento.
e nel volo
oscillava.
A falde sottili come lamine.
fragili,
era confusa di sé stessa.
La prendevamo delicatamente nelle mani
e stupivamo:
dunque, era quella la neve?
Ma la neve ci rassicurava:
Verrà, io lo so,
verrà la neve vera.
Non vi turbate
mi scioglierò,
non inquietatevi
subito... .
Dopo sette giorni
venne la neve nuova.
Non venne
precipitò.
Cadeva cosi fitta, da non potere
tenere aperti gli occhi.
a tutta forza
vorticava in cerchio, mugliando.
Con pervicace ostinazione
voleva inseguire il trionfo
perché tutti dicessero concordi:
si, è lei, la neve
vera. Che non dura un sol giorno,
o due.
Ma disperò di sé, non resistette
e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani
si scioglieva
sotto
i piedi...
E noi inquieti, ansiosi
sempre più spesso
scrutavamo l'orizzonte: quando
quella vera verrà?
Perché era tempo,
era tempo...
E un mattino,
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d'improvviso aperta la porta,
meravigliati, la calpestammo.
Posava, alta e pulita
in tutta la sua tenera semplicità.
Era
fittissimamente di sé sicura.
Giacque
in terra
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva
nel baccano dell'alba
fra il rombo delle macchine e lo sbuffare
dei cavalli
e sotto i piedi non si scioglieva.
anzi diventava più compatta.
Giaceva
fresca e scintillante
e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve. La vera.
L'aspettavamo.
Era venuta.

mercoledì 18 luglio 2007

Uomini di Evgenij Evtusenko

Oskar Zwintscher
Non esistono al mondo uomini non interessanti.
I loro destini sono come le storie dei pianeti.
Ognuno ha la sua particolarità
e non ha un pianeta che gli sia simile.
E se uno viveva inosservato
e amava questa sua insignificanza,
proprio per la sua insignificanza
egli era interessante tra gli uomini.
Ognuno ha il suo segreto mondo personale.
In quel mondo c’è l’attimo felice.
C’è in quel mondo l’ora più terribile,
ma tutto ci resta sconosciuto.
Quando un uomo muore,
muore con lui la sua prima neve,
e il primo bacio e la prima battaglia….
Tutto questo egli porta con sé.
Rimangono certo i libri,
i ponti,
le macchine,
le tele dei pittori.
Certo , molto è destinato a restare,
eppur sempre qualcosa se ne va.
E’ la legge d’un gioco spietato.
Non sono uomini che muoiono, ma mondi.
Ricordiamo gli uomini,
terrestri e peccatori,
ma che sapevamo in fondo di loro?
Che sappiamo dei fratelli nostri,
degli amici?
Di colei che sola ci appartiene?
E del nostro stesso padre,
tutto sapendo non sappiamo nulla.
Gli uomini se vanno…. e non tornano più.
Non risorgono i loro mondi segreti.
E ogni volta vorrei gridare ancora
contro questo irrevocabile destino.