Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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domenica 24 gennaio 2016

Ben lungi di qui di Charles Baudelaire

Enrico Lionne, Sogni - 1913
É la sacra capanna: qui la bella 
fanciulla ricoperta d'ornamenti, 
tranquilla, sempre pronta, con la mano 
ventilandosi il seno, e sui cuscini,
il gomito posando, ascolta il pianto 
delle fontane.

Di Dorotea è la camera: la brezza
e l'acqua le riportano da lungi
una canzone rotta da sighiozzi
che culla questa bimba viziata.

Dall'alto al basso, con estrema cura, 
la delicata pelle è strofinata 
con benzuino e olii profumati.

In un canto svaniscono dei fiori.
***

Bien loin d'ici

C'est ici la case sacrée
Où cette fille très-parée,
Tranquille et toujours préparée,

D'une main éventant ses seins,
Et son coude dans les coussins,
Écoute pleurer les bassins:

C'est la chambre de Dorothée.
— La brise et l'eau chantent au loin
Leur chanson de sanglots heurtée
Pour bercer cette enfant gâtée.

Du haut en bas, avec grand soin.
Sa peau délicate est frottée
D'huile odorante et de benjoin.
— Des fleurs se pâment dans un coin.*
I FIORI DEL MALE
Supplemento

martedì 18 marzo 2014

Laudi della mia Francesca di Charles Baudelaire

William Merritt Chase*Miss Frances*1905
Canterò su nuove corde
te, o novale che risuoni
dentro l'eremo del cuore.

Di ghirlande tu sia ornata,
donna, somma di delizie
che rimetti i miei peccati!

Come da un salùbre Lete
baci suggerò da te,
traversata di magnete.

Quando il turbine dei vizi
sconvolgeva ogni sentiero,
Deità tu m'apparisti

come stella salutare
nei naugfragii amari...
Voterò al tuo altare il cuore!

Vasca piena di virtù,
fonte di gioventù eterna,
ridà voce ai labbri muti!

Quanto sozzo era bruciasti;
quanto grezzo, levigasti;
quanto fiacco, rafforzasti.

Nella fame, mia taverna,
nella notte, mia lucerna,
sempre guidami a via certa.

Forze a forze unisci ora,
dolce bagno profumato
di piacevoli odori!

Brilla, ai lombi miei avvinta,
o di castità lorìca
in serafica acqua intinta;

coppa splendida di gemme,
pan gustoso, cibo molle,
divin vino, mia Francesca!
**********
FRANCISCAE MEAE LAUDES

Novis te cantabo chordis,
O novelletum quod ludis
In solitudine cordis.

Esto sertis implicata,
O femina delicata
Per quam solvuntur peccata!

Sicut beneficum Lethe,
Hauriam oscula de te,
Quae imbuta es magnete.

Quum vitiorum tempestas
Turbabat omnes semitas,
Apparuisti, Deitas,

Velut stella salutaris
In naufragiis amaris...
Suspendam cor tuis aris!

Piscina plena virtutis,
Fons aeternae juventutis,
Labris vocem redde mutis!

Quod erat spurcum, cremasti;
Quod rudius, exaequasti;
Quod debile, confirmasti.

In fame mea taberna,
In nocte mea lucerna,
Recte semper me guberna.

Adde nunc vires viribus,
Dulce balneum suavibus
Unguentatum odoribus!

Meos circa lumbos mica,
O castitatis lorica,
Aqua tincta seraphica;

Patera gemmis corusca,
Panis salsus, mollis esca,
Divinum vinum, Francisca!

I fiori del male

giovedì 13 febbraio 2014

La Campana incrinata di Charles Baudelaire

Vincent Van Gogh*1887
E' amaro e dolce, lungo le invernali
nottate, accanto al fuoco che irrequieto
arde e fuma, ascoltare lentamente
levarsi le memorie del passato,
mentre risuona nella nebbia il canto
delle campane. Fortunata e lieta
la campana dall'ugola possente
che a dispetto degli anni sana e vigile
lancia fedele il grido religioso
come un vecchio soldato che sta all'erta
sotto la tenda! Ma incrinata è questa
mia anima, e sovente accade, quando
nelle sue pene vuole popolare
dei suoi canti la fredda aria notturna,
che la sua voce affievolita sembri
il rantolo pesante d'un ferito
dimenticato ai margini di un lago
di sangue, sotto un cumulo di morti,
che, immobile, tra immensi sforzi muore.
I FIORI DEL MALE
***********

La cloche fêlée

Il est amer et doux, pendant les nuits d'hiver,
D'écouter, près du feu qui palpite et qui fume,
Les souvenirs lointains lentement s'élever
Au bruit des carillons qui chantent dans la brume.

Bienheureuse la cloche au gosier vigoureux
Qui, malgré sa vieillesse, alerte et bien portante,
Jette fidèlement son cri religieux,
Ainsi qu'un vieux soldat qui veille sous la tente!

Moi, mon âme est fêlée, et lorsqu'en ses ennuis
Elle veut de ses chants peupler l'air froid des nuits,
Il arrive souvent que sa voix affaiblie

Semble le râle épais d'un blessé qu'on oublie
Au bord d'un lac de sang, sous un grand tas de morts
Et qui meurt, sans bouger, dans d'immenses efforts.

Les Fleurs du mal

venerdì 24 gennaio 2014

Il Gatto di Charles Baudelaire

Aldemir Martins*Gato Madeira
Passeggia dentro il mio cervello come
se fosse in casa sua, mite, leggiadro,
forte, un bel gatto; lo si sente appena,
se miagola, talmente il tono è tenero
e discreto; ma sia che la sua voce
si distenda, o gorgogli cupa, è sempre
profonda e ricca: proprio in ciò è il suo fascino
e il suo segreto, Questa voce, lenta,
nota per nota penetra e mi filtra
nei recessi più oscuri e mi riempie
di sè come di un verso numeroso,
e mi delizia come un filtro. I mali
più crudeli assopisce; in sè contiene
ogni estasi; e per dire le più lunghe
frasi non ha bisogno di parole.
Certo, archetto non v’è che sul mio cuore,
istrumento perfetto, morda o faccia
più regalmente la vibrante corda
cantare, quanto, o gatto misterioso,
la tua voce, serafico, bizzarro
gatto, in cui tutto è così armonioso,
fine, come in un angelo.
***********
I FIORI DEL MALE
♥♥♥

Le Chat
I
Dans ma cervelle se promène,
Ainsi qu'en son appartement,
Un beau chat, fort, doux et charmant.
Quand il miaule, on l'entend à peine,

Tant son timbre est tendre et discret;
Mais que sa voix s'apaise ou gronde,
Elle est toujours riche et profonde.
C'est là son charme et son secret.

Cette voix, qui perle et qui filtre
Dans mon fonds le plus ténébreux,
Me remplit comme un vers nombreux
Et me réjouit comme un philtre.

Elle endort les plus cruels maux
Et contient toutes les extases;
Pour dire les plus longues phrases,
Elle n'a pas besoin de mots.

Non, il n'est pas d'archet qui morde
Sur mon cœur, parfait instrument,
Et fasse plus royalement
Chanter sa plus vibrante corde,

Que ta voix, chat mystérieux,
Chat séraphique, chat étrange,
En qui tout est, comme en un ange,
Aussi subtil qu'harmonieux!

II
De sa fourrure blonde et brune
Sort un parfum si doux, qu'un soir
J'en fus embaumé, pour l'avoir
Caressée une fois, rien qu'une.

C'est l'esprit familier du lieu;
Il juge, il préside, il inspire
Toutes choses dans son empire;
peut-être est-il fée, est-il dieu?

Quand mes yeux, vers ce chat que j'aime,
Tirés comme par un aimant,
Se retournent docilement,
Et que je regarde en moi-même,

Je vois avec étonnement
Le feu de ses prunelles pâles,
Clairs fanaux, vivantes opales
Qui me contemplent fixement.
***********
LES FLEURS DU MAL
Buon compleanno Silvana!!!

sabato 18 gennaio 2014

Cielo inquieto di Charles Baudelaire

Amedeo Modigliani*1918
Si direbbe velato il tuo sguardo
da un vapore; il tuo occhio misterioso
(è azzurro, grigio o verde?), a volte tenero
o pensoso o crudele, in sè riflette
l'indolenza del cielo ed il pallore.
Tu ricordi quei giorni bianchi, tiepidi
e velati che sciolgono nel pianto
i cuori ammaliati, quando, scossi
da sconosciuto male che li torce
i nervi troppo svegli si fan scherno
dell'assopito spirito. Talvolta
tu rassomigli a splendidi orizzonti
che un sole accende di stagioni fosche.
Come risplendi, umido paesaggio
infiammato di raggi declinanti
da un cielo inquieto! O donna tentatrice,
o seducenti climi! Amerò pure
la tua neve, le vostre brine, e trarre
godimenti saprò dallo spietato
inverno, acuti più che ghiaccio e ferro?
******
I FIORI DEL MALE

Ciel Brouillé

On dirait ton regard d'une vapeur couvert;
Ton oeil mystérieux (est-il bleu, gris ou vert?)
Alternativement tendre, rêveur, cruel,
Réfléchit l'indolence et la pâleur du ciel.

Tu rappelles ces jours blancs, tièdes et voilés,
Qui font se fondre en pleurs les coeurs ensorcelés,
Quand, agités d'un mal inconnu qui les tord,
Les nerfs trop éveillés raillent l'esprit qui dort.

Tu ressembles parfois à ces beaux horizons
Qu'allument les soleils des brumeuses saisons...
Comme tu resplendis, paysage mouillé
Qu'enflamment les rayons tombant d'un ciel brouillé!

O femme dangereuse, ô séduisants climats!
Adorerai-je aussi ta neige et vos frimas,
Et saurai-je tirer de l'implacable hiver
Des plaisirs plus aigus que la glace et le fer?
********
LE FLEURS DU MAL

venerdì 27 dicembre 2013

L'orologio di Charles Baudelaire

Salvador Dalì*Persistenza della memoria*1931
Orologio, sinistro iddio, impassibile,
spaventoso, il cui dito ci minaccia
e ci dice: "Ricordati!" I vibranti
Dolori, come al centro di un bersaglio,
presto si pianteranno nel tuo cuore
riempito di sgomento; il vaporoso
Piacere sfuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al palcoscenico;
ti divora ogni istante un po’ di quella
delizia che ad ogni uomo fu accordata
per il suo tempo. Mormora tremila
seicento volte, ad ogni ora, il Secondo:
"Ricordati!" – L’Adesso, con la voce
d’insetto, dice rapido: Io sono
l’Allora, ed ho succhiato con l’immondo
pungiglione la tua vita. Remember!
Souviens-toi, prodigo! Esto memor!
(La mia gola metallica ogni lingua
parla.) I minuti sono sabbie, o allegro
mortale, che non possono lasciarsi
senza estrarne un po’ d’oro! Souviens-toi
che il Tempo è un giocatore avido che
vince senza barare, ad ogni colpo.
È legge. Scema il giorno e già la notte
cresce; ricorda! Il baratro ha una sete
perenne; la clessidra ormai si svuota.
Suonerà quanto prima l’ora in cui
il divin Caso, l’augusta Virtù,
la tua sposa ancora vergine, lo stesso
Pentimento(ahimé, l’ultimo rifugio!),
ed ogni cosa, ti diranno: Muori,
vecchio vigliacco, è troppo tardi ormai!
I FIORI DEL MALE
********************
L'Horloge

Horloge! dieu sinistre, effrayant, impassible,
Dont le doigt nous menace et nous dit: Souvient-toi!
Les vibrantes Douleurs dans ton cœur plein d’effroi
Se planteront bientôt comme dans une cible;

Le Plaisir vaporeux fuira vers l’horizon
Ainsi qu’une sylphide au fond de la coulisse;
Chaque instant te dévore un morceau du délice
A chaque homme accordé pour toute sa saison,

Trois mille six cents fois par heure, la Seconde
Chuchote: Souviens-toi! – Rapide, avec sa voix
D’insecte, Maintenant dit: Je suis Autrefois,
Et j’ai pompé ta vie avec ma trompe immonde!

Remember! Souviens-toi, prodigue! Esto memor!
(Mon gosier de métal parle toutes les langues.)
Les minutes, mortel folâtre, sont des gangues
Qu’il ne faut pas lâcher sans en extraire l’or!

Souviens-toi que le Temps est un joueur avide
Qui gagne sans tricher, à tout coup! C’est la loi.
Le jour décroit; la nuit augmente; souviens-toi!
Le gouffre a toujours soif; la clepsydre se vide,

Tantôt sonnera l’heure où le divin Hasard,
Où l’auguste Vertu, ton épouse encore vierge,
Où le Repentir même (oh! La dernière auberge!),
Où tout te dira: Meurs, vieux lâche! Il est trop tard!’
*****************
LES FLEURS DU MAL

giovedì 10 ottobre 2013

Nebbie e Piogge di Charles Baudelaire

Jean Beraud
Fini d'autunno, inverni, primavere
inzuppate di fango, voi stagioni
accidiose ! Io vi amo e vi son grato,
chè in un sudario vaporoso il cuore
involgete e il cervello in vaga tomba.
In questa larga piana dove scherza
il freddo vento e dove roca stride
la banderuola nelle notti lunghe,
la mia anima più che al tempo della
tiepida primavera aprirà larghe
l'ali di corvo. Nulla ora è più dolce
al cuore colmo di presenze funebri,
su cui da tempo scendono le brine,
quanto il perenne aspetto delle pallide
vostre tenebre, voi stagioni scialbe
dei nostri climi regine; ma dolce
più ancora, in una sera senza luna,
sopra un giaciglio offertoci dal caso,
questo dolore, uniti, addormentare.
*****************
Brumes et pluies

Ô fins d'automne, hivers, printemps trempés de boue,
Endormeuses saisons! je vous aime et vous loue
D'envelopper ainsi mon coeur et mon cerveau
D'un linceul vaporeux et d'un vague tombeau.

Dans cette grande plaine où l'autan froid se joue,
Où par les longues nuits la girouette s'enroue,
Mon âme mieux qu'au temps du tiède renouveau
Ouvrira largement ses ailes de corbeau.

Rien n'est plus doux au cœur plein de choses funèbres,
Et sur qui dès longtemps descendent les frimas,
Ô blafardes saisons, reines de nos climats,

Que l'aspect permanent de vos pâles ténèbres,
— Si ce n'est, par un soir sans lune, deux à deux,
D'endormir la douleur sur un lit hasardeux.
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LES FLEURS DU MAL

martedì 26 marzo 2013

Il Rinnegamento di San Pietro di Charles Baudelaire

Salvador Dalì*1951
Che cosa Iddio fa dunque di quel flusso
d'anatemi che tutti i giorni sale 
verso i suoi cari Serafini? Come 
un tiranno impinzatosi di vini 
e di carne, egli piglia sonno al dolce 
suon delle nostre orribili bestemmie. 
L'urlo che danno suppliziati e martiri 
è, certo, un'inebriante sinfonia, 
se i Cieli ancora non ne sono sazi, 
e ciò malgrado tutto il sangue sparso 
per acquistare tale voluttà!
- Gesù, ricorda l'Orto degli Ulivi! 
Tu pregavi in ginocchio, nella tua 
semplicità, colui che nel suo cielo 
rideva al suon dei chiodi che i carnefici 
ti conficcavan nelle carni vive.
E quando sulla tua divinità 
sputar vedesti l'ebbra soldataglia 
e schiumatura di cucine, e quando 
nel cranio, ove l'immensa Umanità 
viveva, ti sentisti penetrare 
la corona di spine; quando atroce 
il peso del tuo corpo rotto dava 
strazio alle tue distese e tese braccia, 
e ti grondavan dall'impallidita 
fronte sudore e sangue, 
e quando fosti 
davanti a tutti posto a far bersaglio, 
ritornavi con l'anima a quei giorni 
sì belli e luminosi in cui venisti 
per mantenere la promessa eterna, 
e quando, in groppa ad un'asina mite, 
tu calpestavi lungo il tuo cammino 
ramoscelli d'olivo e fiori sparsi, 
quando, gonfio d'ardore e di speranza, 
a tutta forza fustigavi il branco 
di quei vili mercanti, e quando, infine, 
fosti re? Più profondo della lancia 
non ti è entrato il rimorso nel costato?
- Quanto a me, me ne andrò, certo, contento, 
da un mondo ove non è sorella al sogno 
l'azione; possa adoperar la spada 
e perire di spada! Ha rinnegato 
il suo Gesù, San Pietro... Ha fatto bene!
(Rivolta* I fiori del male)
***********
LE RENIEMENT DE SAINT PIERRE

Qu'est-ce que Dieu fait donc de ce flot d'anathèmes
Qui monte tous les jours vers ses chers Séraphins ?
Comme un tyran gorgé de viande et de vins,
Il s'endort au doux bruit de nos affreux blasphèmes.

Les sanglots des martyrs et des suppliciés
Sont une symphonie enivrante sans doute,
Puisque, malgré le sang que leur volupté coûte,
Les cieux ne s'en sont point encore rassasiés !

- Ah ! Jésus, souviens-toi du Jardin des Olives !
Dans ta simplicité tu priais à genoux
Celui qui dans son ciel riait au bruit des clous
Que d'ignobles bourreaux plantaient dans tes chairs vives,

Lorsque tu vis cracher sur ta divinité
La crapule du corps de garde et des cuisines,
Et lorsque tu sentis s'enfoncer les épines
Dans ton crâne où vivait l'immense Humanité ;

Quand de ton corps brisé la pesanteur horrible
Allongeait tes deux bras distendus, que ton sang
Et ta sueur coulaient de ton front pâlissant,
Quand tu fus devant tous posé comme une cible,

Rêvais-tu de ces jours si brillants et si beaux
Où tu vins pour remplir l'éternelle promesse,
Où tu foulais, monté sur une douce ânesse,
Des chemins tout jonchés de fleurs et de rameaux,

Où, le cœur tout gonflé d'espoir et de vaillance,
Tu fouettais tous ces vils marchands à tour de bras,
Où tu fus maître enfin ? Le remords n'a-t-il pas
Pénétré dans ton flanc plus avant que la lance ?

- Certes, je sortirai, quant à moi, satisfait
D'un monde où l'action n'est pas la sœur du rêve ;
Puissé-je user du glaive et périr par le glaive !
Saint Pierre a renié Jésus... Il a bien fait !
(Rèvolte*Les fleur du mal)

domenica 5 febbraio 2012

La maschera di Charles Baudelaire

Harrison Fisher*Red Devil*1907
Statua allegorica di gusto rinascimentale
A Ernest Christophe, scultore
Contempliamo questo tesoro di grazie fiorentine:
nell'ondulazione del suo corpo muscoloso Eleganza
e Forza, sorelle divine, ugualmente abbondano.
Questa donna, pezzo veramente miracoloso,
divinamente forte, adorabilmente sottile, è fatta per
troneggiare su letti sontuosi a carezzare gli ozi d'un 
pontefice o d'un principe.
- Guarda anche quel sorriso fine e voluttuoso in cui
la Fatuità si muove estatica: quel lungo sguardo
sornione, languido e irridente, quel viso
graziosamente fine, tutto ravvolto di veli, di cui ogni
tratto ci dice con aria vittoriosa: "La Voluttà mi
chiama, l'Amore mi incorona!" A quest'essere
maestoso, guarda che eccitante fascino la
gentilezza conferisce. Avviciniamoci e giriamo 
attorno alla sua beltà.
O bestemmia dell'arte, o sorpresa fatale. La donna
dal corpo divino, tutto una promessa di felicità
finisce in alto in un mostro dalla doppia testa!
- Ma no, non è che una maschera, un ornamento
ingannatore, questo volto rischiarato da una
smorfia squisita. Guarda, ecco, atrocemente
contratta, la vera testa e l'autentica faccia,
rovesciata dietro la faccia mentitrice. Povera,
grande beltà! Il magnifico fiume del tuo pianto
finisce nel mio cuore turbato; la tua menzogna
m'inebria e la mia anima s'abbevera ai flutti che
il Dolore fa sgorgare dai tuoi occhi.
- Perché piange, lei, la bellezza perfetta che terrebbe
sotto i piedi la vinta umanità? Quale male
misterioso divora il suo fianco d'atleta?
- Lei piange, insensata, perché
ha vissuto e perché vive! Ma quel che soprattutto ella deplora, e la fa
fremere sino ai ginocchi è il fatto che domani
bisognerà che viva ancora. Domani, e domani
ancora, e sempre. Come noi.
*******************
Statue allégorique dans le goût de la Renaissance
A Ernest Christophe, scultore
Contemplons ce trésor de grâces florentines;
Dans l'ondulation de ce corps musculeux
L'Elégance et la Force abondent, soeurs divines.
Cette femme, morceau vraiment miraculeux,
Divinement robuste, adorablement mince,
Est faite pour trôner sur des lits somptueux
Et charmer les loisirs d'un pontife ou d'un prince.
-Aussi, vois ce souris fin et voluptueux
Où la Fatuité promène son extase;
Ce long regard sournois, langoureux et moqueur;
Ce visage mignard, tout encadré de gaze,
Dont chaque trait nous dit avec un air vainqueur:
«La Volupté m'appelle et l'Amour me couronne!»
À cet être doué de tant de majesté
Vois quel charme excitant la gentillesse donne!
Approchons, et tournons autour de sa beauté.
Ô blasphème de l'art! ô surprise fatale!
La femme au corps divin, promettant le bonheur.
Par le haut se termine en monstre bicéphale!
-Mais non! ce n'est qu'un masque, un décor suborneur,
Ce visage éclairé d'une exquise grimace,
Et, regarde, voici, crispée atrocement,
La véritable tête, et la sincère face
Renversée à l'abri de la face qui ment
Pauvre grande beauté! le magnifique fleuve
De tes pleurs aboutit dans mon coeur soucieux
Ton mensonge m'enivre, et mon âme s'abreuve
Aux flots que la Douleur fait jaillir de tes yeux!
-Mais pourquoi pleure-t-elle? Elle, beauté parfaite,
Qui mettrait à ses pieds le genre humain vaincu,
Quel mal mystérieux ronge son flanc d'athlète?
-Elle pleure insensé, parce qu'elle a vécu!
Et parce qu'elle vit! Mais ce qu'elle déplore
Surtout, ce qui la fait frémir jusqu'aux genoux,
C'est que demain, hélas! il faudra vivre encore!
Demain, après-demain et toujours! — comme nous!
(Spleen e ideale)

sabato 14 gennaio 2012

La Musa venale di Charles Baudelaire

Lèon Goupil*Sarah Bernhardt
O musa del mio cuore, amante dei palazzi, avrai tu,
quando Gennaio libererà i suoi venti, nella nera noia
delle sere nevose, un tizzone che scaldi i tuoi piedi
violacei?
Rianimerai dunque le tue spalle marmoree ai raggi
notturni che filtrano attraverso le imposte?
Al sentire borsa e palazzo a secco, raccoglierai l'oro
delle volte azzurrine?
Bisogna che tu, per guadagnarti il pane d'ogni sera,
dondoli, come il chierichetto, l'incensiere, cantando
 un Te Deum cui non credi?
Oppure, come un saltimbanco a digiuno, mostrerai
le tue grazie e il tuo riso molle d'un pianto che non
si vede per far sì che il volgo si sganasci dalle
risate?
******************
La Muse vénale
Ô muse de mon coeur, amante des palais,
Auras-tu, quand Janvier lâchera ses Borées,
Durant les noirs ennuis des neigeuses soirées,
Un tison pour chauffer tes deux pieds violets?
Ranimeras-tu donc tes épaules marbrées
Aux nocturnes rayons qui percent les volets?
Sentant ta bourse à sec autant que ton palais
Récolteras-tu l'or des voûtes azurées?
II te faut, pour gagner ton pain de chaque soir,
Comme un enfant de choeur, jouer de l'encensoir,
Chanter des Te Deum auxquels tu ne crois guère,
Ou, saltimbanque à jeun, étaler tes appas
Et ton rire trempé de pleurs qu'on ne voit pas,
Pour faire épanouir la rate du vulgaire.
(Spleen e ideale)

giovedì 25 agosto 2011

Lesbo di Charles Baudelaire

John William Godward*Lesbia with her sparrow*
Madre di giochi latini e greche voluttà,
Lesbo, dove i baci, languidi o gioiosi,
freschi come angurie, caldi come soli,
adornano le notti e i giorni gloriosi,
Madre di giochi latini e greche voluttà,
Lesbo, dove i baci son come cascate
che ardite si gettano nei gorghi infiniti
e corrono con singhiozzi e chioccoli a ondate,
brulicanti e profondi, tempestosi e segreti;
Lesbo, dove i baci son come cascate!
Lesbo, dove le Frini l'un l'altra s'attirano,
dove mai un sospiro restò senz'eco,
come Pafo tutte le stelle ti ammirano,
a buon diritto Venere è gelosa di Saffo!
Lesbo, dove le Frini l'un l'altra s'attirano,
Lesbo, terra di notti calde e struggenti,
dove di fronte a specchi, sterile voluttà!
fanciulle con occhi scavati, dei lor corpi amanti,
carezzano i frutti maturi della nubile età;
Lesbo, terra di notti calde e struggenti,
che s'aggrotti l'occhio grave del vecchio Platone;
amabile e nobile terra, regina del dolce imperio,
nell'eccesso dei tuoi baci trai la tua assoluzione,
e dai continui affinamenti del desiderio.
Che s'aggrotti l'occhio grave del vecchio Platone.
Trai la tua assoluzione dall'eterno martirio,
inflitto senza tregua ai cuori ambiziosi,
e che allontana da noi il radioso sorriso
vagamente intravisto sull'orlo d'altri cieli!
Trai la tua assoluzione dall'eterno martirio!
Chi fra gli Dei, Lesbo, oserà essere tuo giudice
e condannare la tua fronte pallida di fatiche,
senza aver pesato sulle sue auree bilance
il diluvio di lacrime che hai versato in mare?
Chi fra gli Dei, Lesbo, oserà essere tuo giudice?
Che pretendono le leggi del giusto e dell'ingiusto?
Vergini dal cuore eccelso, dell'Arcipelago onore,
come un altro culto il vostro culto è augusto,
e del Cielo e dell'Inferno riderà l'amore!
Che pretendono le leggi del giusto e dell'ingiusto?
Poichè Lesbo fra tutti m'ha scelto sulla terra
per cantare il segreto delle vergini fiorenti,
e io fui, ancor fanciullo, ammesso al nero mistero
di risa sfrenate mescolate a cupi pianti;
poichè Lesbo fra tutti m'ha scelto sulla terra.
E da allora io vigilo in cima a Leucade,
sentinella dallo sguardo profondo e sicuro,
che notte e giorno scruta le sagome lontane,
frementi nell'azzurro, di fregate e tartane;
e da allora io vigilo in cima a Leucade,
per sapere se il mare è indulgente e buono,
e se una sera fra singhiozzi, eco degli scogli,
restituirà a Lesbo (che mai negò il perdono),
l'adorato cadavere di Saffo, che partì
per sapere se il mare è indulgente e buono!
Della maschia Saffo, la poetessa e l'amante,
più bella di Venere nei suoi tristi pallori!
- L'occhio azzurro è vinto dal nero occhio striato
dal cerchio tenebroso segnato dai dolori
della maschia Saffo, la poetessa e l'amante!
- Più bella di Venere che s'erge sul mondo
sparge i tesori del suo sereno spirito
e i raggi del suo giovane corpo biondo
sul vecchio Oceano che ne fu incantato;
più bella di Venere che s'erge sul mondo!
- Di Saffo che morì nel giorno blasfemo,
quando, insultando il rito e il culto inventato,
fece del suo bel corpo il pasto supremo
d'un bruto il cui orgoglio punì il peccato
di colei che morì nel giorno blasfemo.
È da quel tempo che Lesbo si lamenta,
e, malgrado gli onori che l'universo le rende,
ogni notte s'inebria del grido che la tormenta
leva alto al cielo dalle sue deserte sponde.
È da quel tempo che Lesbo si lamenta!
*°*°*°*
LESBOS
Mère des jeux latins et des voluptés grecques,
Lesbos, où les baisers, languissants ou joyeux,
Chauds comme les soleils, frais comme les pastèques,
Font l'ornement des nuits et des jours glorieux,
Mère des jeux latins et des voluptés grecques,
Lesbos, où les baisers sont comme les cascades
Qui se jettent sans peur dans les gouffres sans fonds
Et courent , sanglotant et gloussant par saccades,
Orageux et secrets, fourmillants et profonds ;
Lesbos, où les baisers sont comme les cascades !
Lesbos, où les Phrynés l'une l'autre s'attirent,
Où jamais un soupir ne resta sans écho,
A l'égal de Paphos les étoiles t'admirent,
Et Vénus à bon droit peut jalouser Sapho !
Lesbos, où les Phrynés l'une l'autre s'attirent,
Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,
Qui font qu'à leurs miroirs, stérile volupté !
Les filles aux yeux creux, de leur corps amoureuses,
Caressent les fruits mûrs de leur nubilité ;
Lesbos, terre des nuits chaudes et langoureuses,
Laisse du vieux Platon se froncer l'oeil austère ;
Tu tires ton pardon de l'excès des baisers,
Reine du doux empire, aimable et noble terre,
Et des raffinements toujours inépuisés.
Laisse du vieux Platon se froncer l'oeil austère.
Tu tires ton pardon de l'éternel martyre,
Infligé sans relâche aux coeurs ambitieux,
Qu'attire loin de nous le radieux sourire
Entrevu vaguement au bord des autres cieux !
Tu tires ton pardon de l'éternel martyre !
Qui des Dieux osera, Lesbos, être ton juge
Et condamner ton front pâli dans les travaux,
Si ses balances d'or n'ont pesé le déluge
De larmes qu'à la mer ont versé tes ruisseaux ?
Qui des Dieux osera, Lesbos, être ton juge ?
Que nous veulent les lois du juste et de l'injuste ?
Vierges au coeur sublime, honneur de l'Archipel,
Votre religion comme une autre est auguste,
Et l'amour se rira de l'Enfer et du Ciel !
Que nous veulent les lois du juste et de l'injuste ?
Car Lesbos entre tous m'a choisi sur la terre
Pour chanter le secret de ses vierges en fleurs,
Et je fus dès l'enfance admis au noir mystère
Des rires effrénés mêlés aux sombres pleurs ;
Car Lesbos entre tous m'a choisi sur la terre.
Et depuis lors je veille au sommet de Leucate,
Comme une sentinelle à l'oeil perçant et sûr,
Qui guette nuit et jour brick, tartane ou frégate,
Dont les formes au loin frissonnent dans l'azur ;
Et depuis lors je veille au sommet de Leucate,
Pour savoir si la mer est indulgente et bonne,
Et parmi les sanglots dont le roc retentit
Un soir ramènera vers Lesbos, qui pardonne,
Le cadavre adoré de Sapho qui partit
Pour savoir si la mer est indulgente et bonne !
De la mâle Sapho, l'amante et le poète,
Plus belle que Vénus par ses mornes pâleurs !
- L'oeil d'azur est vaincu par l'oeil noir que tachète
Le cercle ténébreux tracé par les douleurs
De la mâle Sapho, l'amante et le poète !
- Plus belle que Vénus se dressant sur le monde
Et versant les trésors de sa sérénité
Et le rayonnement de sa jeunesse blonde
Sur le vieil Océan de sa fille enchanté ;
Plus belle que Vénus se dressant sur le monde !
- De Sapho qui mourut le jour de son blasphème,
Quand, insultant le rite et le culte inventé,
Elle fit son beau corps la pâture suprême
D'un brutal dont l'orgueil punit l'impiété
De celle qui mourut le jour de son blasphème.
Et c'est depuis ce temps que Lesbos se lamente,
Et, malgré les honneurs que lui rend l'univers,
S'enivre chaque nuit du cri de la tourmente
Que poussent vers les cieux ses rivages déserts.
Et c'est depuis ce temps que Lesbos se lamente !

venerdì 8 luglio 2011

Donne dannate di Charles Baudelaire

Charles Conder/Hot wind/1889
Coricate sulla sabbia come armento pensoso
volgono gli occhi verso l'orizzonte marino e i piedi
che si cercano, le mani ravvicinate hanno dolci
languori e brividi amari.

Le une, cuori innamorati di lunghe confidenze, nel
folto dei boschetti sussurranti di ruscelli, vanno
riandando l'amore delle timide infanzie e incidendo il
legno verde dei giovani arbusti;

altre, camminano lente e gravi come suore
attraverso le rocce piene di apparizioni, dove
Sant'Antonio vide sorgere, come lava, i seni nudi e
purpurei delle sue tentazioni;

e ve n'è che ai bagliori di resine stillanti, nel muto
cavo di vecchi antri pagani, ti chiamano in soccorso
delle loro febbri urlanti, o Bacco, che sai assopire gli
antichi rimorsi.

Altre, il cui petto ama gli scapolari e nascondono il
frustino entro le lunghe vesti, mischiano, nelle notti
solitarie e nei boschi scuri, la schiuma del piacere e
le lagrime degli strazi.

O vergini, o demòni, mostri, martiri,
grandi spiriti spregiatori della realtà,
assetate d'infinito, devote o baccanti,
piene ora di gridi ora di pianti,

o voi, che la mia anima ha inseguito nel vostro inferno,
sorelle, tanto più vi amo quanto più vi compiango
per i vostri cupi dolori, per le vostre seti mai saziate,
per le urne d'amore di cui traboccano i vostri cuori!

*****
Femmes damnées
Comme un bétail pensif sur le sable couchées,
Elles tournent leurs yeux vers l'horizon des mers,
Et leurs pieds se cherchant et leurs mains rapprochées
Ont de douces langueurs et des frissons amers.

Les unes, coeurs épris des longues confidences,
Dans le fond des bosquets où jasent les ruisseaux,
Vont épelant l'amour des craintives enfances
Et creusent le bois vert des jeunes arbrisseaux ;

D'autres, comme des soeurs, marchent lentes et graves
A travers les rochers pleins d'apparitions,
Où saint Antoine a vu surgir comme des laves
Les seins nus et pourprés de ses tentations ;

Il en est, aux lueurs des résines croulantes,
Qui dans le creux muet des vieux antres païens
T'appellent au secours de leurs fièvres hurlantes,
Ô Bacchus, endormeur des remords anciens !

Et d'autres, dont la gorge aime les scapulaires,
Qui, recélant un fouet sous leurs longs vêtements,
Mêlent, dans le bois sombre et les nuits solitaires,
L'écume du plaisir aux larmes des tourments.

Ô vierges, ô démons, ô monstres, ô martyres,
De la réalité grands esprits contempteurs,
Chercheuses d'infini, dévotes et satyres,
Tantôt pleines de cris, tantôt pleines de pleurs,

Vous que dans votre enfer mon âme a poursuivies,
Pauvres soeurs, je vous aime autant que je vous plains,
Pour vos mornes douleurs, vos soifs inassouvies,
Et les urnes d'amour dont vos grands coeurs sont pleins
!

sabato 28 maggio 2011

Semper eadem di Charles Baudelaire

Gustav Klimt
"Di dove viene" dicevi "questa strana tristezza che sale come il mare sulla roccia nera e nuda?"
- Quando il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia, vivere non è che male.
 È un segreto noto a tutti,
un dolore semplice, senza misteri e, come la tua gioia, a tutti manifesto.
Cessa dunque, bella curiosa, d'indagare. E se pure la tua voce è dolce, taci!
Taci, ignorante, anima perennamente in estasi, bocca dal riso infantile!
Assai più che la Vita ci tiene la Morte con i suoi legami sottili.
Lascia, lascia il mio cuore inebriarsi d'una menzogna, tuffarsi nei tuoi begli occhi come in un sogno e a lungo sonnecchiare all'ombra dei tuoi cigli.
(Spleen e ideale)

lunedì 7 giugno 2010

La capigliatura di Charles Baudelaire

Ferdinand Roybet*Odalisca
 O chioma che ti svolgi sin sopra il collo! O boccoli! O profumo carico d'indolenza! Estasi! Per popolare stasera l'alcova oscura dei ricordi dormienti in questa capigliatura, io voglio sventolarla nell'aria come un fazzoletto!
L'Asia languida e l'ardente Africa, tutto un mondo lontano, quasi defunto, vive nelle tue profondità, o foresta aromatica! Come altri spiriti navigano sulla musica, il mio, amor mio, naviga nel tuo profumo.
Andrò laggiù, dove l'uomo e l'albero, pieni di linfa, godono a lungo dell'ardore del clima; o forti trecce, siate l'onda che mi porta via. Tu contieni, mare d'ebano, un abbondante sogno di vele, di vogatori, di alberi e stendardi:
un porto risonante in cui la mia anima può abbeverarsi, a grandi sorsate di profumo, di suono e di colore; in cui vascelli, scivolando nell'oro e nel marezzo, aprono le vaste braccia a stringere la gloria d'un cielo puro in cui freme sempiterno calore.
Tufferò il mio corpo ebbro e innamorato in questo nero oceano che l'altro racchiude, e il mio spirito sottile, accarezzato dal rollìo, saprà ritrovarsi, o feconda pigrizia, infiniti ondeggiamenti dell'ozio profumato!
Capelli blu, padiglione di tenebre distese, voi mi ridonate l'azzurro dell'immenso cielo ricurvo: sui bordi vellutati delle vostre ciocche ritorte, m'inebrio con ardore dei sentori mischiati d'olio di cocco, di muschio e di catrame.
A lungo, sempre, la mia mano seminerà, nella tua capigliatura greve, il rubino, la perla e lo zaffiro, così che tu non sia mai sorda al mio desiderio! Non sei l'oasi che sogno, la fiasca in cui, a lunghi sorsi, bevo il vino del ricordo?

martedì 3 novembre 2009

Spleen di Charles Baudelaire

Marianne Stokes
Quando il cielo basso pesa come un coperchio
sullo spirito che geme, preda d'un tedio ininterrotto,
quando dell'orizzonte abbracciando tutto il cerchio
dispensa un giorno nero più triste della notte;
quando la terra si muta in un'umida cella,
e la Speranza, come un pipistrello maldestro,
va urtando i muri con la sua ala timida
e ai soffitti marciti cozzando con la testa;
quando la pioggia svolgendo le strisce sterminate
imita le sbarre di una prigione immensa,
e accorre un popolo muto di ragni infami
che appende le sue reti dentro i nostri cervelli;
campane all'improvviso saltano con furia
e scagliano verso il cielo un atroce lamento,
come spiriti erranti inquieti e senza patria
che si mettano a gemere ostinatamente.
- E carri funebri, senza tamburi né musica,
mi sfilano nell'anima in lungo e lento corteo;
la Speranza, vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica,
mi pianta sul cranio reclino il suo vessillo nero.

martedì 29 settembre 2009

Profumo esotico di Charles Baudelaire

Alfons Mucha*1897
Quando, a occhi chiusi, una calda sera d'autunno,
respiro il profumo del tuo seno ardente,
vedo scorrere rive felici che abbagliano i fuochi di un sole monotono;
una pigra isola in cui la natura esprime alberi bizzarri e frutti saporosi,
uomini dal corpo snello e vigoroso e donne
che meravigliano per la franchezza degli occhi.
Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano,
vedo un porto pieno d'alberi e di vele
ancora affaticati dall'onda marina,
mentre il profumo dei verdi tamarind
iche circola nell'aria e mi gonfia le narici,
si mescola nella mia anima al canto dei marinai.

mercoledì 9 settembre 2009

Quando passa di Charles Baudelaire

Homer Winslow*At the window
Quando passa con vesti ondose e iridescenti,
a una grazia di danza informa ogni movenza,
quasi, in cima a un bastone, quei sinuosi serpenti
che i giocolieri sacri agitano in cadenza.
Come la sabbia e il cielo dei deserti roventi,
sordi entrambi a ogni voce d'umana sofferenza,
come il giuoco dell'onda nel viluppo dei venti,
ella si stende e snoda con piena indifferenza.
I suoi limpidi occhi sono pietre stupende,
e nella sua natura allegorica e strana,
dove l'antica sfinge un cherubo asseconda,
fra l'acciaio e i diamanti, l'oro e la luce, splende
d'un eterno splendore, come una stella vana,
la fredda maestà della donna infeconda.

domenica 23 agosto 2009

A una passante di Charles Baudelaire

Flandrin*Madame De Cambourg Giusto
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna,
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo... poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di qui! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, nè tu sai dove vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!

domenica 15 marzo 2009

La fine del giorno di Charles Baudelaire

Hercules/John Singer Sargent 1921
Come corre, danza e si torce senza ragione
la Vita, chiassosa ed impudente,
sotto una luce scialba!
Poi, appena la notte
Sale voluttuosa all'orizzonte
E placa tutto, anche la fame,
e cancella tutto, anche l'onta,
il Poeta si dice: "Finalmente!
Il mio spirito e il mio corpo
ardentemente invocano il riposo;
col cuore pieno di funebri sogni
mi stenderò supino
e m'avvolgerò nei vostri veli,
rinfrescanti tenebre!"

venerdì 20 febbraio 2009

Armonia della sera di Charles Baudelaire

Duchessa di Portland/De Laszlo 1911
Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
malinconico valzer, delirante languore!
Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
il violino geme come un afflitto cuore;
malinconico valzer, delirante languore!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo.
Il violino geme come un afflitto cuore,
un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.
Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore....
Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio!