Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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domenica 20 aprile 2014

Pasqua di Resurrezione di Vittoria Aganoor

Bouguereau
Per poco l’hai tu, o Morte, irrigidito
sovra la croce! e in sindone ravvolto
per poco dentro l’arca di granito,
l’ hai, cittadin d’Arimatea, sepolto!

Donne, piangete invan! pianga lo stolto
gregge, che l’ha di spine redimito:
l’Emmanuele d’ogni ceppo è sciolto;
non s’imprigiona, o donne, l’infinito!

Ecco, Egli torna, Egli vi parla: - "È data
a me la potestà del mondo, e l’orme
segnerò tra i fedeli e tra i ribelli,

sempre per la sequela interminata
dei secoli, clamando in mille forme
con mille voci: - Amatevi, o fratelli! -
**********
LEGGENDA ETERNA/RISVEGLIO

giovedì 31 ottobre 2013

La strega di Vittoria Aganoor

Gabriel Pacheco
Fuor dalla selva, dove a spalto il monte
s’allarga, in un miserrimo abituro,
che l’edera pietosa abbraccia e veste,
vive una donna, una povera vecchia
che i boscaioli chiamano la Strega,
tanto ha strano lo sguardo e tanto è scarna
e pallida la sua faccia di spettro.
Pur, questa miseranda ombra di vita
ebbe un corpo di ninfa e un fresco e puro
volto; color del mare al sol d’estate
gli occhi, e una gloria di capelli d’oro.
Qual nembo di sventura o di peccato
l’avvolse? Perchè mai da tanti e tanti
anni vive là, sola, il dì, la notte,
col suo grande segreto e le chimere
che a lei suscita intorno la follia?
Son tante e tante le bizzarre istorie
che narrano di lei! Rimane assorta
(dicono) senza proferir parola
per lunghi giorni e lunghe settimane;
poi d’improvviso, vòlta all’assopita
foresta - che par sogni, alta nel cielo -
ritta nel vespro come una sibilla,
le bianche ciocche libere nel vento,
parla per ore all’erbe, ai vecchi abeti,
alla Luna che ascende da la valle,
alle nubi, alle lucciole, siccome
a vecchi amici. Narra degli andati
giorni - i giorni giocondi e fuggitivi
dell’infanzia; - o ammonir di giovanette
una schiera invisibile si finge.
Una sera, non vista, io venni presso
quella capanna, e sovra un sasso, dietro
una quercia, alla luce delle stelle,
me ne stetti per ore, affascinata
da quella voce, che da prima un cheto
sommesso mormorìo mi parve, e crebbe
più viva e concitata, a mano mano
che tornava il pensier sulle affannate
vie del dolore antico. Io tutto, o quasi,
ritenni; ella dicea:
- Fanciulle, udite
la parola che salva, e uccide i folli
sogni che costan lagrime... Perchè
fidate voi nell’ uomo, e poi piangete,
piangete? Ecco, io vi dico la parola
ch’io stessa udii per un prodigio... È forse
un secolo?... chi sa? chi si rammenta
quando fu?... Me la dissero una chiara
notte le stelle - e tutto l’universo
ascoltava con me (per questo i fiori
son tutti morti), - dissero! Egli mente!
Egli mente! - Era vero... È vero: l’uomo
mente e mentir non crede; a lui non basta
- rammentate! - una sola anima schiava;
e i sospiri, i sorrisi, i supplicanti
sguardi mentono; i patti, i giuramenti
mentono... Lento.., come un serpe, viene
il dubbio, e vien l’accusa, e van lontane
le anime... Così m’avvenne... Quando
fu?... Non rammento, ma so ben che un giorno
si scolorò quel volto per un’ombra,
e parver ebbre quelle sue pupille
e vidi le sue mani, arse di febbre,
fremere di geloso impeto... Io vidi
certo questo... Ma vinsi; io vinsi l’ira
di quel superbo, ed egli pianse, e: - Alfine -
io dissi - ha pianto, ha per me pianto; è dunque
per la vita, oh dolcezza! è per la vita! -
io dissi questo.....
Bimbe! ha mai baciato
la vostra mano? Impallidiste ai primi
baci, leggeri, timidi, che appena
sfiorarono le vostre dita?... Come
tremavano le dita!... Oh voi non colga
l’ebbrezza degli arditi ed improvvisi
baci di labbra ingorde e deliranti
quando il desìo trabocca!.....
Era d’autunno?
era d’Aprile?... Io non ricordo... Il mondo
certo fioriva in così gran vigore
che le rose attingevano le stelle...
Forse con lui nelle tranquille sere
del maggio a camminar foste sui prati?
O d’autunno con lui per una bionda
selva? O udiste in un vespero d’Aprile
sonar l’Ave, con lui?.....
L’aria portava
ostinata una ciocca dei capelli
vostri sulla sua bocca. Era leggera
come una piuma quella ciocca.....
Andare
non vi parve in un sogno, in quella pace
dei sensi?... Non s’udì parola; e il patto
fu chiuso.....
Tutto questo, un maledetto
giorno (e sarà quel giorno tutta nera
l’aria, e immobile, in gran silenzio, e i cuori
agonizzanti), tutto questo un giorno
diverrà fumo e vana ombra all’audace
riso d’un’altra bocca, al blanditore
suono d’un’altra voce, al muto invito
d’un altro sguardo; e il vostro occhio fedele
pregherà indarno, e la parola accesa
di tenerezza, e i sogni, i patti, il pianto,
le carezze, i ricordi, inabissato
tutto e travolto sarà in fango!... in fango!...
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Chi piange dietro quella quercia? È stolto
piangere; è stolto! Io non piansi! Io non piango!
**********
LEGGENDA ETERNA

giovedì 18 aprile 2013

La vecchia anima sogna... di Vittoria Aganoor

German Gedovius*La dama de las violetas*1908
La vecchia anima sogna... Oh, vieni! andremo
come allor, di silenzio e d’ombre in traccia,
stretti per man, nella tranquilla sera
d’aprile, senza proferir parola.
La mia pallida faccia
chiuderò intorno come una spagnola
nella mantiglia nera,
nè tu vedrai le rughe del mio volto
già sfiorito, nè i miei grigi capelli.

E torneran giovanilmente belli
questi occhi, nelle miti ombre dell’ora;
l’anima mia per essi (oh mie velate,
stanche pupille che piansero tanto!)
manderà lampi ancòra,
e ancòra evocheremo, nell’incanto
d’aprile, le passate
estasi e dolce invaderà lo spirito
un bisogno di fede e di preghiera.

Oh nella notte andar di primavera
tra le fragranze delle prime rose
e la solfa pacifica dei grilli!
Andar muti così, stretti per mano,
nel sonno delle cose
e il vivo fiotto dell’amor lontano,
come onda che zampilli
fresca improvvisa fuor da un’arsa rupe,
erompere dal nostro arido cuore!

Non credi tu che il seppellito amore
risorgerebbe? Oh ch’io riprovi un’ora
sola d’ebbrezza, un attimo d’oblìo
per le angosce dall’anima patite!
Oh ch’io risenta ancora
l’impeto nel mio cor di mille vite
benedicenti Iddio,
Dio che agli uomini diè la giovinezza
e alla patria degli uomini l’aprile.

Viene il vento recandomi un sottile
odor di selva; annotta, e sui tranquilli
campi l’ombre si stendono. Una nota
limpida sale, si ripete, erompe
in improvvisi trilli,
in una frenesia di gioia, ignota
a noi, fatti di fango e di menzogna.
La notte ascolta e beve da quel canto
l’estasi. La mia vecchia anima sogna.
****
(Dal diario di un'ignota)

venerdì 5 aprile 2013

Canto d'Aprile di Vittoria Aganoor

Alcide Théophile Robaudi
Canta una voce: - O genti dolorose
io vengo, io vengo! Aprite alle speranze
il core, aprite le rinchiuse stanze
alla giungente carica di rose.

Io vengo, io vengo! Ogni deserto ed ogni
rupe fiorisce; levate la testa
e sorridete; io vengo per la festa
meravigliosa, carica di sogni.

D’un più costante e luminoso Maggio
la promessa vi reco. O contristati
cuori, o negletti, o vinti, o disamati,
o vacillante umanità, coraggio! -
**********
(Leggenda eterne*Intermezzo*1900)

lunedì 25 marzo 2013

Pasqua armena di Vittoria Aganoor

Marianne Stokes
Non fu di fiele abbeverato? Il petto
non gli squarciò l'ignobile scherano?
Non fu percosso, irriso, e un'empia mano
non lo inchiodò sul legno maledetto?
Pur, quale mai più glorioso e forte
risorgere, se ancor tuona la voce
dell'Osanna, e dovunque apre una croce
le braccia, dall'idea vinta é la morte?
Armenia, ed anche a te squarciato il seno
vedo dai nuovi farisei. Raccolto
hanno il fango a scagliartelo sul volto;
per dissetarti apprestano il veleno.
Ma se l'insazïata orda ferina
sulle tue membra flagellate e grame
oggi rinnova la tortura infame
del Golgota, la tua Pasqua è vicina.

martedì 26 giugno 2012

Notturno di Vittoria Aganoor

Louis Welden Hawkins*Un velo*1890
Ecco la cerula notte, la placida
notte d'estate!
Miti bisbigli, lucenti palpiti
di stelle, tepide fragranze, entrate!
Tutte ad accogliervi mi protendo avida
sul davanzale;
dolce sommergersi dentro la libera
marea degli esseri che scende e sale!
Pensose ascoltano l’ombre del memore
parco; le stanze
di sotto echeggiano aperte; cantano
sul vecchio cembalo vecchie romanze.
Ed ecco, svegliano le note un popolo
d’ombre; la mente
le vede in rapida fuga rincorrersi;
il cor la mistica voce ne sente.
Parole tornano che un dì si accolsero
con disattento
orecchio, e parvero scure; ora l'intimo
foco sprigionasi dal freddo accento.
Tornano supplici sorrisi e pallidi
volti scordati.
Un'onda tremula nel plenilunio
bianco, tra il placido sonno dei prati.
Spettrali, d'edera avvolte, sorgono
Certose, e strane
ombre di monaci, sfilanti tacite
ad un monotono suon di campane.
Torna d’un ultimo sguardo, d'un avido
sguardo d'addio,
tutta la perfida dolcezza (o palpiti,
o angoscie, o lagrime date all'oblìo!)
Nell’aria salgono le note a perdersi
nell'ombra folta,
narrando storie dolci e terribili.
Muta ed immobile la Notte ascolta.
(Leggenda eterna-Intermezzo)

mercoledì 2 novembre 2011

Due Novembre di Vittoria Aganoor

John Roddam Spencer Stanhope*Campi Elisi*1880
Oh se potessi ancora
sognar! ridirmi ancora:
- egli m’ama, egli pensa
a me, sempre; egli guarda
questi limpidi giorni e pensa a me;
guarda queste serene
notti, ed incontro sempre
l’innamorato suo pensier mi viene!
questa lucente vita
non gli par bella se non per me sola,
e con me sola; tutto l’altro ormai
follia, follia, follia,
e nessuna parola
lo accende e lo consola
se non gli viene dalla bocca mia.
Quando verrà l’inverno
coprendo il cielo d’una bigia trama
di nuvole, e cadranno
le lunghe piove e le melanconie
sovra la terra; intorno a me, ch’egli ama,
sarà il sole, una calda onda di sole,
l’ardente soffio dell’intensa brama,
la viva vampa delle sue parole
intorno a me, ch’egli ama!
.....................................
Ecco Novembre; s’aprono
i cimiteri. Oh se potessi ancora
sognar! L’inverno viene
ed il sol ci abbandona.
Oh se potessi ancora
sognar! L’inverno viene
ed il sol ci abbandona.
Cadon le pioggie lente,
s’aprono i cimiteri;
una campana suona
interminabilmente.

sabato 30 aprile 2011

Aprile di Vittoria Aganoor

 Lucien Levy Dhurmer/Mlle Carlier/1905 
Se mi fossi vicino
e ti potessi dir quello ch’io provo,
o mio sospiro intenso;
dirti che ormai non penso
che a te, che ormai non vedo
che te, dovunque; e i palpiti, e le pene
dirti. Tu pure io credo,
o mio tormento, mi vorresti bene.
La primavera viene
e l’impeto del cor si ringagliarda.
Una febbre si sente
di fuggir dalla gente
sotto l’amica Luna,
stretti mano per man, l’occhio rivolto
all’eterna del ciel cupola bruna,
mentre l’aria d’April ci batte in volto.
Rabbrividir d’amore...
restar muti, così, senza guardarsi
quant’è lungo il cammino
in quel sogno divino,
mentre le ardite brezze
scambiano baci coi mandorli in fiore,
baci fragranti e tepide carezze
senz’ombra di sospetto e di rossore.
(Leggenda eterna)

lunedì 20 dicembre 2010

Natale..... 1895! di Vittoria Aganoor

Albert Chevallier Tayler/Christmas Tree/1911
E' Natale o fratelli
lontani, o creature
chiuse dentro gli avelli,
o fantasmi scomparsi
dell’oblìo nelle immense sepolture:
a voi tendo le braccia,
a voi volgo smarrita
la lagrimosa faccia,
a voi, che me vedeste
il limitare ascender della vita.
Oh tornatemi intorno!
oh ch’io da voi, siccome
in quel lontano giorno,
dir oda: - È l’ora, vieni,
vieni! - e chiamarmi oda da voi per nome.
La mia piccola mano
teneramente presa
- come in quel dì lontano -
io senta dalle vostre,
e sia notte, e laggiù brilli la chiesa.
Così per l’ampia strada
piena d’ombre e misteri
da voi protetta io vada
nulla temendo, e siano
tutti pieni di luce i miei pensieri.
Io non sappia che oscuro
d’imminenti procelle
ci sta sopra il futuro;
io sogni come allora,
in quella notte, un gran sogno di stelle.
Nulla io sappia del folle
mondo; di forsennate
stragi per poche zolle,
di madri che ai figliuoli
tendono invan le braccia disperate;
nulla io sappia e soltanto
come allora, nel suono,
o piuttosto nel canto
delle campane, io senta
una grande promessa e un gran perdono.

martedì 14 dicembre 2010

Natale..... 1894! di Vittoria Aganoor

 Boughton/1864
"Gloria nei cieli e pace
agli uomini!" -
Oh non sia
la promessa, fallace!
ah s’apra questa via
angusta, ove una face
non brilla, ove s’obblìa
la mèta, in un tenace
miraggio di follìa!
Noi soffochiamo; il lezzo
sale; si gonfia il core
di sdegno e di ribrezzo...
Non lasciarci, o Signore,
a questo fango in mezzo,
o la speranza muore!

domenica 5 dicembre 2010

Dicembre di Vittoria Aganoor

Laurets Andersen Ring/1888
Qua e là per la campagna irti si drizzano
al cielo i rami delle piante esauste.
Piove; incombe sull’ampia solitudine
desolata, il silenzio.
Sulla deserta immensità dell’anima
talor mute così piovon le lagrime;
umane braccia così al ciel protendonsi
talora, emunte e supplici.

venerdì 26 novembre 2010

Pioggia d'autunno di Vittoria Aganoor

The temptation of Sir Percival/1894/Arthur Hacker
Questa mane è piovuto, e alla mia stanza sale
dalle aperte finestre quell’odore autunnale
dei boschi, che risuscita forme e sogni scordati:
abbadie scure e mute; monaci incappucciati;
vecchie selve, dimora favolosa di maghi
dalla bacchetta d’oro; grotte profonde, e laghi
tetri, dal fondo verde d’alighe lunghe e folte,
forse chiome ribelli di naiadi, sepolte
sotto quell’acque...
A quando a quando il sol percote
la parete di contro, e muta tinte e note
a quel mobile mondo di fantasmi... È fuggita
ogni strana sembianza; ecco il sole, la vita,
la giovinezza, il vero! Che risi seduttori
che inviti, in quel suo bianco raggio d’autunno!
"Fuori! -
(sembra dir) - "l’aria è fresca, i prati sono ancora
verdi, e Cerere amica d’auree messi colora
i campi; oggi risplendo a festa, ma non giuro
d’esser l’ugual, domani; lo sapete, è sicuro
solo l’istante, l’ora fugge e i maligni fati
v’invidiano le feste; dunque fuori! sui prati,
alle colline! Avanti! che l’inverno è alle porte
ed avrò un bel risplendere se le foglie sien morte
e la neve distesa sulle zolle deserte
di vita!"
E intanto fulgida dalle finestre aperte
entra un’ondata bianca e m’invade la stanza
e spia per ogni dove come un bimbo in vacanza;
fruga tra i libri, scherza sul minuto lavoro
degli stipi; a ogni ninnolo dà una pagliuzza d’oro
e ride...
Io vorrei correre ai colli alti, al divino
aer libero e fresco, ma... sovra il tavolino
un nero volumone mi guarda, fa il cipiglio,
m’ammonisce, borbotta. Come è ingrato il consiglio
che mi dà quel maestro inflessibile e grave!
il cielo è così bello! l’aria così soave!
forse... è l’ultimo giorno di festa.
O che mi serbi
tu, libro tenebroso? forse dei veri acerbi
e null’altro...
No! meglio l’istante spensierato,
il sogno, anche se breve, il fantasma, evocato
da un raggio bianco e un ramo di gocciole coperto...
corriamo ai prati, ai colli, all’aperto, all’aperto!

lunedì 9 aprile 2007

Adolescentula di Vittoria Aganoor

Quando t'ho conosciuto era d’aprile,
quel mese traditore
che nell’ebbrezza del nascente amore
pinge ogni cosa d’un color gentile.
Quando t'ho conosciuto era d'aprile!
E al di là della siepe io t'ho veduto.
Tornaví polveroso
dalla caccia; eri solo, eri pensoso.
Mi rivolgesti un timido saluto.
Al dì là della siepe io t'ho veduto.
Tornavi dalla caccìa; sul cappello,
largo e bruno, un irsuto
pennacchio; la giacchetta di velluto,
lo schioppo a spalla e.... mi sembrasti bello
sotto la larga tesa del cappello.
Io tornavo dal bosco ov'ero andata
a coglier dei ciclami;
del mio sentier fra gl'intrecciati rami
ti sarò parsa una silvestre fata
di quei freschi ciclami incoronata!
Ed era, ben ricordo, era il tramonto;
veniva su dai prati
l'alito sano dei timi falciati,
la fragranza che vince ogni confronto;
ed era, ben ricordo, era il tramonto!
Ma finì quella dolce primavera.
Ti rividi soltanto
l'inverno, in un salotto, ed eri tanto
diverso, Dio! nell'abito da sera,
coi solini alti e la cravatta nera!
io ripensai quei giorni spensierati
e le campestri danze,
quei sogni, quel desìo, quelle speranze
di due giovani cori innamorati,
e ripensai quei giorni spensierati!
0 fresco aprile, o sano odor di timo!
Ridir t'udii, tra i crocchi, una volgare
celia; ti vidi, ignobile giullare,
di que’ tuoi lazzi rider tu pel primo.
0 fresco aprile, o sano odor di timo!
Tu, nuove arguzie rimestando in mente
di me non t’eri accorto.
Io tremai come se vedessi un morto,
un caro morto amato inutilmente,
tra quella folla gaia e indifferente.
Sul cor mi cadde, come un velo fosco,
un súbito sgomento.
E a chi di te mi chiese in quel momento
io rispondere osai : - Non lo conosco! -
Sul cor mi cadde come un velo fosco
.