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| Caravaggio |
Fu a mezzo ottobre, quando si fan gialle
le foglie, e al primo soffio che disserra
il monte su la valle
cascano in folla a terra:
fu a mezzo dell'ottobre disadorno,
che a la modesta villa,
dov'ebbero tranquilla
dimora i padri miei, feci ritorno.
Dopo l'assenza di molt'anni al loco
feci ritorno dell'infanzia mia;
partii fanciullo e poco
men che adulto or venia;
nessuno ravvisarmi avria saputo,
ma gli antichi cipressi
vidermi appena, ch'essi
mossero il capo in segno di saluto...
Oh dolci autunni antichi! Innanzi al giorno
il mio buon nonno uscia
di casa e ascoltando in alto e intorno
se di buona passata indizio c'era,
s'affrettava per colle all'uccelliera.
Poi s'attendeva a por la copiosa
vendemmia dentro i tini con saggezza,
o in acconcia maniera
alla stura attendeasi, o ad altra cosa,
ch'ora io dir non saprei con sicurezza,
ma ch'util certo e delittevol era...
Per tal guisa in tranquille opere oneste
spendeano il giorno gli avi,
nè lo studio era l'ultima fra queste,
e il libro, non di sogni irriti o pravi
suscitatore, alle solinghe e lente
passeggiate compagno era sovente.
La serata oltremodo era gioconda:
gli augelli il mattin presi, unti e arrostiti,
per la cena imbanditi,
e colmo del vin nuovo era il bicchiere...
eran su la rotonda
polenta molle in lunghe e fitte schiere
Convenivan gli amici intorno all'otto.
Allora spesso il conversar festoso
da scoppio fragoroso
di risa era interrotto.
Ma in disparte raccolti, aspri, accigliati,
giocavano al tresette i più attempati.
Si ballava talor, ma d' improvviso,
senza apparato: i giovani eleganti
meglio ne' modi assai che nel vestire;
le donne adorne solo di sorriso,
senza trine o brillanti;
e ognuno a mezzanotte era a dormire.
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PICCOLO MONDO