Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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martedì 1 settembre 2015

Canzoniere dei vent'anni di Vittorio Betteloni

Federico Andreotti

Poi ti tenevo dietro piano piano,
com'è costume dei novelli amanti,
pur di scorgerti solo da lontano,
senza parere all'occhio dei passanti:

e tu con atto cauto e sospettoso,
per non mostrar che a me ponessi mente,
volgevi a mezzo il capo tuo vezzoso,
ad or ad or non molto di sovente;

ma non molto di rado tuttavia
temendo pur che addietro io fossi troppo,
o non pigliassi a caso un'altra via,
o in qualche amico non facessi intoppo.

Quindi arrivata, ancor sul limitare
il piede soffermavi un breve istante:
là t'arrestavi a rapida guardare
s'io pur non ero tuttavia distante;

poscia, fatte le scale in un momento,
al terrazzo accorrendo t'affacciavi;
io ti venivo innanzi lento, lento,
tu col sorriso allor mi salutavi.***
Betteloni, poeta mio concittadino, morì il 1° settembre 1910

martedì 15 ottobre 2013

Idillio domestico di Vittorio Betteloni

Caravaggio
Fu a mezzo ottobre, quando si fan gialle
le foglie, e al primo soffio che disserra 
il monte su la valle 
cascano in folla a terra: 
fu a mezzo dell'ottobre disadorno, 
che a la modesta villa, 
dov'ebbero tranquilla 
dimora i padri miei, feci ritorno. 
Dopo l'assenza di molt'anni al loco 
feci ritorno dell'infanzia mia; 
partii fanciullo e poco 
men che adulto or venia; 
nessuno ravvisarmi avria saputo, 
ma gli antichi cipressi 
vidermi appena, ch'essi 
mossero il capo in segno di saluto...
Oh dolci autunni antichi! Innanzi al giorno
il mio buon nonno uscia
di casa e ascoltando in alto e intorno
se di buona passata indizio c'era,
s'affrettava per colle all'uccelliera.
Poi s'attendeva a por la copiosa
vendemmia dentro i tini con saggezza,
o in acconcia maniera
alla stura attendeasi, o ad altra cosa,
ch'ora io dir non saprei con sicurezza,
ma ch'util certo e delittevol era...
Per tal guisa in tranquille opere oneste
spendeano il giorno gli avi,
nè lo studio era l'ultima fra queste,
e il libro, non di sogni irriti o pravi
suscitatore, alle solinghe e lente
passeggiate compagno era sovente.
La serata oltremodo era gioconda:
gli augelli il mattin presi, unti e arrostiti,
per la cena imbanditi,
e colmo del vin nuovo era il bicchiere...
eran su la rotonda
polenta molle in lunghe e fitte schiere
Convenivan gli amici intorno all'otto.
Allora spesso il conversar festoso 
da scoppio fragoroso 
di risa era interrotto. 
Ma in disparte raccolti, aspri, accigliati, 
giocavano al tresette i più attempati. 
Si ballava talor, ma d' improvviso, 
senza apparato: i giovani eleganti 
meglio ne' modi assai che nel vestire;
le donne adorne solo di sorriso, 
senza trine o brillanti; 
e ognuno a mezzanotte era a dormire.
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PICCOLO MONDO