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| Jean Louis Hamon*Night |
osannarono i vati,
ma tralasciarono, complici forse,
il dono dell'oblio
che del tempo il sentire
cancella e confonde.
Sula nera trama di Lete
scopriamo intessuti
i colori rinnovati
delle cose terrene;
squarciato quel drappo ordito
come catena e soglia divina
della cupa caverna,
accecati persino
dall'ora tranquilla del vespro
che definisce tremulo il mondo,
non lo riconosciamo
nelle rigide sue ombre.
E più non distinguiamo,
ogni cosa già è stata vista
e già dimenticata;
ciò che esiste o appare
pulsa solo nel presente.
E se così non fosse non potremmo
ogni volta aspettare
la luce del giorno,
e se così non fosse non potremmo
sopportare ancora
il pianto delle genti
di Bosnia e Giudea.
Secoli anni addietro, ieri,
molte lacrime calde
gli occhi disperati
e sbarrati su gladi
scimitarre e fucili
di pagane, ottomane
cristiane orde
riempirono, e quelle
ed altre terre
intrisero sciolte nel sangue.
Riapre le ferite,
lacerando le menti,
il Crocifisso offre
nella riconciliazione eterna
memoria ed oblio.
Rito che monda e specchia la vita.
Ma nessuno ricorda,
nessuno soffre
l'olocausto del passato,
il suo insegnamento.
Tutti, invece,
come languidi nuovi amanti
verginalmente viviamo l'attesa
del sorgere antico del sole
e tutti sopportiamo
il monotono tempo
ed il vibrante tempo
perchè nè l'uno nè l'altro
sono quello che abbiamo
vanamente trascorso.
C'è una dimensione animale
da vincere e amare:
l'immemore memoria,
lo status limbi
e, senza impaurire,
l'oscuro oblio.
Dicembre 1993



