Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

sabato 31 marzo 2012

Idi di marzo di Costantino Kavafis

Sir Lawrence Alma Tadema♥Caracalla
Le grandezze paventa,
anima. Le ambizioni, se vincerle non puoi,
secondale, ma sempre cautelosa, esitante.
Quanto più in alto sali,
tanto più scruta, e bada.
     
E quando all’acme sarai giunto, ormai,
Cesare, quando prenderai figura
d’uomo così famoso, allora bada,
quando cospicuo incedi per via col tuo corteggio:
se mai, di tra la massa, ti s'
accosti
un qualche Artemidoro, con uno scritto in mano,
e dica in fretta: «Lèggi questo súbito,
è cosa d’importanza, e ti riguarda»,
allora non mancare di fermarti, non mancare
di differire colloqui e lavori,
di rimuovere i tanti che al saluto
si prostrano (più tardi li vedrai).
Anche il Senato aspetti. E lèggi súbito
il grave scritto che ti reca Artemidoro.

venerdì 30 marzo 2012

Altro sogno di Federico Garcia Lorca

Henri Martin
Vola una rondinella
lontano lontano!...
Ci sono fiori di rugiada
nel mio sogno
e gira il mio cuore
ebbro di noia,
come una giostra in cui la Morte
porta i suoi rampolli.
Come vorrei legare il tempo
a questi alberi
con un cavo di notte nera,
e poi colorare
col mio sangue le spiagge
pallide dei miei ricordi!
Quanti figli ha la Morte?
Stanno tutti nel mio petto!
Una rondinella viene
da tanto lontano!
1919
☻☻☻☻☻☻
OTRO SUEÑO
¡Una golondrina vuela
hacia muy lejos!...
Hay floraciones de rocío
sobre mi sueño,
y mi corazón da vueltas
lleno de tedio,
como un tiovivo en que la Muerte
pasea a sus hijuelos.
¡Quisiera en estos árboles
atar al tiempo
con un cable de noche negra,
y pintar luego
con mi sangre las riberas
pálidas de mis recuerdos!
¿Cuántos hijos tiene la Muerte?
¡Todos están en mi pecho!
¡Una golondrina viene
de muy lejos!
1919                             

giovedì 29 marzo 2012

Senza memoria di morte di Salvatore Quasimodo

Władysław Wankie
Primavera solleva alberi e fiumi;
la voce fonda non odo,
in te perduto, amata.
Senza memoria di morte,
nella carne congiunti
il rombo d'ultimo giorno
ci desta adolescenti.
Nessuno ci ascolta;
il lieve respiro del sangue!
Fatta ramo
fiorisce sul tuo fianco
la mia mano.
Da piante pietre acque
nascono gli animali
al soffio dell'aria.
(Oboe sommerso)

mercoledì 28 marzo 2012

Pensieri di Thomas Love Beddoes

Bocklin*Pan
Dolci sono i pensieri che inseguono la mente di un poeta,
Come nuvole iridescenti traversate da una stella
Che occhieggia luminosa indicando la meta;
Lo trascinano, lo stregano; con più dolcezza
Dell'incenso che sale lungo la catena tesa
Di un turibolo ardente, con più dolcezza
Del piccolo turbine giallo alzato dall'ape nella brezza
Quando punge il petto pollinoso delle primule.
Le loro delicate ali disegnano un racconto:
Fragili dita che giocano con le fila pendule
Di una ragnatela effimera; in un tramonto
Di ambra infuocata, vele di garza incendiata.
Nati dai morbidi sospiri del vento, i mormorii
Che la primavera per tutta la sera ascolta.
☺☺☺☺☺☺☺☺
THOUGHTS
Sweet are the thoughts that haunt the poet’s brain
Like rainbow-fringed clouds, through which some star
Peeps in bright glory on a shepherd swain;
They sweep along and trance him; sweeter far
Than incense trailing up an out-stretched chain
From rocking censer; sweeter too they are
Than the thin mist which rises in the gale
From out the slender cowslip’s bee-scarred breast.
Their delicate pinions buoy up a tale
Like brittle wings, which curtain in the vest
Of cobweb-limbed ephemerae, that sail
In gauzy mantle of dun twilight dressed,
Borne on the wind’s soft sighings, when the spring
Listens all evening to its whispering.      

martedì 27 marzo 2012

Canzone di John Clare

George Henry Boughton
L'amore vive oltre la tomba
E la terra, che svanisce come rugiada:
Io amo verità,
Passione e fedeltà.
L'amore vive nel sonno:
E' la felicità dei sogni belli;
Può piangere la rugiada della sera,
Ma l'amore appare delizioso.
Lo si vede nei fiori
E nella rugiada di perla del mattino;
Nei luoghi verdi ombrosi della terra,
E nell'azzurro eterno del cielo.
Lo si ode in Primavera:
Quando la luce e i raggi teneri e caldi del sole
Portano amore e musica alla mente
Su ali di angelo.
E dove è la voce,
Così giovane e bella, così dolce,
Preferita dalla Natura,
Dove s'incontrano gli amanti e Primavera?
L'amore vive oltre la tomba
E la terra, che svanisce come rugiada:
Io amo verità,
Passione e fedeltà.
┬┬┬┬┬┬
SONG
Love lives beyond the tomb
And earth, which fades like dew:
I love the fond,
The faithful, and the true.
Love lives in sleep:
'Tis happiness of healthy dream;
Eve's dews may weep,
But love delightful seems.
'Tis seen in flowers,
And in the morning's pearly dew;
In earth's green bowers,
And in the heaven's eternal blue.
'Tis heard in Spring;
When light and sunbeams, warm and kind,
On angel's wing
Bring love an music to the mind.
And where's the voice
So young, so beautiful, and sweet,
As Nature's choice
Where Spring and lovers meet?
Love lives beyond the tomb
And earth, which fades like dew:
I love the fond,
The faithful, and the true.

lunedì 26 marzo 2012

La vita silenziosa di Andrea Zanzotto

Eric Harald Macbeth Robertson│Spring│1913
a M.
I
Sediamo insieme ancora
tra colli, nella domestica selva.
Tenere fronde dalle tempie scostiamo,
soli e cardi e vivaci prati scosto
da te, amica. O erbe che salite
verso il buio duraturo, verso
qui omnia vincit.
E venti estinguono e rinnovano
a ogni volgere d'ore e d'acque
le anime nostre.
Ma noi sediamo intenti
sempre a una muta fedele difesa.
Tenera sarà la mia voce e dimessa
ma non vile,
raggiante nella gola
-che mai l'ombra dovrebbe toccare-
raggiante sarà la tua voce
di sposalizio, di domenica.
Non saremo potenti, non lodati,
accosteremo i capelli e le fronti
a vivere
foglie, nuvole, nevi.
Altri vedrà e conoscerà: la forza
d'altri cieli, di pingui
reintegratrici
atmosfere, d'ebbri paradossi,
altri moverà storia
a sorte. A noi
le madri nella cucina fuochi
poveri vegliano, dolce
legna in cortili cui già cinge il nulla
colgono. Poco latte
ci nutrirà finchè
stolti amorosi inutili
la vecchiezza ci toglierà, che nel prossimo
campo le mal fiorite aiole
prepara e del cuore
i battiti incerti, la pena
e l'irreversibile stasi.
II
Ma tu conoscerai del mio sorriso
l'implorazione ferma
nei millenni come una ferita,
io del tuo l'alba ad ogni alba.
Germoglio lieve ti conoscerò:
quanto aprirai, quanto ci appagherai
di lievi avvenimenti.
Droghe innocue, bufere di marzo;
orti d'iridi e cera, sinecure
per menti e mani molli d'allergie;
letture su pulviscolo d'estati,
letture su piogge, tra spine infinite di piogge.
Talvolta Urania il vero
come armato frutto ci spezzerà davanti:
massimi cieli,
voli che la notte
solstiziale riattizza,
gemme di remotissimi
odi e amori, d'idrogeno
sfolgorante fatica:
deposti qui nell'acqua di un pianeta
per profili di colchici e libellule.
Forse alzerò fino a te le mie ciglia
fino a te la mia bocca cui l'attesa
alterò dire, esistere.
E anche nella terra,
domani, l'ultimo mio indizio
inazzurrirà di stellari entusiasmi,
di veloci convulse speranze.
Avremo lontananze capovolte
specchi che resero immagini rubate
fiori usciti da mura ad adorarti.
Saremo un solo affanno un solo oblio.
(ECLOGA II│IX ECLOGHE))

domenica 25 marzo 2012

Un uccello azzurro di Charles Bukowski

Mary Alayne Thomas
Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire,
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio che
nessuno ti veda.
Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che lì dentro c'è lui.
Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani giù, mi vuoi fare
andar fuori di testa?
vuoi mandare all'aria tutto il mio lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?
Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti.
Gli dico: lo so che ci sei,
non essere triste
poi lo rimetto a posto,
ma lui lì dentro un pochino canta,
mica l'ho fatto davvero morire,
dormiamo insieme così
col nostro patto segreto
ed è così grazioso da far piangere
un uomo, ma io non piango,
e voi?
¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬
BLUEBIRD
There's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say, stay in there, I'm not going
to let anybody see
you.
There's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I pur whiskey on him and inhale
cigarette smoke
and the whores and the bartenders
and the grocery clerks
never know that
he's
in there.
There's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too tough for him,
I say,
stay down, do you want to mess
me up?
you want to screw up the
works?
you want to blow my book sales in
Europe?
There's a bluebird in my heart that
wants to get out
but I'm too clever, I only let him out
at night sometimes
when everybody's asleep.
I say, I know that you're there,
so don't be
sad.
Then I put him back,
but he's singing a little
in there, I haven't quite let him
die
and we sleep together like
that
with our
secret pact
and it's nice enough to
make a man
weep, but I don't
weep, do
you?

sabato 24 marzo 2012

Io non ho bisogno di denaro di Alda Merini

Edgar Maxenceº1906
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
♥♥♥

venerdì 23 marzo 2012

Rondò VI di Gabriele D'Annunzio


Giovanni Boldini*Madame Doyen
Quante volte, in su' mattini
chiari e tiepidi, io l'aspetto!
Ella ancóra ne 'l suo letto
ride ai sogni matutini.
Su la piazza Barberini
s'apre il ciel, zaffiro schietto.
Il Tritone de 'l Bernini
leva il candido suo getto.
I nudi olmi a' Cappuccini
metton già qualche rametto:
senton giugnere il diletto
de' meriggi marzolini.
Come il cuor balzami in petto
se colei vedo, che aspetto,
in su' tiepidi mattini!
(La Chimera~1889)

giovedì 22 marzo 2012

La farfalla e Amarcord di Tonino Guerra

Hodler*Emozione
Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.
||||||||||||
Lo so, lo so, lo so
che un uomo, a 50 anni,
ha sempre le mani pulite
e io me le lavo due o tre volte al giorno
ma è quando mi vedo le mani sporche
che io mi ricordo di quando
ero ragazzo.

mercoledì 21 marzo 2012

Oggi ventuno marzo di Salvatore Quasimodo

Georgios Iakovidis/Spring
Oggi ventuno marzo entra l’Ariete
nell’equinozio e picchia la sua
testa maschia contro alberi e rocce,
e tu amore stacchi
ai suoi colpi il vento d’inverno
dal tuo orecchio inclinato
sull’ultima mia parola. Galleggia
la prima schiuma sulle piante, pallida
quasi verde e non rifiuta
l’avvertimento. E la notizia corre
ai gabbiani che s’incontrano
fra gli arcobaleni: spuntano
scrosciando il loro linguaggio
di spruzzi che rintoccano
nelle grotte. Tu copri il loro grido
al mio fianco, apri il ponte
fra noi e le raffiche
che la natura prepara sottoterra
in un lampo privo di saggezza,
oltrepassi la spinta dei germogli.
Ora la primavera non ci basta.

martedì 20 marzo 2012

In the morning you always come back di Cesare Pavese

Tamara De Lempicka
Lo spiraglio dell'alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell'alba
sulle colline scure.
Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell'alba
sommergono le case.
La città abbrividisce,
odorano le pietre -
sei la vita, il risveglio.
Stella sperduta
nella luce dell'alba,
cigolio della brezza,
tepore, respiro -
è finita la notte.
Sei la luce e il mattino.
20 marzo 1950

lunedì 19 marzo 2012

Il padre di Pablo Neruda

Balthus.Joan Mirò e figlia Dolores
Il padre brusco torna
dai suoi treni:
riconoscemmo
nella notte
il fischio
della locomotiva
che forava la pioggia
con un ululo errante,
un lamento notturno,
e poi
la porta che tremava:
una raffica di vento
entrava con mio padre
e sotto il doppio spingere e pestare
la casa
traballava,
le porte spaventate
sbattevano con secchi
spari di pistola,
le scale gemevano
e una voce tonante
sgridava, risentita,
mentre la tempestosa
ombra, la pioggia a cateratte
rovesciate sui tetti
annegava a poco a poco
il mondo
e non si udiva nient'altro che il vento
in lotta con la pioggia.
Ciò nondimeno, era diurno.
Capitano del suo treno, dell'alba fredda,
appena spuntava
il sole incerto, lì c'era la sua barba,
c'erano le sue bandiere
verdi e rosse, pronti i fanali,
il carbone nell'inferno della macchina,
la stazione coi treni nella bruma
e il suo dovere verso la geografia.
Il ferroviere è un marinaio a terra
e nei piccoli porti senza mare
-borghi del bosco- il treno corre e corre
sfrenando la natura,
navigando per terra.
Quando riposa il lungo treno
gli amici si ritrovano,
entrano, si apre la porta dell'infanzia,
la tavola vacilla,
all'urto di una mano ferroviaria
squillano i grossi bicchieri fraterni
e, fulgidi,
sfavillano
gli occhi del vino.
Il mio povero padre aspro di modi
era lì, nel fulcro della vita,
l'amicizia virile, pieno il bicchiere.
La sua vita fu una rapida milizia
e tra le sue levatacce e i suoi viaggi,
tra un rincasare e un ripartir di corsa,
un giorno più piovoso di altri giorni,
il macchinista José del Carmen Reyes
salì sul treno della morte e finora non è tornato.
------------
EL PADRE
El padre brusco vuelve
de sus trenes:
reconocimos
en la noche
el pito de la locomotora
perforando la lluvia
con un aullido errante,
un lamento nocturno,
y luego
la puerta que temblaba:
El viento en una ràfaga
entraba con mi padre
y entre las dos pisadas y presiones
la casa
se sacudìa,
la puertas asustadas
se golpeaban con seco
disparo de pistolas,
las escalas gemìan
y una alta voz
recriminaba, hostil,
mientras la tempestuosa
sombra, la lluvia como catarata
despeñada en los techos
ahogaba poco a poco
el mundo
y no se oìa nada màs que el viento
peleando con la lluvia.
Sin embargo era diurno.
Capitán de su tren, del alba fría;
y apenas despuntaba
el vago sol, allí estaba su barba,
sus banderas
verdes y  rojas, listos los faroles
el carbón de la máquina en su infierno,
la Estación con los trenes en la bruma
y su deber hacia la geografía.
El ferroviario es marinero en tierra
y en los pequeños puertos sin marina
-pueblos del bosque- el tren corre que corre
desenfrenando la naturaleza,
cumpliendo su navegación terrestre.
Cuando descansa el largo tren
se juntan los amigos,
entran, se abren las puertas de de mi infancia,
la mesa se sacude,
al golpe de la mano ferroviaria
chocan los gruesos vasos del hermano
y destella
el fulgor
de los ojos del vino.
Mi pobre padre duro
allí estaba, en el eje de la vida,
la viril amistad, la copa llena.
Su vida fue una rápida milicia
y entre su madrugar y sus caminos,
entre llegar para salir corriendo,
un día con más lluvia que otros días
el conductor José del Carmen Reyes
subió al tren de la muerte y hasta ahora no ha vuelto
(Memorial de Isla Negra)

domenica 18 marzo 2012

Un buon non compleanno di Lewis Carroll

Mary Alayne Thomas
Un buon non compleanno
un buon non compleanno
un buon non compleanno per noi
Un buon non compleanno a me a chi? A me o a te?
Un buon non compleanno a te? a me? e a te? o a me? Brindiamo tutti insieme con un altro po' di tè;
E tanti tanti auguri a teeeeeeeeeeeeeeeeee
Non c'è posto Non c'è posto Non c'è posto Non c'è posto
Non c'è posto Non c'è posto Non c'è posto, non vedi?!
Siamo al completo! Non c'è posto Tutto pieno!
Ma mi sembra che qui c'è pieno di posti vuoti
Ah, ma non è corretto sedersi senza essere stati invitati!
Certo che non è corretto. E' OLTREMODO scorretto Scorrettissisissimissimo
Oh, chiedo scusa ma mi è piaciuto tanto il vostro canto e ho pensato che potreste dirmi...
Ti è piaciuto tanto il nostro canto?!
Oh, ma che simpatica bambina! Sono così emozionato! Nessuno ci fa un complimento... Prendi una tazza di tè
Ah si, è vero, il tè!
Tiglia azzettare una tazza di tè Volentieri.
Scusate se vi ho interrotto mentre celebravate il vostro compleanno... grazie
Compleanno?! Ah ah ma mia cara bambina, qui non si tratta di un compleanno! Ci mancherebbe!
Il nostro è un non compleanno!
Un non compleanno? Scusatemi ma non riesco a capire
E' molto semplice. Dunque: trenta dì contan ven... no.
Nè di venna nè di marte non ci sto...
Se tu hai un compleanno hai anche...
Ah ah, non sa cos'è un non compleanno! Che ignara! Uh uh!
Ebbene... Io la deluciderò
Noi tutti abbiam un compleanno ogni anno
Ed uno solo all'anno, ahimè, ce n'è
Ah, ma ci son trecensesantaquattro non compleanni
E questi preferiamo festeggiar
Ma allora oggi è anche il mio non compleanno!
Davvero?! Com'è piccolo il mondo!
In tal caso... Un buon non compleanno A me? A te!
Un buon non compleanno A me? A te!
Or spegni la candela e rallegrati perchè...
... un buon non compleanno a te
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie
*******
A very merry unbirthday
To me
To who?
To me
Oh, you
A very merry unbirthday
To you
Who, me?
To you
Oh, me
Let's all congratulate us with another cup of tea
A very merry unbirthday to you
Now statistics prove
Prove that you've one birthday
Imagine just one birthday every year
Ah, but there are 364 unbirthdays
Precisely why we're gathered here to cheer
A very merry unbirthday
To me?
To you
A very merry unbirthday
For me?
For you
Now blow the candle out, my dear
And make your wish come true
A very merry unbirthday to you
(Alice's Adventures in Wonderland)
testo di Bob Hilliard

sabato 17 marzo 2012

Alla mia nazione di Pier Paolo Pasolini

Roberto Marcello Baldessari
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

venerdì 16 marzo 2012

Scirocco di Arturo Onofri

Herbert
Scirocco, fermo come una barriera
d'ansia, cela all'inverno moribondo
la fanciullezza della primavera
che soffierà miracoli sul mondo.
Il suolo ansa in affanni di miniera,
a svincolarsi dal suo denso pondo:
non luminosità d'erba leggera,
ma brama d'alzar cieli suoi dal fondo.
E nubi immote covano quel turno
d'oro, in cui la vegliante ansia sepolta
possa esalarsi in sonno taciturno,
ridilatando aperta in cieli caldi
l'anima fanciulletta dissepolta,
che già si pensa fiori, ali, smeraldi.
(Zolla ritorna cosmo-60)

giovedì 15 marzo 2012

Languido il limone di Antonio Machado

Aristide Maillol
Languido il limone tiene sospeso
un incolore ramo polveroso
sull'incanto della fonte limpida,
e lì  in fondo sognano
i frutti d'oro...
E' una sera chiara,
quasi di primavera,
mite sera di marzo,
che nasce al soffio prossimo d'aprile;
me ne sto solo nel patio in silenzio
cercando quella illusione candida
ed antica: un' ombra sul muro bianco,
un ricordo, nella sponda di pietra
della fonte addormentata, o, nell'aria,
un vagare di tunica leggera.
Nel clima della sera si distende
quell'aroma di assenza,
che dice all'anima luminosa: mai,
che dice al cuore: spera.
Quell'aroma che evoca i fantasmi
delle fragranze vergini e svanite.
Sì, ti ricordo, sera allegra e chiara,
quasi di primavera,
sera senza fiori, quando mi offrivi
il profumo intenso della menta,
e del buon basilico,
che mia madre aveva nei suoi vasi.
Tu mi vedesti immergere le pure
mani nella serena
acqua, per cogliere i frutti incantati
che oggi sognano in fondo alla fonte...
Sì, ti conosco sera alelgra e chiara,
quasi di primavera.
######
EL LIMONERO
El limonero lánguido suspende
una pálida rama polvorienta
sobre el encanto de la fuente limpia,
y allá en el fondo sueñan
los frutos de oro…
Es una tarde clara,
casi de primavera,
tibia tarde de marzo
que el hálito de abril cercano lleva;
y estoy solo, en el patio silencioso,
buscando una ilusión cándida y vieja:
alguna sombra sobre el blanco muro,
algún recuerdo, en el pretil de piedra
de la fuente dormido, o, en el aire,
algún vagar de túnica ligera.
En el ambiente de la tarde flota
ese aroma de ausencia,
que dice al alma luminosa: nunca,
y al corazón: espera.
Ese aroma que evoca los fantasmas
de las fragancias vírgenes y muertas.
Sí, te recuerdo, tarde alegre y clara,
casi de primavera,
tarde sin flores, cuando me traías
el buen perfume de la hierbabuena,
y de la buena albahaca,
que tenía mi madre en sus macetas.
Que tú me viste hundir mis manos puras
en el agua serena,
para alcanzar los frutos encantados
que hoy en el fondo de la fuente sueñan…
Sí, te conozco, tarde alegre y clara,
casi de primavera.
(Soledades)

mercoledì 14 marzo 2012

Dalla natura deforme di Salvatore Quasimodo

Reginald Grenville
Dalla natura deforme la foglia
simmetrica fugge, l'àncora più
non la tiene. Già l'inverno, non inverno,
fuma un falò presso il Naviglio.
Qualcuno può tradire
a quel fuoco di notte, può negare
per tre volte la terra. Com'è forte
la presa, se qui da anni, che anni, guardi
le stelle sporche a galla nei canali
senza ripugnanza, se ami qualcuno
della terra, se scricchiola
il legno fresco e arde la geometria
della foglia corrugata scaldandoti.
(La terra impareggiabile▬1955/1958)
-Visibile, invisibile-

martedì 13 marzo 2012

Versi di William Wordsworth

Sir Henry Raeburn
scritti poco lontano dalla mia casa, 
e inviati tramite il figlioletto 
alla persona cui sono dedicati
E' questo il primo giorno mite di marzo,
Più fragrante di momento in momento,
Col pettirosso che cinguetta in cima al larice
Che sorge accanto alla nostra casa.
Aleggia nell'aria una benedizione
Che sembra infondere un senso di gioia
Agli alberi spogli, alle nude montagne
Ed ai verdi campi erbosi.
Sorella mia! Ho un desiderio:
Ora che la nostra colazione è terminata,
Fai presto, lascia le tue faccende mattutine,
E vieni fuori a goderti il sole.
Edward verrà con te, e ti prego,
Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, chè questo giorno
Noi lo dedicheremo al riposo.
Nessuna tetra parvenza sarà legge
Per il nostro vivente calendario:
Da oggi, amica mia, data per noi
L'inizio dell'anno.
Amore, che ora ovunque rinasce,
Migra furtivo di cuore in cuore,
Dalla terra all'uomo, dall'uomo alla terra,
- E' questa l'ora dei sentimenti.
Ora un momento potrà darci di più
Di cinquant'anni di ragionamenti;
Le nostre menti succhieranno da ogni poro
Lo spirito della stagione.
Poche tacite leggi si daranno i nostri cuori
Cui prestare lunga obbedienza;
Per l'anno a venire prenderemo
L'esempio da quest'oggi.
E dal beato potere che aleggia
D'Intorno, quaggiù e su in cielo,
Trarremo la misura delle anime nostre,
Accordandole alla nota d'amore.
Orsù vieni, sorella mia! Vieni ti prego,
Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
E non portar libri, chè questo giorno
Noi lo dedicheremo al riposo.
☼☼☼☼☼☼☼☼
LINES
written at a small distance from my House,
and sent by my little Boy to the
Person to whom they are addressed
It is the first mild day of March:
Each minute sweeter than before,
The red-breast sings from the tall larch
That stands beside our door.
There is a blessing in the air,
Which seems a sense of joy to yield
To the bare trees, and mountains bare,
And grass in the green field.
My sister! ('tis a wish of mine)
Now that our morning meal is done,
Make haste, your morning task resign;
Come forth and feel the sun.
Edward will come with you, and, pray,
Put on with speed your woodland dress;
And bring no book: for this one day
We 'll give to idleness.
No joyless forms shall regulate
Our living Calendar:
We from to-day, my friend, will date
The opening of the year.
Love, now an universal birth,
From heart to heart is stealing,
From earth to man, from man to earth:
--It is the hour of feeling.
One moment now may give us more
Than fifty years of reason;
Our minds shall drink at every pore
The spirit of the season.
Some silent laws our hearts may make,
Which they shall long obey:
We for the year to come may take
Our temper from to-day.
And from the blessed power that rolls
About, below, above;
We 'll frame the measure of our souls:
They shall be tuned to love.
Then come, my sister! come, I pray,
With speed put on your woodland dress;
And bring no book: for this one day
We 'll give to idleness.

lunedì 12 marzo 2012

Il dodici di marzo di Pablo Neruda

Diego Rivera☼Guadalupe
Il dodici di marzo, mentre stavo dormendo,
bussa alla mia porta Florecio Rivas.
Io so, io so qualcosa di ciò che vuol dirmi Florencio,
ma aspetta, siamo vecchi amici.
Si siede vicino alla lampada,
di fronte a me,
e mentre mi vesto lo guardo,
a volte, notando la sua calma preoccupazione.
Florencio Rivas è un uomo tranquillo e duro, e il suo carattere
è leale e impulsivo.
Il mio compare di tavolo da gioco e di affari
di bestiame disperso, è bianco di pelle,
azzurro di occhi, e sull'azzurro
di essi vi sono gocce d'indifferenza.
E' di profilo e la mano destra
sostiene la fronte; sulla parete la sua ombra nera, seduta.
Mi lascia fare, con la mia lentezza, e uscendo mi chiede
ilo mio poncio di lana grossa.
- E' per un lungo viaggio, amico.
Ma l'uomo che appare tranquillo, questa notte ha ucciso
sua moglie, Irene.
Io l'ho scritto nelle scarpe che mi sto mettendo,
nella mia giacca bianca da contadino,
lo leggo scritto sulla parete,
sul soffitto.
Lui non mi ha detto nulla, mi aiuta
a sellare il mio cavallo,
mi precede al trotto,
non mi dice nulla.
Poi galoppiamo, galoppiamo fortemente attraverso
la costa solitaria, e il rumore degli zoccoli
fa tas, tas, tas, tas;
così fa tra le erbacce vicino alla riva
e batte contro le pietre della spiaggia.
Il mio cuore è pieno di interrogativi e di coraggio,
compagno Florencio.
Irene è più mia che tua e parleremo;
ma galoppiamo, galoppiamo senza parlarci,
vicini e guardando avanti,
perchè la notte è oscura e piena di freddo.
Ma questa porta la conosco, certo, e la spingo
e so chi mi attende dietro ad essa,
so chi mi attende; vieni anche tu,
Florencio.
Ma ormai è lontano e gli zoccoli del suo cavallo
corrono profondamente nella solitudine notturna;
egli va arrancando
ormai per le strade di Cantalao
fino a perdersi di nome,
fino ad allontanarsi senza ritorno.
♫♫♫♫♫♫
EL DOCE DE MARZO
El doce de marzo, estando yo durmiendo,
golpea en mi puerta Florencio Rivas.
Yo conozco, yo conozco algo
de lo que quieres hablarme,
Florencio, pero espérate, somos viejos amigos.
Se sienta junto a la làmpara, frente a mi
y mientras me visto lo miro a veces
notando su tranquila preocupacion.
Florencio Rivas es hombre tranquilo y duro
y su caracter es leal y de improviso.
Mi compadre de mesas de juego y asuntos
de animales perdidos, es blanco de piel, azul de ojos,
y en el azul de ellos gotas de indiferencia.
Tiene la nariz ladeada y su mano derecha
contra la frente y en la pared su silueta negra sentada.
Me deja hacer, con mi lentitud y al salir me pide
mi pocho de lana gruesa.
- Es para un viaje largo, niño.
Per èl que està tranquilo esta noche matò a su mujer,
Irene.
Yo lo tengo escrito en los zapatos que me voy poniendo,
en mi chaqueta blanca de campero,
lo leo escrito en la pared, en el techo.
El no me ha dicho nada, èl me ayuda a ensillar
mi caballo, èl se adelanta al trote, èl no me dice nada.
Y luego galopamos, galopamos fuertemente a travès de la costa
solitaria, y el ruido de lo cascos hace tàs, tàs, tàs, tàs;
asì hace entre las malezas aproximadas a la orilla y se
golpea contra las piedras playeras.
Mi corazòn esta lleno de preguntas y de valor, compañero Florencio.
Irene es màs mìa que tuya y hablaremos;
pero galopamos, galopamos, sin hablarnos,
juntos y mirando hacia adelante, porque la noche
es oscura y llena de frio.
Pero esta puerta la conozco, es claro, y la empuyo y sè
quièn me espera detràs de ella, sè quièn me espera,
ven tù tambièn, Florencio.
Pero ya està lejos y la pisadas de su caballo corren profundamente
en la soledad nocturnal;
èl ya va arrancando por lo caminos de Cantalao
hasta perderse de nombre,
hasta alejarse sin regreso.
(Todo el amor)

domenica 11 marzo 2012

La pioggia di marzo di Ivano Fossati

Ettore Tito○1898
E mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell'eco è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
margherita di campo è la riva lontana
è la riva lontana è, ahi! è la fata Morgana
è folata di vento onda dell'altalena un mistero profondo
una piccola pena
tramontana dai monti domenica sera è il contro è il pro
è voglia di primavera
è la pioggia che scende è vigilia di fiera è l'acqua di marzo
che c'era o non c'era
è si è no è il mondo com'era è Madamadorè burrasca passeggera
è una rondine al nord la cicogna e la gru, un torrente una fonte
una briciola in più
è il fondo del pozzo è la nave che parte un viso col broncio
perché stava in disparte
è spero è credo è una conta è un racconto una goccia che stilla
un incanto un incontro
è l'ombra di un gesto, è qualcosa che brilla il mattino che è qui
la sveglia che trilla
è la legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino
il viavai della strada
è un progetto di casa è lo scialle di lana, un incanto cantato
è un'andana è un'altana
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell'eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te .

sabato 10 marzo 2012

Giorno di marzo di Renzo Pezzani

Charles Sprague Pearce•1882
Buona gente! Buona gente!
aprite gli usci e le porte...
Le cose non eran morte,
dormivano solamente.
Il vento della foresta,
giovane lupo si desta.
Fiuta ceppi, rapisce odori,
scopre monti, lustra colori.
Guizza il pesce nel torrente:
buona gente! buona gente!
Il sole di marzo attese,
nel prato che tocca il paese,
uscire i bimbi da scuola...
Ma ora il tuono si sente
nell'aria che sa di viola...
Dolce la pioggia consola
la sete dell'erba innocente.
E mai più bel ciel si vide:
un poco piange un poco ride;
ride e piange per niente,
buona gente! buona gente!
Aprite le case e lasciate
che un nuovo fiato le frughi.
Sciogliete il bucato: lo gonfi
il vento; il sole lo asciughi.
Aprite dei fiori la serra.
Risuonino i gravi tonfi
del ferro che frange la terra...
Aiutate la semente,
buona gente! buona gente!

venerdì 9 marzo 2012

La ragazza Carla di Elio Pagliarani

R.H. Ives Gammell■Jane
Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all'ombra del Duomo
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? TRANSOCEAN LIMITED
qui tutto il mondo.
è certo che sarà orgogliosa.
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due voIte
la settimana, ma il signor Praték è moIto
esigente - amore al lavoro è amore all'ambiente - così
nello sgabuzzino lei trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
UFFICIO A UFFICIO B UFFICIO C
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno
adesso che lavori ne hai diritto molto di più.
S'è lavata nel bagno e poi nel letto
s'è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c'era tutta
come la sera prima - pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangere di compatirsi
ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?
Tira il collo all'indietro ed ecco tutto.
••••••
"La ragazza Carla, 1962"
        ••••••       
                                                    

giovedì 8 marzo 2012

A noi fervide sorelle di Marina Cvetaeva

Henri Martin
A noi, fervide sorelle,
Toccherà andare all’inferno,
Bere l’infernale pece,
Noi, che in ogni nostra vena
Al Signore lodi alzammo!
Noi su culla e filatoio
Mai ricurve nella notte,
Noi condotte sulla barca
Con indosso l’ampio burka.
Noi, fasciate in fini sete
Della Cina fin dall’alba,
Che cantammo inni celesti
Presso il rogo dei briganti.
Casalinghe neghittose
«Cuci e scuci, e tutto a sfascio!»
Danzatrici e flautiste,
Tutto il mondo - ai nostri piedi!
Ora in dosso pochi stracci,
Ora appese fra le stelle.
Per fortezze e per taverne
Marinando i sette cieli.
A passeggio nelle notti
Nel giardino che fu d’Eva...
- A noi, tenere ragazze,
Sorelline mie cortesi,
Toccherà andare all’inferno!
Novembre 1915
°°°°°°°
Быть в аду нам, сестры пылкие,
Пить нам адскую смолу, —
Нам, что каждою-то жилкою
Пели Господу хвалу!
Нам, над люлькой да над прялкою
Не клонившимся в ночи,
Уносимым лодкой валкою
Под полою епанчи.
В тонкие шелка китайские
Разнаряженным с утра,
Заводившим песни райские
У разбойного костра.
Нерадивым рукодельницам
— Шей не шей, а всё по швам! —
Плясовницам и свирельницам,
Всему миру — госпожам!
То едва прикрытым рубищем,
То в созвездиях коса.
По острогам да по гульбищам
Прогулявшим небеса.
Прогулявшим в ночи звездные
В райском яблочном саду...
— Быть нам, девицы любезные,
Сестры милые — в аду!
Ноябрь
1915
(Traduzione di F. Gabbrielli)

mercoledì 7 marzo 2012

I giardini di marzo di Mogol-Battisti

Robert Henri­­÷Edna Smith÷1915
Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti
io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti
il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti.
All'uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri
io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli
poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli
e alla sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli.
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è
I giardini di marzo si vestono di nuovi colori
e le giovani donne in quei mesi vivono nuovi amori
camminavi al mio fianco e ad un tratto dicesti "tu muori
se mi aiuti son certa che io ne verrò fuori"
ma non una parola chiarì i miei pensieri
continuai a camminare lasciandoti attrice di ieri.
Che anno è che giorno è
questo è il tempo di vivere con te
le mie mani come vedi non tremano più
e ho nell'anima
in fondo all'anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l'universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è.

martedì 6 marzo 2012

Rose Aylmer e Per un epitaffio a Fiesole di Walter Savage Landor

Pal Szinyei Merse─1874
Ah, cosa giova al ramo prescelto
E cosa alla forma divina!
Tutte le virtù e tutte le grazie,
Rose Aylmer, erano tue.
Rose Aylmer, il tuo volto i miei occhi insonni potranno piangere
Ma non vedere,
A te consacro una notte di ricordi e di rimpianti.
~~~~~~~~~~
AH, what avails the sceptred race,    
Ah, what the form divine! 
What every virtue, every grace!    
Rose Aylmer, all were thine.   
Rose Aylmer, whom these wakeful eyes          
May weep, but never see, 
A night of memories and of sighs    
I consecrate to thee.
××××××
FOR AN EPITAPH AT FIESOLE
Guarda! dove le quattro mimose fondono le loro ombre,
In pace alfine riposa Landor;
Prima di addormentarsi le vide piantare
Da colei che più aveva amato
Era vissuto abbastanza: le aveva asciugato le lacrime.
ƒƒƒƒƒƒƒ
Lo! where the four mimosas blend their shade,
In calm repose at last is Landor laid;
For ere he slept he saw them planted here
By her his soul had ever held most dear,
And he had lived enough when he had dried her tear.        

lunedì 5 marzo 2012

E la tua veste è bianca di Salvatore Quasimodo

Van Rysselberghe
Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro. 
Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia ignude.
Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide‚
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapevo di circo.
Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo‚
e ci svegliava ignoti
  come la prima volta.
 

domenica 4 marzo 2012

4 marzo 1943 di Lucio Dalla

Albert Anker-Die Pfahlbauerin-1873
testo di Paola Pallottino
Dice che era un bell'uomo e veniva,
veniva dal mare
parlava un'altra lingua,
pero' sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre
sopra un bel prato
l'ora piu' dolce prima di essere ammazzato
Cosi' lei resto' sola nella stanza,
la stanza sul porto
con l'unico vestito ogni giorno piu' corto
e benche' non sapesse il nome
e neppure il paese
mi aspetto' come un dono d'amore fin dal primo mese
Compiva 16 anni quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna,
le canto' a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva,
sapeva di mare
giocava a fare la donna con il bimbo da fasciare.
E forse fu per gioco o forse per amore
che mi volle chiamare come nostro Signore
Della sua breve vita e' il ricordo piu' grosso
e' tutto in questo nome
che io mi porto addosso
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' bambino
e ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' bambino
e ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' Bambino.
(Ciao Lucio, ti sia lieve la terra.)        

sabato 3 marzo 2012

L'usignolo e i suoi rivali di Giovanni Pascoli

Louis Welden Hawkins
Egli coglieva ed ammucchiava al suolo
secche le foglie del suo marzo primo
(era il suo nuovo marzo), il rosignolo,
per farsi il nido. E gorgheggiava in tanto
tutto il gran giorno; e dolce più del timo
e più puro dell'acqua era il suo canto.
Cantava, quando, per le valli intorno,
cu... cu... sentì ripetere, cu... cu...
Ecco: al cuculo egli cedette il giorno,
e di giorno non volle cantar più.
Non più di giorno. Ma la notte! Appena
la luna estiva, di tra l'alabastro
delle rugiade, tremolò serena,
riprese il verso; e d'ora in poi soltanto
cantava a notte; e lucido com'astro
e soave com'ombra era il suo canto.
Cantava, quando, da non so che grotte,
sentì gemere, chiù... piangere, chiù...
All'assiuolo egli lasciò la notte,
anche la notte; e non cantò mai più.
Or né canta né ode: abita presso
il brusìo d'una fonte e d'un cipresso.
(Canti di Castelvecchio)

venerdì 2 marzo 2012

Marzo di Alfred De Musset

Henri Martin*Bord de la Garonne
Nei boschi, da sera a mattina,
si schiudono fresche sorprese:
leggero sui prati cammina
Marzo, incantevole mese.
Ancora non c’è l’usignolo
ricolmo di note e di trilli,
ma lungo le prode e nel brolo
già fremono e parlano i grilli.
E, guarda, la siepe s’è desta
coperta di fiori, odorosa;
il pesco s’ammala di festa
schiudendo i suoi petali rosa.
C’è pioggia, c’è vento, c’è sole:
è Marzo, ogni cosa ha un incanto:
è Marzo che piange e non vuole..
che mostra il sorriso tra il pianto.
########
MARS
Oh! que Mars est un joli mois!
C’est le mois des surprises:
Du matin au soir dans les bois
Tout change avec les brises.
Le ruisseau n’est plus engourdi,
La terre n’est plus dure,
Le vent qui souffle du midi
Prépare la verdure…
Par-dessus la haie en éveil,
Fière des fleurs écloses,
On voit le pêcher au soleil
Ouvrir ses bougeons roses.
Gelée ou vent, pluie ou soleil,
Alors tout a ses charmes;
Mars a le vissage vermeil
Et sourit dans ses larmes.