Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
Visualizzazione post con etichetta Rimbaud. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rimbaud. Mostra tutti i post

venerdì 6 settembre 2013

La mia Bohème di Arthur Rimbaud

Armand Point*Musa*1895
- Fantasia -

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,
E pure il mio paltò diventava ideale;
Andavo sotto il cielo cielo, mia Musa, a te leale;
Amorose avventure, magnifiche e sognate!

Nei miei soli calzoni un buco s’allargava.
- Sognante Pollicino, sgranavo nella corsa
Rime. La mia locanda era lassù, nell’Orsa.
- Soavemente in cielo le mie stelle frusciavano.

E le ascoltavo, ai bordi di qualche strada assiso,
In quelle dolci sere di settembre, col viso
Bagnato di rugiada che ha di vino il vigore;

E, rimando nel mezzo di buiori fantastici,
Tiravo, come corde di una lira, gli elastici
Delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!
**************
Ma Bohème 

(Fantaisie)

Je m'en allais, les poings dans mes poches crevées ;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J'allais sous le ciel, Muse ! et j'étais ton féal ;
Oh ! là là ! que d'amours splendides j'ai rêvées !

Mon unique culotte avait un large trou.
- Petit-Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande Ourse.
- Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ;

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais les élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon coeur !

lunedì 13 maggio 2013

Bandiere di Maggio di Arthur Rimbaud

Georges Pierre Seurat
Ai chiari rameggi dei tigli
Muore un estenuato hallalì.
Pure, spiritose canzoni
Volteggiano tra l'uva spina.
Che rida nelle vene il nostro sangue,
Ecco di sè fare intrico le vigne:
Leggiadro cielo come un angelo.
Si toccano l'onda e l'azzurro.
Esco. Se mi penetra un raggio,
Mi lascerò cadere sopra il muschio.

Aver pazienza o provar tedio
E' semplice, troppo. Via via, mie pene.
Voglio che l'estate drammatica
Al carro suo mi avvinca di fortuna.
Che molto per tuo tramite, Natura,
- Oh, meno solo e annichilito! - muoia.
Al contrario i Pastori, è strano,
Muoiono pressapoco per il mondo.

M'usino pure le stagioni.
A te, Natura, m'abbandono;
Con la mia fame e con la sete tutta.
Tu dammi, ti prego, acqua e nutrimento.
Niente di niente ormai m'illude;
Ridere al sole è un pò ridere ai tuoi,
Ed io non voglio più ridere a nulla;
Dunque, libera sia questa sventura.

***********

Bannières de mai

Aux branches claires des tilleuls
Meurt un maladif hallali.
Mais des chansons spirituelles
Voltigent parmi les groseilles.
Que notre sang rie en nos veines,
Voici s'enchevêtrer les vignes.
Le ciel est joli comme un ange.
L'azur et l'onde communient.
Je sors. Si un rayon me blesse
Je succomberai sur la mousse.

Qu'on patiente et qu'on s'ennuie
C'est trop simple. Fi de mes peines.
je veux que l'été dramatique
Me lie à son char de fortunes
Que par toi beaucoup, ô Nature,
- Ah moins seul et moins nul ! - je meure.
Au lieu que les Bergers, c'est drôle,
Meurent à peu près par le monde.

Je veux bien que les saisons m'usent.
A toi, Nature, je me rends ;
Et ma faim et toute ma soif.
Et, s'il te plaît, nourris, abreuve.
Rien de rien ne m'illusionne ;
C'est rire aux parents, qu'au soleil,
Mais moi je ne veux rire à rien;
Et libre soit cette infortune.

giovedì 2 febbraio 2012

Operai di Arthur Rimbaud

Charles Conder*Going home*1888
O quella calda mattina di febbraio! Il Sud inopportuno venne a
riportare a galla i nostri ricordi d'indigenti assurdi,
la nostra giovine miseria.
Henrika aveva una gonna di cotone a quadretti
bianchi e bruni, che dovette esser portata nel secolo
scorso, una cuffia a nastri e un fazzoletto di seta. Ciò
era assai più triste d'un lutto.
Facevamo un giro alla
periferia della città. Il tempo era coperto, e quel vento
del Sud eccitava tutti i cattivi odori dei giardini
devastati e dei prati disseccati.
Ciò non doveva stancare la mia donna quanto me.
In una pozzanghera lasciata dall'inondazione dei
mesi precedenti in un sentiero alquanto alto, ella mi
fece notare dei piccolissimi pesci.
La città, col suo fumo e i suoi rumori di mestieri, ci
seguiva lontanissimo nei sentieri. O l'altro mondo,
l'abitazione benedetta dal cielo, e le ombre! Il Sud mi
ricordava i miserabili incidenti della mia infanzia, le
mie disperazioni d'estate, l'orribile quantità di forza e
di scienza che la sorte ha sempre allontanato da me.
No! Non passeremo l'estate in questo avaro paese,
dove non saremo mai altro che orfani fidanzati.
Voglio che questo braccio indurito più non trascini
una cara immagine.
♪♪♪♪♪♪♪♪
Ouvriers
Ô cette chaude matinée de février.
Le Sud inopportun vint relever nos souvenirs
d’indigents absurdes, notre jeune misère.
Henrika avait une jupe de coton à carreau blanc et brun,
qui a dû être portée au siècle dernier, un bonnet à rubans, et un foulard de soie.
C’était bien plus triste qu’un deuil.
Nous faisions un tour dans la banlieue.
Le temps était couvert,
et ce vent du Sud excitait toutes les vilaines odeurs des jardins
 ravagés et des prés desséchés.
Cela ne devait pas fatiguer ma femme au même point que moi.
Dans une flache laissée par l’inondation du
mois précédent à un sentier assez haut
elle me fit remarquer de très petits poissons.
La ville, avec sa fumée et ses bruits de métiers,
nous suivait très loin dans les chemins.
Ô l’autre monde, l’habitation bénie par le ciel et les ombrages !
Le sud me rappelait les misérables incidents de mon enfance,
mes désespoirs d’été, l’horrible quantité de force et de science
que le sort a toujours éloignée de moi.
Non ! nous ne passerons pas l’été dans cet avare pays
où nous ne serons jamais que des orphelins fiancés.
Je veux que ce bras durci ne traîne plus une chère image.
(Le illuminazioni)

domenica 13 novembre 2011

Ire di cesari di Arthur Rimbaud

Pablo Picasso*Satiri e capre*1959
L’uomo pallido, va lungo aiuole fiorite,
Con il sigaro ai denti vestito di nero:
l’Uomo pallido ripensa ai fiori delle Tuileries
- E a volte l'occhio scialbo ha uno sguardo ardente…
Ebbro, è l'Imperatore, per i vent’anni d’orgia!
Si era detto: “Sulla Libertà voglio soffiare
Delicatamente, come su una candela!”
La libertà rivive! Lui si sente sfiancato!
Prigioniero. – Oh! quael nome sulle labbra mute
Trasale? Qual rimpianto implacabile lo morde?
Non lo sapremo. L’Imperatore ha l’occhio spento.
Ripensa forse al Compare occhialuto…Come
in quelle serate di Saint-Cloud, guarda filare
Dal sigaro acceso una nuvoletta azzurra.
Rages de Césars
L'Homme pâle, le long des pelouses fleuries,
Chemine, en habit noir, et le cigare aux dents :
L'Homme pâle repense aux fleurs des Tuileries
- Et parfois son oeil terne a des regards ardents...
Car l'Empereur est soûl de ses vingt ans d'orgie !
Il s'était dit : "Je vais souffler la Liberté
Bien délicatement, ainsi qu'une bougie ! 
La liberté revit ! Il se sent éreinté ! Il est pris. -
Oh ! quel nom sur ses lèvres muettes
Tressaille ? Quel regret implacable le mord ?
On ne le saura pas. L'Empereur a l'oeil mort.
Il repense peut-être au Compère en lunettes...
- Et regarde filer de son cigare en feu,
Comme aux soirs de Saint-Cloud, un fin nuage bleu.

lunedì 19 luglio 2010

Alle quattro del mattino di Arthur Rimbaud

Ritman L'estate, alle quattro del mattino
dura ancora il sonno d'amore.
Sotto i boschetti svapora
la sera di festa odorosa.
Laggiù, in quel vasto cantiere
al sole delle Esperidi,
- scamiciati - sono già operosi
i Carpentieri.
Calmi, in questi Deserti di Muschio,
approntano pannelli preziosi
dove la città
dipingerà cieli finti.
Per la bellezza di questi Operai
soggetti a un re di Babilonia
ah, Venere! lascia un istante gli Amanti
anime trionfanti incoronate.
Tu Regina dei Pastori
porta l'acquavite ai lavoratori,
la loro forza si plachi nell'attesa
del bagno in mare a mezzogiorno.

domenica 4 luglio 2010

Alba di Arthur Rimbaud

Hora sagrada/Hodler Ho baciato l'alba d'estate.
Nulla si muoveva ancora sul frontone dei palazzi. L'acqua era morta. Gli accampamenti d'ombre non lasciavano la strada del bosco. Ho camminato, destando gli aliti vivi e tiepidi; e le gemme guardarono, e le ali s'alzarono senza rumore.
La prima impresa fu, nel sentiero già pieno di freschi e pallidi splendori, un fiore che mi disse il suo nome.
Risi alla cascata che si scapigliò attraverso gli abeti: sulla cima argentata ravvisai la dea.
Allora sollevai a uno a uno i veli. Nel viale, agitando le braccia. Per la pianura, dove l'ho annunciata al gallo. Nella grande città, ella fuggiva tra i campanili e le cupole; e, correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io le davo la caccia.
In cima alla strada, presso un bosco di lauri, l'ho avvolta nei suoi veli ammassati e ho sentito un poco il suo immenso corpo. L'alba e il fanciullo caddero ai piedi dei bosco.
Al risveglio, era mezzogiorno.

martedì 26 gennaio 2010

Sognato per l'inverno a... lei di Arthur Rimbaud

William Orpen/Mrs St.Cloud Andremo, d'inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli posa
nei cantucci molli.
Tu chiuderai gli occhi, per non vedere dai vetri
smorfiare l'ombre delle sere,
la plebaglia di démoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.
Poi la tua guancia graffiare si sentirà...
un bacetto, un ragno matto, ti correrà
sul collo...
Intanto tu mi dirai: "Cerca!", chinando a me la testa,
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto...

sabato 28 novembre 2009

Fiori di Arthur Rimbaud

ScholdererDa un gradino d'oro,- fra i cordoni di seta, le
garze grigie, i velluti verdi e i dischi di
cristallo che anneriscono come bronzo al
sole,- vedo la digitale schiudersi sopra un
tappeto di filigrane d'argento, d'occhi e di
capigliature.
Monete d'oro giallo sparse sull'agata, pilastri
di mogano che sorreggono una cupola di
smeraldi, mazzi di raso bianco e sottili verghe
di rubino circondano la rosa acquatica.
Simili a un dio dagli enormi occhi azzurri e
dalle forme di neve, il mare e il cielo attirano
verso le terrazze di marmo la folla delle
giovani e forti rose.

mercoledì 4 novembre 2009

Vertigine di Arthur Rimbaud

KhnopffChe cosa sono per noi, cuore mio, i laghi di sangue e di brace,
e mille uccisioni, e le lunghe grida di rabbia,
singhiozzi d'ogni inferno che rovescia ogni ordine,
e ancora l'Aquilone sulle rovine,
e ogni vendetta? Nulla. Ma sì, intera la vogliamo!
Industriali, principi, senati; perito!
Potenze, giustizia, storia: abbasso!
Questo ci spetta. Il sangue! Il sangue! La fiamma d'ora!
Tutto alla guerra, alla vendetta, al terrore.
Spirito mio! Volteggiamo nella morsura.
Ah, passate, repubbliche di questo mio mondo!
Imperatori, reggimenti, coloni, popoli. basta!
Chi attizzerebbe i furiosi vortici di fuoco,
all'infuori di noi e di coloro che immaginiamo fratelli?
A noi, romanzeschi amici. Ci divertiremo.
Noi non lavoreremo mai, o fiotti di fiamme!
Europa, Asia, America, scomparite.
La nostra marcia vendicatrice ha tutto occupato,
città e campagne! Saremo schiacciati!
I vulcani salteranno! E l'oceano percosso...
Oh, amici miei... È certo, cuor mio: sono fratelli.
Se ci mettessimo in marcia, neri sconosciuti...
Andiamo, andiamo! O sventura mi sento fremere,
la vecchia terra su me, sempre più vostro, la terra piomba.

(Non è nulla: sono qui: ci sono sempre.)

sabato 6 dicembre 2008

Natale sulla terra di Arthur Rimbaud

Hawkins Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d'argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando
ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova,
la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!

martedì 15 aprile 2008

Il dormiente nella valle di Arthur Rimbaud

Courbet E' un anfratto verde dove canta un fiume
Appendendo follemente all'erba i suoi stracci
D'argento; dove il sole, dalla fiera montagna
Risplende: è una piccola valle spumeggiante di raggi.
Un giovane soldato, la bocca aperta, il capo nudo,

E la nuca immersa nel fresco nasturzio azzurro
Dorme; è steso nell'erba, sotto le nuvole,
Pallido nel suo verde letto dove la luce piove.
Ha i piedi fra i gladioli, dorme. Sorridendo come

Sorriderebbe un bimbo malato, fa una dormita:
Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.
I profumi non fanno fremere le sue narici;

Lui dorme nel sole, la mano sul petto
Tranquillo. Ha due buchi rossi sul lato destro.
Ottobre 1870

mercoledì 26 marzo 2008

Il male di Arthur Rimbaud

AltdorferMentre gli sputi rossi della mitraglia
Fischiano tutto il giorno nell'infinito azzurro del cielo;
E scarlatti o verdi, accanto al re che li deride
I battaglioni crollano in massa nel fuoco;
Mentre un'orrenda follia massacra

Centomila uomini in un mucchio fumante;
- Poveri morti! Nell'estate, nell'erba, nella tua gioia,
Natura! tu che santamente creasti questi uomini!... -
- C'è un Dio, che ride sulle tovaglie damascate

Degli altari, fra l'incenso, fra i grandi calici d'oro;
Che cullato dagli osanna si addormenta,
E si risveglia quando madri, raccolte

Nell'angoscia, piangendo sotto la vecchia cuffia nera
Gli offrono qualche moneta nel loro fazzoletto.

domenica 9 marzo 2008

Prima serata di Arthur Rimbaud

Allegoria degli amanti di Bordone- Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino...
Seduta sul mio seggiolone,
Seminuda, giungeva le mani.
Al suolo fremevano lieti
i suoi piccolissimi piedi.
- Io guardavo, colore di cera,
un piccolo raggio di luce
sfarfallare nel suo sorriso
e sul suo seno, - mosca al rosaio.
- Le baciai le caviglie sottili.
Ebbe un ridere dolce e brutale
Che si sciolse in un limpido trillo,
Un ridere grazioso di cristallo.
I suoi piedini sotto la camicia
Si salvarono: "Beh, vuoi finirla?"
- La prima audacia era stata permessa,
Ma ridendo fingeva di punirla!
- Baciai, palpitanti al mio labbro,
I suoi timidissimi occhi;
- Lei ritrasse la sua testolina
Esclamando: "Ma questo è ancor
meglio!...
Signore, ho qualcosa da dirvi...
" Tutto il resto gettai sul suo seno
In un bacio, del quale ella rise
D'un riso che fu generoso...
- Ella era ben poco vestita
E degli alberi grandi e indiscreti
Flettevano i rami sui vetri
Con malizia, vicino, vicino...

martedì 19 febbraio 2008

Ofelia di Arthur Rimbaud

John Everett Millais/Ophelia (dettaglio)Sull'onda calma e nera dove dormono le stelle La bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,
Ondeggia molto piano, stesa nei suoi lunghi veli…-
Si sentono dai boschi lontani grida di caccia.
Sono più di mille anni che la triste Ofelia

Passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero;
Sono più di mille anni che la sua dolce follia
Mormora una romanza alla brezza della sera.
Il vento le bacia il seno e distende a corolla

I suoi grandi veli, teneramente cullati dalle acque;
I salici fruscianti piangono sulla sua spalla,
Sulla sua grande fronte sognante s'inclinano i fuscelli.
Le ninfee sfiorate le sospirano attorno;

A volte lei risveglia, in un ontano che dorme,
Un nido da cui sfugge un piccolo fremer d'ali:-
Un canto misterioso scende dagli astri d'oro.
O pallida Ofelia! bella come la neve!
Tu moristi bambina, rapita da un fiume!-
I venti piombati dai grandi monti di Norvegia
Ti avevano parlato dell'aspra libertà;
E un soffio, torcendoti la gran capigliatura,

Al tuo animo sognante portava strani fruscii;
Il tuo cuore ascoltava il canto della Natura
Nei gemiti dell'albero e nei sospiri della notte;
L'urlo dei mari folli, immenso rantolo,

Frantumava il tuo seno fanciullo, troppo dolce e umano;
E un mattino d'aprile, un bel cavaliere pallido,
Un povero pazzo, si sedette muto ai tuoi ginocchi.
Cielo! Amore! Libertà!

Quale sogno, o povera Folle!
Ti scioglievi per lui come la neve al fuoco:
Le tue grandi visioni ti strozzavan le parole-
E il terribile Infinito sconvolse il tuo sguardo azzurro!
- E il Poeta dice che ai raggi delle stelle
Vieni a cercare, la notte, i fiori che cogliesti,
E che ha visto sull'acqua, stesa nei suoi lunghi veli,
La bianca Ofelia come un gran giglio ondeggiare.

domenica 27 gennaio 2008

Sensazione di Arthur Rimbaud

Schuster Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue :
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien,
Mais l’amour infini me montera dans l’âme ;
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, heureux- comme avec une femme.
***
Nelle sere azzurre d’estate andrò per i sentieri,
pizzicato dal grano, a calpestare l’erba tenera:
come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
Non dirò nulla, non penserò a niente:
ma l’amore che non ha fine mi riempirà l’anima,
e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo
attraverso la Natura, felice come quando si sta con una donna.

martedì 4 dicembre 2007

Le strenne degli orfani di Arthur Rimbaud

I
La stanza è piena d'ombra; si sente vagamente
Il dolce e triste sussurrare di due bambini.
La loro fronte si reclina, ancora carica di sogni,
Sotto la lunga tenda bianca che trema e si solleva… -
Fuori gli uccelli si stringono intirizziti;
L'ala s'intorpidisce sotto il grigiore dei cieli;
E il nuovo Anno, dalla scia brumosa,
Trascinando le pieghe della sua veste nevosa,
Sorride piangendo, e rabbrividendo canta…
II
Ora i bambini, sotto la tenda ondeggiante,

Parlano a bassa voce come si fa nella notte scura.
Ascoltano, assorti, come un lontano mormorio…
Sussultano, spesso, alla chiara voce d'oro
Del timbro mattutino, che scandisce e scandisce ancora
Il suo ritornello metallico nel suo globo di vetro… -
Poi, la stanza e gelata…
Si vedono, buttati per terra,
Sparsi attorno ai letti, vestitini di lutto:
L'aspro vento d'inverno che geme sulla soglia
Soffia nella casa il suo affannoso respiro!
Si sente, in tutto ciò, che manca qualcosa… -
Non c'è dunque una madre per questi bambini,
Una madre dal fresco sorriso, dagli sguardi trionfanti?
Ha dunque dimenticato, a sera, sola e china,
Di ravvivare una fiamma strappata alle ceneri,
Di ammucchiare su di loro la lana e il piumino
Prima di lasciarli gridando: perdono.
Non ha previsto per nulla il freddo del mattino,
E non ha sbarrato la porta al vento invernale?... -
Il sogno materno, è il tiepido tappeto,
È il nido ovattato dove i bimbi acquattati,
Come graziosi uccelli a dondolo sui rami,
Dormono un dolce sotto pieno di candide visioni!... -
Ma questo, - è come un nido senza piume, senza calore,
Dove i piccoli han freddo, non dormono, hanno paura;
Un nido che il vento amaro deve aver ghiacciato…
Il vostro cuore ha capito: - quei bimbi sono senza madre.
Niente madre a casa! - e il padre è ben lontano!...
- Una vecchia domestica, allora, se ne prende cura.
I piccoli sono soli nella gelida casa;
Orfani di quattro anni, ecco che nel loro pensiero
Si desta, lentamente, un ricordo ridente…
È come un rosario che si sgrana pregando:
- Ah! che bel mattino, quel mattino delle strenne!
Ognuno, durante la notte, aveva sognato le sue,
In qualche sogno strano in cui si vedono giocattoli,
Confetti avvolti d'oro, gioielli sfavillanti,
Turbinare, danzare una danza sonora,
E poi sparire sotto le tende, e riapparire ancora!
Si svegliavano presto, si alzavano felici,
Le labbra golose, stropicciandosi gli occhi…
Andavano, coi capelli arruffati sulla testa,
Lo sguardo tutto raggiante, come nei grandi giorni di festa,
E i piedini nudi che sfioravano il pavimento,
A bussare dolcemente alla porta dei genitori…
Entravano!... E allora gli auguri… in pigiama,
I baci ripetuti, e l'allegria permessa!
Ah! erano così deliziose, quelle parole dette tante volte!
- Ma com'è cambiata, la casa di una volta:
Crepitava un gran fuoco, chiaro, nel caminetto,
Tutta la vecchia stanza ne era illuminata;
E i riflessi vermigli, fuori dal gran focolare,
Turbinavano amabilmente sui mobili lustri…
- L'armadio era senza chiavi!... senza chiavi il grande armadio!
Guardavano spesso la porta bruna e nera…
Senza chiavi!... com'era strano!... più volte fantasticavano
Sui misteri assopiti fra quei fianchi di legno,
Credevano di udire, dal fondo della toppa
Vuota, un rumore lontano, vago e lieto mormorio…
- La camera dei genitori è proprio vuota, oggi!
Sotto la porta non c'è alcun riflesso rossastro;
Spariti i genitori, le chiavi, il focolare:
Dunque, niente baci, niente dolci sorprese!
Oh! come sarà triste per loro il capodanno!
E tutti pensierosi, mentre dai loro occhioni azzurri
Silenziosamente scende una lacrima amara,
Mormorano: "Quando tornerà la mamma?". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Adesso i piccoli sonnecchiano tristemente:
Direste, a vederli, che piangono dormendo,
Tanto han gli occhi gonfi e il respiro affannoso!
I bambini piccoli hanno il cuore così sensibile!
- Ma l'angelo delle culle viene ad asciugare i loro occhi,
E in quel sonno pesante infonde un sogno gioioso,
Un sogno così gioioso, che le loro labbra socchiuse,
Sorridendo, sembrano mormorare qualcosa…
- Sognano che, piegati sul braccino tondo,
Nel gesto del risveglio, sollevano la fronte,
E il loro vago sguardo si posa tutt'attorno…
Credono di dormire in un paradiso rosa…
Nel focolare pieno di bagliori canta allegramente il fuoco…
Dalla finestra si vede laggiù un bel cielo azzurro;
La natura di desta e di raggi s'inebria
La terra, seminuda, felice di rivivere,
Ha fremiti di gioia sotto i baci del sole…
E nella vecchia casa tutto è tiepido e vermiglio:
I cupi vestiti non sono più sparsi per terra,
Il vento sotto la porta ormai si è placato…
Si direbbe che una fata è passata di là!...
- I bambini, tutti felici, hanno lanciato due gridi…
Là,Vicino al letto materno, sotto un bel raggio rosa,
Là, sul grande tappeto, risplende qualcosa…
Sono medaglioni d'argento, neri e bianchi,
Di giaietto e madreperla, dai riflessi scintillanti;
Piccole cornici nere, corone di vetro,
Con tre parole incise in oro:
"A NOSTRA MADRE!"
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(dipinto di Hughes)

sabato 10 novembre 2007

Eternità di Arthur Rimbaud

ETERNITA'
E' ritrovata. Che cosa?
L'Eternità. E' il mare andato col sole.
Anima sentinella, mormoriamo la confessione

della notte cosi nulla e del giorno infuocato.
Dagli umani suffragi, dagli slanci comuni là

ti liberi e voli a seconda...
Poiché soltanto da voi, o braci di raso,

il dovere si esala senza che si dica: finalmente.
Là, nessuna speranza, nessun orietur.

Scienza con pazienza, il supplizio è sicuro.
E' ritrovata. Che cosa?

L'Eternità. E' il mare andato col sole.
nell'anniversario della morte 10 novembre 1891
(dipinto di Mondrian)