Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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venerdì 8 novembre 2013

Novembre di Arturo Onofri

Carlo Cressini
Sole scialbo, velato,
nebbie insignificanti,
versi bamboleggianti
nell'ombre del passato:

per voi tutto mi sembra
sdraiarsi neghittoso
come torpide membra
non sazie di riposo.

Navigano profumi
nel mio sogno che langue,
e m'illudo che il sangue
lentamente s'aggrumi.

domenica 21 aprile 2013

O mia piccola casa di Arturo Onofri

Albert Welti*1895
O mia piccola casa di provincia,
ove memorie semplici ma care
si ravvivano intorno al focolare
per colui che ritorna e ricomincia

un interrotto sogno di dolcezza;
o mia tepida casa, io ti ritrovo
come una volta in questo aprile novo,
e sempre verde il rosmarino olezza.


Son nidi ancora sotto le tue gronde,
e, nell’orto, i bei ciuffi appena in fiore
della menta e del timo hanno un odore
che all’effluvio dell’anima risponde.


Caro è il murello con le vecchie crepe,
di dove, un giorno, uscivo di soppiatto
a fischiare ai ramarri, o stavo quatto
a spiar le tagliole sulla siepe!


Che stupori, che gioie di scoperte
balenavano in te, mia casa, ogni alba!
Ancora sconosciuta era la scialba
nebbia che grava il mondo fatto inerte.


Ma tu sei sempre quella; è in me ch’è morto
il dolce tempo; come son diverso!
Nella tua siepe c’era l’universo,
ed ora non c’è più che un muro e un orto.
***
(Liriche)

venerdì 16 marzo 2012

Scirocco di Arturo Onofri

Herbert
Scirocco, fermo come una barriera
d'ansia, cela all'inverno moribondo
la fanciullezza della primavera
che soffierà miracoli sul mondo.
Il suolo ansa in affanni di miniera,
a svincolarsi dal suo denso pondo:
non luminosità d'erba leggera,
ma brama d'alzar cieli suoi dal fondo.
E nubi immote covano quel turno
d'oro, in cui la vegliante ansia sepolta
possa esalarsi in sonno taciturno,
ridilatando aperta in cieli caldi
l'anima fanciulletta dissepolta,
che già si pensa fiori, ali, smeraldi.
(Zolla ritorna cosmo-60)

venerdì 23 settembre 2011

La terra sogna di Arturo Onofri

James Tissot*1875
La terra sogna l'ultime farfalle
prima di risvegliarsi autunnalmente
dai veli del suo sonno trasparente
ammassati nel cavo della valle.
Volano, insieme con le foglie gialle,
sui prati, ove l'erbette macilente
s'estènuano in un soffio ond'ella sente
crescere, in ombra, funghi, muschi e galle.
Battono l'ali pavide, al riparo
delle fratte, palpandovi di fuga
fiori non più, ma qualche sterpo amaro.
Umida luce ombreggia di viola
la terra in dormiveglia, che si ruga
già del risveglio che nell'aria vola.
(Vincere il drago)

venerdì 1 luglio 2011

Mia piccola Lirò di Arturo Onofri

Edmund Charles Tarbell
Mia piccola Lirò, ti scrivo un pò turbato,
al lume della candela, col cuore in apprensione
non so perchè, ma come se un innocuo moscone
entrato nella mia stanza vi ronzi all'impazzata.
Lirò, ti vorrei dire tante, ma tante cose,
più dolci di quei confetti che ti piacciono tanto:
tante cose soavi e tepide come il sangue
che corre alla tua fresca bocca di melarosa;
e tante altre leggère come il profumo di fien
che tu prodiga versi nei tuoi fazzolettini,
leggère come il sorriso tuo che mi fa sereno:
cose morbide, come i tuoi capelli fini,
fini più delle vene che ti battono le tempie
e molto traspariscono, azzurre e un poco verdi,
per la tua candida pelle diafana e vellutata.
Lirò, ti vorrei dire tante cose, ma semplici
e pure come i tuoi occhi; tante cose leggiadre
come quel tuo profilo che gli altri chiamano “greco”
e ch’io dico “ di Lirò ”; tante cose che l’eco
già t’avrà ripetuto parlando con tua madre.
Ti vorrei bisbigliare cose tristi e dolci come
gli occhi delle caprette, cose nere più delle chiome
tue, più dei tuoi occhi; più bianche delle tue mani,
più gradite dell’odore della menta se pian piano
si schiaccia sotto le dita. Eppure io tacerò.
Nulla ti saprò dire. Neppure questo: “Lirò,
mia viva tenerezza, se tu per me sarai
quel ch’io sarò per te, sarò quel che vorrai!”
Neppure questo udrai dalla mia bocca triste.
Oh no, son troppe cose; ed infine una sola
io muoio di confidarti, ma piano, perche consola
assai più se si bisbiglia, e spesso non si resiste.
Io tacerò. Ma quando le cicale si bèano
del loro gran concerto sugli olmi della strada
e quando tutto, intorno, è solenne come un ocèano
che medita una calma, e quando tanto aggrada
ascoltare le placide fanfare dei mosconi:
in quell’ora in cui l’ombra dei piccoli cornicioni
si spande sopra tutta la facciata della casa
(sí che se un pó tu sporga dalla finestra in ombra
il tuo capo corvino per vedermi arrivare,
d’un tratto al sole di luglio io te lo veda affiammare):
in quell’ora io giungerò per la via polverosa
che balla nel solleone al canto delle cicale.
E verrò trafelato per dire quella parola
al tuo orecchio fresco, piano, perché consola
come il fruscio delle foglie quando si sfronda un ramo.
..................................................
(Poemi del sole)

domenica 19 giugno 2011

Anima di Arturo Onofri

Von Stuck
Anima, troppo vento oggi soffia per uscire.
In casa resteremo con le finestre serrate
ascoltando attenti il vento nelle gole muggire.
Non esser triste. Pensa che manca poco all'estate.
E allora tutto il giorno avremo calma e sole,
e sempre potremo uscire; e andremo a veder bruciare,
appena che il sole raggiorni, sui monti le carbonare;
e a mezzogiorno, tornando, faremo, pei boschi, giaggioli.
Tu sai che nostra madre molto ama i fiori sul desco.
Vedrai che felicità! Anima, non ti pervade
la pace di quei tramonti, che per godere il fresco
s'esce a coglier bluastri sugli orli delle strade?
Pensa qual gioia, d'agosto, in certi crepuscoli rossi,
sentirsi l'ombra salire su su, fino ai ginocchi!
E in quelle notti tranquille e nitide come i tuoi occhi,
Anima, non ti ricordi come brillava di casti
inviti lontani la Terra, nei fuochi delle sue stoppie?
Ora non esser triste. Osserva attraverso i vetri
delle piccole finestre della casa di campagna
il vento che pèttina gli alberi con le sue mille dita.
Guarda! Nell'orto l'erbe più esili, in mezzo al tormento,
vibrano in un palpitìo simile a quello dei campi
nei mezzogiorni d'estate. Anima, andiamo nel vento!
Pensa che i miei capelli, anch'essi così vibreranno.
Vieni via; non temere! non questo è l'urlo dei lupi.
A capo scoperto andremo, lì presso: tra quelle rupi.
E all'Ave Maria, tornando, io ti darò conforto.
Ma oggi non voglio che canti. Se mai, con la vanga, l'orto.
(Canti delle Oasi/Poemi del sole)

sabato 16 aprile 2011

Arie e follie d'uccelli di Arturo Onofri

Franz Dvorak/Angel of the birds/1910
Arie e follie d'uccelli senza briglia,
obbediscono a volo ai fili d'oro
d'invisibili orditi, ove il sonoro
verde dei prati e il cielo di giunchiglia
son la trama leggera
di questa primavera.
A nord, nelle metropoli di fumo,
fra nature smagrite, in paesaggi
aridi e senza gioia, aprili e maggi
nascono entro officine, in un rischiumo
di fiori, voli e canti,
che son miscugli urlanti.
Ma gli uccelli sbrigliati entro l'aprile,
sanno come scattar con voli d'oro
dai mille fili d'uomini al lavoro,
sparpagliando quell'opera febbrile
in primavere esenti,
sugli altri continenti.
(Vincere il drago!)

giovedì 10 marzo 2011

Marzo, che mette nuvole a soqquadro di Arturo Onofri

Marzo/Hans ThomaMarzo, che mette nuvole a soqquadro
e le ammontagna in alpi di broccati,
per poi disfarle in mammole sui prati,
accende all'improvviso, come un ladro,
un'occhiata di sole,
che abbaglia acque e viole.
Con in bocca un fil d'erba primaticcio,
Marzo è un fanciullo in ozio, a cavalcioni
sul vento che sepàra due stagioni;
e, zufolando, fa, per suo capriccio,
con strafottenti audacie,
il tempo che gli piace.
Stanotte, fra i suoi riccioli, spioventi
sul mio sonno a rovesci e a trilli alati,
il flauto di silenzio dei suoi fiati
vegetali svegliava azzurri e argenti
nel mio sognarlo, e fuori
ne son sbocciati i fiori.
(Vincere il drago!)