Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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giovedì 23 agosto 2012

Notte di Sine di Léopold Sédar Senghor

Esther Erlich*Twinkle Twinkle
Donna, posa sulla mia fronte le tue mani balsamiche,
le tue mani più morbide della pelliccia.
In alto le palme oscillano, stormiscono appena nell'alta brezza
notturna. Non s'ode neppure il canto della nutrice.
Ci culli il silenzio ritmato.
Ascoltiamo il suo canto, ascoltiamo battere il nostro sangue oscuro, ascoltiamo
battere il polso profondo dell'Africa nella bruma dei villaggi perduti.
Ecco, declina la luna stanca verso il suo letto di mare disteso
Ecco che si assopiscono gli scoppi di riso, che gli stessi narratori
ciondolano il capo come bimbo sul dorso della madre
Ecco che i piedi dei danzatori si appesantiscono, si fa pesante la lingua dei cori alternati.
E' l'ora delle stelle e della Notte che sogna
Si appoggia a questa collina di nubi, drappeggiata nel suo lungo perizoma di latte.
I tetti delle case luccicano teneramente. Che dicono, così confidenziali, alle stelle?
Dentro il focolare si spegne nell'intimità di odori acri e dolci
Donna, accendi la lampada dall'olio chiaro, perchè parlino intorno gli antenati come i genitori, i bambini nel letto.
Ascoltiamo la voce degli Antichi d'Elissa. Come noi esiliati
non hanno voluto morire, che si perdesse nelle sabbie il loro torrente seminale.
Che io senta, nella casa fumosa visitata da un riflesso di anime amiche
la mia testa sul tuo seno caldo come un dang tratto fumante dal fuoco
che respiri l'odore dei nostri Morti, che raccolga e ripeta la loro viva voce, che apprenda a
vivere prima di discendere, più in là del tuffatore, nelle alte profondità del sonno.
(Chantes d'ombre)

lunedì 22 dicembre 2008

Pace agli uomini di buona volontà di L.S. Senghor

Prinsep/Cinderella O Signore, oggi che siete nato Parigi avete visitato
E poiché diventava meschina e malvagia
col freddo incorruttibile l'avete purificata
Stamani, fino alle ciminiere che cantano insieme
inalberando bandiere bianche:
Signore. avete elargito al mondo diviso
lo neve della vostra pace...
Dimentico
le mani bianche che premendo il grilletto
fecero crollare gli imperi,
le mani che fustigarono schiavi e
che vi flagellarono.
le vecchie mani bianche che vi schiaffeggiarono.
mani sicure che mi spinsero
alla solitudine e all'odio,
le mani bianche che abbatterono
la foresta di palma
che dominava l'Africa...
Il mio cuore, Signore, si è sciolto come neve
sui tetti di Parigi
al sole della vostra tenerezza.
E tenero si è fatto ai miei nemici, fratelli
dalle mani già bianche senza neve,
anche per queste dita di rugiada che sento,
ogni sera,
sulle mie guance brucianti.