Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

venerdì 7 settembre 2007

Un di' che l'piccol dio d'amore di W.Shakespeare

Francois Pascal Simon Gèrard
Un dì che il piccol dio d'Amore addormentato
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s'eran votate
s'accostarono danzando; con virginea mano
la più bella delle caste s'impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.
Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell'Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo
là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d'Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.

giovedì 6 settembre 2007

Ho sentito che non volete imparare di Bertolt Brecht

Igler*In detention
Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato – esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi
Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
Imparare niente. Così come sei
Puoi rimanere.
E se, nonostante ciò,
ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
Come ho sentito, sono insicuri
Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
Ciò che devi fare affinché stiate bene.
Essi hanno letto i libri di quelli
Che sanno le verità
Che hanno validità in tutti i tempi
E le ricette che aiutano sempre.
Dato che ci sono così tanti che pensano per te
Non devi muovere un dito.
Però, se non fosse così
Allora dovresti studiare.

mercoledì 5 settembre 2007

Sondaggio N.1 di Carlo Bordini

Vittorio Corcos*Sogni
SONDAGGIO 1
Certo, tu dici che
mi ami, e che il mio amore
per te t'impedisce di
amarci, per-
ché è troppo forte,
come troppo forte è il tuo,
e ne trabocchi fino alle orecchie.
Ma non capisci come sei vile,
e come sono vile anch'io, a dir-
ti di sì,
tu temevi ch'io non
ti amassi, ed io temevo
lo stesso da te, en-
trambi per
paura
Non devi lasciarmi
solo - solo - capi-
sci? lo non
posso restare
solo -
finché parlavo da solo
e avevo l'in-
sonnia -
andava bene.
Quando ho avuto
le crisi di pianto,
tu lo sai,
Ma quando hanno co-
minciato a venire
le prime allucinazioni,
allora tu lo sai ti ho
detto:
Per questo,
scrivo di te.
Non ucciderlo ti prego.
(Come io non uc-
cido mia madre).
Il fatto è quello
che sei diventata
te.
Ti dico
E' finito.
Non c'è nulla.
è finito.
Non c'è più.
Tu lo sai:
non avevi vergogna di
lui,
avevi vergogna di
te.
Ti ho penetrata così
profondamente,
come non ho mai fatto
con nessuno.
Guardami:
io sono Dio.
Tu lo sai che io sono Dio,
e perché vuoi lasciare
un dio,
hai paura di un dio
non sai che bisogna avere
timor di Dio? -
Non è male avere un Dio
che ti intimorisce
o è male?
Per questo avevi Paura
di me?
Guarda che io sono un Dio
buono
non hai paura di me?
non ho mai abusato dei miei poteri.
Non ho mai usato i miei poteri.
Li scialacquavo così,
aspettando.
Sì, ti aspettavo,
aspettavo una persona dannata,
per poter
scappare insieme...
Essere Dio significa scappare,
avere la forza esatta la com-
prensione
per
scappare,
ma per farlo bisogna
passarci den-
tro,
ed io aspettavo una persona
che avesse male come me,
per scappare insieme.
Ora capisci perché non bisogna lasciare un dio
solo?
Eravamo pieni di
pianto. tremavamo
come foglie, quan-
do ci siamo spoglia-
ti nudi, e ci siamo
visti, ma perché te-
mere
la nostra vista,
la nostra belissi-
ma vista,
temere di rico-
no-
Nessuno di noi due sapeva
tutto questo. Eravamo
impreparati.
diciamo che non ci cono-
scevamo,
eravamo due persone così,
che si in-
contrano.
Senza sapere si possono fare
errori
mostruosi, scassare vecchi mobili, rompere
pignatte, vecchi catini di porcellana,
cose vecchie,
rompere cose vecchie,
che errore mostruoso!
Per poi fuggire,
stupidamente.
Come ladri ed assas-
sini. Incespicando. Rompere
cose vecchie.
Scappare diciamo attraverso cancelli
di cimiteri, rompere cancelli
di cimiteri
appunto.
ma quando i morti sono scappati
dai cimiteri,
noi,
come l'apprendista stregone,
abbiamo detto: ...

martedì 4 settembre 2007

Avete 'n vo' li fior' e la verdura sonetto di Guido Cavalcanti

PhilipThornhill 
Avete 'n vo' li fior' e la verdura
e ciò che luce od è bello a vedere;
risplende più che sol vostra figura:
chi vo' non vede, ma' non pò valere.
In questo mondo non ha creatura
sì piena di bieltà né di piacere;
e chi d'amor si teme, lu' assicura
vostro bel vis' a tanto 'n sé volere.
Le donne che vi fanno compagnia
assa' mi piaccion per lo vostro amore;
ed i' le prego per lor cortesia.
che qual più può più vi faccia onore
ed aggia cara vostra segnoria,
perché di tutte siete la migliore.

lunedì 3 settembre 2007

Giochi ogni giorno di Pablo Neruda

Giochi ogni giorno...
Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.
A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.
Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.
Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.
Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.
Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.
Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.
Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.
(dipinto di Apperley/La rosa)

domenica 2 settembre 2007

Io pronuncio il tuo nome di F.G.Lorca

Van Gogh*Starry night
Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.
Io pronuncio il tuo nome

in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.
Ti amerò come allora

qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

sabato 1 settembre 2007

L'amore è simile alla rosa di macchia di Emily Bronte

Gerhartz
L'amore è simile alla rosa di macchia,
l'amicizia assomiglia all'agrifoglio:
l'agrifoglio è scuro quando la rosa fiorisce,
ma chi è più costante nella fioritura?
La rosa di macchia è odorosa in primavera,

i suoi fiori estivi profumano l'aria;
ma aspetta che torni l'inverno:
chi si ricorderà della rosa di macchia?
Disprezza allora l'inutile corona di rose

e ricopriti della lucentezza dell'agrifoglio
che – quando dicembre rattrista la tua fronte –
ancora sa mantener verde la tua ghirlanda.