Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 21 dicembre 2008

Dicembre di Guido Gozzano

Hoffbauer
Dalla profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolenta,
tutte le case ammanta come spettri;
di su, di giù, di qua, di là, s'avventa,
scende, risale, impetuosa, lenta,
alle finestre tamburella i vetri...
Turbina densa in fiocchi di bambagia,
imbianca i tetti ed i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi sordi...
Nel caminetto crepita la bragia...

sabato 20 dicembre 2008

Laude natalizia 1° di Jacopone da Todi

Edgar Maxence*Concerto angelico*1897
Veggiamo il suo Bambino
Gammettare nel fieno,
E le braccia scoperte
Porgere ad ella in seno,
Ed essa lo ricopre
El meglio che può almeno,
Mettendoli la poppa
Entro la sua bocchina.
* * * * *
A la sua man manca,
Cullava lo Bambino,
E con sante parole
Nenciava il suo amor fino....
Gli Angioletti d’ intorno
Se ne gian danzando,
Facendo dolci versi
E d’ amor favellando.
Ne la degna stalla del dolce Bambino
Gli Angeli cantano d’ intorno al piccolino;
Cantano e gridano gli Angeli diletti,
Tutti riverenti timidi e subietti,
Al Bambolino principe de gli eletti,
Che nudo giace nel pungente spino.
* * * * *
Il Verbo divino, che è sommo sapiente,
In questo dì par che non sappia niente,
Guardal su’ l fieno, che gambetta piangente,
Como elli non fusse huomo divino.
Andiamo a lavare
La casa a nettare,
Che non trovi bruttura.
Poi el menaremo,
Et gli daremo
Ben da ber’ e mangiare.
Un cibo espiato,
Et d’ or li sia dato
Senza alcuna dimura.
Lo cor adempito
Dagiamoli fornito
Senza odio ne rancura

venerdì 19 dicembre 2008

E' scesa la neve di Gabriela Mistral

Vladimir A. Serov E' scesa la neve
a visitare la valle.
Giunge senza rumore.
Così scendono i sogni.
Guardiamola scendere.
Ha dita così dolci,
così lievi e sottili,
che sfiorano senza toccare.

giovedì 18 dicembre 2008

Anniversario 1° di Giovanni Pascoli

Ernest BielerSono più di trent'anni e di queste ore,
mamma, tu con dolor m'hai partorito;
ed il mio nuovo piccolo vagito
t'addolorava più del tuo dolore.
Poi tra il dolore sempre ed il timore,
o dolce madre, m'hai di te nutrito:
e quando fui del corpo tuo vestito,
quand'ebbi nel mio cuor tutto il tuo
cuore;
allor sei morta; e son vent'anni: un
giorno!
già gli occhi materni io penso a vuoto;
il caro viso già mi si scolora,
mamma, e più non ti so. Ma nel
soggiorno
freddo de' morti, nel tuo sogno immoto,
tu m'accarezzi i riccioli d'allora.
31 di dicembre 1889.

mercoledì 17 dicembre 2008

L'albero di Natale di Nazim Hikmet

A sud del golfo di Finlandia la notte
vicino al mare brumoso
l'albero di Natale scintilla
tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni
e ciminiere di fabbriche
l'albero di Natale
l'albero di Natale canta
sulla piazza bianca di neve
canzoni dell'Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d'oro
l'albero di Natale
tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre
sono io che l'ho appesa
mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà con le mie parole
le mie speranze le mie carezze
a tutti gli alberi
di Natale a tutti gli alberi
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso

martedì 16 dicembre 2008

Caffè a Rapallo di Eugenio Montale

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemm
ee screzi di sete...
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.
S'ode grande frastuono nella via.
È passata di fuori
l'indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.
Un mondo gnomo ne andava
con strepere di muletti e di carriole,
tra un lagno di montoni
di cartapesta e un bagliare
di sciabole fasciate di stagnole.
Passarono i Generali
con le feluche di cartone
e impugnavano aste di torroni;
poi furono i gregari
con moccoli e lampioni,
e le tinnanti scatole
ch'ànno il suono più trito,
tenue rivo che incanta
l'animo dubitoso:
(meraviglioso udivo).
L'orda passò col rumore
d'una zampante greggia
che il tuono recente impaura.
L'accolse la pastura
che per noi più non verdeggia.

lunedì 15 dicembre 2008

Nella notte di Natale di S.Ambrogio

Jan Van Eyck
 Ascolta, tu che governi Israele,
che siedi sopra i cherubini;
compari in faccia ad Efraim, scuoti
la tua potenza, e vieni.
Vieni, redentore dei popoli,
vanta il parto da vergine;
ne stupisca ogni tempo:
parto che si conviene a Dio.
Non da seme maschile
ma per mistico fiato
si è fatto carne il Verbo di Dio
e il frutto del ventre è fiorito.
Il grembo della vergine si gonfia:
chiostro permane di pudore.
Delle virtù risplendono i vessilli:
in quel tempio si agita Dio.
Dal suo talamo venga,
regale sala del pudore,
il gigante di duplice natura
per correre animoso la sua strada:
l'uscita sua dal Padre,
il suo ritorno al Padre,
la corsa fino agli inferi,
e il suo ritorno alla divina sede.
Uguale al sommo Padre
recingiti col trionfo della carne
tu che rafforzi di valore eterno
le debolezze della nostra carne.
Già splende il tuo presepe
e la notte respira la sua luce,
che tenebra nessuna offuschi mai
e d'incessante fede possa splendere.