Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

mercoledì 14 novembre 2012

Autunno romantico di Giosuè Carducci

Walter Griffin*1897
Di sereno adamàntino su ’l vasto
Squallor d’autunno il cielo azzurro brilla,
Come di sua beltà nel conscio fasto
La tua fredda pupilla.
Come a te velo tenüe le membra
Nel risorger del tuo bel giorno a l’opre,
Nebbia la terra, che addormita sembra,
Argentëa ricopre.
Ed immoti per essa ergon le cime
Irte e umide i grigi alberi muti,
Quai nel pensier cui la memoria opprime
I dolci anni perduti.
E via sovr’essi indifferente il sole,
Che al bel maggio rideva entro la folta
Fronda, ora fulge e non riscalda. O Jole,
Amiam l’ultima volta.
(Rime nuove*1906)

martedì 13 novembre 2012

Cantilena di novembre di Gyula Juhász

Vincent Van Gogh*Autumn*1885
I tristi pagliai anneriti
stanno in grembo all’autunno, spersi nella pioggia.
Un pioppo si rannicchia sotto il vecchio cielo
che specchia i tempi che se ne vanno.
O tristi pagliai anneriti,
dov’è l’estate, dove sono le frecce di fuoco e le danze?
Un pioppo si rannicchia sotto il vecchio cielo,
filtrano dell’autunno lacrimose fragranze.
I tristi pagliai anneriti
stanno in grembo all’autunno, spersi nella nebbia.
Ancora una volta il mondo si fa più desolato
e questo cuore ancora una volta muore sfinito.
(Traduzione di Mario De Micheli e Eva Rossi)

lunedì 12 novembre 2012

Il baluardo di Maria Luisa Spaziani

Francis Cadell*Mrs Constance Guest
Questo è il cortile pallido dove in clausura le tortore
dolcemente esalavano un pianto gregoriano
e dove la parola con rampicanti di versi
tentava nelle tenebre un cielo più lontano.
La fontana barocca ha il rantolo dei morti
che sassi e nebbie impigliano nel sogno controvento.
Non è desolato il relitto che esprime i lacerti contorti
ma la facciata intatta sopra i deserti del tempo.
(Utilità della memoria)

domenica 11 novembre 2012

Iride di Eugenio Montale

Salvador Dalì*Madonna di Port Lligat*1949
Quando di colpo San Martino smotta
le sue braci e le attizza in fondo al cupo
fornello dell’Ontario,
schiocchi di pigne verdi fra la cenere
o il fumo d’un infuso di papaveri
e il Volto insanguinato sul sudario
che mi divide da te;
questo e poco altro (se poco
è un tuo segno, un ammicco, nella lotta
che me sospinge in un ossario, spalle
al muro, dove zàffiri celesti
e palmizi e cicogne su una zampa non chiudono
l’atroce vista al povero
Nestoriano smarrito);
è quanto di te giunge dal naufragio
delle mie genti, delle tue, or che un fuoco
di gelo porta alla memoria il suolo
ch’è tuo e che non vedesti; e altro rosario
fra le dita non ho, non altra vampa
se non questa, di resina e di bacche,
t’ha investito.
******
Cuore d’altri non è simile al tuo,
la lince non somiglia al bel soriano
che apposta l’uccello mosca sull’alloro;
ma li credi tu eguali se t’avventuri
fuor dell’ombra del sicomoro
o è forse quella maschera sul drappo bianco,
quell’effigie di porpora che t’ha guidata?
Perché l’opera tua (che della Sua
è una forma) fiorisse in altre luci
Iri del Canaan ti dileguasti
in quel nimbo di vischi e pugnitopi
che il tuo cuore conduce
nella notte nel mondo, oltre il miraggio
dei fiori del deserto, tuoi germani.
Se appari, qui mi riporti, sotto la pergola
di viti spoglie, accanto all’imbarcadero
del nostro fiume – e il burchio non torna indietro,
il sole di San Martino si stempera, nero.
Ma se ritorni non sei tu, è mutata
la tua storia terrena, non attendi
al traghetto la prua,
non hai sguardi, né ieri né domani;
perché l’opera Sua (che nella tua
si trasforma) dev’esser continuata.
(La Bufera e altro)

sabato 10 novembre 2012

L'autunno di Friedrich Hölderlin

Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson*Autumn 
Le saghe che si allontanano dal mondo,
Dallo spirito che è stato e che ritorna,
Tornano all'umanità, e molto impariamo
Dal tempo, che in gran fretta si consuma.
Le immagini del passato non abbandona
La natura, così come i giorni sbiadiscono
In piena estate, torna sulla terra l'autunno,
Lo spirito delle piogge torna in cielo.
In breve tempo molto ha avuto fine,
Il contadino, che all'aratro appare,
Vede, che l'anno volge al lieto termine,
In tali quadri si compie il giorno umano.
Il cerchio della terra abbellito di rocce
Non è come la nube, che a sera si perde,
Si mostra insieme a un giorno dorato
E la perfezione è senza lamento.
(Canto e follia)
**************
Der Herbst
Die Sagen, die der Erde sich entfernen,
Vom Geiste, der gewesen ist und wiederkehret,
Sie kehren zu der Menschheit sich, und vieles lernen
Wir aus der Zeit, die eilends sich verzehret.
Die Bilder der Vergangenheit sind nicht verlassen
Von der Natur, als wie die Tag' verblassen
Im hohen Sommer, kehrt der Herbst zur Erde nieder,
Der Geist der Schauer findet sich am Himmel wieder.
In kurzer Zeit hat vieles sich geendet,
Der Landmann, der am Pfluge sich gezeiget,
Er siehet, wie das Jahr sich frohem Ende neiget,
In solchen Bildern ist des Menschen Tag vollendet'
Der Erde Rund mit Felsen ausgezieret
Ist wie die Wolke nicht, die Abends sich verlieret,
Es zeiget sich mit einem goldnen Tage,
Und die Vollkommenheit ist ohne Klage.

venerdì 9 novembre 2012

E' novembre di Ardengo Soffici

Arkhip Ivanovich Kuindzhi*1890
Presto, cogliamo questi ultimi lampi
di bellezza della terra esausta che si prepara a morire. 
Quante volte avremmo voluto fissar nella carta bianca 1'emozione,
il nostro amore quasi carnale per la zolla grassa, bollente, 
coperta di verdura robusta, 
per la spiga pesante che il sole abbrustolisce, 
per il grappolo azzurro, lustro, 
turgido come una mammella, 
per il ramo curvo carico di frutta. 
Non abbiamo saputo! 
Non perdiamo questi splendori estremi. 
Empiamoci gli occhi del vermiglione, della porpora, 
dell' arancione dei pampani agonizzanti; 
del giallo e del bianco dei fiori ritardatari. 
L'erba fresca inzuppata di guazza, 
le foglie scintillanti nelle mattine ancora soleggiate,
 i tetti che la luce inonda ancora, 
i campi e le prode fumanti 
come la groppa di un bue che ha lavorato troppo. 
Domani il sipario della nebbia calerà su tutto e sul nostro cuore. 
Non vedremo, non ameremo più nulla che i nostri ricordi; 
non sentiremo che il nostro dolore solitario.

giovedì 8 novembre 2012

Novembre di Federico Garcia Lorca

Julio Romero De Torres*Nuestra Señora de Andalucía 
Tutti gli occhi
stavano aperti
di fronte alla solitudine
sbiadita dal pianto.
Tin
tan,
tin
tan.
I verdi cipressi
custodivano la loro anima
increspata dal vento,
e le parole come falci
tagliavano anime di fiori.
Tin
tan,
tin
tan.
Il cielo era appassito.
Oh sera prigioniera delle nubi.
sfinge senza occhi!
Obelischi e ciminiere
facevano bolle di sapone.
Tin
tan,
tin
tan.
I ritmi si curvavano
e si curvava l'aria,
guerrieri di nebbia
facevano degli alberi
catapulte.
Tin
tan,
tin
tan.
Oh sera,
sera di un altro mio bacio!
Timore lontano della mia ombra,
senza raggio d'oro!
Sonaglio vuoto.
Sera dissolta
sopra pire si silenzio.
Tin
tan,
tin 
tan.
Novembre 1920
*************
NOVIEMBRE
Todos los ojos
estaban abiertos
frente a la soledad
despintada por el llanto.
Tin
tan,
tin
tan.
Los verdes cipreses
guardaban su alma
arrugada por el viento,
y las palabras como guadañas
segaban almas de flores.
Tin
tan,
tin
tan.
El cielo estaba marchito.
¡Oh tarde cautiva por las nubes,
esfinge sin ojos!
Obeliscos y chimeneas
hacían pompas de jabón.
Tin
tan,
tin
tan.
Los ritmos se curvaban
y se curvaba el aire,
guerreros de niebla
hacían de los árboles
catapultas.
Tin
tan,
tin
tan.
¡Oh tarde,
tarde de mi otro beso!
Tema lejano de mi sombra,
¡sin rayo de oro!
Cascabel vacío.
Tarde desmoronada
sobre piras de silencio.
Tin
tan,
tin
tan.
(Noviembre de 1920)