Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

mercoledì 31 dicembre 2008

Anno nuovo di Carlo Levi

Chiudo le luci al sonno, e indarno spero
Anno, portami lontano / dalle cose ripetute / fa che non sia vano / il restare solo / e consenti il volo / alle cose perdute
Carlo Levi, primo gennaio 1935

Anniversario 3° di Giovanni Pascoli

Michael Ancher/1882 Già li vedevo gli occhi tuoi, soavi
seguirmi sempre per il mio cammino,
chinarsi mesti sul mio capo chino,
volgersi, al mio dubbiar, dubbiosi e
gravi.
Come col dolor tuo mi consolavi,
come, o cuore vivente oltre il destino!
come al tuo collo ti tornai bambino
piangendo il pianto che su me versavi!
Or che rivivo alfine, or che trovai
ah! le due parti del tuo cuore infranto,
ora quell'occhio più che mai materno...
No: tu con gli altri, al freddo, all'acqua,
stai,
con gli altri, solitari in camposanto,
in questa sera torbida d'inverno.
31 di dicembre 1891.

martedì 30 dicembre 2008

La stella di Natale di Boris Pasternak

Andrea Mantegna/Adorazione dei MagiE lì accanto, sconosciuta prima di allora,
più modesta d'un lucignolo
nella finestrella del capanno
tremava una stella sulla strada di Betlemme.
Per quella stessa strada, per quegli stessi luoghi
alcuni angeli andavano in mezzo alla folla.
L'incorporeità li faceva invisibili,
ma il passo lasciava l'orma.
Lui dormiva, tutto splendente, in una culla di quercia,
come un raggio di luna dentro il cavo d'un tronco.
Invece di pelle di pecora,
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.
Stavano in ombra, come nel buio della stalla
sussurravano, trovando a stento le parole.
A un tratto qualcuno, un po' a sinistra nell'oscurità,
con la mano scansò dalla culla uno dei Magi,
e quello si voltò: dalla soglia la Vergine
guardava come un ospite la stella di Natale.

lunedì 29 dicembre 2008

Laude natalizia 3° di Jacopone da Todi

Sandro Botticelli
Angelo:
Pastor, voie che veggiate
Sovra la greggia en quista regione
I vostr’occhi levate,
ch’io son l’Agnol de l’eternal magione:
Ambasciaria ve fone
Ed a voje vangelizzo gaudio fino
Ch’è nato e Gesuino
Figliuol de Dio, per voie salvar mandato
Coro: Angeli
E de ciò ve do en segno
Ch’en vile stalla è nato el poverello,
e non se fa disdegno
giacere en mezzo al buove e l’asenello.
La mamma en vil pancello
l’ha inchinato sovra el mangiatoio.
De fieno è ‘l covertoio,
ed è descieso così umiliato.
Pastores:
Ecco quilla stallecta,
vedemce lo fantino povero stare.
La Vergin benedecta
Non ha paceglie né fascia per fasciare,
Joseppe non la pò ‘itare
Ch’è desvenuto per la gran vecchiezza, (…)
Maria:
O car dolce mio figlio,
da me se’ nato si poverello!
Josepe el vecchiarello,
quil ch’è tuo bailo, qui s’è addormentato.

domenica 28 dicembre 2008

Anniversario 2° di Giovanni Pascoli

Frank Duveneck/Elizabeth Boott Sappi-e forse lo sai, nel camposanto-
la bimba dalle lunghe anella d'oro,
e l'altra che fu l'ultimo tuo pianto,
sappi ch'io le raccolsi e che le adoro.
Per lor ripresi il mio coraggio affranto,
e mi detersi l'anima per loro:
hanno un tetto, hanno un nido, ora,
mio vanto;
e l'amor mio le nutre e il mio lavoro.
Non son felici, sappi, ma serene:
il lor sorriso ha una tristezza pia:
io le guardo-o mia sola erma famiglia !-
sempre a gli occhi sento che mi viene
quella che ti bagnò nell'agonia
non terminata lagrima le ciglia.
31 di dicembre 1890.

sabato 27 dicembre 2008

Natale sull'Hudson di Federico Garcia Lorca

William Paxton*Mrs. Toppan*1935
Questa spugna grigia!
Questo marinaio appena sgozzato.
Questo grande fiume.
Questa brezza dai limiti oscuri.
Questo filo, amore, questo filo.
I quattro marinai erano in lotta col mondo,
col mondo di ariste che vedono tutti gli occhi,
col mondo che non si può correre senza cavalli.
Erano uno, cento, mille marinai
in lotta col mondo delle acute velocità,
senza capire che il mondo
era solo nel cielo.
Il mondo solo nel cielo solo.
Sono le colline di martelli e il trionfo della folta erba.
Sono i formicai vivissimi e le monete nel fango.
Il mondo solo nel cielo solo
e il vento all'uscita di tutti i villaggi.
Il lombrico cantava il terrore della ruota
e il marinaio decapitato
cantava l'orso d'acqua che avrebbe bloccato:
e tutti cantavano alleluia,
alleluia. Cielo deserto.
È lo stesso, lo stesso! alleluia.
Ho passato tutta la notte sui ponteggi dei sobborghi
spargendo il sangue sugli stucchi dei progetti,
aiutando i marinai a raccogliere le vele squarciate.
E sto con le mani vuote nel rumore della foce.
Non importa che ogni minuto
un altro bambino agiti i suoi rami di vene
né che il parto della vipera, sfrenato sotto i rami,
plachi la sete di sangue di quelli che osservano il nudo.
Quel che importa è questo vuoto. Mondo solo. Foce.
Alba no. Favola inerte.
Solo questo: foce.
Oh mia grigia spugna!
Oh mio collo appena sgozzato!
Oh mio grande fiume!
Oh mia brezza di limiti che non sono miei!
Oh filo del mio amore, oh filo pungente!
New York, 27 dicembre 1929

venerdì 26 dicembre 2008

Sarà di Raoul Follereau

Millais/Tempo di Natale 1887
E' Natale; Gesù è venuto. Ma se batterà alla nostra
porta, sapremo riconoscerlo?
Sarà, come una volta. Un uomo povero.
Certamente un uomo solo.
Sarà senza dubbio un operaio,
forse un disoccupato,
e anche, Se lo sciopero è giusto uno scioperante.
O tenterà di vendere delle polizze d'assicurazione
o degli aspirapolvere...
Sarà forse un rifugiato.
Uno dei quindici milioni di rifugiati
con un passaporto dell'O.N.U.;
uno di coloro che nessuno vuole
e che vagano vagano
in questo deserto ch'è diventato il Mondo;
uno di coloro che devono morire
perché dopo tutto non si sa da che parte arrivino
persone di quella risma...
Se Cristo domani batterà
alla vostra porta. Lo riconoscerete?
Avrà l'aspetto abbattuto. Spossato,
annientato com'è
perché deve portare
tutte le pene della terra...