Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 31 dicembre 2012

I collari del tempo e dello spazio di Filippo Tommaso Marinetti

Leslie Thrasher
O Tempo! Mi scaglierò contro di te,
e ti spezzerò le ali,
e romperò la tua voce asmatica d’orologio!
Chiama pure alla riscossa lo spazio,
vecchio avoltoio podagroso
che lascia dietro di sè come striscia di bava
il bianco nastro delle strade e i grandi archi
dell’orizzonte, simili a immense lumache
arrotondate!...
Tempo! Spazio! Sole divinità padrone del mondo!
Io mi ribello contro di voi!
Spazio! Tu mi mettesti intorno al collo,
come una cavezza,
questo mutevole orizzonte
irto di monti, di piani e di città capellute!...
Tu mi lasciasti, sola libertà,
la distanza che separa la mia gola palpitante
dal cerchio chiuso dell’orizzonte....
Ora io t’impongo – comprendi? – d’allargarlo
di più, sempre di più, finchè si schianti!
E tu, esecrabile Tempo, farai altrettanto!
Tu devi, ti piaccia, allentare
la strangolante e sinistra cavezza dell’ora....
dell’ora che segue quella che viviamo
e che da ogni parte la stringe
per dominarla meglio e per soffocarla
uccidendo la mia azione!
Tempo! Spazio! Che direste
se bruscamente attraversassi, in dieci secondi,
l’intervallo che mi divide
da questo rotondo orizzonte
che, secondo i vostri calcoli,
m’aspetta soltanto fra un’ora?...
Ah! ah! ridete giallo, e sentite tremare
sotto i vostri piedi geometrici i piedestalli
della vostra potenza millenaria!
E’ perchè – cordialmente ve lo confesso –
il mio motore ha talvolta delle velocità stupefacenti.
Voi sapete, d’altronde, che tutti i chilometri
non sono lunghi ugualmente....
Alcuni sono di trecento, ed altri d’ottocento metri....
E vi sono delle ore che si slanciano
mentre altre s’addormentano....
Tutto ciò manca d’ordine e di precisione!...
Sappiate che uno spirito forte come il mio
può dare a un’ora l’ampiezza di una settimana,
o serrarla nel suo pugno duro,
come un limone
da cui colerà soltanto il sugo
d’un minuscolo quarto d’ora!...
A forza di desideri e d’attese guardinghe,
conobbi le segrete serrature
che chiudono i collari dell’orizzonte e dell’ora.
Ed ecco: adesso batto la testa
nei quattro cantoni di questi quattro quarti d’ora
che m’imprigionano!
Ma tutt’intorno c’è una cornice assai più grande,
e assai più elastica....
E’ la giornata solare.
Poi, più ampia, la mutevole stagione,
fragile, infinitamente allungabile....
guardate! La mia tenace volontà
e la mia sensibilità,
collaborando coll’elica
fanno della velocità una cosa assoluta!...
Spazio, io ti costringo, volando,
a mettermi intorno al collo, incessantemente,
senza riposo, ad ogni istante
un sempre nuovo orizzonte!...
Carezze sempre diverse e sempre più cupe!...
Non è la Via Lattea,
che m’abbellisce, in questo momento,
una fulgida collana di perle
che potrebbe inebbriare
il collo della mia amica?
Suvvia! Fa presto! In quale orizzonte
stai dunque per rinchiudermi!...
Tempo! Spazio! Sarete sorpassati per forza!
Spazio! tu perderai, ogni volta,
un po’ del tempo, tuo amico....
La mia cavezza è almeno cento volte più larga
di quella che lega quel treno sorpassato!
Fra un’ora tu dovrai allungare la mia
all’infinito!...
Meglio varrebbe abbandonarla subito!...
Ecco! E’ già fatto!
Al diavolo il Tempo e lo Spazio!
**************
(L'aereoplano del Papa*1914)

domenica 30 dicembre 2012

Bilanci consuntivi di Maria Luisa Spaziani

Norman Rockwell*1932
Ma tutta quella tristezza che hai vissuto,
(guarda, che strano), dall'alto del monte
non ti sembra un'azzurra mascherata?
E quando vedi i dadi che riposano
sopra il loro responso di numeri,
giureresti che si trattava di un gioco?
(Geometria del disordine)

sabato 29 dicembre 2012

Victor parte I di Wystan Hugh Auden

Joseph Christian Leyendecker
Victor era un bambinello,
in questo mondo venne;
il padre lo prese sul ginocchio e disse:
"Non disonorare il nostro nome".
Victor alzò gli occhi al padre
alzò gli occhi grandi e rotondi:
il padre disse: "Victor, mio unico figlio,
non dire mai bugie, non dirne mai".
Victor e il padre andarono
a fare un giro in calesse;
il padre trasse una Bibbia di tasca e lesse:
"Beati i puri di cuore".
Era un dicembre gelato,
non era certo stagione di messi;
il padre cadde ucciso da un infarto
allacciandosi gli stivali.
Era un dicembre gelato
quando sprofondò nella tomba;
lo zio trovò a Victor un posto di cassiere
alla Banca delle Contee del Midland.
Era un dicembre gelato,
Victor aveva appena diciotto anni,
ma teneva esatti i conti, dritti i margini
e sempre puliti i polsini.
Prese una stanza al Peveril,
una rispettabile pensione;
e il Tempo lo teneva sempre d'occhio
come un gatto tiene d'occhio un topo.
Gli impiegati gli davano pacche sulla spalla;
"Hai mai avuto una donna?" gli dicevano.
"Vieni in città con noi sabato sera".
Victor sorrideva e scuoteva la testa.
Il direttore sedeva nel suo ufficio,
fumava una sigaro Corona;
disse: "Victor è un bravo ragazzo ma
è troppo timido per fare strada".
Victor salì nella sua stanza,
caricò la sveglia;
montò a letto, prese la Bibbia e lesse
quello che era accaduto a Iezabel.
(prosegue in aprile.....)
**********
Victor was a little baby, 
Into this world he came;
His father took him on his knee and said: 
"Don't dishonour the family name." 
Victor looked up at his father 
Looked up with big round eyes:
His father said: "Victor, my only son, 
Don't you ever tell lies."
Victor and his father went riding
Out in a little dog-cart;
His father took a Bible from his pocket and read:
"Blessed are the pure in heart".
It was a frosty December, 
It wasn't the season for fruits;
His father fell dead of heart disease 
While lacing up his boots.
It was a frosty December 
When into his grave he sank;
His uncle found Victor a post as a cashier 
In the Midlands Counties Bank.
It was a frosty December 
Victor was only eighteen.
But his figures were neat and his margins straight 
And his cuffs were always clean.
He took a room at the Peveril, 
A respectable boarding-house; 
And Time watched Victor day after day 
As a cat will watch a mouse.
The clerks slapped Victor on the shoulder;
"Have you ever had a woman?" they said,
"Come down town with us on Saturday night".
Victor smiled and shook his head.
The manager sat in his office,
Smoked a Corona cigar:
Said, "Victor's a decent fellow but
He's too mousey to go far".
Victor went up to his bedroom, 
Set the alarm bell;
Climbed into bed, took his Bible and read 
Of what happend to Jezebel.
(Lighter Poems)

venerdì 28 dicembre 2012

Ai fratelli Cervi, alla loro Italia di Salvatore Quasimodo

Jan Van Eyck*1427
In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.
Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.
Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre ardente.
Anche qui dividono in sogni la natura,
vestono la morte e ridono i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore finì la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.
Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi
non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.
**************
(Gelindo,Antenore,Aldo,Ferdinando,Agostino,Ovidio,Ettore.
trucidati il 28 dicembre del 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia)

giovedì 27 dicembre 2012

C'era ai vetri di freddo del Natale di Alfonso Gatto

William Fulton Soare
C'era ai vetri di freddo del Natale
tra i graffi dei bambini anche il tuo nome.
Io bevevo il caffè, dicevo come
potrò vederla, càpita che il male
paziente all'improvviso m'allontani
nell'ansia dell'averti ove non sei.
Ma sei dovunque l'ora dei cortei
che passano, la festa del domani.
(Poesie d'amore-Seconda parte-1960*1972)

mercoledì 26 dicembre 2012

Dolina notturna di Giuseppe Ungaretti

Alphonse Maria Mucha*Mistletoe-Portrait Madame Mucha
Napoli il 26 dicembre 1916
Il volto
di stanotte
è secco
come una
pergamena
Questo nomade
adunco
morbido di neve
si lascia
come una foglia
accartocciata
L'interminabile
tempo
mi adopera
come un fruscio
(Naufragi)

martedì 25 dicembre 2012

Il mondo non ascolta di Maria Luisa Spaziani

Charles Allen
Il mondo non ascolta che rumori.
Le sfumature sfuggono, sfumano gli ultrasuoni.
Io trasmetto parole su un'antenna
che ogni giorno quel vento rovescia.
Ti auguro buon Natale nel più profondo sento
di che magica forza quest'augurio è capace.
Non t'ho detto che t'amo, forse l'avrei osato
se mai nessuno al mondo lo avesse detto prima.
(La traversata dell'oasi)