Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 30 settembre 2012

Pensiero d’autunno di Ada Negri

George Frederic Watts*Prayer
Fammi uguale, Signore, a quelle foglie
moribonde che vedo oggi nel sole
tremar dell’olmo sul più alto ramo.
Tremano sì, ma non di pena: è tanto
limpido il sole, e dolce il distaccarsi
dal ramo, per congiungersi sulla terra.
S’accendono alla luce ultima, cuori
pronti all’offerta; e l’angoscia, per esse,
ha la clemenza d’una mite aurora.
Fa’ ch’io mi stacchi dal più alto ramo
di mia vita, così, senza lamento,
penetrata di Te come del sole.

sabato 29 settembre 2012

Strofe (Dici di amarmi, ma con una voce...) di John Keats

Franz Xavier Winterhalter*Katarzyna Branicka Countess Potoka*1854
I
Dici di amarmi, ma con una voce
Più casta di quella di una suora 
Che canta il tenue Vespero a se stessa,
Mentre la campana suona a festa...
Oh, amami davvero!
II
Dici di amarmi, ma con un sorriso
Freddo come un'alba di settembre,
Come se fossi la suora di San Cupido
E tenessi le sue settimane delle Tempora.
Oh, amami davvero!
III
Dici di amarmi, ma poi le tue labbra
Tinte di corallo non insegnano felicità
Più del corallo stesso del mare;
Non si aprono mai per un bacio...
Oh, amami davvero!
IV
Dici di amarmi, ma poi la tua mano
Non stringe dolcemente la mia;
E' morta come quella di una statua
- Mentre la mia brucia di passione -
Oh, amami davvero!
V
Oh, sospirami qualche parola di fuoco!
E sorridimi come se dovessero bruciarmi!
Stringiti a me come si stringe un amante...
Baciami, e nel tuo cuore seppelliscimi!
Oh, amami davvero!
*******************
YOU SAY YOU LOVE; BUT WITH A VOICE
I
You say you love; but with a voice
Chaster than a nun's, who singeth
The soft Vespers to herself
While the chime-bell ringeth -
O love me truly!
II
You say you love; but with a smile
Cold as sunrise in September,
As you were Saint Cupid's nun,
And kept his weeks of Ember.
O love me truly!
III
You say you love - but then your lips
Coral tinted teach no blisses.
More than coral in the sea -
They never pout for kisses -
O love me truly!
IV
You say you love; but then your hand
No soft squeeze for squeeze returneth,
It is like a statue's, dead -
While mine to passion burneth -
O love me truly!
V
O breathe a word or two of fire!
Smile, as if those words should burn me,
Squeeze as lovers should - O kiss
And in thy heart inurn me!
O love me truly!

venerdì 28 settembre 2012

Hare Drummer di Edgar Lee Masters

James Guthrie*Schoolmates*1884
Vanno ancora i ragazzi e le ragazze da Siever,
a bere il sidro, dopo scuola, gli ultimi giorni di settembre?
O a raccogliere nocciole lungo le boscaglie
nel podere di Aaron Hatfield quando incomincia la gelata?
Perchè spesso ridendo con ragazzi e ragazze
io giocai nella strada e sulle colline
quando il sole era basso e l'aria fresca,
fermandomi a bastonare il noce
ritto, senza una foglia, contro il tramonto in fiamme.
Ora il sentore del fumo d'autunno
e le ghiande che cadono,
e gli echi per le valli,
mi portano sogni di vita. Li sento aleggiare.
Mi chiedono:
Dove sono quei tuoi compagni ridenti?
Quanti sono con me, quanti
nei vecchi frutteti sulla strada di Siever,
e nei boschi che guardano
l'acqua tranquilla?
******************
Do the boys and girls still go to Siever’s
For cider, after school, in late September?
Or gather hazel nuts among the thickets
On Aaron Hatfield’s farm when the frosts begin?
For many times with the laughing girls and boys
Played I along the road and over the hills
When the sun was low and the air was cool,
Stopping to club the walnut tree
Standing leafless against a flaming west.
Now, the smell of the autumn smoke,
And the dropping acorns,
And the echoes about the vales
Bring dreams of life. They hover over me.
They question me:
Where are those laughing comrades?
How many are with me, how many
In the old orchards along the way to Siever’s,
And in the woods that overlook
The quiet water?

giovedì 27 settembre 2012

Amori: Matilde di Pablo Neruda

Romaine Brook*Au bord de la mer*1912
Ti amo
Amante, ti amo e m’ami e ti amo:
son corti i giorni, i mesi, la pioggia, i treni:
son alte le case, gli alberi, e siam più alti:
s’avvicina sulla sabbia la spuma che vuol baciarti:
emigrano gli uccelli dagli arcipelaghi
e crescono nel mio cuore le te radici di frumento.
Non v’è dubbio, amor mio, che la tempesta di
Settembre
cadde col suo ferro ossidato sopra la tua testa
e quando, tra raffiche di spine ti vidi camminare
indifesa,
presi la tua chitarra d’ambra, mi misi al tuo
fianco,
sentendo che non potevo cantare senza la tua 
bocca,
che morivo se non mi guardavi piangendo nella pioggia.
Perché le pene d’amore sulla riva 
del fiume,
perché la cantata che in pieno crepuscolo ardeva
nella mia ombra,
perché si richiusero in te, chillaneja fragrante,
e restituirono il dono e l’aroma che abbisognava
il mio vestito sciupato da tante battaglie d’inverno?
*******************
Te amo
Amante, te amo y me amas y te amo: 
son cortos los días, los meses, la lluvia, los 
trenes: 
son altas las casas, los àrboles, y somos màs 
altos: 
se acerca en la arena la espuma que quiere 
besarte: 
transmigran las aves de los archipiélagos 
y crecen en mi corazón tus raíces de trigo.
No hay duda, amor mío, que la tempestad de 
Septiembre 
cavò con su hierro oxidado sobre tu cabeza 
y cuando, entre rachas de espinas te vi caminando indefensa, 
tome tu guitarra de ámbar, me puse a tu lado, 
sintiendo que yo no podía cantar sin tu boca, 
que yo me moría si no me mirabas llorando 
en la lluvia.
Por que los quebrantos de amor a la orilla 
del río, 
por que la cantata que en el pleno crepúsculo 
ardía en mi sombra, 
por què se encerraron en ti, chillajena fragante, 
y restituyeron el don y el aroma que necesitaba 
mi traje gastado por tantas batallas de invierno?
(Todo el amor)

mercoledì 26 settembre 2012

Era più tardi quando l'estate se ne andò di Emily Dickinson

Paul Francois Quinsac
Era più tardi quando l'estate se ne andò
Di quando il Grillo arrivò -
Eppure capimmo che quel gentile Orologio
Non significava altro che il Ritorno a Casa -
Era più presto quando il Grillo se ne andò
Di quando l'Inverno arrivò
Pure quel toccante Pendolo
Batteva un Tempo esoterico.
**************
Twas later when the summer went
Than when the Cricket came -
And yet we knew that gentle Clock
Meant nought but Going Home -
'Twas sooner when the Cricket went
Than when the Winter came
Yet that pathetic Pendulum
Keeps esoteric Time.

martedì 25 settembre 2012

All'Autunno di John Keats

Lovis Corinth*Fiori d'autunno*1895
Stagione delle brume e dei frutti maturi,
Amica dolcissima del sole che si compie:
Tu cospiri con lui per ricoprire d'oro
Le viti distese tra i tetti di paglia,
E per piegare alberi muschiosi
Col peso di mele turgide ricolme.
Tu cospiri con lui perchè si gonfi la zucca e di gheriglio
Dolce si colmi la nocciola; e perchè i fiori più tardi
Ancor più s'aprano e si offrano alle api,
Ed esse pensino che non avranno fine i giorni caldi
Perchè l'estate ha colmato oltre l'orlo gli alveoli.
II
Chi non ti ha vista tra le tue ricchezze?
Ti si può trovare sdraiata nel granaio,
Libera dal pensiero della mietitura,
Mentre il vento capriccioso ti solleva i capelli;
Oppure addormentata sulla zizzania sparsa,
Inebriata dal fiato dei papaveri, mentre la tua falce
Separa il grano nuovo dai fiori attorcigliati.
Talvolta, come una spigolatrice col carico sul capo,
Attraversi il ruscello restando ben eretta,
E spesso osservi con pazienza, al torchio del vino,
L'ultima colata fluire lentamente.
III
Dove sono le canzoni di Primavera? Dove sono ora?
Oh, non pensarci: anche tu hai la tua musica:
Quando da una coltre di nuvole fiorisce il giorno che muore
E un colore soffice di rosa tocca le brughiere,
Dai salici del fiume sale un coro lamentoso di minuscoli insetti
Sospinti in alto a nugoli dal vento vivo
E sprofondanti nel soffio che muore.
Mentre dal fondo delle colline si leva un belato di agnelli
E i grilli cantano; e con acuto trepido
Fischia dal campo il pettirosso.
E, in cielo, garriscono le rondini raccolte.
****************
TO AUTUMN
I 
Season of mists and mellow fruitfulness, 
Close bosom-friend of the maturing sun; 
Conspiring with him how to load and bless 
With fruit the vines that round the thatch-eves run; 
To bend with apples the mossed cottage-trees, 
And fill all fruit with ripeness to the core; 
To swell the gourd, and plump the hazel shells 
With a sweet kernel; to set budding more, 
And still more, later flowers for the bees, 
Until they think warm days will never cease, 
For Summer has o'er-brimmed their clammy cells. 
II 
Who hath not seen thee oft amid thy store? 
Sometimes whoever seeks abroad may find 
Thee sitting careless on a granary floor, 
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind; 
Or on a half-reaped furrow sound asleep, 
Drowsed with the fume of poppies, while thy hook 
Spares the next swath and all its twinèd flowers; 
And sometimes like a gleaner thou dost keep 
Steady thy laden head across a brook; 
Or by a cyder-press, with patient look, 
Thou watchest the last oozings hours by hours. 
III 
Where are the songs of Spring? Ay, where are they? 
Think not of them, thou hast thy music too - 
While barrèd clouds bloom the soft-dying day, 
And touch the stubble-plains with rosy hue: 
Then in a wailful choir the small gnats mourn 
Among the river sallows, borne aloft 
Or sinking as the light wind lives or dies; 
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn; 
Hedge-crickets sing; and now with treble soft 
The red-breast whistles from a garden-croft; 
And gathering swallows twitter in the skies.

lunedì 24 settembre 2012

Mito di Cesare Pavese

Leighton
Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell'uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà più dov'erano le spiagge d'un tempo.
Ci si sveglia un mattino che è morta l'estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all'orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca più il cielo; le nubi
non s'ammassano più come frutti; nell'acqua
non traspare più un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.
Il gran sole è finito, e l'odore di terra,
e la libera strada, colorata di gente
che ignorava la morte. Non si muore d'estate.
Se qualcuno spariva, c'era il giovane dio
che viveva per tutti e ignorava la morte.
Su di lui la tristezza era un'ombra di nube.
Il suo passo stupiva la terra.
Ora pesa
la stanchezza su tutte le membra dell'uomo,
senza pena: la calma stanchezza dell'alba
che apre un giorno di pioggia. Le spiagge oscurate
non conoscono il giovane, che un tempo bastava
le guardasse. Né il mare dell'aria rivive
al respiro. Si piegano le labbra dell'uomo
rassegnate, a sorridere davanti alla terra.
(Paternità)