Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 8 febbraio 2010

Quel che sei di Pedro Salinas

Earl Moran/1949 Quello che sei
mi distrae da quello che dici.
Lanci parole veloci,
pavesate di risa,
invitandomi
ad andare dove mi porteranno.
Non ti presto attenzione, non le seguo:
sto guardando
le labbra da cui sono nate.
Intanto guardi lontano.
Fissi lo sguardo laggiù,
non so in cosa, e già si precipita
a cercarlo la tua anima
affilata, come saetta.
Io non guardo dove guardi:
io ti vedo guardare.
E quando desideri qualcosa
non penso a quello che vuoi
né lo invidio: è il meno.
Ciò che ami oggi, lo desideri;
domani lo dimenticherai
per un nuovo amore.
No. Ti aspetto oltre qualsiasi
fine o termine.
In ciò che non deve succedere
io resto nel puro atto
del tuo desiderio, amandoti.
E non voglio altro
che vederti amare.

domenica 7 febbraio 2010

Sonetto 57 di William Shakespeare

Jean Leon Gerome/1857 Tuo schiavo, che altro posso se non le ore
servire e i tempi del tuo desiderio?
Da spendere non ho tempo prezioso,
né servigi, finché tu non li chieda.
Né l'ora oso accusare senza fine
quando, sovrano mio, scruto il quadrante
in tua attesa, o l'acerba amara assenza
quando tu al tuo servo hai detto addio.
Né oso chiedermi gelosamente
dove esser puoi, immaginar che fai,
ma, schiavo triste, sto lì a pensare
quanto felici, ove sei, fai quegli altri.
Amore è un tal pagliaccio, che non coglie
alcun male in qualunque tuo capriccio.

sabato 6 febbraio 2010

Carnevale di Carlo Goldoni

Marie Madeleine Mazade/Rigaud/1734
La stagion del Carnevale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.
Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s'impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.
Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

venerdì 5 febbraio 2010

Sera di febbraio di Umberto Saba

Kupesic Spunta la luna.
Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s'allaccia;
sbanda a povere mète.
Ed è il pensiero
Della morte che, in fine, aiuta a vivere.

giovedì 4 febbraio 2010

Viole d'inverno di Giovanni Pascoli

- D'onde, o vecchina, queste vïolette
serene come un lontanar di monti
nel puro occaso ? Poi che il gelo ha strette
tutte le fonti ;
il gelo brucia dalle stelle, o nonna,
ogni foglia, ogni radica, ogni zolla -
- Tiepida, sappi, lungo la Corsonna
geme una polla.
Là noi sciacquiamo il candido bucato
nell'onda calda in mezzo a nevi e brine;
e il poggio è pieno di vïole, e il prato
di pratelline -
Ah! . . . ma, poeta, non ancor nel pio
tuo cuore è l'onda che discioglie il gelo ?
non è la polla, calda nell'oblio
freddo del cielo?
Ché sempre, se ti agghiaccia la sventura,
se l'odio altrui ti spoglia e ti desola,
spunta, al tepor dell'anima tua pura,
qualche vïola.

mercoledì 3 febbraio 2010

Tra andarsene e restare...di Octavio Paz

Giron Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.
Il pomeriggio circolare si fa baia;
nel suo calmo viavai si mescola il mondo.
Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.
Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all'ombra dei loro nomi.
Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.
Dell'indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.
Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.
Si dissipa l'istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.

martedì 2 febbraio 2010

Arie XLIX-LI di Pietro Metastasio

Amigoni XLIX
Se tutto il mondo insieme
d'Amor si fa ribelle,
inutil pregio, o belle,
diventa la beltà.
Chi più diravvi allora
che v'ama, che v'adora?
Chi più suo ben, sua speme
allor vi chiamerà?
LI
Pria di lasciar la sponda,
il buon nocchiero imìta;
vedi se in calma è l'onda,
guarda se chiaro è il dì.
Voce dal sen fuggita
poi richiamar non vale;
non si trattien lo strale
quando dall'arco uscì.