Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 7 gennaio 2013

L’uomo di neve di Wallace Stevens

Willard Metcalf*1909
Bisogna avere una mente da inverno
Per guardare il gelo e i rami
Dei pini incrostati di neve;
Ed aver avuto freddo a lungo
Per osservare i ginepri sfiniti dal ghiaccio,
Gli abeti spogliati dal barbaglio distante
Del sole di gennaio; e non pensare
Ad una infelicità nel suono del vento,
Nel suono delle poche foglie,
Che è il suono della terra
Piena dello stesso vento
Che soffia nello stesso luogo spoglio
Per chi ascolta, ascolta nella neve,
E, niente in sé, osserva
Il niente che non è qui e il niente che è.
*************
One must have a mind of winter
To regard the frost and the boughs
Of the pine-trees crusted with snow;
And have been cold a long time
To behold the junipers shagged with ice,
The spruces rough in the distant glitter
Of the January sun; and not to think
Of any misery in the sound of the wind,
In the sound of a few leaves,
Which is the sound of the land
Full of the same wind
That is blowing in the same bare place
For the listener, who listens in the snow,
And, nothing himself, beholds
Nothing that is not there and the nothing that is.

domenica 6 gennaio 2013

Oggi è l'Epifania. Di che cosa? di Maria Luisa Spaziani

Jean Gabriel Domergue
Oggi è l'Epifania. Di che cosa?
Io non sono mai stata così sola.
Anche l'angelo tace. Tu da un mese,
angelo rinnegato.
La vita è un filo rosso. Ci attraversa
da alfa e omèga il battito del cuore.
Per tessere che cosa? Inutilmente
il filo cerca la sua cruna.
(La traversata dell'oasi)

sabato 5 gennaio 2013

Er primo amore e Doppo quattr'anni di Trilussa

Edouard Manet
ER PRIMO AMORE
Fu un venerdì, pe' Pasqua Befania,
er sei gennaro der novantasei.
- No Checchino, è impossibbile! Tu sei
troppo scocciante co' 'sta gelosia!
Nun se capimo più! - me disse lei -
Addio, Checchino... - E se n'agnede via.
Volevo dije: - Caterina mia,
viè qua, nun me lascià!... Ma nun potei!
Tu non me crederai: da quer momento
m'è arimasta una spina drento ar core:
è più d'un anno e ancora me la sento!
Ne la malinconia de li ricordi
naturarmente resta er primo amore...
Come diavolo vòi che me ne scordi?
DOPPO QUATTR'ANNI
Chi? Caterina? quale? quella mora?
E chi l'ha più rivista? Va cercanno!
Saranno ormai quattr'anni...Eh, sì, saranno
perchè fu ar tempo che tornai da fòra;
anzi me pare bene che fu quanno
pijavo l'ojoduro: sissignora,
fu ner novantasei, fu propio allora:
sì, ner novantasei, propio in quell'anno!
L'urtimo appuntamento? Era de festa...
Già, la Befana, che j'arigalai
un pettinino d'osso pè la testa...
Me costò, credo bene, un trenta sòrdi...
Eh, so' quasi quattr'anni, capirai...
Come diavolo vòi che m'aricordi?...
(Sonetti ripescati)

venerdì 4 gennaio 2013

Gerontion III di Thomas Stearns Eliot

Joseph Christian Leyendecker
....La tigre balza nell’anno nuovo. Ci divora. Infine,
Penso che non giungemmo a conclusione, quando
m’irrigidii
In una casa d’affitto. Infine,
Penso d’averlo detto per un preciso scopo, e non
perché costretto
Dalle blandizie dei demoni che guardano al passato.
Su questo, cortesemente ti vorrei rispondere.
Io che ero presso al tuo cuore ne fui scacciato
Perdendo la bellezza nel terrore, il terrore nella ricerca.
Ho perduto la mia passione: perché dovrei conservarla
Se ciò che si conserva si contamina?
Ho perduto la vista e l’odorato, l’udito, il gusto e il tatto:
Come li potrò usare per esserti più accanto?
Questi, con mille futili decisioni
Prolungano il profitto del loro gelido delirio,
Eccitano la membrana, quando il senso si è raffreddato,
Con salse pungenti, moltiplicano la varietà
In una desolazione di specchi. Cosa farà il ragno,
Sospenderà le sue operazioni, e la calandra
Indugerà? De Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, 
roteavano
Oltre l’orbita dell’Orsa tremolante
In atomi infranti. Gabbiano controvento, negli stretti
ventosi
Di Belle Isle, o rapido sull’Horn,
Piume bianche nella neve, i richiami del Golfo,
E un vecchio sospinto dagli Alisei 
In un angolo di sonno.
     Padroni della casa,
I pensieri di un arido cervello in un’arida stagione.
*****************
The tiger springs in the new year. Us he devours. 
     Think at last 
We have not reached conclusion, when I 
Stiffen in a rented house. Think at last 
I have not made this show purposelessly 
And it is not by any concitation 
Of the backward devils. 
I would meet you upon this honestly. 
I that was near your heart was removed therefrom 
To lose beauty in terror, terror in inquisition. 
I have lost my passion: why should I need to keep it 
Since what is kept must be adulterated? 
I have lost my sight, smell, hearing, taste and touch: 
How should I use them for your closer contact? 
These with a thousand small deliberations 
Protract the profit of their chilled delirium, 
Excite the membrane, when the sense has cooled, 
With pungent sauces, multiply variety 
In a wilderness of mirrors. What will the spider do,  
Suspend its operations, will the weevil 
Delay? De Bilhache, Fresca, Mrs. Cammel, whirled 
Beyond the circuit of the shuddering Bear 
In fractured atoms. Gull against the wind, in the 
windy straits 
Of Belle Isle, or running on the Horn, 
White feathers in the snow, the Gulf claims, 
And an old man driven by the Trades 
To a sleepy corner. 
     Tenants of the house, 
Thoughts of a dry brain in a dry season. 
(Eliot + 4 gennaio 1965/4 gennaio 2013)

giovedì 3 gennaio 2013

Quella stella lucente di Maria Luisa Spaziani

Carlos Schwabe
Quella stella lucente che sigilla
il cielo il tre gennaio,
nessuno me la sposti, per favore,
nelle sere a venire -
ma se ne va, decresce, si rimangia
ogni promessa, correrà a brillare
su altri mari o mondi, giurerà
oltre ogni sciagura -
ignorando che cosa ha seminato,
violentato, sconvolto, trasformato.
Transiterà, e così va l'aratro
impassibile sventrando la terra.
(La luna è già alta)

mercoledì 2 gennaio 2013

A Jane (L'invito) di Percy Bysshe Shelley

Francois Martin Kavel
La migliore e la più radiosa, vieni!
Più bella assai di questo bel Giorno,
Che, come te, a coloro che soffrono,
Viene ad augurare un dolce mattino
Al rude Anno appena destato
Nella sua culla in mezzo al falceto.
L'ora più chiara di Primavera non nata,
Lungo il cammino invernale,
Trovò, dicono, l'alcione Mattino
Nato da Febbraio canuto.
Inchinandosi dal Cielo, in glauca allegria,
Baciò la fronte alla Terra.
E sorrise al mare silente,
E ordinò la libertà ai fiumi gelati
E alla musica destò tutte le fonti,
E alitò sui monti ghiacciati
E come profetessa di Maggio
Cosparse di fiori il più brullo cammino,
Facendo apparire il gelido mondo
Un mondo a cui sorridi, cara.
Lontano, lontano da uomini e città,
Verso i boschi selvaggi e le colline -
Verso plaghe silenziose
Dove l'anima non debba reprimere
La sua musica nel timore di non trovare
Alcuna eco nell'anima d'un altro,
Mentre il contatto con l'arte della Natura
Armonizza cuore a cuore.
Lascio questo avviso sulla porta
Per i miei visitatori abituali: -
"Sono andato nei campi -
A prender ciò che dà quest'ora dolce; -
Riflessione, puoi tornare domani,
E sederti accanto al fuoco con Dolore. -
Tu, Sconforto, col conto non saldato, -
Tu, noioso Affanno, dicitore di versetti, -
Ti pagherò nella tomba, -
La Morte ascolterà la tua strofa.
Attesa, tu pure, tienti lontana!
Oggi è di per sè bastante;
Speranza sii pietosa, non deridere il Dolore
Coi tuoi sorrisi, e non seguire i miei passi;
Poichè a lungo vissi del tuo dolce cibo,
Trovo alfine il bene d'un istante
Dopo molto soffrire - con tutto il tuo amore,
Di questo tu mai mi parlasti."
Sorella radiosa del Giorno,
Svegliati! alzati! e vieni via!
Nei boschi selvaggi e sulle pianure,
E agli stagni dove le piogge invernali
Rispecchiano il loro tetto di foglie,
Dove il pino intesse ghirlande
Di verde senza linfa e d'edera bruna
Attorno ai rami che mai baciano il sole;
Dove stanno i prati e la pastura,
E le dune del mare; -
Dove la brina disciolta bagna
La stella-margherita che mai declina,
E gli anemoni e le violette,
Che ancora non sposano il profumo al calore,
Incoronano il pallido, fragile anno nuovo;
Quando la notte è abbandonata
Nel profondo oriente, oscuro e cieco,
E la luna risplende azzurra su di noi,
E i marosi innumerevoli
Mormorano ai nostri piedi,
Laddove terra e oceano s'incontrano,
E tutte le cose sembrano una sola
Nel sole universale.
**************
TO JANE (THE INVITATION)
BEST and britest, come away!
Fairer far than this fair Day,
Which, like thee, to those in sorrow,
Comes to bid a sweet good-morrow
To the rough Year just awake
In its cradle on the brake.
The brightest hour of unborn Spring,
Through the winter wandering,
Found, it seems, the Halcyon Morn
To hoar February born.
Bending from Heaven, in azure mirth,
It kissed the forehead of the Earth,
And smiled upon the silent sea,
And bade the frozen streams be free,
And waked to music all their fountains,
And breathed upon the frozen mountains,
And like a prophetess of May
Strewed flowers upon the barren way,
Making the wintry world appear
Like one on whom thou smilest, dear.
Away, away, from men and towns,
To the wild wood and the downs -
To the silent wilderness
Where the soul need not repress
Its music lest it should not find
An echo in another's mind,
While the touch of Nature's art
Harmonizes heart to heart.
I leave this notice on my door
For each accustomed visitor: -
"I am gone into fields
To take what this sweet hour yelds; -
Reflection, you may come to-morrow.
Sit by the fireside with Sorrow. -
You with the unpaid bill, Despair. -
You, tiresome verse-reciter, Care, -
I will pay you in the grave, -
Death will listen to your stave.
Expectation too, be off!
To-day is for itself enough;
Hope, in pity mock not Woe
With smiles, nor follow where I go;
Long having lived on thy sweet food,
At lenght I find one moment's good
After long pain - with all your love,
This you never told me of".  
Radiant Sister of the Day,
Awake! arise! and come away!
To the wild woods and the plains,
And the pools where winter rains
Image all their roof of leaves,
Where the pine its garland weaves
Of sapless green, and ivy dun
Round stems that never kiss the sun;
Where the lawns and pastures be,
And the sandhills of the sea; -
Where the melting hoar-frost wets
The daisy-star that never sets,
And wind-flowers, and violets,
Which yet join not scent to hue
Crown the pale year weak and new;
When the night is left behind
In the deep east, dun and blind,
And the blue moon is over us,
And the multitudinous
Billows murmur at our feet,
Where the earth and ocean meet,
And all the things seem only one
In the universal sun.

martedì 1 gennaio 2013

Il primo gennaio di Eugenio Montale

Ben Kimberly Prins
So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c’è se mai nessuno
l’ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone.
So che non c’è magia
di filtro o d’infusione
che possano spiegare come di te s’azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui t’affidi,
d’ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente indisposta
al disponibile,
distratta rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi… e se ne pentì.
          Ora
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni dentro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degl’intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.
(Satura II)