Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 14 gennaio 2013

Inverno di Lars Forssell

Lucy Culliton*Winter portrait*2009
Io so amore mio quello che so
Il tuo alito dormiente
Contro il vetro
E nel vapore io disegno
Un vecchio con grandi occhi
Che lentamente colano via
Dietro sole su un tetto innevato
Libellule di neve
Momenti che passano
Cigolanti sconfitte
Svolta nevosa del cuore
E cani che hanno perso il fiuto della cacciagione
Il mio amore si volge sonnolente in te
Il mio sonno veglia
Fianco a fianco dentro di te
Come in un sarcofago di neve
*****************
VINTER
Jag vet min älskade vad jag vet
Din sovande andedräkt
Mot rutan
Och i imman ritar jag
En gubbe med stora ögon
Som sakta rinner bort
Bakom sol på ett snötak
Snösländor
Förbinpasserande ögonblick
Knarrande nederlag
Hjärtats snösväng
Och hundar som tappat vittringen
Min kärlek vänder sig sömnigt i dig
Min sömn vakar
Sida vid sisa inne i dig
Som i en snösarkofag

domenica 13 gennaio 2013

Nevicata di Emilio Praga

Frederick Childe Hassam*1886
La bella neve! scendete, scendete,
Leggiadri fiocchi danzanti nei cieli;
Come perlucce coprite, pingete
I tetti, i tronchi, la mota e gli steli.
Dacchè l’ottobre, soffiando, spruzzando,
Ingiallì tutta la vasta campagna,
Fuor da’ miei vetri, ove, fievole urtando,
La farfalluccia del freddo si lagna,
Mi morîr cinque di rosa arboscelli,
E spirò l’anima a Dio la violetta;
Senza l’ammanto di viti i cancelli
Sembran soldati disposti in vedetta.
Pur questa notte una mano furtiva
L’innaffiatoio rubommi in giardino!
(Se fu per la fame che alcun lo rapiva,
Iddio nol vegga l’agreste bottino).
Intirizzisco se schiudono l’uscio,
Ma qui la stufa borbotta tepente:
Oh benedetto il mio piccolo guscio,
Per me, nevata, sei tutta innocente!
Fa il tuo mestiere: scendete, scendete,
Leggiadri fiocchi danzanti nei cieli;
Come perlucce coprite, pingete,
I tetti, i tronchi, la mota e gli steli...
Della mia donna nel fervido cuore
Aleggia sempre una brezza gentile,
E quando ricco il poeta è d’amore
Anche il gennaio somiglia all’aprile
(Penombre)

sabato 12 gennaio 2013

La menta selvaggia di Maria Luisa Spaziani

Gaetano Bellei
Le rose che il grigio dell'Appia un remoto gennaio ti
diede,
fra gorghi e vascelli di stelle la menta selvaggia
consuma.
Soltanto nel fuoco dipinto, deserto infinito, memoria,
il rudere inquieto fiorisce in celesti castelli abitati.
(Utilità della memoria)

venerdì 11 gennaio 2013

Fantasma di Pablo Neruda

Louise Abbema*Sarah Bernhardt*1875
Come sorgi dal passato, giungendo,
abbacinata, pallida studentessa,
alla cui voce ancora chiedono consolazione
i mesi lunghi e immobili.
I suoi occhi lottavano come rematori
nell'infinito morto
con speranza di sogno e materia
di esseri che escono dal mare.
Dalla lontananza dove
l'odore della terra è diverso
e il vespertino giunge piangendo
in forma di oscuri papaveri.
Nell'alto dei giorni immobili
l'insensibile giovane diurno
nel tuo raggio di luce si addormentava
affermato come in una spada.
Frattanto cresce all'ombra
del lungo trascorso in oblio
il fiore della solitudine, umido, disteso,
come la terra in un lungo inverno.
*****************
Cómo surges de antaño, llegando,
encandilada, pálida estudiante,
a cuya voz aún piden consuelo
los meses dilatados y fijos.
Sus ojos luchaban como remeros
en el infinito muerto
con esperanza de sueño y materia
de seres saliendo del mar.
De la lejanía en donde
el olor de la tierra es otro
y lo vespertino llega llorando
en forma de oscuras amapolas.
En la altura de los días inmóviles
el insensible joven diurno
en tu rayo de luz se dormía
afirmado como en una espada.
Mientras tanto crece a la sombra
del largo transcurso en olvido
la flor de la soledad, húmeda, extensa,
como la tierra en un largo invierno.
(A Mariangela Melato che oggi ci lascia un pò più soli. Addio Signora!)

giovedì 10 gennaio 2013

Non ci sarà nessuno a casa di Boris Pasternak

Delphin Enjorlas
Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. 
Il solo giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.
Solo di bianchi biòccoli bagnati
il rapido aleggiante balenìo.
Solo tetti, neve e tranne
i tetti e la neve, - nessuno.
E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell'anno passato
e le vicende di un altro inverno.
E mi scherniranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata,
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.
Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il trèmito di un'irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l'avvenire tu entrerai.
Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.
*****************
Никого не будет в доме
Никого не будет в доме,
Кроме сумерек. Один
Зимний день в сквозном проеме
Незадернутых гардин.
Только белых мокрых комьев
Быстрый промельк моховой,
Только крыши, снег, и, кроме
Крыш и снега, никого.
И опять зачертит иней,
И опять завертит мной
Прошлогоднее унынье
И дела зимы иной.
И опять кольнут доныне
Неотпущенной виной,
И окно по крестовине
Сдавит голод дровяной.
Но нежданно по портьере
Пробежит сомненья дрожь,-
Тишину шагами меря.
Ты, как будущность, войдешь.
Ты появишься из двери
В чем-то белом, без причуд,
В чем-то, впрямь из тех материй,
Из которых хлопья шьют.
1931

mercoledì 9 gennaio 2013

Di gennaio di Cenne da la Chitarra

Artemisia Gentileschi*Self portrait
Io vi doto, del mese di gennaio,
corti con fumo al modo montanese,
letta qual’ ha nel mare il genovese,
acqua e vento che non cali maio,
povertà [di] fanciulle a colmo staio,
da ber aceto forte galavrese
e star[e] come ribaldo in arnese,
con panni rotti senza alcun denaio.
Ancor vi do così fat[t]o soggiorno:
con una vecchia nera, vizza e ranca,
catun gittando [de] la neve a torno;
apresso voi seder in una banca,
e resmirando quel so viso adorno;
così riposi la brigata manca.
(Risposta per contrarî ai sonetti de' mesi di Folgore da San Geminiano)

martedì 8 gennaio 2013

Inverno di Esiodo

Elizabeth Sonrel*Winter
Il mese di Leneo, giorni da schifo, spellabuoi tutti quanti.
Dio ce ne scampi. E poi quelle gelate, rasoterra:
si fanno spietate quando Borea soffia di traverso
alla Tracia, pastura di cavalli, sul disteso mare,
e con la raffica l'inarca. Mugghiano la terra e la foresta.
Quante querce, aeree chiome, quanti densi pini
stende nei burroni alpestri, sul suolo che ci sfama,
piombando: è tutto un gran boato il bosco sconfinato.
S'intirizziscono le bestie, le code sotto i ventri,
anche quelle di vello peloso che fa ombra: le trapassa
coi soffi ghiacciati, anche se manto di lana le avvolge.
Trafigge perfino il cuoio del bue, che non fa barriera.
Trafigge la coltre di peli caprini. Ma le pecore no,
quelle no. Quel pelame è spesso, non lo forza
il vento del nord. Un vecchio l'incurva: una ruota!
Però non si fa strada fino alla ragazza pelle di velluto:
lei sta nel chiuso della casa, insieme a mamma sua,
e non sa niente, ancora, dell'amore che vale tanto oro,
si lava quella carne in fiore, se la spalma di fluente
olio, si mette giù, tra le coperte, nel cuore della casa,
mentre fuori è inverno....
(Opere e giorni, vv. 504-524)
Trad. di Ezio Savino