Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

giovedì 12 marzo 2015

L'imagine di Gabriele D'Annunzio

Thomas Benjamin Kennington, Pandora, 1908.
Tristezza atroce de la carne immonda
quando la fiamma del desìo nel gelo
del disgusto si spegne e nessun velo
d'amor l'inerte nudità circonda!
  E tu sorgi ne l'anima profonda,
pura Imagine. Come su lo stelo
èsile piega un fùnebre asfodelo,
su 'l collo inclini la tua testa bionda).
  Tristezza immensa de la carne bruta
quando nel petto il cor fievole batte
lontano e solo come in una tomba!
  (E tu guardi, tu sempre guardi, o muta
Imagine, tu pura come il latte,
con i tuoi teneri occhi di colomba).
***
D'Annunzio nacque il 12 marzo 1863

lunedì 9 marzo 2015

Ritorni dell'amore in un palco di teatro di Rafael Alberti

Beraud
Fuori, in sala, musiche e luci,
amore finto, amore dato a freddo,
lettera morta, benché apparentemente
sanguini il cuore cantando la vita.

Attutito, giungeva fra i tendaggi
gli ori falsi e i velluti rossi, il grido
dell'eroe agonizzante nell'ombra segreta
del palchetto ove autentico,
senza parole, senza gesti studiati,
accadeva l'amore.

Dolci le mani e gli occhi indovinati,
la tepidezza ombrosa
della pelle, quel languido silenzio,
quell'irta oscurità
nella scena a amorosa
che tutt'e due offrivano, senza applausi,
al godimento d'uno specchio muto.

O grazia di quegli anni, meraviglia
di offrire al nostro amore una qualsiasi penombra,
d'una carrozza, d'un angolo solitario
o d'un palco di teatro mente passa
la morte senza accorgersene!

sabato 7 marzo 2015

Dell'Amato mio risuona la presenza di Rabi'a Al-'Adawiyya

Ferdinand Keller
Sheherazade and Sultan Schariar
Fratelli, è in solitudine che trovo la mia pace
se dell'Amato mio risuona la presenza.
Fallace è il paragone a cui m'invita
chiunque dalla morte l'amore suo è segnato.
Eterno è il tempo della bellezza sua,
eterna posso oggi contemplarla.
E' lui la nicchia verso cui mi prostro,
è lui la direzione verso cui mi volgo,
è lui quel taumaturgo che mi salva
nell'attimo in cui muoio d'amore,
nutrita dello stesso desiderio che m'uccide,
delirio che l'anima guarisce.
Fonte di vita che nell'estasi disseta e brucia,
che sola mi condanna al desiderio
di questa solitudine cui anelo.
***
Poesia dell'Islam

giovedì 5 marzo 2015

Quella notte di Anna Andreevna Achmatova

Nicolai Fechin
Quella notte fummo pazzi uno dell’altra;
ci era lume la tenebra ferale,
assorti mormoravano i canali
e d’Asia odoravano i garofani.

Andavamo attraverso la città forestiera
nel canto velato e l’afa di mezzanotte,
soli sotto le stelle del Serpente
senza osare scambiarci uno sguardo.

Poteva essere il Cairo o anche Bagdad,
non la mia spettrale Leningrado -
e questo divario amaro soffocava
come la luttuosa atmosfera.

Forse accanto ci camminavano i secoli,
una mano invisibile batteva il tamburello:
i suoni, come segni arcani,
ci volteggiavano innanzi nel buio.

Così camminammo nella tenebra segreta
come in una terra di nessuno;
e ad un tratto la luna – feluca adamantina -
rischiarò l’incontro che fu commiato.

Se un giorno quella notte ritornerà da te
non scacciarla come maledetta
e sappi che qualcuno
vide nel sogno quel momento sacro.
(Traduzione di Raissa Naldi)***
Anna è morta il 5 marzo 1966

martedì 3 marzo 2015

Amanti lungo il mare di Aldo Capasso

Manet
Lungo il mare, nel buio,
Sopra le rocce scabre
Tanti bisbigli, che udite, pur sono
Segno di breve oblio.
Siamo poveri, solamente questo
Ci è conceduto, modo
Di festa, e da noi stessi esilio.
Anche le nostre donne
Hanno soavi labbra.
(Nel buio non si vede,
Se misera è la veste).
Ma sognano, talora, luminosi
Mondi, come in romanzo, come in film, -
Memorabili gesta e gentilezza
D'eroi troppo diversi
Da questa nostra mal limata scorza.
(Nel buio non si vede
Se arrossiscono alquanto,
Per avere sognato
Un'altra bocca nella nostra bocca).
Prendiamo, pur con questa
Sua macchia mal taciuta, questo àttimo
Ch'è il solo nostro bene,
Sopra le rocce scabre.

Per non piegarci al vino che ci chiama
Promettendo una nube entro i pensieri.

1939Capasso è mancato il 3 marzo 1997

lunedì 2 marzo 2015

Ho scelto te di David Herbert Lawrence

Noel Streatfeild - Lewis Baumer
Nel silenzio della notte,
io ho scelto te.
Nello splendore del firmamento,
io ho scelto te.
Nell'incanto dell'aurora,
io ho scelto te.
Nelle bufere più tormentose,
io ho scelto te.
Nell'arsura più arida,
io ho scelto te.
Nella buona e nella cattiva sorte,
io ho scelto te.
Nella gioia e nel dolore,
io ho scelto te.
Nel cuore del mio cuore,
io ho scelto te.***
David Herbert Lawrence è morto 85 anni fa, il 2 marzo 1930

domenica 1 marzo 2015

Buonasera di Tristan Corbière

Rolf Armstrong
E voi verrete allora, puttanella scema,
A sbattere su questo specchio ammiccando che risplende
D'una scheggia d'oro, intoppo dell'astro giallo, spento.
Vedrete una gemma in questa scheggia d'argento.

Verrete da quest'uomo, al suo riflesso sdolcinato
Senza calore... Ma, il giorno in cui gli saliva la febbre,
Non avete sentito niente, voi che — mezzogiorno passato -
Cadete in questo raggio cadente che ha lasciato.

Lui non vi conosce già più, Voi, Ombra risaputa,
Voi che aveva posato nel suo cielo completamente nuda,
Quand'era un Dio!... Tutto questo — non serve più, —

Credete - Ma non ha più questo miraggio che inganna.
Piangete — Ma non ha più questa corda che danna.
I suoi canti... - Eran d'un altro; lui non li ha letti.

***

BONSOIR

Et vous viendrez alors, imbécile caillette,
Taper dans ce miroir clignant qui se paillette
D'un éclis d'or, accroc de l'astre jaune, éteint.
Vous verrez un bijou dans cet éclat de tain.

Vous viendrez à cet homme, à son reflet mièvre
Sans chaleur... Mais, au jour qu'il dardait la fièvre,
Vous n'avez rien senti, vous qui - midi passé -
Tombez dans ce rayon tombant qu'il a laissé.

Lui ne vous connaît plus, Vous, l'Ombre déjà vue,
Vous qu'il avait couchée en son ciel toute nue,
Quand il était un Dieu!... Tout cela — n'en faut plus. -

Croyez - Mais lui n'a plus ce mirage qui leurre.
Pleurez - Mais il n'a plus cette corde qui pleure.
Ses chants... — C'était d'un autre; il ne les a pas lus.***
Tristan è morto 170 anni fa, il 1° marzo 1845