Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 28 febbraio 2011

Girotondo del fannullone di Diego Valeri

Allan R. Banks Il lunedì, ch'è il di dopo la festa,
o Dio, che ho mal di testa,
non posso lavorar!
Il martedì mi siedo sulla soglia
ad aspettar la voglia
che avrò di lavorar.
Il mercoledì preparo i miei strumenti,
ma, ahimé, c'è il mal di denti,
non posso lavorar.
Il giovedì, che fa cosi bel tempo,
davvero non mi sento
di andare a lavorar.
Il venerdì, ch'è il di della passione,
mi metto in devozione,
non posso lavorar.
Sabato si ch'è proprio il giorno buono;
ma per un giorno solo
che vale lavorar?

domenica 27 febbraio 2011

Romanza di Gabriele D'Annunzio

Rolf Armstrong
Dolcemente muor Febbraio
in un biondo suo colore.
Tutta a 'l sol, come un rosaio,
la gran piazza aulisce in fiore.
Dai novelli fochi accesa,
tutta a 'l sol, la Trinità
su la tripla scala ride
ne la pia serenità.
L'obelisco pur fiorito
pare, quale un roseo stelo;
in sue vene di granito
ei gioisce, a mezzo il cielo.
Ode a piè de l'alta scala
la fontana mormorar,
vede a 'l sol l'acque croscianti
ne la barca scintillar.
In sua gloria la Madonna
sorridendo benedice
di su l'agile colonna
lo spettacolo felice.
Cresce il sole per la piazza
dilagando in copia d'or.
È passata la mia bella
e con ella va il mio cuor.

sabato 26 febbraio 2011

Fantasia di carnevale I di Clemente Rebora

Leyendecker/1933 Noi siam della regola buona
che il ribaldo Cavallo sbalzò.
In groppa alla carlona,
longanimi e contenti,
caracollando i tempi
ci si avvezzava a vivere;
quando improvviso sanguigno schiumando
springa scrolla quel pazzo...
e noi sforna in un mazzo!
Ora ci prude senz'unghia
la scabbia notturna, e l'inverno:
esangui, sbattezzati,
al caldo, per coscienza,
salviamo la virtù:
ma tutto come prima
scegliendo con pazienza
ritroverò la cima,
e qualcosa di più.
Se no, gufati vivremo
a scanso di cadute,
curandoci la fame:
evviva la salute!

venerdì 25 febbraio 2011

Il burattinaio di Marino Moretti

Andrè Derain/1924 Da paese a paese egli cammina
portando la baracca su le spalle,
da paese a paese, dalla valle
alla collina.
E quando incontra un piccolo villaggio,
egli si ferma per quei tre marmocchi,
chiama Arlecchino che straluni gli occhi
per suo vantaggio,
chiama la Reginetta e il suo bel paggio
che si facciano ancor qualche moina,
e Brighella, cuor d'oro, e Colombina, rosa di maggio;
e raccattato qualche buon soldino
dal capannel che un poco si dirada,
egli continua sull'aperta strada
il suo cammino...
Tutto ha con sè: la casa, la famiglia,
i beni, i sogni, il mondo; e tutto è lieve
alle sue spalle come al guardo un breve
batter di ciglia.

giovedì 24 febbraio 2011

Canzona de' profumi di Lorenzo De Medici

Love's Labour's lost/Willy Pogany
Siam galanti di Valenza
qui per passo capitati,
d'amor già presi e legati
delle donne di Fiorenza.
Molto son gentili e belle
donne nella terra nostra:
voi vincete d'assai quelle,
come il viso di fuor mostra;
questa gran bellezza vostra
con amore accompagnate;
se non siete innamorate,
e' saria meglio esser senza.
Quanto è una buona spanna
vaselletti lunghi abbiamo;
se dicessi: - Altri v'inganna -
noi ve li porremo in mano:
ritti al luogo li mettiamo;
nella punta acceso è il foco,
onde sparge a poco a poco
dolce odor, che ha gran potenza.
Or dell'olio vogliam dire:
ha odore e virtù tanta,
che fa altri risentire
dal capo insino alla pianta.
L'olio è una cosa santa,
s'è stillato in buona boccia:
esce fuori a goccia a goccia;
se più pena, ha più potenza.
L'olio sana ogni dolore
e risolve ogni durezza;
tira a sé tutto l'umore,
trae del membro la caldezza,
penetrando la dolcezza
quanto più forte stropicci:
se hai triemiti o capricci,
usa l'olio e sarai senza.
Noi abbiamo un buon sapone,
che fa saponata assai:
frega un pezzo, ove si pone:
se più meni, più n'arai.
Èvv'egli accaduto mai,
donne, aver l'anella strette?
Col sapon, che cava e mette,
cuoce un poco: pazïenza!
Donne, ciò che abbiamo è vostro.
Se d'amor voi siate accese,
metterem l'olio di nostro,
ungeremo a nostre spese;
abbiam olio del paese,
gelsi, aranci e mongiuï:
se vi piace, proviam qui:
fate questa esperïenza.
(Canti carnacialeschi)

mercoledì 23 febbraio 2011

Crepuscolo di Guillaume Apollinaire

Lovis Corinth*Baccanale*1896
 (Alcools)
Sfiorata dalle ombre dei morti
Sull'erba dove muore il giorno
L'arlecchina s'è spogliata
E specchia il suo corpo nello stagno
Un ciarlatano crepuscolare
Vanta i prossimi giri
Il cielo incolore è costellato
Di astri pallidi come il latte
Sul palco il pallido arlecchino
Saluta subito gli spettatori
Stregoni venuti di Boemia
Qualche fata e gli incantatori
Staccata una stella
la maneggia con le braccia tese
Mentre coi piedi un impiccato
Suona i piatti cadenzando
La cieca culla un bel bambino
Passa la cerva con i suoi cerbiatti
Il nano guarda con un'aria triste
Ingigantire l'arlecchino trismegisto
**********
(Alcools)
Frôlée par les ombres des morts
Sur l'herbe où le jour s'exténue
L'arlequine s'est mise nue
Et dans l'étang mire son corps
Un charlatan crépusculaire
Vante les tours que l'on va faire
Le ciel sans teinte est constellé
D'astres pâles comme du lait
Sur les trétaux l'arlequin blême
Salue d'abord les spectateurs
Des sorciers venus de Bohême
Quelques fées et les enchanteurs
Ayant décroché une étoile
Il la manie à bras tendu
Tandis que des pieds un pendu
Sonne en mesure les cymbales
L'aveugle berce un bel enfant
La biche passe avec ses faons
Le nain regarde d'un air triste
Grandir l'arlequin trismégiste

martedì 22 febbraio 2011

Dialogo di marionette di Sergio Corazzini

Cezanne/1888
per André Noufflard
— Perché, mia piccola regina,
mi fate morire di freddo?
Il re dorme, potrei, quasi,
cantarvi una canzone,
ché non udrebbe! Oh, fatemi
salire sul balcone!
— Mio grazioso amico,
il balcone è di cartapesta,
non ci sopporterebbe!
Volete farmi morire
senza testa?
— Oh, piccola regina, sciogliete
i lunghi capelli d’oro!
— Poeta! non vedete
che i miei capelli sono
di stoppa?
— Oh, perdonate!
— Perdono.
— Così?
— Così...?
— Non mi dite una parola,
io morirò...
— Come? per questa sola
ragione?
— Siete ironica... addio!
— Vi sembra?
— Oh, non avete rimpianti
per l’ultimo nostro convegno
nella foresta di cartone?
— Io non ricordo, mio
dolce amore... Ve ne andate...
Per sempre? Oh, come
vorrei piangere! Ma che posso farci
se il mio piccolo cuore
è di legno?