Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

venerdì 30 novembre 2012

Sera di Vittorio Bodini

Andy Warhol*Marilyn*1964
La lezione di musica
bruca l'umido
nel mezzo della via,
sentinella perduta dell'autunno,
e in una scia di zucchero filato
si fa strada l'urlo dei Sioux.
Nessun tempo avrà speso così male
tanta sete d'ignoto:
compra educatamente biglietti di morte
ai botteghini la gente, i giornali
parlano di dischi volanti
da cui ciascuno spera una rivincita.
(Inediti 1954-1961)

giovedì 29 novembre 2012

Il violinista pazzo di Fernando Pessoa

Charles Louis Moeller
Non fluì dalla strada del nord
né dalla via del sud
la sua musica selvaggia per la prima volta
nel villaggio quel giorno.
Egli apparve all'improvviso nel sentiero,
tutti uscirono ad ascoltarlo,
all'improvviso se ne andò,
e invano sperarono di rivederlo.
La sua strana musica infuse
in ogni cuore un desiderio di libertà.
Non era una melodia,
e neppure una non melodia.
In un luogo molto lontano,
in un luogo assai remoto,
costretti a vivere, essi
sentirono una risposta a questo suono.
Risposta a quel desiderio
che ognuno ha nel proprio seno,
il senso perduto che appartiene
alla ricerca dimenticata.
La sposa felice capì
d'essere malmaritata,
l'appassionato e contento amante
si stancò di amare ancora,
la fanciulla e il ragazzo furono felici
d'aver solo sognato,
i cuori solitari che erano tristi
si sentirono meno soli in qualche luogo.
In ogni anima sbocciava il fiore
che al tatto lascia polvere senza terra,
la prima ora dell'anima gemella,
quella parte che ci completa,
l'ombra che viene a benedire
dalle inespresse profondità lambite
la luminosa inquietudine
migliore del riposo.
Così come venne andò via.
Lo sentirono come un mezzo-essere.
Poi, dolcemente, si confuse
con il silenzio e il ricordo.
Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
morì la loro estatica speranza,
e poco dopo dimenticarono
che era passato.
Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
poiché la vita non è voluta,
ritorna nell'ora dei sogni,
col senso della sua freddezza,
improvvisamente ciascuno ricorda
-risplendente come la luna nuova
dove il sogno-vita diventa cenere -
la melodia del violinista pazzo.

mercoledì 28 novembre 2012

Lo scialletto di Trilussa

Ettore Tito*La fa la modela
Cor venticello che scartoccia l'arberi
entra una foja in camera da letto.
E' l'inverno che ariva e, come ar solito,
quanno passa de qua, lascia un bijetto.
Jole, infatti, me dice - Stammatina
me vojo mette quarche cosa addosso;
nun hai sentito ch'aria frizzantina?-
E cava fòri lo scialletto rosso
che sta riposto tra la naftalina.
- M'hai conosciuto proprio co' 'sto scialle:
te ricordi? - me chiede: e, mentre parla,
se l'intorcina stretto su le spalle, -
S'è conservato sempre d'un colore:
nun c'è nemmeno l'ombra d'una tarla!
Bisognerebbe ritrovà un sistema
pe' conservà così pure l'amore...-
E Jole ride, fa l'indiferente:
ma se sente la voce che je trema.

martedì 27 novembre 2012

27 novembre di Andrea Zanzotto

Aldemir Martins*Gato
27 novembre
avevo iniziato da giorni il diario
Il meraviglioso sbadiglio che il selvaggio Utti
spara di fronte ad ogni situazione
i meandri ignoti del suo sentire.
Pallasch si potrebbe dire
il suo sbadiglio cinico giglio
buttato in faccia al tutto o al niente
del suo sogno innocente
munito di solido punto-blu
Pallasch o miagolio sbadigliato
dopo bevuta d'acqua pura di prato
lungi dalle verminose delizie
delle guerre e dei giornali e delle pizie
che li sputano fuori
pur se senza finzione di corrucci, senza pudori.
(Isola dei morti-Sublimerie)

lunedì 26 novembre 2012

Marina di Mario Luzi

Adolf Gottlieb
Che acque affaticate contro la fioca riva,
che flutti grigi contro i pali. Ed isole
più oltre e banchi ove un affanno incerto
si separa dal giorno che va via.
Che sparse piogge che navighi, che luci.
Quali? il pensiero se non finge ignora,
se non ricorda nega: là fui vivo,
qui avvisato del tempo in altra guisa.
Che memorie, che immagini abbiamo ereditate,
che età non mai vissute, che esistenze
fuori della letizia e del dolore
lottano alla marea presso gli approdi
o al largo che fiorisce e dice addio.
Rientri tu, ripari a questa proda
e nel cielo che salpa un pino stride
d'uccelli che rimpatriano, mio cuore.
(Primizie del deserto)

domenica 25 novembre 2012

Mattino domenicale di Wallace Stevens

Turner
Lusinghe di vestaglia, ad ora tarda
Caffè ed arance sulla sedia al sole,
La verde libertà di un pappagallo,
Su un tappeto si fondono a disperdere
Silenzi di un arcaico sacrificio.
Essa sogna e risente il nero stupro
Dell’antica rovina, quasi quiete
Che fra lampade acquatiche s’abbuia.
Le agre arance e le ali d’oro verde
Sembran parte di un funebre corteo
Che striscia sopra l’acqua senza suono.
Il giorno è come oceano senza suono,
Cheto al passo dei suoi sognanti piedi,
Volti oltremare verso Palestina,
Muto regno del sangue e del sepolcro.
*******************
SUNDAY MORNING
Complacencies of the peignoir, and late
Coffee and oranges in a sunny chair,
And the green freedom of a cockatoo
Upon a rug mingle to dissipate
The holy hush of ancient sacrifice.
She dreams a little, and she feels the dark
Encroachment of that old catastrophe,
As a calm darkens among water-lights.
The pungent oranges and bright, green wings
Seem things in some procession of the dead,
Winding across wide water, without sound.
He day is like wide water, without sound,
Stilled for the passing of her dreaming feet
Over the seas, to silent Palestine,
Dominion of the blood and sepulcher.

sabato 24 novembre 2012

Canto Quinto (La morte meditata) di Giuseppe Ungaretti

Eugene Assetaz De Bouteyre*The sleeping flower girl
1932
Hai chiuso gli occhi
Nasce una notte
Piena di finte buche,
Di suoni morti
Come di sugheri
Di reti calate nell'acqua.
Le tue mani si fanno come un soffio
D'inviolabili lontananze,
Inafferrabili come le idee,
E l'equivoco della luna
E il dondolio, dolcissimi,
Se vuoi posarmele sugli occhi,
Toccano l'anima.
Sei la donna che passa
Come una foglia.
E lasci agli alberi un fuoco d'autunno.