Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

venerdì 7 febbraio 2014

Cenere di Alfonso Gatto

Igor Grabar*Svetlana*1933
Quello che non sappiamo come un sogno,
come la pioggia, scende in cuore a sera.
Il freddo stringe sulle cose il lume,
lo squallore perenne dei giornali
abbandonati sulle strade, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.

Quello che non sappiamo come un treno
solo nel mondo giunge coi fantasmi
alle case di nebbia, da lontano
un bubbolìo di sonagliere, il carro
delle notti serene.

Quello che non sappiamo, come il freddo,
come la neve, scende sulle tombe.
Udimmo il vento porgere alle cose
il pensiero che l'ombra le fa sole.

Quello che non sappiamo è forse il volto,
il nostro volto che la morte un giorno
suggellerà col suo silenzio, nomi,
fatti perduti appena nati, cenere.
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POESIE D'AMORE

giovedì 6 febbraio 2014

Lo so bene part. 3 e 4 di Paul Eluard

Christian Schad*Anna Gabionetta*Pianista*1927
Je le sais bien

SU QUESTO CIELO DIRUTO, SUI VETRI D'ACQUA DOLCE

Su questo cielo diruto, sui vetri d'acqua dolce,
Quale viso verrà, valva sonora,
A dire che la notte dell'amore è già un'alba,
Schiusa bocca giunta alla bocca chiusa?
*************
SUR CE CIEL DÉLABRÉ, SUR CES VITRES D'EAU DOUCE
Sur ce ciel délabré, sur ces vitres d’eau douce,
Quel visage viendra, coquillage sonore,
Annoncer que la nuit de l’amour touche au jour,
Bouche ouverte liée à la bouche fermèe.

IGNOTA, ERA LA MIA FORMA DILETTA

Ignota, era la mia forma diletta,
Colei che mi toglieva l’ansia di essere un uomo,
E la vedo, e la perdo, e il mio dolore
Subisco, come sole breve nell’acqua fredda.
***************
INCONNUE, ELLE ÉTAIT MA FORME PRÉFÉRÉE

Inconnue, elle était ma forme préférée,
Celle qui m’enlevait le souci d’être un homme,
Et je la vois et je la perds et je subis
Ma douleur, comme un peu de soleil dans l’eau froide.

NUDITA' DELLA VERITA'*NUDITE' DE LA VERITE'

mercoledì 5 febbraio 2014

Lo so bene Part 1 e 2 di Paul Eluard

Christian Schad*1927
Je le sais bien

LA DISPERAZIONE E' SENZ'ALI

La disperazione è senz'ali,
E senz'ali l'amore,
Non han volto,
Non parlano,
Io non mi muovo più,
Io non li guardo più,
Io non ho più parole
Ma pure sono vivo come il mio amore e la disperazione.
****************
Le désespoir n'a pas d'ailes,.

Le désespoir n'a pas d'ailes,
L'amour non plus,
Pas de visage,
Ne parlent pas,
Je ne bouge pas,
Je ne les regarde pas,
Je ne leur parle pas
Mais je suis bien aussi vivant que mon amour et que mon désespoir.
*************
IL MOSTRO DELLA FUGA FIUTA FINO LE PIUME

Il mostro della fuga fiuta fino le piume
Dell'uccello strinato dal fuoco del fucile.
Vibra quel suo lamento lungo un muro di lacrime
E le cesoie degli occhi la melodia recidono
Che gemmava già in cuore al cacciatore.
**********************
Le monstre de la fuite hume même les plumes

Le monstre de la fuite hume même les plumes
De cet oiseau roussi par le feu du fusil.
Sa plainte vibre tout le long d’un mur de larmes
Et les ciseaux des yeux coupent la mélodie
Qui bourgeonnait déja dans le cœur du chasseur.
NUDITA' DELLA VERITA'
Nuditè de la vérité

martedì 4 febbraio 2014

Poveri di Paolo Buzzi

John Singer Sargent*Lady Sassoon*1907
(Vecchia Piazza della Scala)
Tre poveri, 
e sono vecchi e sono in cenci 
e l'inverno morde rabbioso, 
guardano un cielo nero che promette la neve... 
Han tutti e tre la febbre: 
i lor denti battono in tempo co' lor cuori. 
Appoggiano le schiene curve sfinite 
al muro d'un Teatro che sfolgora di luci. 
Dalle carrozze scendon le dame coi piedi di fata: 
le pellicce han fruscii di bestie vive nei boschi. 
Entran nel luogo d'oro... 
Vampa d'estate dalla porta 
che subito si chiude. 
- Che ci starà qui dentro ? -
Mai non videro vivere i fatti e i canti degli uomini 
nella cornice d'un Teatro. Vengono di lontano: 
non seppero che scene di nevi e di mari e di vulcani 
e le musiche pazze dell'anima e del cielo: 
e ne goderono. Oggi hanno solo fame... 
Girano i cocchi intorno, spavaldi i cocchieri scintillano 
dalle tube nerissime dove la notte accesa si specchia. 
Una corda di frusta, 
roteando, 
ha toccati i tre visi d'un colpo. 
Sorridono, que' vecchi. 
La frusta allegra toccò senza far male... 
Poi, nulla non potendo dividere, dividono - per ore -
i fiati ancora caldi 
sulle mani tremanti, l'un dell'altro, a vicenda; 
guardando la neve che appresta 
il bel tappeto bianco  
alle carrozze di ritorno. Oh rulleranno lunge, 
senza scosse e rumori, piene di dame in sonno 
e l'odore di fiori!..   

Quegli, andran per le vie: 
le vie solitarie, senza cani, 
a far l'orme sull'orme, l'orme con le dita.
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AEROPLANI*1908

lunedì 3 febbraio 2014

Monologhetto parte due di Giuseppe Ungaretti

Marie Danforth
Il ricordare è di vecchiaia il segno,
Ed oggi alcune soste ho ricordate
Del mio lungo soggiorno sulla terra,
Successe di Febbraio,
perché sto, di Febbraio, alla vicenda
Più che negli altri mesi vigile.
Gli sono più che alla mia stessa vita
Attaccato per una nascita
Ed una dipartita;
Ma di questo, non è momento di parlare.
E anch'io di questo mese nacqui.
Era burrasca, pioveva a dirotto
A Alessandria d'Egitto in quella notte,
E festa gli Sciiti
Facevano laggiù
Alla luna detta degli amuleti:
Galoppa un bimbo sul cavallo bianco
E a lui dintorno in ressa il popolo
S'avvince al cerchio dei presagi.
Adamo ed Eva rammemorano
Nella terrena sorte istupiditi:
E tempo che s'aguzzi
L'orecchio a indovinare,
E una delle Arabe accalcate, scatta,
Fulmine che una roccia graffia
Indica e, con schiumante bocca, attesta:

Un mahdi, ancora informe nel granito,
Delinea le sue braccia spaventose;


Ma mia madre, Lucchese,
A quella uscita ride
Ed un proverbio cita:

Se di Febbraio corrono i viottoli,
Empie di vino e olio tutti i ciottoli.

Poeti, poeti, ci siamo messi
Tutte le maschere;
Ma uno non è che la propria persona.
Per atroce impazienza
In quel vuoto che per natura
Ogni anno accade di Febbraio
Sul lunario fissandosi per termini:
Il giorno della Candelora
Con il riapparso da penombra
Fioco tremore di fiammelle
Di sull'ardore
Di poca cera vergine,
E il giorno, dopo qualche settimana,
Del Sei polvere e ritornerai in polvere;
Nel vuoto, e per impazienza d'uscirne,
Ognuno, e noi vecchi compresi
Con i nostri rimpianti,
E non sa senza propria prova niuno
Quanto strozzi illusione
Che di solo rimpianto viva;
Impaziente, nel vuoto, ognuno smania,
S'affanna, futile,
A reincarnarsi in qualche fantasia
Che anch'essa sarà vana,
E ne è sgomento,
Troppo in fretta svariando nei suoi inganni
Il tempo, per potersene ammonire.
Solo ai fanciulli i sogni s'addirebbero:
Posseggono la grazia del candore
Che da ogni guasto sana, se rinnova
O se le voci in sé, svaria d'un soffio.
Ma perché fanciullezza
È subito ricordo?
Non c'è, altro non c'è su questa terra
Che un barlume di vero
E il nulla della polvere,
Anche se, matto incorreggibile,
Incontro al lampo dei miraggi
Nell'intimo e nei gesti, il vivo
Tendersi sembra sempre.
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UN GRIDO E PAESAGGI

domenica 2 febbraio 2014

Visione di Giosuè Carducci

Bartolomeo Bezzi*L'acqua morta*1884
Il sole tardo ne l'invernale
Ciel le caligini scialbe vincea,
E il verde tenero de la novale
Sotto gli sprazzi del sol ridea.

Correva l'onda del Po regale,
L'onda del nitido Mincio correa:
Apriva l'anima pensosa l'ale
Bianche de' sogni verso un'idea.

E al cuor del fiso mite fulgore
Di quella placida fata morgana
Riaffacciavasi la prima età,

Senza memorie, senza dolore,
Pur come un'isola verde, lontana
Entro una pallida serenità.

(Verona, 1 Febbraio 1883)
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RIME NUOVE

sabato 1 febbraio 2014

Il venditore di fiori di Meira Delmar

Joaquin Sorolla Bastida
"Garofani, garofani,
porto garofani!
Rossi come bocche
di belle donne..."

"Rose, papaveri,
violette morate
come le orecchie
dell'innamorata.."

E dietro al grido
arriva l'imbonitore
marcando la strada
col suo passo altezzoso...
E siccome già sa
che sempre lo aspetto,
mi guarda ed elogia.

"Sono diventate bianche
le rose vermiglie
perché sembra più bella
quella alla finestra..."

E io lo ringrazio
della frase carina
con i soldi lucenti
e il sorriso allegro.
Gli compro gelsomini
che mi lascia nelle mani
per dopo allontanarsi
per la vecchia via...

"Dalie accese,
violette e più di una rosa,
per i tuoi capelli
ragazzina graziosa..."

"Fiori appena sbocciati
fiori profumati!
Garofani...garofani...
Violette morate!"

E dietro al grido
se ne va l'imbonitore,
lasciando la strada
con il suo passo altezzoso...
E mentre si perde
la sua voce in lontananza,
penso che questa notte
mi dirà il trovatore:
"Con questi gelsomini
paiono i tuoi capelli
notte di dicembre
ricolma di stelle..."

♥♥♥♥♥

EL VENDEDOR DE FLORES

"Claveles, claveles,
que traigo claveles!
Rojos como bocas
de lindas mujeres..."

"Rosas, amapolas,
violetas moradas
como las orejas
de la enamorada..."

Y detrás del grito
llega el pregonero
marcando en la calle
su paso altanero...
Y como ya sabe
que siempre lo espero,
me mira y pregona.

"Se pusieron blancas
las rosas bermejas
porque es más galana
la que está en la reja..."

Y yo le agradezco
la frase bonita
con dinero claro
mi alegre sonrisa.
Le compro jazmines
que en mis manos deja,
y luego se aleja
por la calle vieja...

"Dalias encendidas,
violetas y rosas,
para tus cabellos
muchachita hermosa..."

"Flores nuevecitas,
flores perfumadas!
Claveles...claveles...
Violetas moradas!"

Y detrás del grito
se va el pregonero,
dejando en la calle
su paso altanero...
Y mientras se pierde
su voz a lo lejos,
pienso que esta noche
me dirá el trovero:
"Con esos jazmines
parece tu pelo
noche de diciembre
llena de luceros..."
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¡feliz cumpleaños! Rocio!!!