Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 31 marzo 2013

Cena di Pasqua di Giorgio Bassani

Hans Thoma*Resurrection
a mio padre
E quando nel giro del ballo oscuro che ci rimorchia
dimenticate ombre nostalgiche a fingere la vita,
spirito della notte ci riavrai, dopo le ultime risa,
i baci sulle guance, gli augurii, gli addii sulla porta;
e là dalla soglia a scroscio rompendo un vento crudele
dissiperà le fioche ed esili voci come capelli
incanutiti, nel vuoto portico di tra i cancelli
cieco soffiando sulle deboli fiamme delle candele:
forse torneremo in un muto patto d’intorno a questa
tavola, sotto la lampada, commensali distratti;
fermi, le labbra sigillate, seduti di contro ai ritratti
pallidi dei nostri morti, ad una eterna festa.

sabato 30 marzo 2013

Ho visto un re di Enzo Jannacci

Fairies spring*Arthur Rackham
Dai dai, conta su...ah be, sì be....
- Ho visto un re.
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un re!
- Ah, beh; sì, beh.
- Un re che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime, ma tante che
bagnava anche il cavallo!
- Povero re!
- E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; sì, beh.
- è l'imperatore che gli ha portato via
un bel castello...
- Ohi che baloss!
- ...di trentadue che lui ne ha.
- Povero re!
- E povero anche il cavallo!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho visto un vesc...
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un vescovo!
- Ah, beh; sì, beh.
- Anche lui, lui, piangeva, faceva
un gran baccano, mordeva anche una mano.
- La mano di chi?
- La mano del sacrestano!
- Povero vescovo!
- E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; sì, beh.
- e` il cardinale che gli ha portato via
un'abbazia...
- Oh poer crist!
- ...di trentadue che lui ce n' ha.
- Povero vescovo!
- E povero anche il sacrista!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho visto un ric...
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Ha visto un ricco! Un sciur!
- S'...Ah, beh; sì', beh.
- Il tapino lacrimava su un calice di vino
ed ogni go, ed ogni goccia andava...
- Deren't al vin?
- Sì, che tutto l'annacquava!
- Pover tapin!
- E povero anche il vin!
- Ah, beh; sì, beh.
- Il vescovo, il re, l'imperatore
l'han mezzo rovinato
gli han portato via
tre case e un caseggiato
di trentadue che lui ce n' ha.
- Pover tapin!
- E povero anche il vin!
- Ah, beh; sì, beh.
- Ho vist un villan.
- Sa l'ha vist cus'e`?
- Un contadino!
- Ah, beh; sì, beh.
- Il vescovo, il re, il ricco, l'imperatore,
persino il cardinale, l'han mezzo rovinato
gli han portato via:
la casa
il cascinale
la mucca
il violino
la scatola di kaki
la radio a transistor
i dischi di Little Tony
la moglie!
- E po`, cus'e`?
- Un figlio militare
gli hanno ammazzato anche il maiale...
- Pover purscel!
- Nel senso del maiale...
- Ah, beh; sì, beh.
- Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava!
Ah! Ah! Ah!
- Ma sa l'e`, matt?
- No!
- Il fatto e` che noi villan...
Noi villan...
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!
************
Addio al Poeta con le scarpe da tennis...

venerdì 29 marzo 2013

Al Crocifisso nel Venerdì santo di Torquato Tasso

Andrea Mantegna
Dove rivolgi, o lusinghier fallace,
gli occhi bramosi e vaghi?
dove o come t'appaghi
di quel picciol tempo alletta e piace?
Il Re che fece il sole e l'auree stelle,
fisse in celeste giro,
mi diletta ov'io miro
opere di sua mano assai più belle.
O crudo inganno, o fero ardore, o gelo,
degl'infelici amanti,
deh! miriamo i sembianti
immaginati in terra e vivi in cielo.
Mentre in Croce il contemplo, il veggio esangue:
ahi lagrime! ahi dolore!
Oggi languisce e more
la salute e la vita: ahi piaghe! ahi sangue!
(Rime Sacre)

giovedì 28 marzo 2013

Giuveddí ssanto di Giuseppe Gioachino Belli

Francisco De Zurbaran*1627
Fa’... che ggusto!... spi... Zzitto! ecco er cannone!
Abbasta, abbasta, sú, ccaccia l’uscello.
Nu lo senti ch’edè? spara Castello:
seggno ch’er Papa sta ssopra ar loggione.

Mettémesce un’e ll’antro in ginocchione:
per oggi contentàmesce, fratello.
Un po’ ar corpo e un po’ all’anima: bberbello:
pijjamo adesso la bbonidizzione.

Quanno ch’er Zanto-padre arza la mano,
pòi in articolo-morte fà li conti
a ggruggn’a ggruggno coll’inferno sano.

E nnun guasta che nnoi semo a li Monti,
e ’r Papa sta a Ssan Pietr’in Vaticano:
oggi er croscione suo passa li ponti.
1833 (Sonetti)
*************
Castello: Mole Adriana oggi Castel S.Angelo
loggione: La gran loggia nella facciata di San Pietro in Vaticano, donde il Pontefice amministra la solenne benedizione al popolo foltamente adunato sulla gran piazza.
Mettèmesce:Mettiamoci
Contenàmesce: Accontentiamoci
Bberbello: Bel bello
Monti: oggi Rione di Borgo, dove sorge il Vaticano che è di là dal Tevere.
Croscione: Segno della croce

mercoledì 27 marzo 2013

La Passione di Alessandro Manzoni

Paolo Uccello*1440
O tementi dell'ira ventura,
Cheti e gravi oggi al tempio moviamo, 
Come gente che pensi a sventura, 
Che improvviso s'intese annunziar. 
Non s'aspetti di squilla il richiamo; 
Nol concede il mestissimo rito: 
Qual di donna che piange il marito, 
E la veste del vedovo altar. 
Cessan gl'inni e i misteri beati, 
Tra cui scende, per mistica via, 
Sotto l'ombra de' pani mutati, 
L'ostia viva di pace e d'amor. 
S'ode un carme: l'intento Isaia 
Proferì questo sacro lamento, 
In quel dì che un divino spavento 
Gli affannava il fatidico cor. 
Di chi parli, o Veggente di Giuda? 
Chi è costui che, davanti all'Eterno 
Spunterà come tallo da nuda 
Terra, lunge da fonte vital? 
Questo fiacco pasciuto di scherno, 
Che la faccia si copre d'un velo, 
Come fosse un percosso dal cielo, 
Il novissimo d'ogni mortal? 
Egli è il Giusto, che i vili han trafitto, 
Ma tacente, ma senza tenzone; 
Egli è il Giusto; e di tutti il delitto 
Il Signor sul suo capo versò. 
Egli è il santo, il predetto Sansone 
Che morendo francheggia Israele; 
Che volente alla sposa infedele 
La fortissima chioma lasciò. 
Quei che siede sui cerchi divini, 
E d'Adamo si fece figliolo; 
Né sdegnò coi fratelli tapini 
Il funesto retaggio partir: 
Volle l'onte, e nell'anima il duolo, 
E l'angosce di morte sentire, 
E il terror che seconda il fallire, 
Ei che mai non conobbe il fallir. 
La repulsa al suo prego sommesso, 
L'abbandono del Padre sostenne: 
Oh spavento! l'orribile amplesso 
D'un amico spergiuro soffrì. 
Ma simìle quell'alma divenne 
Alla notte dell'uomo omicida: 
Di quel Sangue sol ode le grida, 
E s'accorge che Sangue tradì. 
Oh spavento! lo stuol de' beffardi 
Baldo insulta a quel volto divino, 
Ove intender non osan gli sguardi 
Gl'incolpabili figli del ciel. 
Come l'ebbro desidera il vino, 
Nell'offese quell'odio s'irrita; 
E al maggior dei delitti gl'incita 
Del delitto la gioia crudel. 
Ma chi fosse quel tacito reo, 
Che davanti al suo seggio profano 
Strascinava il protervo Giudeo, 
Come vittima innanzi a l'altar, 
Non lo seppe il superbo Romano; 
Ma fe' stima il deliro potente, 
Che giovasse col sangue innocente 
La sua vil sicurtade comprar. 
Su nel cielo in sua doglia raccolto 
Giunse il suono d'un prego esecrato: 
I Celesti copersero il volto: 
Disse Iddio: Qual chiedete sarà. 
E quel Sangue dai padri imprecato 
Sulla misera prole ancor cade, 
Che, mutata d'etade in etade, 
Scosso ancor dal suo capo non l'ha. 
Ecco appena sul letto nefando 
Quell'Afflitto depose la fronte, 
E un altissimo grido levando, 
Il supremo sospiro mandò: 
Gli uccisori esultanti sul monte 
Di Dio l'ira già grande minaccia, 
Già dall'ardue vedette s'affaccia, 
Quasi accenni: Tra poco verrò 
O gran Padre! per Lui che s'immola, 
Cessi alfine quell'ira tremenda; 
E de' ciechi l'insana parola 
Volgi in meglio, pietoso Signor. 
Sì, quel Sangue sovr'essi discenda; 
Ma sia pioggia di mite lavacro: 
Tutti errammo; di tutti quel sacro- 
santo Sangue cancelli l'error.
E tu, Madre, che immota vedesti 
Un tal Figlio morir sulla croce, 
Per noi prega, o regina de' mesti, 
Che il possiamo in sua gloria veder; 
Che i dolori, onde il secolo atroce 
Fa de' boni più tristo l'esiglio, 
Misti al santo patir del tuo Figlio, 
Ci sian pegno d'eterno goder.
(Il sacro e il vero)

martedì 26 marzo 2013

Il Rinnegamento di San Pietro di Charles Baudelaire

Salvador Dalì*1951
Che cosa Iddio fa dunque di quel flusso
d'anatemi che tutti i giorni sale 
verso i suoi cari Serafini? Come 
un tiranno impinzatosi di vini 
e di carne, egli piglia sonno al dolce 
suon delle nostre orribili bestemmie. 
L'urlo che danno suppliziati e martiri 
è, certo, un'inebriante sinfonia, 
se i Cieli ancora non ne sono sazi, 
e ciò malgrado tutto il sangue sparso 
per acquistare tale voluttà!
- Gesù, ricorda l'Orto degli Ulivi! 
Tu pregavi in ginocchio, nella tua 
semplicità, colui che nel suo cielo 
rideva al suon dei chiodi che i carnefici 
ti conficcavan nelle carni vive.
E quando sulla tua divinità 
sputar vedesti l'ebbra soldataglia 
e schiumatura di cucine, e quando 
nel cranio, ove l'immensa Umanità 
viveva, ti sentisti penetrare 
la corona di spine; quando atroce 
il peso del tuo corpo rotto dava 
strazio alle tue distese e tese braccia, 
e ti grondavan dall'impallidita 
fronte sudore e sangue, 
e quando fosti 
davanti a tutti posto a far bersaglio, 
ritornavi con l'anima a quei giorni 
sì belli e luminosi in cui venisti 
per mantenere la promessa eterna, 
e quando, in groppa ad un'asina mite, 
tu calpestavi lungo il tuo cammino 
ramoscelli d'olivo e fiori sparsi, 
quando, gonfio d'ardore e di speranza, 
a tutta forza fustigavi il branco 
di quei vili mercanti, e quando, infine, 
fosti re? Più profondo della lancia 
non ti è entrato il rimorso nel costato?
- Quanto a me, me ne andrò, certo, contento, 
da un mondo ove non è sorella al sogno 
l'azione; possa adoperar la spada 
e perire di spada! Ha rinnegato 
il suo Gesù, San Pietro... Ha fatto bene!
(Rivolta* I fiori del male)
***********
LE RENIEMENT DE SAINT PIERRE

Qu'est-ce que Dieu fait donc de ce flot d'anathèmes
Qui monte tous les jours vers ses chers Séraphins ?
Comme un tyran gorgé de viande et de vins,
Il s'endort au doux bruit de nos affreux blasphèmes.

Les sanglots des martyrs et des suppliciés
Sont une symphonie enivrante sans doute,
Puisque, malgré le sang que leur volupté coûte,
Les cieux ne s'en sont point encore rassasiés !

- Ah ! Jésus, souviens-toi du Jardin des Olives !
Dans ta simplicité tu priais à genoux
Celui qui dans son ciel riait au bruit des clous
Que d'ignobles bourreaux plantaient dans tes chairs vives,

Lorsque tu vis cracher sur ta divinité
La crapule du corps de garde et des cuisines,
Et lorsque tu sentis s'enfoncer les épines
Dans ton crâne où vivait l'immense Humanité ;

Quand de ton corps brisé la pesanteur horrible
Allongeait tes deux bras distendus, que ton sang
Et ta sueur coulaient de ton front pâlissant,
Quand tu fus devant tous posé comme une cible,

Rêvais-tu de ces jours si brillants et si beaux
Où tu vins pour remplir l'éternelle promesse,
Où tu foulais, monté sur une douce ânesse,
Des chemins tout jonchés de fleurs et de rameaux,

Où, le cœur tout gonflé d'espoir et de vaillance,
Tu fouettais tous ces vils marchands à tour de bras,
Où tu fus maître enfin ? Le remords n'a-t-il pas
Pénétré dans ton flanc plus avant que la lance ?

- Certes, je sortirai, quant à moi, satisfait
D'un monde où l'action n'est pas la sœur du rêve ;
Puissé-je user du glaive et périr par le glaive !
Saint Pierre a renié Jésus... Il a bien fait !
(Rèvolte*Les fleur du mal)

lunedì 25 marzo 2013

Pasqua armena di Vittoria Aganoor

Marianne Stokes
Non fu di fiele abbeverato? Il petto
non gli squarciò l'ignobile scherano?
Non fu percosso, irriso, e un'empia mano
non lo inchiodò sul legno maledetto?
Pur, quale mai più glorioso e forte
risorgere, se ancor tuona la voce
dell'Osanna, e dovunque apre una croce
le braccia, dall'idea vinta é la morte?
Armenia, ed anche a te squarciato il seno
vedo dai nuovi farisei. Raccolto
hanno il fango a scagliartelo sul volto;
per dissetarti apprestano il veleno.
Ma se l'insazïata orda ferina
sulle tue membra flagellate e grame
oggi rinnova la tortura infame
del Golgota, la tua Pasqua è vicina.