Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

giovedì 25 giugno 2015

Notte d'amore di Ingeborg Bachmann

Karl Wilhelm Diefenbach (1851–1913), Sirène dans le Vortex de la Vague.
In una notte d’amore dopo una lunga notte
ho di nuovo imparato a parlare e piangevo
perché mi è uscita di bocca una parola. Ho imparato di 
   nuovo a camminare,
sono andata alla finestra e ho detto fame e luce
e notte mi stava bene per luce.

Dopo una notte troppo lunga,
dormito di nuovo bene,
confidando,

nel buio parlavo più facilmente
continuavo a farlo di giorno.
Muovevo le dita sul mio viso,
non sono più morta.

Un cespuglio incendiato nella notte.
Il mio vendicatore si è fatto avanti e si chiamava vita.
Ho detto addirittura: lasciatemi morire e pensavo
senza timore alla morte più amata.
***
Non conosco mondo migliore
trad. Silvia Bortoli

Ingeborg è nata il 25 giugno 1926

2 commenti:

Rose ha detto...

Si esce dal buio nascendo, come i bambini si impara a parlare, si muore dentro e si torna nel buio, si ritorna alla vita.

Buona settimana, ricicciosa come sempre.

Juliet ha detto...

La sacralità dell'amore qui si fa corpo che lo accoglie, manifesta, piede che impara a camminare, voce che si fa parola e che dalla notte prosegue nel giorno.
Un saluto a francesca, a rose e a tutte le belle passanti del blog
(e luce, e notte mi stava bene per luce)