Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
Visualizzazione post con etichetta Praga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Praga. Mostra tutti i post

domenica 5 gennaio 2014

I Re Magi di Emilio Praga

Giotto*Magi*1320
A mia madre

I bei vegliardi dallo scettro d’oro
che per la neve, sotto il ciel sereno,
sostar sommessi alla mia porta udìa,
la notte della Santa Epifania, 
o son morti di freddo, o son malati,
nei paesi del sole,
I bei vegliardi dallo scettro d’oro!

Quando la mia scarpetta in sul verone
tutta avvizzita facea la rugiada,
e tu madre, domestica regina,
la colmavi di doni alla mattina,
Io ricciuto avea il crin, candida l’alma,
e ogni alba che venia
di giornate regali il don mi offria.
Un giovin sire senza scettro d’oro,
ma cui nutrian d’aromi e terra e cielo,
e una corte di sogni e di speranze
complimentava fra beate stanze,
ero in quei giorni io stesso:
io che il perduto imper sospiro adesso!

I bei vegliardi dallo scettro d’oro
che per la neve, sotto il ciel sereno,
sostar sommessi alla mia porta udia,
la notte della santa Epifania,
o son morti di freddo, o son malati
nei paesi del Sole,
i bei vegliardi dallo scettro d’oro!
**************
PENOMBRE

domenica 13 gennaio 2013

Nevicata di Emilio Praga

Frederick Childe Hassam*1886
La bella neve! scendete, scendete,
Leggiadri fiocchi danzanti nei cieli;
Come perlucce coprite, pingete
I tetti, i tronchi, la mota e gli steli.
Dacchè l’ottobre, soffiando, spruzzando,
Ingiallì tutta la vasta campagna,
Fuor da’ miei vetri, ove, fievole urtando,
La farfalluccia del freddo si lagna,
Mi morîr cinque di rosa arboscelli,
E spirò l’anima a Dio la violetta;
Senza l’ammanto di viti i cancelli
Sembran soldati disposti in vedetta.
Pur questa notte una mano furtiva
L’innaffiatoio rubommi in giardino!
(Se fu per la fame che alcun lo rapiva,
Iddio nol vegga l’agreste bottino).
Intirizzisco se schiudono l’uscio,
Ma qui la stufa borbotta tepente:
Oh benedetto il mio piccolo guscio,
Per me, nevata, sei tutta innocente!
Fa il tuo mestiere: scendete, scendete,
Leggiadri fiocchi danzanti nei cieli;
Come perlucce coprite, pingete,
I tetti, i tronchi, la mota e gli steli...
Della mia donna nel fervido cuore
Aleggia sempre una brezza gentile,
E quando ricco il poeta è d’amore
Anche il gennaio somiglia all’aprile
(Penombre)

giovedì 6 dicembre 2012

Sospiri all'inverno di Emilio Praga

Will Bradley
Stanco son io di splendidi
Cieli e fronzute piante;
Mi annoia lo spettacolo
Di una beltà costante;
Venga il dicembre, ed operi
Un cambiamento a vista:
Un grazie al macchinista
Dal petto esalerò.
Venga il gennaio, il placido
Mese di piogge e nevi,
Venga, ed io chiuda il guscio:
Oh giorni inerti e brevi,
Vetri appannati, e amabili
Grilli del focolare!
Voglio l’uscio inchiodare,
Cantar l’inverno io vò!
Come cadenze tremule
Di cori in lontananza,
Belle, ridenti, tiepide,
Nella tranquilla stanza
Tornano le memorie
Del luglio e dell’aprile,
A colorir lo stile
Del pallido pittor.
E accosciata in un angolo
Al muro crepitante,
Sospirosa e pettegola
Come una vecchia amante,
La stufa mi consiglia
A non varcar la soglia,
E alle dolcezze invoglia
Del solingo lavor.
Quando la nebbia intorbida
L’ampia campagna rasa,
È pur dolce l’immagine
Delle donne di casa:
Le muse son, son gli angeli
Del domestico cielo
Cui della pioggia il velo
Imperla la beltà!
Le gonne allor bisbigliano
Come selvette in maggio,
E se il capo ti aggravano
Nuvole di passaggio,
Ascolta... erra uno strascico
Nella vicina stanza?
Ascolta: e la speranza,
La fede tornerà.
Venga il febbraio: ho un piccolo
Vaso di sempre-vivi
Che i vezzi non invidiano
Dei fiorellini estivi;
Ho un uccellino in gabbia,
Un canarin gentile...
Febbraio, marzo, aprile...
Ecco l’estate ancor!
L’estate ancor!... Fantastico
Mio cor di pellegrino,
Nè avran cessato i cantici
Il bardo e il canarino:
Giacchè siam quattro in gabbia,
Ed all’amor si beve,
Il mandorlo è una neve
La stalattite è un fior!
(PENOMBRE*Meriggi)

venerdì 14 ottobre 2011

Vendetta postuma di Emilio Praga

James Tissot*1876
Quando sarai nel freddo monumento
immobile e stecchita,
se ti resta nel cranio un sentimento
di questa vita,
ripenserai l’alcova e il letticciuolo
dei nostri lunghi amori,
quand’io portava al tuo dolce lenzuolo
carezze e fiori.
Ripenserai la fiammella turchina
che ci brillava accanto,
e quella fiala che alla tua bocchina
piaceva tanto!
Ripenserai la tua foga omicida
e gli immensi abbandoni;
ripenserai le forsennate grida
e le canzoni;
ripenserai le lagrime delire,
e i giuramenti a Dio,
o bugiarda, di vivere e morire
pel genio mio!
E allora sentirai l’onda dei vermi
salir nel tenebrore,
e colla gioia di affamati infermi
morderti il cuore.
( Penombre, 1864)