Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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giovedì 27 febbraio 2014

Dialogo di giovedì grasso di Tito Marrone

Charles Sprague Pearce*The Masquerade Ball
Marchesa, permette?
Forse è incomoda l'ora...
Ma come? Siete
voi caro abate.
Coraggio: avanti.
Mi perdonate,
se mi presento senza
parrucca e senza guanti?
Oh, confidiamo ancora
nella vostra clemenza!
Ma venite in cattivo punto. - In cattivo punto?
Prendetevi una sedia.
Grazie. La cerco...
senza trovarla. Quel maledettissimo
padron di casa è un pezzo che gioca la commedia
di lasciarmi così. - Rimango in piedi,
dal mattino alla sera, dalla sera al mattino,
adorator perpetuo della vostra bellezza!
Voi siete la fenice degli abati galanti
Per carità marchesa:
senza la mia parrucca e senza i guanti...
Oh non è nulla! Io stessa
sono fuori di me,
caro abate, perché...
Ma, prima:
vi ricordate l'abito
pompadour, che di Francia
mi recò mio marito
centotrent'anni fa,
che indossai l'ultima
volta al ballo dogale? - Mi ricordo
che quella sera volli baciarvi sulla guancia
(tanto eravate bella!)
e fui percosso dal ventaglino di madreperla.
Ricordate anche troppo.
Or quella veste e quel ventaglio miniato
quando per economia
venni ad abitar qui, li lasciai nella mia
dimora, alla Ca' d'oro,
chiusi dentro un armadio intarsiato,
accanto a' bei gioielli
lasciatimi in eredità dai Loredano...
Poco fa, prima
che voi foste venuto,
colpita dallo strano
rumore della via,
schiudo la gelosia,
mi affaccio... e vedo
una maschera a braccetto
d'un abatino buffo e svenevole,
vestita con la bella mia veste pompadour!
Marchesa l'avventura
non è molto piacevole;
ma se vi dicessi che quell' abatino
portava la mia bella parrucca incipriata?
Davvero? - Certo. La riconobbi
quando mi urtò, passandomi vicino
con la sua goffa dama imbellettata...
Oggi le maschere
vanno a spasso:
mi dicono che sia giovedì grasso.
I vivi si divertono, e i morti si dan pace.
Abate mio... - Marchesa?
Non m'offrite una presa
del vostro buon tabacco d'un tempo? - Mi dispiace,
ma ho dato via
la tabacchiera. Faccio economia...

domenica 22 dicembre 2013

L'albergo di Tito Marrone

Albrecht Dürer
Naufrago nella notte di Natale
in una scialba camera d'albergo,
dinanzi alla candela
che guizza e fuma...
E, mentre si consuma
l'anima ad ascoltare il tristo vento
che schernisce sul tetto
la magra pioggia,
di là l'ostessa con la voce chioccia
litiga in un suo gergo maledetto.
Pace, ostessa! A quest'ora, nelle chiese
del mio paese,
s'inazzurra la messa di Natale,
brulicano i lumini dei presepi.
I Re Magi viaggiano
lungo le siepi,
dietro la stella di fili d'argento,
verso la capannuccia di Gesù:
brontola il vento e la neve vien giù.
Or dove mai sarà
quel piccolo pastore
che alla sua rammendata cornamusa
appendeva il mio cuore?
Dove, la stella di fili d'argento?
Dove son io fanciullo?
Il mio presepio è brullo,
abbandonato, spento.
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POEMI PROVINCIALI

martedì 5 marzo 2013

Sgorbi di Tito Marrone

Edgar Degas*Place de la Concorde*1875
Poi che brilla uno sprazzo
del buon sole di marzo
nella stanza d'inverno,
ricerco il mio quaderno
delle bizze infantili.
Sopra un foglio disfatto
lunghi segni discerno
con inchiostro ora giallo;
saranno campanili?
Un elefante, un gatto,
un orco, un pappagallo,
un fanale perduto.
Tra le bestie, dispersi
anche i miei primi versi...
"Pulcinella è caduto
e s'è fatto un gran male:
si porti all'ospedale".
La barba con le lenti?
Ah, mio vecchio maestro!
Si affaccia dal canestro
una piccola palma
guardata da serpenti.
La barchetta si è messa
sopra una riga nera;
sotto si legge: "Calma".
Ma dopo, quella stessa
barchetta, in mezzo a tremule
ondine: "La bufera".
Poi: "Domani vacanza.
Babbo, se non mi sgridi,
domenica si pranza
dalla zia Giuseppina".
E una macchia di fango...
Sole della mattina
di marzo, perchè ridi?
Vattene, sole: io piango.
(Esilio della mia vita)