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| George Inness*1882 |
E' vita, e infinito. I primi baci
materni, il più libero sogno
d'un vivente infinito; poi, nel cielo,
segno di un dubbio, una costellazione.
Ebbi a fronte per anni un monte, e a noi,
nulla, o pensiero, è specchio questa notte
non di eterne rugiade sulle zolle
che a stento mi copre, affacciato a un giorno
su opposti punti d'un morto orizzonte.
Salti consueti della vita: al suo zenith -
perchè in una mortale distanza
umano - non risalgo,
erbe che butta la vita, con preghiere.
Più, è aprile; in un breve fondo
di passioni subisco un confronto,
lo respiro, serrato silenzio.
