Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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sabato 6 luglio 2013

Notte di luna di Giacomo Zanella

Feuerbach*Ricordo di Tivoli
Calda è la notte. A guisa di scintille,
che sprizzano dal ferro arroventato
sotto i colpi del maglio, a mille a mille
volteggiano le lucciole nel prato.

Fluttua nell' acque nitide e tranquille
dell'Astichel la luna: in ogni lato
posan l'aure e le fronde, e dalle ville
odi appena venir qualche latrato.

Di tetto in tetto con infausto grido
svolazza la civetta insidïando
de' non piumati rondinini al nido;

ma, come sopraffatto a tanta pace
della terra e del ciel, di quando in quando
manda un gorgheggio l'usignolo e tace.

sabato 8 giugno 2013

Ruth di Giacomo Zanella

Auguste Gustave Breton*1887
Solinga nell'ardor meridïano
la campagna tacea: l'adulta spica
lieve ondeggiando nell'immenso piano
sul gracil si reggea stelo a fatica.

Non Satiri bicorni, non Silvano,
che in quest'ora atterìan la gente antica,
ma Ruth vider quest'occhi, la pudica
spigolatrice, fra il maturo grano

alta e bella passar. Si confondea
colle spighe la chioma: l'azzurrino
fiore del ciano nelle luci avea:

ma sulle guance, che celar volea
inchinandosi a terra, il porporino
fiammeggiar del papavero ridea.

mercoledì 6 marzo 2013

L'Astichello di Giacomo Zanella

Gari Melchers*1888

VI
Di vispe villanelle allegro coro
Sotto la luna, alla campagna aperta,
Uscìan cantando, mano a man conserta,
Dalle sonanti sale, ove il lavoro
Salute e giovinezza immola all'oro
E dè coloni il focolar deserta,
Che contro i guai della stagione incerta
Dell'obolo figlial fanno tesoro.
Cantando se ne gìan sotto la luna
A' lontani abituri; e le compagne
Tutte per via lasciando ad una ad una,
Con la pia squilla, che i defunti piagne
L'ultima voce nella vasta e bruna
Quïete si perdea delle campagne.
VII
Quel dì le rote ttacquero e le spole;
Nè risonò nell'ampia sala il canto.
Era di marzo; e non aveva il sole
Rinnovellato alle campagne il manto;
Ancor le siepi non avean vïole,
E fioriva soletto il calicanto.
Non mancâr mestissime parole
E d'accorate giovinette il pianto,
Che in bianco abito chiuse e della cera,
Che nelle destre ardea, più bianche in viso,
Portavan altre, ed altre in lunga schiera
Seguìan la bara dell'estinta amica,
Commiserando il caro fior reciso,
L'orbato amante e l'egra madre antica.