Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 22 febbraio 2016

Sarcofaghi di Eugenio Montale

Jean Auguste Dominique Ingres 1856
Dove se ne vanno le ricciute donzelle
che recano le colme anfore su le spalle
ed hanno il fermo passo sì leggero;
e in fondo uno sbocco di valle
invano attende le belle
cui adombra una pergola di vigna
e i grappoli ne pendono oscillando.
Il sole che va in alto,
le intraviste pendici
non han tinte: nel blando
minuto la natura fulminata
atteggia le felici
sue creature, madre non matrigna,
in levità di forme.
Mondo che dorme o mondo che si gloria
d'immutata esistenza, chi può dire?,
uomo che passi, e tu dagli
il meglio ramicello del tuo orto.
Poi segui: in questa valle
non è vicenda di buio e di luce.
Lungi di qui la tua via ti conduce,
non c'è asilo per te, sei troppo morto:
seguita il giro delle tue stelle.
E dunque addio, infanti ricciutelle,
portate le colme anfore su le spalle.

***

OSSI DI SEPPIA

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Francesca, seuo semore il tuo blog..ma non mi piace il nuovo carattere. Tenta un'altro meno arzigogolato
Rafhael Liguoro

Anonimo ha detto...

Buona Pasqua. Spero che vada tutto bene e il lungo silenzio sia un silenzio felice.