Problema d'immagine....

Credo che ormai lo sappiate già, sono sparite tutte le immagini per un corto circuito con Picasa...le rimetterò tutte una a una, ma sono più di duemila e vi chiedo di avere pazienza.
Qualche lacrima e un abbraccio...
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domenica 20 aprile 2014

Pasqua di Resurrezione di Vittoria Aganoor

Bouguereau
Per poco l’hai tu, o Morte, irrigidito
sovra la croce! e in sindone ravvolto
per poco dentro l’arca di granito,
l’ hai, cittadin d’Arimatea, sepolto!

Donne, piangete invan! pianga lo stolto
gregge, che l’ha di spine redimito:
l’Emmanuele d’ogni ceppo è sciolto;
non s’imprigiona, o donne, l’infinito!

Ecco, Egli torna, Egli vi parla: - "È data
a me la potestà del mondo, e l’orme
segnerò tra i fedeli e tra i ribelli,

sempre per la sequela interminata
dei secoli, clamando in mille forme
con mille voci: - Amatevi, o fratelli! -
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LEGGENDA ETERNA/RISVEGLIO

sabato 19 aprile 2014

In Paradiso di Fausto Maria Martini

Ettore Tito*1911
per la memoria di Sergio Corazzini

In Paradiso è sabato, di sera:
un gran da fare, come quando al mondo
lo scampanio d'un sabato giocondo
annuncia Pasqua con la primavera.

Tutti in faccende, e il santo e il cherubino:
qualcuno intreccia l'ultimo lavoro,
un vecchio intesse una corona d'oro,
un giovinetto accorda il violino...

Il vecchio parla e si veste di sorriso
la sua parola, dolce alle novelle
anime, giunte ai prati delle stelle,
che non sanno la vita in Paradiso.

E dice il vecchio: " Ognuno che si muoia
rivive qui la sua vita terrena,
ma non un'alba che non sia serena,
ma nessun'ora senza la sua gioia!

E chi durante la sua vita seppe
tornire il legno o tessere la lana,
riprende la sua bella arte lontana
presso sant'Anna o presso san Giuseppe...

Il gregge guida con un suo vincastro
uno che sopra i monti era pastore...
chi molto amava e non trovò l'amore,
ha, suoi fratelli, il filo d'erba e l'astro."

Ora, si tace il vecchio, e ascolta e attende:
soave giunge un canto dalla via
lattea: fra stelle tremule, Maria,
tutta vestita d'umiltà, discende.

E dice il vecchio a ogni anima novella:
"Ecco, s'affretta ognuno perchè vuole
l'opera sia compiuta avanti il sole
e all'alba spargerà la sua mortella:

mortella e spiga innanzi alla sua porta...
pur ora trasvolavano ai giardini
per far raccolta, sette cherubini:
ciascuno tornerà, colma la sporta.

Ci desteranno le campane a stormo
sull'alba, come quando da le chiese
ognuna grida al suo bianco paese:
"Destati, è l'alba! vedi ch'io non dormo!"

Ma voi mi domandate: "E chi aspetta?"
Oh! chi s'aspetta è di là dalla morte
e sogna e canta e ignora la sua sorte:
per questo ognuno il suo lavoro affretta.

E' un'anima solinga, puerile,
anima dolce che si maraviglia
del cielo, e serba, come la conchiglia,
un inno anche d'ottobre, anche d'aprile.

La sua casa è costretta in una rete
di rosaspina, con gli embrici rossi
com'hanno le lor gole i pettirossi...
Guardate giù tra il Carro e la vedrete.

Egli s'è chiuso nella stanza prima
che sorgesse la luna, e non s'avvede
che primavera è su la soglia e chiede
d'entrare...gli sorride, oggi, la Rima.

E il poeta non vuole che si spezzi
l'incanto: il verso puro gli fluisce,
s'offrono a mille, ed egli li blandisce,
e con lo sguardo pare li carezzi:

ma se manchi una rima alla quartina,
il povero poeta s'impaura,
come una pecorella che, sicura
bruca le rose e si punge alla spina...

Egli è come l'artefice di minio,
che dipinse nel giorno una Madonna,
e molto azzurro accolse su la gonna,
diede alle labbra un tocco di carminio,

e a sera addormentandosi soave,
vide nella sua cella di lavoro,
comne in un tempio fulgido e canoro,
Maria che sorrideva dolce e grave...

Canta il poeta la serenità
nè si ricorda più quanto ebbe pianto...
Domani all'alba, e forse a mezzo il canto,
per non destarsui più s'addormirà..."
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POESIE PROVINCIALI

venerdì 18 aprile 2014

Sabato Santo di Giosuè Carducci

Manet
SABATO SANTO
per il natalizio di m. g.

Che giovinezza nova, che lucidi giorni di gioia
per la cerula effusa chiarità de l’aprile

cantano le campane con onde e volate di suoni
da la città su’ poggi lontanamente verdi!

Da i superati inferni, redimito il crin di vittoria,
candido, radïante, Cristo risorge al cielo:

svolgesi da l’inverno il novello anno, e al suo fiore
già in presagio la messe già la vendemmia ride.

Ospite nova al mondo, son oggi vent’anni, Maria,
tu t’affacciasti; e i primi tuoi vagiti coverse

doppio il suon de le sciolte campane sonanti a la gloria:
ora e tu ne la gloria de l’età bella stai,

stai com’uno di questi arboscelli schietti d’aprile
che a l’aura dolce danno il bianco roseo fiore.

Volgasi intorno al capo tuo giovin, deh, l’augure suono
de le campane anc’oggi di primavera e pasqua!

cacci il verno ed il freddo, cacci l’odio tristo e l’accidia,
cacci tutte le forme de la discorde vita!
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RIME E RITMI*1898

giovedì 17 aprile 2014

Alla santissima Croce, nel Venerdì santo di Torquato Tasso

Annibale Carracci
Croce del Figlio, in cui rimase estinta 
l’ira del Padre, e ‘l nostro fallo immondo;
Croce, che sostenesti il degno pondo,
di sangue prezioso aspersa e tinta;

per te fu l’empia reggia aperta e vinta,
e l’alme tratte da l’orror profondo,
quando egli affisso trionfò del mondo,
c’ha la tua nobil forma in sé distinta.

Trofeo di spoglie gloriose e belle,
segno d’alta vittoria, i segni eccelsi
cedanti pur che fanno il cielo adorno:

ché ‘l Re de’ regi, il qual creò le stelle,
in te, che seco di portare io scelsi,
vita la morte fa, gloria lo scorno.
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RIME SACRE

mercoledì 16 aprile 2014

Resurrezione di Alfio Belluso

Agnolo Bronzino*Deposizione
Nel fiorir dell’april mite e giocondo,
Alati suoni di campane, in questa
Alba immensa vibranti, dite al mondo,
Ch’oggi l’oppressa umanità si desta.

Non è Cristo, che i freni della morte
Ed i coperchi della tomba spezza;
È la vita, la vita bella e forte,
Che sorge nella nova, giovinezza.

È la vita, la vita, che i rigogli
Del grand’albero suo d’intorno getta,
Che si scioglie da’ mali e da’ cordogli
E a coronarsi di sua gloria aspetta.

È la vita che ovunque vive e in tutti
Palpita, e reca a tutti una promessa,
Mentre la terra onusta oggi di frutti,
Prodiga madre, a tutti s’è concessa.

Negli oscuri opifici, ove la forza,
Senza tregua, il lavor ne’ corpi rode,
Ov’ogni fiamma e fremito s’ammorza,
Ove riso di ciel l’occhio non gode,

Penetra questa luce ampia del bene,
Questa voce, che squilla alta e sonora,
Luce, che a illuminar gli errori viene,
Voce, che i morti in ogni fede incòra.

A chi dentro le cave aspre e le rupi
Il ferreo masso e ’l suol franoso rompe;
A chi dentro miniere, ànditi cupi,
Per la vita in bestemmie alte prorompe;

A chi dinanzi al ciel fiero d’estate,
Morder dal sol le ignude carni sente,
Mentre accumula altrui le fecondate
Dalla dura opra sua messi opulente;

A chi in case di stoppia umide e grame,
Su nevose montagne e campi aperti,
Ricovra nel crudel verno e di fame
Piangono i figlioletti egri e deserti;

A chi tragitta il mar fosco, in balìa
De’ venti opposti e della rea fortuna;
A chi sangue e sudor sparge per via;
A chi stenti raccoglie e affanni aduna;

A chi la vita misera trascina
Senza mèta, e posar le membra rotte
Dall’ ozio e dal digiun, fato destina
In un cantuccio nella fredda notte;

A tutti, a tutti, a chi soffre, a chi geme,
A chi aspetta, a chi sogna, a’ tristi, a’ buoni,
Parlate la gran voce della speme,
Suoni cantanti a festa, alati suoni!
1899

martedì 15 aprile 2014

Il posto più umile di Christina Rossetti

Andrea Mantegna*Pala di San Zeno
Dammi il posto più in basso; non lo merito,
lo so, ma Tu scegliesti di morire
perch'io potessi vivere e godere
la gloria dalla stessa parte Tua.

Dammi il posto più in basso, e se per me
troppo alto fosse, un altro più giù ancora,
dove possa sedermi per vedere
il mio Signore, e così amare Te.
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The Lowest Place

Give me the lowest place: not that I dare 
Ask for that lowest place, but Thou hast died 
That I might live and share 
Thy glory by Thy side.

Give me the lowest place: or if for me 
That lowest place too high, make one more low 
Where I may sit and see 
My God and love Thee so.
***
IL MERCATO DEI FOLLETTI

lunedì 14 aprile 2014

Vento sulla Giudecca di Alfonso Gatto

Franz Richard Unterberger*Canale della Giudecca
I venti, i venti spogliano le navi
e discendono al freddo
e sono morti.

Chi li spiegherà nel rigoglio
delle accese partenze
ove squilla più forte più forte il mare
e l’antenna sventola il mattino ?

Tutta donna tutta forte tutto amore
ed è rossa la mela, giallo il pane
della Pasqua d’aprile…

Ed eri calda
ed eri il sole, mattone su mattone,
oltre quel muro la campagna il cielo.
***
LA STORIA DELLE VITTIME