Problema d'immagine....

Credo che ormai lo sappiate già, sono sparite tutte le immagini per un corto circuito con Picasa...le rimetterò tutte una a una, ma sono più di duemila e vi chiedo di avere pazienza.
Qualche lacrima e un abbraccio...
.

sabato 28 marzo 2015

La coppia di Tomas Tranströmer

Peter Paul Rubens
Spengono la lampada e il suo globo risplende
un istante prima di sciogliersi
come una pastiglia in un bicchiere di tenebre. 
Poi si sollevano.
Le pareti dell’albergo si gettano nel buio del cielo.

I gesti dell’amore si sono acquietati e loro dormono
ma i pensieri più segreti s’incontrano
come quando s’incontrano due colori e l’uno nell’altro fluiscono
sulla carta bagnata di un dipinto infantile.

È buio e silenzio. Ma la città stanotte
si è avvicinata in fretta. A finestre spente. Le case sono qui.
Vicinissime, stanno serrate in attesa,
una folla di volti inespressivi.
*
Poesia dal silenzio
*
Il Poeta, Premio Nobel è mancato due giorni fa, il 26 marzo.

lunedì 16 marzo 2015

XXXIV di César Vallejo

Portrait of Maude Abrantes - Amedeo Modigliani
Finita con lo strano con cui tardi
la notte ritornavi a suon di chiacchiere.
Nessuno ad aspettarmi,
il mio posto ordinato, bene il male.

Finita è anche questa sera calda,
l’ampia tua baia, le grida; le ciarle
con tua madre, finite,
che ci serviva un tè pieno di sera.

Finito in fondo tutto: le vacanze,
la tua prona obbedienza, ed il tuo modo
di chiedermi che non andassi fuori.

Ed è finito già il diminutivo
del mio dolore adulto e senza fine,
l’esser nati così senza motivo.

***

Se acabó el extraño, con quien, tarde
la noche, regresabas parla y parla.
Ya no habrá quien me aguarde,
dispuesto mi lugar, bueno lo malo.

Se acabó la calurosa tarde;
tu gran bahía y tu clamor; la charla
con tu madre acabada
que nos brindaba un té lleno de tarde.

Se acabó todo al fin: las vacaciones,
tu obediencia de pechos, tu manera
de pedirme que no me vaya fuera.

Y se acabó el diminutivo, para
mi mayoría en el dolor sin fin
y nuestro haber nacido así sin causa.***
Vallejo nacque il 16 marzo 1892

Grazie a  http://www.leparoleelecose.it/

giovedì 12 marzo 2015

L'imagine di Gabriele D'Annunzio

Thomas Benjamin Kennington, Pandora, 1908.
Tristezza atroce de la carne immonda
quando la fiamma del desìo nel gelo
del disgusto si spegne e nessun velo
d'amor l'inerte nudità circonda!
  E tu sorgi ne l'anima profonda,
pura Imagine. Come su lo stelo
èsile piega un fùnebre asfodelo,
su 'l collo inclini la tua testa bionda).
  Tristezza immensa de la carne bruta
quando nel petto il cor fievole batte
lontano e solo come in una tomba!
  (E tu guardi, tu sempre guardi, o muta
Imagine, tu pura come il latte,
con i tuoi teneri occhi di colomba).
***
D'Annunzio nacque il 12 marzo 1863

lunedì 9 marzo 2015

Ritorni dell'amore in un palco di teatro di Rafael Alberti

Beraud
Fuori, in sala, musiche e luci,
amore finto, amore dato a freddo,
lettera morta, benché apparentemente
sanguini il cuore cantando la vita.

Attutito, giungeva fra i tendaggi
gli ori falsi e i velluti rossi, il grido
dell'eroe agonizzante nell'ombra segreta
del palchetto ove autentico,
senza parole, senza gesti studiati,
accadeva l'amore.

Dolci le mani e gli occhi indovinati,
la tepidezza ombrosa
della pelle, quel languido silenzio,
quell'irta oscurità
nella scena a amorosa
che tutt'e due offrivano, senza applausi,
al godimento d'uno specchio muto.

O grazia di quegli anni, meraviglia
di offrire al nostro amore una qualsiasi penombra,
d'una carrozza, d'un angolo solitario
o d'un palco di teatro mente passa
la morte senza accorgersene!

sabato 7 marzo 2015

Dell'Amato mio risuona la presenza di Rabi'a Al-'Adawiyya

Ferdinand Keller
Sheherazade and Sultan Schariar
Fratelli, è in solitudine che trovo la mia pace
se dell'Amato mio risuona la presenza.
Fallace è il paragone a cui m'invita
chiunque dalla morte l'amore suo è segnato.
Eterno è il tempo della bellezza sua,
eterna posso oggi contemplarla.
E' lui la nicchia verso cui mi prostro,
è lui la direzione verso cui mi volgo,
è lui quel taumaturgo che mi salva
nell'attimo in cui muoio d'amore,
nutrita dello stesso desiderio che m'uccide,
delirio che l'anima guarisce.
Fonte di vita che nell'estasi disseta e brucia,
che sola mi condanna al desiderio
di questa solitudine cui anelo.
***
Poesia dell'Islam

giovedì 5 marzo 2015

Quella notte di Anna Andreevna Achmatova

Nicolai Fechin
Quella notte fummo pazzi uno dell’altra;
ci era lume la tenebra ferale,
assorti mormoravano i canali
e d’Asia odoravano i garofani.

Andavamo attraverso la città forestiera
nel canto velato e l’afa di mezzanotte,
soli sotto le stelle del Serpente
senza osare scambiarci uno sguardo.

Poteva essere il Cairo o anche Bagdad,
non la mia spettrale Leningrado -
e questo divario amaro soffocava
come la luttuosa atmosfera.

Forse accanto ci camminavano i secoli,
una mano invisibile batteva il tamburello:
i suoni, come segni arcani,
ci volteggiavano innanzi nel buio.

Così camminammo nella tenebra segreta
come in una terra di nessuno;
e ad un tratto la luna – feluca adamantina -
rischiarò l’incontro che fu commiato.

Se un giorno quella notte ritornerà da te
non scacciarla come maledetta
e sappi che qualcuno
vide nel sogno quel momento sacro.
(Traduzione di Raissa Naldi)***
Anna è morta il 5 marzo 1966

martedì 3 marzo 2015

Amanti lungo il mare di Aldo Capasso

Manet
Lungo il mare, nel buio,
Sopra le rocce scabre
Tanti bisbigli, che udite, pur sono
Segno di breve oblio.
Siamo poveri, solamente questo
Ci è conceduto, modo
Di festa, e da noi stessi esilio.
Anche le nostre donne
Hanno soavi labbra.
(Nel buio non si vede,
Se misera è la veste).
Ma sognano, talora, luminosi
Mondi, come in romanzo, come in film, -
Memorabili gesta e gentilezza
D'eroi troppo diversi
Da questa nostra mal limata scorza.
(Nel buio non si vede
Se arrossiscono alquanto,
Per avere sognato
Un'altra bocca nella nostra bocca).
Prendiamo, pur con questa
Sua macchia mal taciuta, questo àttimo
Ch'è il solo nostro bene,
Sopra le rocce scabre.

Per non piegarci al vino che ci chiama
Promettendo una nube entro i pensieri.

1939Capasso è mancato il 3 marzo 1997