Problema d'immagine....

Credo che ormai lo sappiate già, sono sparite tutte le immagini per un corto circuito con Picasa...le rimetterò tutte una a una, ma sono più di duemila e vi chiedo di avere pazienza.
Qualche lacrima e un abbraccio...
.

lunedì 20 ottobre 2014

Ridotto a me stesso? di Mario Luzi

Ambrogio Alciati*Signora con cappello*1916
Ridotto a me stesso?
Morto l'interlocutore?
O morto io,
l'altro su di me
padrone del campo, l'altro,
universo, parificatore...o no,
niente di questo:il silenzio raggiante
dell'amore pieno,della piena incarnazione
anticipato da un lampo? -
pensose è pensare questo
e non opera di sonno
nella pausa solare
del tumulto di adesso...
***
Al fuoco della controversia
*
Nel centenario della nascita
20 ottobre 1914

mercoledì 15 ottobre 2014

Amore di Piero Bigongiari

Leo Gestel
C'è poco spazio per l'amore, tra una
chiamata telefonica, un viaggio,
un grido, a malapena un esser qui
tra un sorriso, un morire del sorriso,
ma questo è amore, questo poco spazio
che viene meno: screzio del possibile,
strazio dell'impossibile che può.

Se è intatta la coppa, l'incrinata
coppa ma che non versa, è che l'amore
che l'incrina la tiene, che la sbriciola
la rifonde in un tutto. Nulla passa:
la ferita non versa, par guarita.
Ma non l'amore, esso non è guaribile.

Non guarisce l'amore, l'inguaribile.
scende stilla a stilla dagli occhi, e uno dice: vedo;
stilla a stilla dal cuore, e uno dice: sento,
sento un vuoto, un dolore, sento venir meno
la notte o l'alba che dovrebbero seguirsi
a breve distanza, caute, tacendo.

È notte o l'alba, non so: il fiume qui è grosso
ma pur fine, fatto di stille di temporali miti.
Gridano di andarsene dal cuore le poche cose che lo
posseggono
ma come una stiva che una tempesta mette a soqquadro,
quanto spazio là, quanto spazio tra le cose mercanteggiate,
in qualche pericolo
qualcuno grida lassù in alto con un urlo lacerante qualcosa.

Ha veduto, o non ha veduto, il pack aprirsi
a un' improvvisa primavera che ha percorso le acque
fredde
in canali profondi; ha veduto, o non ha veduto,
anche il carico aprirsi, sbandare, ritrovare quel disordine
antico che all'improvviso provoca non udito,

ultrasuono infrasuono, non una voce per chi è sordo a ogni
ordine estremo
o forse all'opposto di ogni ordine. Se tutto, dentro e fuori,
ugualmente e tutto insieme si apre, attento
attento a non cadere in questa grafia fine che l'amore crea
tra le cose
come se volesse descriverle, lui l'indescrivibile,
attento a non scinderti in un significato che non può
significare linsignificabile
perché l'amore può stritolarti là in mezzo dove ti lascia
dolcemente cadere
se tu non ne sei la tenaglia ma il mallo amaro.***
PIERO BIGONGIARI
nasce come oggi 100 anni fa
il 15 ottobre del 1914

sabato 4 ottobre 2014

Le tue mani ostinate di Anne Sexton

Ernest Bieler
Poi a letto penso a te,
la tua lingua metà oceano, metà cioccolata,
alle case dove entri con disinvoltura,
ai tuoi capelli di lana d’acciaio,
alle tue mani ostinate
e come rosicchiamo la barriera
perché siamo due.
Come vieni e afferri la coppa di sangue,
mi ricompatti e bevi la mia acqua salata.
Siamo nudi.
Ci siamo denudati fino all’osso
e insieme nuotando risaliamo il fiume,
l’identico fiume chiamato Possesso
e vi sprofondiamo insieme. Nessuno è solo.
***
Then I think of you in bed,
your tongue half chocolate, half ocean,
of the houses that you swing into,
of the steel wool hair on your head,
of your persistent hands
and then how we gnaw at the barrier
because we are two.
How you come and take my blood cup
and link me together and take my brine.
We are bare.
We are stripped to the bone
and we swim in tandem and go up and up the river,
the identical river called Mine
and we enter together. No one’s alone.
***
ANNE SEXTON ha deciso di andarsene
come oggi 40 anni fa.
Rispettiamo la sua decisione con il rimpianto
di averla persa.

martedì 30 settembre 2014

Il nostro destino è la morte di Quinto Orazio Flacco

Eros and the Goddesses of Destiny - Julius Kronberg 1908
Ahimé fugaci, o Postumo, o Postumo, 
scorrono gli anni, la pietà 
non porterà impedimento alle rughe e 
alla vecchiaia che incalza e alla morte inesorabile 
neppure se tu placassi, o amico, 
con trecento tori tutti i giorni che passano,
l'illacrimato Plutone, che il tre volte grande Gerione 
e Tizio tiene chiusi con la sua triste onda, 
che senza dubbio dovrà essere oltrepassata da tutti noi, 
quanti fruiamo dei doni della terra, sia re sia umili coloni. 
Inutilmente ci terremo lontani dal cruento Marte e dai flutti infranti sul fragoroso Adriatico, invano negli autunni temeremo l'Austro dannoso ai corpi 
Dovremo vedere il nero Cocito errante con lento corso e la stirpe infame di Danao e l'Eulide Sisifo, condannato a eterna fatica. 
Bisognerà lasciare la terra e la casa e la sposa amata, 
e di queste piante che coltivi a parte gli odiosi cipressi, 
nessuna ti seguirà padrone per breve tempo. 
Un erede più degno assumerà Cècubo 
conservato sotto cento chiavi e bagnerà il pavimento
con il vino superbo migliore di quello della cena dei pontefici.
***
Eheu fugaces, Postume, Postume,
labuntur anni, nec pietas moram
rugis et instanti senectae
afferet indomitaeque morti,
non si trecenis quotquot eunt dies,
amice, places illacrimabilem
Plutona tauris, qui ter amplum
Geryonen Tityonque tristi
compescit unda, scilicet omnibus
quicumque terrae munere uescimur
enauiganda, siue reges
siue inopes erimus coloni.
Frustra cruento Marte carebimus
fractisque rauci fluctibus Hadriae,
frustra per autumnos nocentem
corporibus metuemus Austrum:
uisendus ater flumine languido
Cocytos errans et Danai genus
infame damnatusque longi
Sisyphus Aeolides laboris.
Linquenda tellus et domus et placens
uxor, neque harum quas colis arborum
te praeter inuisas cupressos
ulla breuem dominum sequetur.
Absumet heres Caecuba dignior
seruata centum clauibus et mero
tinget pauimentum superbo,
pontificum potiore cenis.
****

lunedì 29 settembre 2014

Calendario di Vincenzo Cardarelli

Alexey Shalaev
L'autunno romano tempesta
con furia senile.
E' Giove che si cruccia
di non poter risplendere
in tutta la sua gloria,
dio irragionevole e antico.
E tuona con fragore
di mobili in isgombero,
lampeggia con improvvise
accensioni di lampadina,
rinnovando in autunno i suoi capricci
primaverili,
e gli alberi si illudono
di rinverdire.
Nume violento e spossato
che, al dolce tempo restio,
poi che passò l'estate
nel caos ci precipita,
per farci rivedere la sua faccia,
di là da questo diluvio,
insostenibilmente luminosa.

venerdì 26 settembre 2014

Giorno d'autunno di Rainer Maria Rilke

Otto Modersohn*Autumn Morning
Signore: è tempo. Grande era l'arsura.
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.

Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.
***
Herbsttag
Herr: es ist Zeit. Der Sommer war sehr groß.
Leg deinen Schatten auf die Sonnenuhren,
und auf den Fluren lass die Winde los.

Befiel den letzten Früchten voll zu sein;
gib ihnen noch zwei südlichere Tage,
dränge sie zur Vollendung hin und jage
die letzte Süße in den schweren Wein.

Wer jetzt kein Haus hat, baut sich keines mehr.
Wer jetzt allein ist, wird es lange bleiben,
wird wachen, lesen, lange Briefe schreiben
und wird in den Alleen hin und her
unruhig wandern, wenn die Blätter treiben.

martedì 23 settembre 2014

Canzone d'autunno di Paul Claudel

Edward Cucuel
Nella luce d'autunno risplendente
di mattino ci incamminiamo.
Esplode l'autunno magnificente
nel cielo lontano.

Il mattino che fu tutta la giornata,
l'intera giornata di purissimo argento,
e al'aria dell'oro fino all'ora in cui mostra
Dionea il suo corno nel firmamento.

Tutta la giornata ch'era di vergine argento,
e la foresta un grande angelo d'oro,
un angelo con albero bordato di rosso come
un cero lucente
che brilla fuoco su fiamma, oro su oro!

Oh sentire l'odore della foresta che muore!
Oh sentire l'odore del fumo! del sangue vivo
alla morte mischiato!
Oh l'infinita brusca attesa dell'oro per la rosa
del giorno chiaro in fiore!
Oh colore della violacciocca!

Che si è chiuso in silenzio, esplode, si smorza,
rinasce,
ascolto al cuore della foresta finita,
e riprende, arrochisce, si prolunga, più cupo,
l'inaccessibile richiamo del corno.

Il richiamo cupo del corno inconsolabile
per via del tempo che non esiste più,
che non esiste più per via di questo solo giorno
mirabile
per il quale la cosa non è più.

Che fu una volta, ahimè!
Una volta che non ci sarà più:
per via di quest'oro,
per via di tutto l'oro irreparabile,
per via di quest'ore
serali, di questa notte!
Di questa luna e di quest'Orsa Maggiore.
***
Chanson d'automne

Dans la lumière éclatante d'automne
Nous partîmes le matin.
La magnificence de l'automne
Tonne dans le ciel lointain.

Le matin qui fut toute la journée,
Toute la journée d'argent pur,
Et l'air de l'or jusqu'à l'heure où Dionée
Montre sa corne dans l'azur.

Toute la journée qui était d'argent vierge,
Et la forêt comme un grand ange en or,
Et comme un ange bordé de rouge avec arbre comme un cierge clair.
Brûlant feu sur flamme, or sur or !

O l'odeur de la forêt qui meurt, la sentir !
O l'odeur de la fumée, la sentir ! et de sang vif à la mort mêlée
O l'immense suspens sec de l'or par la rose du jour clair en fleur !
O couleur de la giroflée !

Et qui s'est tu, et qui éclate, et qui s'étouffe et reprend corps,
J'entends au cœur de la forêt finie,
Et qui reprend, et qui s'enroue, et qui se prolonge, plus sombre,
L'appel inaccessible du cor.

L'appel sombre du cor inconsolable
A cause du temps qui n'est plus,
Qui n'est plus à cause de ce seul jour admirable
Par qui la chose n'est plus.

Qui fut une fois, hélas !
Une fois et qui ne sera plus :
A cause de l'or que voici,
A cause de tout l'or irréparable,
A cause du soir que voici !
A cause de la nuit que voici !
A cause de la lune et de la Grande-Ourse que voici.