Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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martedì 17 dicembre 2013

Sermone di Natale di Olindo Guerrini (Argia Sbolenfi)

Giotto
O Messia profetato ai sofferenti,
Pietoso un dì consolator del mondo,
Inutilmente ormai torni alle genti,
Bambino biondo!

Non è più il tempo in cui l’amor potea
Illuminar le menti e incender l’alme,
In cui per te Gerusalemme avea
Osanna e palme.

O dilettose al cor notti stellate
De’ colli galilei sui dolci clivi,
Tra il canto delle donne innamorate,
Sotto gli ulivi.

O susurranti al sol gaie fontane,
Di solinghi riposi allettatrici,
Cui sale la canzon delle lontane
Spigolatrici.

O vigne d’Israel che i dolci frutti
Maturaste all’umil schiera seguace,
Voi non l’udrete più chieder per tutti
Giustizia e pace!

E tu, benigno, che a cercar scendevi
L’agnel che si smarrì nella campagna
E l’Evangelo dell’amor dicevi
Sulla montagna,

Guarda! Un’idolatria cauta e discreta
Agli Apostoli tuoi cresce l’entrate.
Pietro che ti negò, batte moneta;
Tommaso è frate.

Il sangue che grondò dalla tua croce
Oggi feconda l’odio e non l’amore.
Presso al complice altar veglia feroce
L’inquisitore.

L’astuta ipocrisia dell’egoismo
Che la ragione all’util suo sommette,
Distilla le bugie del catechismo
Nelle scolette

E nella Chiesa che chiamar non sdegna
Santo l’inganno e la menzogna pia,
Angelico Dottor, Barabba insegna
Teologia.

Perchè tornar se alla novella pena
Oggi trarresti inutilmente il fianco?
Più balsami non ha la Maddalena
Pel rabbi stanco.

Non si ricorda più d’averti amato,
Ma, isterica romea, col bacio scende
Al laido piè che, del tuo nome ornato,
Caifa le stende:

E colei che chiamar madre ti piacque
E nel sepolcro il corpo tuo compose,
Or vezzeggia i clienti e vende l’acque
Miracolose.

Fuggi, fuggi da noi, bambino biondo:
Torna piangendo dal presépe al cielo.
Il Sillabo di Pio cacciò dal mondo
Il tuo Vangelo.

Dall’avarizia vinta e dal peccato
La tua fede morì povera e nuda.
Oggi nel nome tuo regna Pilato,
Governa Giuda.
***
RIME DI ARGIA SBOLENFI*1897

lunedì 18 novembre 2013

Novembre di Olindo Guerrini (Argia Sbolenfi)

George Henry Noon*1885
Addio sorrisi dell’albe rosate,
Addio tramonti che d’oro parete!
Novembre porta le tristi giornate
E delle nebbie la bigia quïete!

Gli uccelli migran in file serrate
Cercando a volo contrade più liete,
Ma noi restiamo, calcando immutate,
Sul fango vecchio, le vie consuete.

Restiamo e sempre le stesse infinite
Noie e le stesse speranze remote
C’infliggeranno le stesse ferite.

Finchè abbassando le teste canute,
Chinando al suolo le pallide gote,
Qui marcirem come foglie cadute.

martedì 12 novembre 2013

La grigia nebbia di novembre di Olindo Guerrini

Charles Courtney Curran
La grigia nebbia di novembre ammanta
Del paterno villaggio i casolari,
Stridono i tizzi verdi in sugli alari,
Geme il vento di fuori e il corvo canta.

Oggi le donne pie disser la santa
Prece dei morti a piè de’ bruni altari,
Ogni pietra, ogni croce oggi è compianta
Dove dormon sepolti i nostri cari.

Ma sono agli altri questi dì men gravi,
Ma lieto il padre narra oggi al figliuolo
Le antiche gioie e le virtù degli avi,

Ma l’amor, la famiglia ad ogni duolo
Recan oggi conforto e più soavi
Sono i sorrisi, i baci..., ed io son solo!
************
POSTUMA

giovedì 17 ottobre 2013

October e Quando cadran le foglie di Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini)

Gabriel Cornelius Ritter von Max*1895
Muoio. Cantan le allodole
Ferme sull’ali nel profondo ciel,
E il sol d’ottobre tepido
Albeggia e rompe della nebbia il vel.

Caldo di vita un alito
Sale fumando dall’arato pian;
Muoio: Cantan le allodole
E le giovenche muggon da lontan.

La vostra lieta porpora,
Roselline d’inverno, io non vedrò;
Le carni mie si sfasciano...
Domani al mio balcon non tornerò.
**************
Quando cadran le foglie e tu verrai
A cercar la mia croce in camposanto
In un cantuccio la ritroverai
E molti fior le saran nati accanto.

Cògli allor tu pe’ tuoi biondi capelli
I fiori nati dal mio cor: son quelli

I canti che pensai ma che non scrissi,
Le parole d’amor che non ti dissi.
POSTUMA

martedì 18 dicembre 2012

Quando nacque Gesù dal sen fecondo di Olindo Guerrini

Domenico Ghirlandaio*Nativity*1492
Quando nacque Gesù dal sen fecondo
Della vergine ebrea, l’orrida vesta
Scosse l’inverno e rinverdì giocondo,
E Betlemme adorò di Dio le gesta.
Scese un inno d’amor dal ciel profondo,
Iddio s’unì degli uomini alla festa;
Osanna, ognun gridò, redento è il mondo!
Ma l’asino ed il bue scosser la testa.
L’asino disse: o spalle mie, saprete
A suon di verghe se redente siete
Quando a Gerusalemme il condurrete!
Ed il bue: le mie costole sapranno
Un giorno a Cana se redente l’hanno
Quando in bistecche me le mangeranno!
(Postuma XIII)

lunedì 20 febbraio 2012

Memento (In un album) di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)

Charles Chaplin
Quando, lettrice mia, quando vedrai
Impazzir per le strade il carnovale,
Oh non scordarti non scordarti mai
Che ci son dei morenti all’ospedale!
Quando bella e gentil tu salirai
Di liete danze alle sonanti sale,
Volgiti indietro e la miseria udrai,
La miseria che piange in sulle scale.
Quando ti riderà negli occhi belli,
Come un raggio di sol giocondo, amore,
Pensa che amor non ride ai poverelli.
Quando ti specchierai, ti dica il core
Che una perla rapita ai tuoi capelli,
Solo una perla può salvar chi muore.
Carnovale del 1869.
(Postuma☻1877)

sabato 18 febbraio 2012

Ben ritornato carnoval giocondo di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)

Antoine Pesne♣Von Chasot
Ben ritornato, carnoval giocondo;
Eccomi serio; ecco ripiglio, o mondo,
La maschera bugiarda.
Oh, non tradire il mio dolor segreto,
Pallido aspetto mio! Mostrati lieto,
Chè la folla ti guarda.
Nelle feste giulive ognun m’addita
E dice: vedi un cor che non ha vita!
Guarda un uom senza fede!
Ed io sorrido fra la turba sciocca.
Ho la morte nel core e il riso in bocca,
Ma il cor nessun lo vede.
Oh, se sapeste ciò che si nasconde
Sotto al mio lieto viso e che profonde
Sanguinanti ferite
M’han lacerato il core, oh se sapeste
Tutto il martirio mio, voi torcereste
Le pupille atterrite!
E tu, ribelle cor, perchè al villano
I muscoli robusti, il sangue sano
E l’ignoranza invidi?
Eccoti danze, fior, chiome fluenti,
Candidi petti, voluttà cocenti...
Ridi una volta... ridi!
(Postuma♣ VIII♣ 1877)

giovedì 16 febbraio 2012

Giovedì grasso di Olindo Guerrini

Jean Gabriel Domergue♠Carnevale di Venezia*1925
I.
Quando il giorno apparì, livido, lento,
tra la nebbia del ciel rannuvolato,
l’ultimo lume per le vie fu spento
e l’ultimo cancan fu galoppato.
Le mascherine allor, col sonnolento
passo e col volto dalla veglia enfiato,
luride di sudor, gialle di stento,
usciron barcollando e senza fiato.
Pierrot, disfatto che mettea spavento,
mezzo briaco e mezzo addormentato,
il ritratto parea del pentimento
e Colombina intanto a lui da lato,
balbettando dicea: «Bada… mi sento…»
E con la testa al muro ha vomitato.
II.
Sotto i cenci di seta entrava il vento
che le carni mordea freddo, spietato,
e la lordura che cadea dal mento
colava a fiotti dentro il sen slacciato.
Il povero Pierrot tutto sgomento,
tossendo le chiedea: «Che cosa è stato?»
e guardava sorpreso il pavimento
dalla compagna sua contaminato.
Poi quando quell’orror fu terminato,
la mascherina si frugò un momento
in sen col fazzoletto ricamato:
indi, ripreso un poco il sentimento,
ruppe in un riso stridulo, ammalato
e sparì urlando: «Ah, che divertimento!»
(noto anche come Lorenzo Stecchetti)

venerdì 19 ottobre 2007

Nell'aria della sera di Olindo Guerrini

Gerhartz
Nell'aria della sera umida e molle
Era l'acuto odor de' campi arati
E noi salimmo insieme su questo colle
Mentre il grillo stridea laggiu' nei prati.
L'occhio tuo di colomba era levato.
Quasi muta preghiera al ciel stellato;
Ed io che intesi quel che non dicevi
M'innamorai di te perche' tacevi.