Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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giovedì 11 febbraio 2016

Neve di Federico Garcia Lorca

“Señora de Sorolla in White” Sorolla
Le stelle 
si stanno denudando.
Camicie di stella
cadono sui campi.
Ci saranno certo 
pellegrini. E un pianto
cercherà il focolare morto
dove fu versato.

***
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lunedì 19 agosto 2013

La notte non vuole venire di Federico Garcia Lorca

Ignacio Zuloaga*Senora Atucha
La notte non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma io andrò
benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.

Ma tu verrai
con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.

Il giorno non vuole venire
perché tu non venga
e io non possa andare.

Ma io andrò
portando ai rospi il mio garofano morsicato.

Ma tu verrai
nelle cupe cloache dell'oscurità.

Né la notte né il giorno non vogliono venire
perché io muoia per te
e tu per me.

**********

GACELA DEL AMOR DESESPERADO

La noche no quiere venir
para que tú no vengas
ni yo pueda ir.

Pero yo iré
aunque un sol de alacranes me coma la sien.
Pero tú vendrás
con la lengua quemada por la lluvia de sal.

El día no quiere venir
para que tú no vengas
ni yo pueda ir.

Pero yo iré
entregando a los sapos mi mordido clavel.
Pero tú vendrás
por las turbias cloacas de la oscuridad.

Ni la noche ni el día quieren venir
para que por ti muera
y tú mueras por mí.
♥♥♥
In un giorno d'estate come oggi, 77 anni fa,
sono venuti a prendere Federico e di lui non è rimasto più nulla, o almeno così credevano.
Stolti assassini, i poeti vivono per sempre!

mercoledì 5 giugno 2013

Bordone di Federico Garcia Lorca

Joaquin Sorolla Bastida*Retrato de Clotilde
Ti vedrò?
Non ti vedrò?
A me importa
soltanto il tuo amore.
Hai sempre il riso di allora
e quel cuore?
**********
Bordón
¡Ay si te veré
si no te veré!
A mì no me importa nada
màs que tu querer.
¿Guardas la risa de entonces
y el corazòn aquel?

Federico G. Lorca nasceva come oggi 115 anni fa, e ci è stato rubato troppo presto.

giovedì 8 novembre 2012

Novembre di Federico Garcia Lorca

Julio Romero De Torres*Nuestra Señora de Andalucía 
Tutti gli occhi
stavano aperti
di fronte alla solitudine
sbiadita dal pianto.
Tin
tan,
tin
tan.
I verdi cipressi
custodivano la loro anima
increspata dal vento,
e le parole come falci
tagliavano anime di fiori.
Tin
tan,
tin
tan.
Il cielo era appassito.
Oh sera prigioniera delle nubi.
sfinge senza occhi!
Obelischi e ciminiere
facevano bolle di sapone.
Tin
tan,
tin
tan.
I ritmi si curvavano
e si curvava l'aria,
guerrieri di nebbia
facevano degli alberi
catapulte.
Tin
tan,
tin
tan.
Oh sera,
sera di un altro mio bacio!
Timore lontano della mia ombra,
senza raggio d'oro!
Sonaglio vuoto.
Sera dissolta
sopra pire si silenzio.
Tin
tan,
tin 
tan.
Novembre 1920
*************
NOVIEMBRE
Todos los ojos
estaban abiertos
frente a la soledad
despintada por el llanto.
Tin
tan,
tin
tan.
Los verdes cipreses
guardaban su alma
arrugada por el viento,
y las palabras como guadañas
segaban almas de flores.
Tin
tan,
tin
tan.
El cielo estaba marchito.
¡Oh tarde cautiva por las nubes,
esfinge sin ojos!
Obeliscos y chimeneas
hacían pompas de jabón.
Tin
tan,
tin
tan.
Los ritmos se curvaban
y se curvaba el aire,
guerreros de niebla
hacían de los árboles
catapultas.
Tin
tan,
tin
tan.
¡Oh tarde,
tarde de mi otro beso!
Tema lejano de mi sombra,
¡sin rayo de oro!
Cascabel vacío.
Tarde desmoronada
sobre piras de silencio.
Tin
tan,
tin
tan.
(Noviembre de 1920)

mercoledì 17 ottobre 2012

Una campana di Federico Garcia Lorca

Maria del Carmen Corredoira Y Ruiz*Soidade* c.1920-23
Una campana serena
crocifissa nel suo ritmo
delinea il mattino
in una parrucca di nebbia
e fiumi di lacrime.
Il mio vecchio pioppo
turbolento di usignoli
sperava
di disporre i suoi rami
tra le erbe
molto prima che l'autunno
indorasse.
Ma lo sosteneva
l'appoggio dei miei sguardi.
Vecchio pioppo, attento!
Non senti com'è spezzato
il legno del mio amore?
Distenditi sul prato
quando la mia anima scricchiola,
abbandonata com'è stata
da un uragano di patole
e baci,
prostrata e straziata.
Ottobre 1920
**************
Una campana serena
crucificada en su ritmo
define a la mañana
con peluca de niebla
y arroyos de lágrimas.
Mi viejo chopo
turbio de ruiseñores
esperaba
poner entre las hierbas
sus ramas
mucho antes que el otoño
lo dorara.
Pero los puntales
de mis miradas
lo sostenìan
¡Viejo chopo, aguarda!
¿No sientes la madera
de mi amor desgarrada?
Tiéndete en la pradera
cuando cruja mi alma,
que un vendaval de besos
y palabras
ha dejado rendida,
lacerada.
Octubre de 1920 .

mercoledì 5 settembre 2012

Canzone orientale di Federico Garcia Lorca

John Singer Sargent*Pomegranates
La fragrante melagrana 
è un cielo di cristallo.
(Ogni grana è una stella,
ogni velo un tramonto).
Cielo asciutto e compresso
dall'artiglio degli anni.
La melagrana è come un seno
vecchio e aggrinzito,
col capezzolo che si è fatto stella
per illuminare la campagna.
E' un piccolo alveare
dal favo insanguinato,
perchè lo formarono le api
con bocche da donne.
Per questo scoppiando, ride
con porpore di mille labbra...
La melagrana è un cuore
che palpita sulle sementi,
uno sdegnoso cuore
dove non beccano gli uccelli,
un cuore che da fuori
è duro come quello umano,
ma che offre a chi lo trafigge
odore e sangue di maggio.
La melagrana è il tesoro
del vecchio gnomo del prato,
che parlò con la piccola Rosa
nel bosco solitario,
quello con la barba bianca
ed il vestito rosso.
E' il tesoro che custodiscono anche
le verdi foglie dell'albero.
Arche di pietre preziose
in visceri di vago oro.
La spiga è il pane. E' Cristo
incarnato in vita e in morte.
L'olivo è la costanza
della forza e del lavoro.
La mela è il sensuale,
frutto sfinge del peccato,
goccia di secoli che conserva
il contatto di Satana.
L'arancia è la tristezza
del fiore profanato,
perchè in lei diventa fuoco e oro
quanto era prima puro e bianco.
Le viti sono lussuria
che si coagula d'estate
e che la chiesa spreme
per il santo liquore benedetto.
Le castagne sono la pace
del focolare. Cose d'un tempo.
Crepitare di vecchi legni,
smarriti pellegrini.
La ghianda è la serena
poesia di ciò che è rancido
e la cotogna d'oro tenue
la castità di ciò che è sano.
Ma la melagrana è il sangue,
sangue di cielo consacrato,
sangue di terra ferita
dall'ago dell'acquitrino.
Sangue di vento che viene
dal rude monte scalfitto.
Sangue di mare tranquillo,
sangue di lago addormentato.
La melagrana è la preistoria
del sangue che portiamo,
idea di sangue, racchiuso
nel globulo duro e agro,
dalla forma vaga
di cuore e di cranio.
Oh aperta melagrana,
tu sei una fuamma sull'albero,
sorella carnale di Venere,
riso dell'orto ventilato!
Ti girano attorno le farfalle
perchè ti credono un sole fermo
e i vermi ti evitano
per paura di bruciarsi.
Perchè sei luce di vita,
femmina dei frutti. Stella
limpida della foresta
del ruscello innamorato.
Fossi come te, frutto,
tutto passione nella campagna!
1920
************
CANCION ORIENTAL
Es la granada olorosa
un cielo cristalizado.
(Cada grano es una estrella,
cada velo es un ocaso.)
Cielo seco y comprimido
por la garra de los años.
La granada es como un seno
viejo y apergaminado,
cuyo pezón se hizo estrella
para iluminar el campo.
Es colmena diminuta
con panal ensangrentado,
pues con bocas de mujeres
sus abejas la formaron.
Por eso al estallar, ríe
con púrpuras de mil labios...
La granada es corazón
que late sobre el sembrado,
un corazón desdeñoso
donde no pican los pájaros,
un corazón que por fuera
es duro como el humano,
pero dal al que lo traspasa
olor y sangre de mayo.
La granada es el tesoro
del viejo gnomo del prado,
el que habló con niña Rosa
en el bosque solitario.
Aquel de la blanca barba
y del traje colorado.
Es el tesoro que aun guardan
las verdes hojas del árbol.
Arca de piedras preciosas
en entraña de oro vago.
La espiga es el pan. Es Cristo
en vida y muerte cuajado.
El olivo es la firmeza
de la fuerza y el trabajo.
La manzana es lo carnal,
fruta esfinge del pecado,
gota de siglos que guarda
de Satanás el contacto.
La naranja es la tristeza
del azahar profanado,
pues se torna fuego y oro
lo que antes fue puro y blanco.
Las vides son la lujuria
que se cuaja en el verano,
de las que la iglesia saca,
con bendición, licor santo.
Las castañas son la paz
del hogar. Cosas de antaño.
Crepitar de leños viejos,
peregrinos descarriados.
La bellota es la serena
poesía de lo rancio,
y el membrillo de oro débil
la limpieza de lo sano.
Mas la granada es la sangre,
sangre del cielo sagrado,
sangre de la tierra herida
por la aguja del regato.
Sangre del viento que viene
del rudo monte arañado.
Sangre de la mar tranquila,
sangre del dormido lago.
La granada es la prehistoria
de la sangre que llevamos,
la idea de sangre, encerrada
en glóbulo duro y agrio,
que tiene una vaga forma
de corazón y de cráneo.
¡Oh granada abierta!, que eres
una llama sobre el árbol,
hermana en carne de Venus,
risa del huerto oreado.
Te cercan las mariposas
creyéndote sol parado,
y por miedo de quemarse
huyen de ti los gusanos.
Porque eres luz de la vida,
hembra de las frutas. Claro
lucero de la floresta
del arroyo enamorado.
¡Quién fuera como tú, fruta,
todo pasión sobre el campo!
1920

lunedì 20 agosto 2012

In Memoriam di Federico Garcia Lorca

Gustave Dorè*Sogno di una notte di mezza estate
Dolce pioppo,
dolce pioppo,
ti sei rivestito
d'oro.
Ieri eri verde,
un verde pazzo
di superbi
uccelli.
Oggi sei prostrato
sotto il cielo d'agosto
come me sotto il cielo
del mio spirito rosso.
Il profumo prigioniero
del tuo tronco
si accorderà col mio cuore
misericordioso.
Duro antenato del prato!
Noi ci siamo rivestiti
d'oro.
Agosto 1920
************
Dulce chopo,
dulce chopo,
te has puesto
de oro.
Ayer estabas verde,
un verde loco
de pájaros
gloriosos.
Hoy estás abatido
bajo el cielo de agosto
omo yo bajo el cielo
de mi espíritu rojo.
La fragancia cautiva
de tu tronco
vendrá a mi corazón
piadoso.
¡Rudo abuelo del prado!
Nosotros
nos hemos puesto
de oro.
Agosto de 1920

giovedì 10 maggio 2012

I gattici d'argento di Federico Garcia Lorca

Moore*Venus
I gattici d'argento
si piegano sull'acqua:
essi sanno tutto, ma non parleranno.
Il giglio della fonte
non grida la sua tristezza.
Tutto è piú degno dell'Umanità!
La scienza del silenzio di fronte al cielo stellato
solo il fiore e l'insetto la posseggono,
la scienza del canto per il canto la posseggono
i rumorosi boschi
e le acque del mare.
Il silenzio profondo della vita in terra,
ce lo insegna la rosa
aperta nel rosaio.
Bisogna spargere il profumo
che le nostre anime racchiudono!
Bisogna essere tutti canto,
luce e bontà.
Bisogna aprirsi interamente
di fronte alla notte nera,
per riempirci di rugiada immortale!
Bisogna distendere il corpo
dentro l'anima inquieta!
Bisogna accecare gli occhi di luce più alta.
Dobbiamo affacciarci
all'ombra del petto,
e strappare le stelle che ci pose Satana.
Bisogna essere come l'albero
che è sempre in preghiera,
come l'acqua del canale
fissa nell'eternità!
Bisogna straziarsi l'anima con artigli di tristezza
perché entrino i fuochi
dell'orizzonte astrale!
Sgorgherebbe all'ombra del consunto amore
una fonte d'aurora
tranquilla e materna.
Scomparirebbero città nel vento.
Vedremmo passare
in una nube Dio.
Maggio 1919
××××××
LOS ALAMOS DE PLATA
Los álamos de plata
se inclinan sobre el agua:
ellos todo lo saben, pero nunca hablarán.
El lirio de la fuente
no grita su tristeza.
¡Todo es más digno que la Humanidad!
La ciencia del silencio frente al cielo estrellado,
la posee la flor y el insecto no más.
La ciencia de los cantos por los cantos la tienen
los bosques rumorosos
y las aguas del mar.
El silencio profundo de la vida en la tierra,
nos lo enseña la rosa
abierta en el rosal.
¡Hay que dar el perfume
que encierran nuestras almas!
Hay que ser todo cantos,
todo luz y bondad.
¡Hay que abrirse del todo
frente a la noche negra,
para que nos llenemos de rocío inmortal!
¡Hay que acostar al cuerpo
dentro del alma inquieta!
Hay que cegar los ojos con luz de más allá,
Tenemos que asomarnos
a la sombra del pecho,
y arrancar las estrellas que nos puso Satán.
¡Hay que ser como el árbol
que siempre está rezando, como el agua del cauce
fija en la eternidad!
¡Hay que arañarse el alma con garras de tristeza
para que entren las llamas
del horizonte astral!
Brotaría en la sombra del amor carcomido
una fuente de aurora
tranquila y maternal.
Desaparecerían ciudades en el viento.
Y a Dios en una nube
veríamos pasar.
Mayo de 1919

sabato 14 aprile 2012

Ballata triste di Federico Garcia Lorca

Joaquin Sorolla♀Cabeza de andaluza
(Piccola poesia)
Il mio cuore è una farfalla,
rapita dal ragno grigio del tempo
col polline fatale del disinganno.
Da piccolo cantavo come voi,
bimbi buoni del prato,
liberavo il mio sparviere con le temute
quattro unghie da gatto.
Passai per il giardino di Cartagena
implorando la verbena
ma persi l'anello del mio destino
guardando un ruscello immaginario.
Fui anche cavaliere
una fresca sera di maggio.
Ella per me era l'enigma allora,
stella azzurra sul mio vergine petto.
Cavalcavo lentamente verso i cieli.
Era una domenica d'erba medica.
E vidi che ella spezzava con le mani
gigli invece di rose e di garofani.
Non avevo mai pace,
bimbi buoni del prato,
la Lei del romance
in splendidi sogni m'immergeva:
chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
E perché solo i bimbi le vedranno
in groppa a Pegaso?
Sarà quella stessa che nelle ballate
chiamiamo con tristezza stella,
pregandola di uscire
a volteggiar sul prato?...
Nell'aprile della mia infanzia io cantavo,
bimbi buoni del prato,
la impenetrabile Lei del romancedove Pegaso vola.
Cantavo di notte la tristezza
del mio amore ignorato,
e la luna, più luna che mai, che sorriso
aveva tra le labbra!
Chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
E in quale buio angolo di cimitero
saranno finite le sventure
di quella piccolina, tanto bella,
che sua madre maritò?
Sto solo col mio amore sconosciuto,
senza cuore, senza lamenti
verso il tetto irraggiungibile dei cieli
e mi fa da appoggio un grande sole.
Quale peso è mai questa tristezza!
Bimbi buoni del prato,
come ricorda dolcemente il cuore
i giorni ormai lontani...
Chi coglierà mai garofani
e rose di maggio?
Granada, aprile 1918
****************
Balada triste
(Pequeño poema)
¡Mi corazón es una mariposa,
niños buenos del prado!,
que presa por la araña gris del tiempo
tiene el polen fatal del desengaño.
De niño yo canté como vosotros,
niños buenos del prado,
solté mi gavilán con las temibles
cuatro uñas de gato.
Pasé por el jardín de Cartagena
la verbena invocando
y perdí la sortija de mi dicha
al pasar el arroyo imaginario.
Fui también caballero
una tarde fresquita de mayo.
Ella era entonces para mí el enigma,
estrella azul sobre mi pecho intacto.
Cabalgué lentamente hacia los cielos.
Era un domingo de pipirigallo,
Y vi que en vez de rosas y claveles
ella tronchaba lirios con sus manos.
Yo siempre fui intranquilo,
niños buenos del prado,
el ella del romance me sumía
en ensoñares claros:
¿quién será la que coge los claveles
y las rosas de mayo?
¿Y por qué la verán solo los niños
a lomos de Pegaso?
¿Será esa misma la que en los rondones
con tristeza llamamos
estrella, suplicándole que salga
a danzar por el campo?...
En abril de mi infancia yo cantaba,
niños buenos del prado,
la ella impenetrable del romance
donde sale Pegaso.
Yo decía en las noches la tristeza
de mi amor ignorado,
y la luna lunera ¡qué sonrisa
ponía entre sus labios!
¿Quién será la que corta los claveles
y las rosas de mayo?
Y de aquella chiquita, tan bonita,
que su madre ha casado,
¿en qué oculto rincón de cementerio
dormirá su fracaso?
Yo solo con mi amor desconocido,
sin corazón, sin llantos,
hacia el techo imposible de los cielos
con un gran sol por báculo.
¡Qué tristeza tan seria me da sombra!
Niños buenos del prado,
cómo recuerda dulce el corazón
los días ya lejanos...
¿Quién será la que corta los claveles
y las rosas de mayo?
Granada, abril de 1918
(Libro de poemas)

venerdì 30 marzo 2012

Altro sogno di Federico Garcia Lorca

Henri Martin
Vola una rondinella
lontano lontano!...
Ci sono fiori di rugiada
nel mio sogno
e gira il mio cuore
ebbro di noia,
come una giostra in cui la Morte
porta i suoi rampolli.
Come vorrei legare il tempo
a questi alberi
con un cavo di notte nera,
e poi colorare
col mio sangue le spiagge
pallide dei miei ricordi!
Quanti figli ha la Morte?
Stanno tutti nel mio petto!
Una rondinella viene
da tanto lontano!
1919
☻☻☻☻☻☻
OTRO SUEÑO
¡Una golondrina vuela
hacia muy lejos!...
Hay floraciones de rocío
sobre mi sueño,
y mi corazón da vueltas
lleno de tedio,
como un tiovivo en que la Muerte
pasea a sus hijuelos.
¡Quisiera en estos árboles
atar al tiempo
con un cable de noche negra,
y pintar luego
con mi sangre las riberas
pálidas de mis recuerdos!
¿Cuántos hijos tiene la Muerte?
¡Todos están en mi pecho!
¡Una golondrina viene
de muy lejos!
1919                             

lunedì 20 giugno 2011

Cuore nuovo di Federico Garcia Lorca

Julio Romero De Torres/1917
Il mio cuore, come una serpe,
si è sfilato la pelle di dosso
e la guardo qui tra le mie dita
pieno di ferite e di miele.
I pensieri che si annidavano
tra le tue rughe, dove sono?
Dove le rose che profumavano
di Gesu Cristo e di Satana?
Povero involucro che opprimevi
la mia stella fantastica!
Grigia pergamena sofferente
di ciò che amai e ora non amo.
Vedo in te feti di scienze,
mummie di versi e scheletri,
di mie antiche innocenze
e romantici segreti.
Ti appenderò ai muri
del mio museo sentimentale,
vicino ai gelidi e oscuri
gigli addormentati del mio male?
O ti deporrò sopra i pini
-libro dolente del mio amore-
perché tu sappia quali trilli
manda all'aurora l'usignolo?
Granada, giugno 1918
****
Mi corazón, como una sierpe,
se ha desprendido de su piel,
y aquí la miro entre mis dedos
llena de heridas y de miel. 
Los pensamiento que anidaron
en tus arrugas, ¿dónde están?
¿Dónde las rosas que aromaron
a Jesucristo y a Satán? 
¡Pobre envoltura que ha oprimido
a mi fantástico lucero!
Gris pergamino dolorido
de lo que quise y ya no quiero. 
Yo veo en ti fetos de ciencias,
momias de versos y esqueletos
de mis antiguas inocencias
y mis románticos secretos. 
¿Te colgaré sobre los muros
de mi museo sentimental,
junto a los gélidos y oscuros
lirios durmientes de mi mal? 
¿O te pondré sobre los pinos,
-libro doliente de mi amor-
para que sepas de los trinos
que da a la aurora el ruiseñor? 
Granada, junio de 1918

sabato 4 giugno 2011

Spighe di Federico Garcia Lorca

Laurits Andersen/1887
Il campo di grano si è dato alla morte. 
Già le falci tagliano le spighe.
I pioppi oscillano parlando
all'anima sottile della brezza.
Soltanto il grano vuole silenzio.
Si è rappreso al sole, e sospira
nell'ampio elemento dove indugiano
i vivaci sogni.
Il giorno,
ormai saturo di luce e suono,
declina dietro i monti azzurri,
Che pensiero misterioso
turba le spighe?
Che ritmo di tristezza sognatrice
agita i campi?
Le spighe sembrano vecchi uccelli
che non possono volare!
Sono piccole teste
che hanno il cervello d'oro puro
ed espressioni tranquille.
Pensano tutte alle stessa cosa,
meditano tutte
un profondo segreto.
Strappano alla terra il suo oro vivo
e come dolci api del sole libano
il raggio bruciante di cui si vestono
per formare l'anima della farina.
Oh che allegra tristezza m'infondete,
dolcissime spighe!
Venite dalle più profonde età,
cantaste nella Bibbia
e, quando vi sfiorano i silenzi,
suonate un concerto di lire.
Voi germogliate per l'uomo come cibo.
Ma guardate le bianche margherite
i gigli che nascono perchè sì!
Mummie d'oro delle campagne!
Il fiore selvatico nasce per il sogno
e voi nascete per la vita. 
Giugno 1919 
*****
ESPIGAS
El trigal se ha entregado a la muerte.
Ya las hoces cortan las espigas.
Cabecean los chopos hablando
con el alma sutil de la brisa.
El trigal sólo quiere silencio.
Se cuajó con el sol, y suspira
por el amplio elemento en que moran
los ensueños despiertos.
El día,
ya maduro de luz y sonido,
por los montes azules declina.
¿Qué misterioso pensamiento
conmueve a las espigas?
¿Qué ritmo de tristeza soñadora
los trigales agita...?
¡Parecen las espigas viejos pájaros
que no pueden volar!
Son cabecitas,
que tienen el cerebro de oro puro
y expresiones tranquilas.
Todas piensan lo mismo,
todas llevan
un secreto profundo que meditan.
Arrancan a la tierra su oro vivo
y cual dulces abejas del sol, liban
el rayo abrasador con que se visten
para formar el alma de la harina.
¡Oh, qué alegre tristeza me causáis,
dulcísimas espigas!
Venís de las edades más profundas,
cantasteis en la Biblia,
y tocáis cuando os rozan los silencios
un concierto de liras.
Brotáis para alimento de los hombres.
¡Pero mirad las blancas margaritas
y los lirios que nacen porque sí!
¡Momias de oro sobre las campiñas!
La flor silvestre nace para el sueño
y vosotras nacéis para la vida.
Junio de 1919

venerdì 13 maggio 2011

Sogno di Federico Garcia Lorca


Kees Van Dongen
Il mio cuore riposa presso la fonte fredda.
(Disponi i tuoi fili,
ragno dell'oblio.)
L'acqua della fonte gli confidava la sua canzone.
(Disponi i tuoi fili,
ragno dell'oblio.)
Il mio cuore accorto le confidava i suoi amori.
(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)
L'acqua della fonte lo ascoltava malinconica.
(Ragno del silenzio,
distendi il tuo mistero.)
Il mio cuore scivola sopra la fonte fredda.
(Mani bianche, lontane,
frenate le acque.)
E l'acqua lo porta via con sé cantando allegramente.
(Mani bianche, lontane,
nulla resta nelle acque!)
Maggio 1919
*****
SUEÑO
Mi corazón reposa junto a la fuente fría.
(Llénala con tus hilos,
araña del olvido.)
El agua de la fuente su canción le decía.
(Llénala con tus hilos,
araña del olvido.)
Mi corazón despierto sus amores decía.
(Araña del silencio,
téjele tu misterio)
El agua de la fuente lo escuchaba sombrìa.
Araña del silencio,
téjele tu misterio.)
Mi corazón se vuelca sobre la fuente fría.
(Manos blancas, lejanas,
detened a las aguas.)
Y el agua se lo lleva cantando de alegría.
(¡Manos blancas, lejanas,
nada queda en las aguas!)
Mayo de 1919

martedì 5 aprile 2011

Canzone di primavera di Federico Garcia Lorca

Elizabeth Adela Forbes/April
I
Bambini allegri escono
dalla scuola,
riempiendo l'aria tiepida
d'aprile di tenere canzoni.
Quanta allegria ha il silenzio
profondo della stradina!
Frammenti di silenzio
tra risa d'argento nuovo.
II
Cammino a sera
tra i fiori dell'orto,
lasciando lungo la strada
l'acqua del mio dolore.
Sul monte solitario,
un cimitero di paese
appare come un campo seminato
di semi di teschi.
E cipressi sono in fiore
come teste giganti
che con vuote orbite
e verdognole chiome
guardano l'orizzonte
pensosi e addolorati.
Divino aprile, che arrivi
carico di sole e essenze,
riempi di nidi d'oro
i teschi in fiore!
Granada, 28 marzo 1919
**********
Cancion Primaveral
I
Salen los niños alegres
de la escuela,
poniendo en el aire tibio
del abril canciones tiernas.
¡Que alegría tiene el hondo
silencio de la calleja!
Un silencio hecho pedazos
por risas de plata nueva.
II
Voy camino de la tarde,
entre flores de la huerta,
dejando sobre el camino
el agua de mi tristeza.
En el monte solitario,
un cementerio de aldea
parece un campo sembrado
con granos de calaveras.
Y han florecido cipreses
como gigantes cabezas
que con órbitas vacìas
y verdosas cabelleras
pensativos y dolientes
el horizonte contemplan.
¡Abril divino, que vienes
cargado de sol y esencias,
llena con nidos de oro
las floridas calaveras!
Granada, 28 de marzo de 1919

martedì 15 febbraio 2011

Ci sono anime che hanno...di Federico Garcia Lorca

Julio Romero De Torres/1915
Ci sono anime che hanno
stelle azzurre,
mattini sfioriti
tra foglie del tempo,
casti cantucci
che conservano un antico
sussurro di nostalgia
e di sogni.
Altre anime hanno
spettri dolenti
di passioni. Frutta
con vermi. Echi
di una voce arsa
che viene di lontano
come una corrente
d'ombre. Ricordi
vuoti di pianto
e briciole di baci.
La mia anima è matura
da gran tempo,
e si dissolve
confusa di mistero.
Pietre giovanili
consunte di sogno
cadono sulle acque
dei miei pensieri.
Ogni pietra dice:
Dio è molto lontano.
(8 febbraio 1920)
*****
Hay almas que tienen
azules luceros,
mañanas marchitas
entre hojas del tiempo ,
y castos rincones
que guardan un viejo
rumor de nostalgias
y sueños .
Otras almas tienen
dolientes espectros
de pasiones . Frutas
con gusanos. Ecos
de una voz quemada
que viene de lejos
Como una corriente
de sombra . Recuerdos
vacios de llanto
y migajas de besos .
Mi alma està madura
hace mucho tiempo,
y se desmorona
turbia de misterio .
Piedras juveniles
roídas de ensueño
caen sobre las aguas
de mis pensamientos.
Cada piedra dice:
"¡ Dios esta muy lejos ! "
(8 de febrero de 1920)

mercoledì 8 dicembre 2010

Canzone minore di Federico Garcia Lorca

Ignacio Zuloaga Y Zabaleta/Lola con vestido de flor
Hanno gocce di rugiada
le ali dell'usignolo,
gocce chiare di luna
rapprese d'illusione.
Il marmo della fonte
raccoglie il bacio dello zampillo,
sogno di umili stelle.
Tutte le bambine dei giardini
quando passo
mi dicono addio. Anche
le campane mi dicono addio.
Nel crepuscolo gli alberi
si baciano. Ed io
piango lungo il viale,
grottesco e senza rimedio,
triste come Cyrano
e Don Chisciotte,
redentore
di impossibili infiniti
al ritmo dell'orologio.
Vedo gigli appassire
a contatto della mia voce
macchiata di luce sanguigna,
e nella mia lirica canzone
indosso abiti da pagliaccio
impolverato. L'amore
vago e bello si è nascosto
sotto un ragno. E il sole
come un altro ragno mi nasconde
con le sue zampe d'oro.
Mai raggiungerò la buona sorte,
perché son come l'Amore stesso,
con frecce di pianto
nella faretra del cuore.
Darò tutto agli altri
e piangerò la mia passione
come un bambino abbandonato
in un racconto sbiadito.
(Granada, dicembre 1918)

sabato 6 novembre 2010

Canzone d'Autunno di Federico Garcia Lorca

Rolf Armstrong/1933
Oggi ho nel cuore
un vago tremolio di stelle
ma il mio sentiero si perde
nell'anima della nebbia.
La luce mi tronca le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell'idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono rose bianche,
è scesa la neve su di loro.
Prima ebbero l'arcobaleno.
E nevica anche sulla mia anima.
La neve dell'anima
ha fiocchi di baci
e scene calate nell'ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell'anima rimane
e gli artigli del tempo
ne fanno un sudario.
La neve si scioglierà
quando verrà la morte?
O avremo altra neve
e altre rose piú perfette?
Sarà con noi la pace
come c'insegna Cristo?
O forse il problema
non sarà mai risolto?
Ma se c'inganna l'amore?
Cosa sosterrà la nostra vita
se il crepuscolo ci affonda
nella vera scienza
del Bene che chi sa se esiste
e del Male che incombe alle spalle?
Se muore la speranza
e risorge la Babele,
quale torcia farà luce
sulle strade in Terra?
Se l'azzurro è un sogno,
dove mai finirà l'innocenza?
Cosa mai sarà il cuore
se l'Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
dove finiranno mai i poeti
e le cose addormentate
che nessuno più ricorda?
Oh sole di tante speranze!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi ho nel cuore
un vago tremolio di stelle
e tutte le rose sono bianche
bianche come la mia pena.
(Granada, novembre 1918)

venerdì 15 ottobre 2010

Paese di Federico Garcia Lorca

Ramon De Zubiaurre/Dulcisima Mirentxu
Sul monte pelato
un calvario.
Acqua chiara
e ulivi secolari.
Nelle stradine
uomini intabarrati
e sulle torri
banderuole che girano,
che girano
eternamente.
Oh, paese smarrito
nell'Andalusía del pianto.

venerdì 8 ottobre 2010

Paesaggio di Federico Garcia Lorca

Missis Walter/De Laszlo/1924
Il campo
di ulivi
s'apre e si chiude
come un ventaglio.
Sopra l'uliveto
v'è un cielo sommerso
e una pioggia oscura
d'astri gelati.
Tremano giunco e penombra
sulla riva del fiume.
L'aria grigia s'increspa.
Gli ulivi
son carichi
di gridi.
Uno stormo
d'uccelli prigionieri,
che muovon le lunghissime
code nel buio.

sabato 25 settembre 2010

Ritmo d'autunno (parte terza) di Federico Garcia Lorca

Casas Carbo*Julia
.......L'acqua ha addormentato nell'argento vecchio
la polvere della strada
I vermi sonnolenti scendono
nei loro freddi focolari.
L'aquila si perde sulla montagna;
il vento dice: -Sono ritmo eterno.
Si sentono le ninne nanne nelle culle povere,
e il pianto del gregge nell'ovile.
La tristezza umida del paesaggio
mostra come un giglio
le rughe severe che lasciarono
gli occhi pensierosi dei secoli.
E mentre riposano le stelle
nell'azzurro addormentato,
e il mio cuore vede lontano il suo ideale
e implora:
-Dio mio!
Ma, Dio mio a chi?
Chi è Dio mio?
Perchè la nostra speranza si addormenta
e sentiamo la poetica delusione
e gli occhi si chiudono abbracciando
tutto l'azzurro?
Voglio lanciare il mio grido
sul vecchio paesaggio e il fumante focolare,
piangendo di me come il verme
deplora il suo destino,
e implorando quello dell'uomo, amore immenso
e azzurro come i gattici del fiume.
Azzurro di cuori e forza,
l'azzurro di me stesso
che m'offra tra le mani la grande chiave
che violi l'infinito,
senza terrore e paura della morte,
brillante d'amore e poesia
anche se il fulmine mi colpisce come un albero
e mi lascia senza foglie e senza grido.
Ora ho sulla fronte rose bianche
e la coppa trabocca di vino.