Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.
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giovedì 14 gennaio 2016

Una voce di Amalia Guglieminetti

Adagio (c.1929). Georges Antoine van Zevenberghen
Una voce nell'ombra ha qualche volta 
la morbidezza calda d'una cosa 
tangibile. Non s'ode, non s'ascolta, 

ma sul cuor che l'accoglie quasi posa 
le sue parole ad una ad una, come, 
quando langue, le sue foglie una rosa. 

Se invoca piano, in ansia, un caro nome 
par che vi tremi il mal represso ardore 
d'un bacio non osato fra le chiome. 

E di soverchia intensità essa muore 
soffocata ed il pianto che l'assale 
sembra il principio dolce dell'amore, 

ed è l'inizio acerbo del suo male.
*
da Le Seduzioni-Le Vergini Folli

domenica 19 maggio 2013

Il miraggio di Amalia Guglielminetti

Marie Spartali Stillman*The enchanted garden of Messer Ansaldo*1889
Sorelle, presto dileguò il miraggio
che c'illudeva nelle notti inquete 
di nostra chiusa adolescenza, a maggio, 
quando l'anima ardea d'ignota sete,
 
e la vita annunziavasi un viaggio 
meraviglioso di venture liete 
e dolci e folli... Con pensier più saggio 
ora guardiamo a nostre oscure mète?
 
Ah no! L'illusione in noi non posa, 
come il rosaio, fin che primavera 
dura, non cessa di fiorir la rosa.
 
Supremo è il bene che non giunge mai. 
L'illusione incuora: "Attendi e spera". 
Ma non dàn frutto steli di rosai.

domenica 3 marzo 2013

Sera di vento di Amalia Guglielminetti

Andor Novàk*Femme fatale
Dolce salire nella chiara sera
sola col vento che m'abbraccia, folle 
più d'ogni amor, la strada erta del colle 
fra un presagio lontan di primavera. 
Dolce, s'io pur di un'ironia leggera 
mi punga, come chi desto da un molle 
sogno, se quasi già dolersi volle, 
ride di sua stoltezza passeggiera. 
O breve inganno, io ben di te mi spoglio. 
Fatta serena, del destino il gioco 
senza umiltà io seguo e senza orgoglio. 
Ma mi figuro d'avanzar guardinga 
e curiosa per gioir fra poco 
d'altra menzogna bella di lusinga.
(Le Vergini folli)

martedì 26 febbraio 2013

Un'amarezza di Amalia Guglielminetti

Marion Wagschal*Sandra* 1985
Quell'amarezza fu senza parola:
ma l'assenzio ed il fiele ed il veleno,
tutto ciò ch'è più amaro, dal tuo seno
saliva gorgogliando alla tua gola.
L'angoscia che nessun bene consola
più non t'urgeva. Sol d'amaro pieno
era il tuo sangue, nè veniva meno
in te quell'onda lenta eguale sola.
T'ammorbava il palato il suo sapore,
n'esalava il disgusto la tua voce
come l'acredin d'un malvagio fiore.
Pure, un tuo riso ritrovasti ancora:
quel riso d'un amaro tanto atroce
che stride in bocca e l'anima divora.