Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

sabato 6 settembre 2014

L'addio dell'estate di Maria Luisa Spaziani

Gaetano Bellei
Lo spirito del fieno impregna l'anima.
L'addio dell'estate. Si raccolgono
le rondini sui fili e sulle antenne,
anomali emigranti verso l'Africa.

Nuvole non più rosa si scaglionano
a isterici plotoni nel vento che le opprime.

Già si arrende il roseto e batte ai vetri
con raffiche di petali e di spine.
***
(Non si riposa il mare)

venerdì 5 settembre 2014

Gatti di Dario Bellezza

Suzanne Valadon
Ti basta un filo di cotone, un pezzo
di carta raggomitolando il tutto
niente parole per fortuna, solo
qualche bacetto dato di nascosto
al tuo faccino, davanti allo specchio
di tutte le meraviglie. In paradiso
ci andrai dritta, con vele bianche e
la fanfara, io a stento ti terrò
dietro sapendo di fermarmi
molto prima.
***
Rimorso a guardarti nella confusione;
sei solo una gatta, anzi sei una gatta,
una natura felice, un miracolo, un incanto:
quando agiti la coda o cerchi di afferrarla
sei più dispettosa di ogni ragazzo,
più dolce di ogni zucchero filato.
Ma il rimorso mi divora, sapessi,
pensando che dovrò lasciarti,
non sono fedele negli amori,
non so sacrificarmi.
Dimmi che fine farai
lasciami libero di decidere,
di perdermi in un altro destino.
***
Dario Bellezza nacque 70 anni fa
il 5 settembre 1944

dal blog: http://toniorasputin.blogspot.it/2009/12/parlando-di-gatti.html

giovedì 4 settembre 2014

Alla sorella Paola di Carlo Michelstaedter

Joseph DeCamp*Pauline DeCamp age 13
Come le rondinelle anno per anno
tornano al nido che le vide implumi,
così l’uomo nel giro dei suoi giorni
torna e ritorna al pensier della culla.
Ed ogni anno quel dì rifesteggiando
che alla fame, alla sete, che al dolore,
che alla vita mortale l’ha svegliato,
ogni anno in quel dì si riconforta
ad amar la sua vita.

E i parenti che allor nel neonato,
nella creatura fragile impotente,
della speranza lor videro il frutto,
e con pavido amore a lui porgendo
quanto la vita dona a chi la chiede,
del suo pianto si fecer velo agli occhi,
confidando che vesti e nutrimento
gli potessero far vivere la vita,
anno per anno poi rinnovellando
la speranza lontana ed il dolore
si fanno velo ancora agli occhi stanchi,
grazie porgendo a lui dell’esser nato,
perch’ei sia grato a lor della sua vita,
perchè il muto dolore sia obliato
e la promessa vana ogni presente.
Ma l’augurio che ciò ch’ei mai non ebbe
pur un istante
promette in lunghi anni luminosi,
dia la sua luce presa dal futuro
al giorno natalizio, e l’illusione
moltiplicando gli finga la fame
essere un bene e vita sufficiente
la diuturna morte.
E baci e doni e la mensa imbandita,
dolci parole in copia e dolci cose,
liete promesse e guardi fiduciosi
faccian chiara la stanza familiare,
facciano schermo alla notte paurosa...

Paola, non ti so dir dolci parole,
cose non so che possan esser care,
poichè il muto dolore a me ha parlato,
e m’ha narrato quello che ogni cuore
soffre e non sa, chè a sè non lo confessa.
Ed oltre il vetro della chiara stanza
che le consuete immagini riflette
vedo l’oscurità pur minacciosa,
e sostare non posso nel deserto.
Lasciami andare, Paola, nella notte,
a crearmi la luce da me stesso,
lasciami andare oltre il deserto, al mare,
perch’io ti porti il dono luminoso.
.... molto più che non credi mi sei cara.
2 agosto 1910.

mercoledì 3 settembre 2014

Cartolina postale di Guillaume Apollinaire

Theo Van Rysselberghe 1918
Ti scrivo da sotto la tenda
Mentre muore questo giorno d’estate
In cui nel cielo appena azzurrato
come uno sboccio di fiori sfolgorante
una cannonata eclatante
sfiorisce prima di essere stata
***
Carte postale
Je t'écris de dessous la tente
Tandis que meurt ce jour d'été
Où floraison éblouissante
Dans ce ciel à peine bleuté
Une canonnade éclatante
Se fane avant d'avoir été
***
Calligrammes, 1918

martedì 2 settembre 2014

Valvins di Paul Valéry

Edouard Manet
Se sciogliere tu vuoi la foresta che lieta
Ti vèntila alle foglie tu ti confondi se
Vai sul canotto lieve, ormai sacro al poeta,
Scintillante di soli in accensione che

Errano sulla bianca fiancata alla carezza
Della Senna increspata o prèsaga del canto
Del Pomeriggio mentre tuffa una lunga treccia
Il gran bosco e la tua vela mischia all'incanto

Dell'Estate. Ma sempre presso te, abbandonato
Dal silenzio ai crescenti gridi del vivo azzurro,
L'ombra di qualche foglio di libro, sparpagliato,

Trema come la tua vela e scivola sulla
Carne della verde acqua di polvere coperta
In mezzo a un lungo sguardo, la Senna semiaperta.
Trad: Luigi De Nardis
****************
Si tu veux dénouer la forêt qui t’aère
Heureuse, tu te fonds aux feuilles, si tu es
Dans la fluide yole à jamais littéraire,
Traînant quelques soleils ardemment situés

Aux blancheurs de son flanc que la Seine caresse
Émue, ou pressentant l’après-midi chanté,
Selon que le grand bois trempe une longue tresse,
Et mélange ta viole au meilleur de l’été.

Mais toujours prês de toi que le silence livre
Aux cris multipliés de tout le brut azur,
L’ombre de quelque page éparse d’aucun livre

Tremble, reflet de voile vagabonde sur
La poudreuse peau de la rivière verte
Parmi le long regard de la Seine entr’ouverte.
1920

lunedì 1 settembre 2014

La luna di settembre di Sandro Penna

Antonello Da Messina*1474
La luna di settembre su la buia
valle addormenta ai contadini il canto.ù

Una cadenza insiste: quasi lento
respiro di animale, nel silenzio,
salpa la valle se la luna sale.

Altro respira qui, dolce animale
anch’egli silenzioso. Ma un tumulto
di vita in me ripete antica vita.

Più vivo di così non sarò mai.

mercoledì 27 agosto 2014

Carme 72 di Caio Valerio Catullo

John William Godward*He Loves Me, He Loves Me Not
Dicebas quondam solum te nosse Catullum,
Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem.
Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,
sed pater ut gnatos diligit et generos.
Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror,
multo mi tamen es vilior et levior.
"Qui potis est", inquis? Quod amantem iniuria talis
cogit amare magis, sed bene velle minus.
***
Un tempo dicevi di amare soltanto Catullo,
o Lesbia, e per me di non volere l'abbraccio di Giove.
Allora ti amai, non solo come il volgo l'amante,
ma come il padre ama i suoi figli e i suoi generi.
Ora ti ho conosciuta; perciò anche se brucio più forte,
tuttavia mi sei molto più vile e leggera.
"Come è possibile?", dici. Perché tale offesa costringe
l'amante ad amare di più, ma a volere meno bene.