Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 30 giugno 2014

Clizia nel '34 di Eugenio Montale

Andrey Aranyshev
Sempre allungata
sulla chaise longue
della veranda
che dava sul giardino,
un libro in mano forse già da allora
vite di santi semisconosciuti
e poeti barocchi di scarsa reputazione
non era amore quello
era come oggi e sempre
venerazione.***
ALTRI VERSI

domenica 29 giugno 2014

Scritto a Ostenda di William Lisle Bowles

Ferdinand Georg Waldmuller
Come è dolce il rintocco delle campane!
Quando allo schiudersi del mattino il vento
Sospira sul senso tremante di un male vago,
Come ora io sento la loro forza trafiggermi.
Ascolta: rintoccano con cadenza calante;
Diffondono la loro musica lontano
Per la marea candida e uniforme.
Mi richiamano molti ricordi e dolci
Di giornate estive, e di quegli anni lieti,
Quando da un'antica torre, nella primavera della vita,
La triste magia delle note che si intrecciano
Per la prima volta destò la mia infanzia attonita alle lacrime.
Le stesse note che ora, con tutti quei giorni trascorsi,
Sembrano suoni di gioia, ascoltati una volta e non più uditi.
***
WRITTEN AT OSTEND

How sweet the tuneful bells responsive peal!
As when at opening morn, the fragrant breeze
Breathes on the trembling sense of wan disease,
So piercing to my heart their force I feel!
And hark! with lessening cadence now they fall!
And now along the white and level tide,
They fling their melancholy music wide;
Bidding me many a tender thought recall
Of summer-days, and those delightful years
When from an ancient tower in life's fair prime,
The mournful magic of their mingling chime
First waked my wondering childhood into tears!
But seeming now, when all those days are o'er,
The sounds of joy once heard, and heard no more.

sabato 28 giugno 2014

Attraccano i terrazzi di Maria Luisa Spaziani

Géza Faragò*1913
Di brughiera in brughiera
di frontiera in frontiera
risalendo all'idea dei tuoi occhi
oggi ti chiamo, amato,
amato che morrai come le selve
morranno, e il tempo, e il mare...

Di parola in parola t'ho cercato,
di cielo in cielo, là dove ogni nome
si fonde alla sua luce, e le future
albe sono il passato.

Ai miei gelidi vetri di prigione
attraccano i terrazzi di un'estate
piena dei fischi della ferrovia.

Bastano, a un cuore vivo, una canzone,
uno stridore, un grillo, un gatto sperso:

ed ecco la più lunga sinfonia

un universo
***
UTILITA' DELLA MEMORIA

venerdì 27 giugno 2014

Haiku di Matsuo Basho

Wang Meifang II
In mezzo al campo
il canto libero
dell'allodola

piogge di prima estate:
si accorciano le zampe
delle gru

ruscello:
scala la mia gamba
un piccolo granchio

un guscio di cicala, svuotatasi
nel canto

silenzio:
graffia la pietra
la voce delle cicale

della frescura
faccio la mia casa,
e qui riposo

giovedì 26 giugno 2014

Descrizione della mia morte di Giovanni Giudici

Felice Casorati*Mannequins*1922
Poiché era ormai una questione di ore
Ed era nuova legge che la morte non desse ingombro,
Era arrivato l’avviso di presentarmi
Al luogo direttamente dove mi avrebbero interrato.
L’avvenimento era importante ma non grave.
Così che fu mia moglie a dirmi lei stessa: prepàrati.

Ero il bambino che si accompagna dal dentista
E che si esorta: sii uomo, non è niente.
Perciò conforme al modello mi apparecchiai virilmente,
Con un vestito decente, lo sguardo atteggiato a sereno,
Appena un po’ deglutendo nel domandare: c’è altro?
Ero io come sono ma un po’ più grigio un po’ più alto.

Andammo a piedi sul posto che non era
Quello che normalmente penso che dovrà essere,
Ma nel paese vicino al mio paese
Su due terrazze di costa guardanti a ponente.
C’era un bel sole non caldo, poca gente,
L’ufficio di una signora che sembrava già aspettarmi.

Ci fece accomodare, sorrise un po’ burocratica,
Disse: prego di là – dove la cassa era pronta,
Deposta a terra su un fianco, di sontuosissimo legno,
E nel suo vano in penombra io misurai la mia altezza.
Pensai per un legno così chi mai l’avrebbe pagato,
Forse in segno di stima la mia Città o lo Stato.

Di quel legno rossiccio era anche l’apparecchio
Da incorporarsi alla cassa che avrebbe dovuto finirmi.
Sarà meno d’un attimo – mi assicurò la signora.
Mia moglie stava attenta come chi fa un acquisto.
Era una specie di garrota o altro patibolo.
Mi avrebbe rotto il collo sul crac della chiusura.

Sapevo che ero obbligato a non avere paura.
E allora dopo il prezzo trovai la scusa dei capelli
Domandando se mi avrebbero rasato
Come uno che vidi operato inutilmente.
La donna scosse la testa: non sarà niente,
Non è un problema, non faccia il bambino.

Forse perché piangevo. Ma a quel punto dissi: basta,
Paghi chi deve, io chiedo scusa del disturbo.
Uscii dal luogo e ridiscesi nella strada,
Che importa anche se era questione solo di ore.
C’era un bel sole, volevo vivere la mia morte.
Morire la mia vita non era naturale.
***
O Beatrice 1972
***
Giovanni Giudici nacque il 26 giugno
del 1924. Oggi fanno 90 anni.

mercoledì 25 giugno 2014

Guidommi Amor di Giovanni Boccaccio

Liston Shaw-Maidens
Guidommi Amor, ardendo ancora il sole,
sopra l'acque di Giulio, in un mirteto,
e era il mar tranquillo e il ciel quieto,
quantunque alquanto zefir, come suole,
movesse agli arbuscei le cime sole:
quando mi parve udire un canto lieto
tanto, che simil non fu consueto
d'udir già mai nelle mortali scuole.
   Per ch'io: "Angela forse, o ninfa, o dea
canta con seco in questo loco eletto",
meco diceva, "degli antichi amori".
Quinci madonna in assai bel ricetto
del bosco ombroso, in su l'erbe e in su' fiori,
vidi cantando, e con altre sedea.
***
RIME

martedì 24 giugno 2014

Il dormente di Carlo Betocchi

Io mi destai con un profondo
ricordo del mio sonno.
Dalla mia veglia guardavo
il mio corpo dormente;
era giorno, era un chiaro
giorno silente.

Carolus Duran*L'Homme endormi*1861
Quando le sere d'estate
esalan profumate
tenebre sul fiume, un uomo
giace sopra la riva
addormentato dal suono
dell'onda viva.

Passano sopra il suo viso
l'ombre del paradiso
lunare, tra i flessuosi
salici e il lieve vento;
celano gridi amorosi
l'erbe d'argento.

Vento e prati fluttuando
muoiono con un blando
fiotto e là, presso il suo corpo,
come a un'isola viva
da un mare languido e smorto
il flutto arriva.

Presso il suo corpo si rompe
quell'ineffabil fonte;
e il suo respiro leggero
di creatura che dorme
scioglie nell'etereo cielo
azzurre forme.