Problema d'immagine....

Credo che ormai lo sappiate già, sono sparite tutte le immagini per un corto circuito con Picasa...le rimetterò tutte una a una, ma sono più di duemila e vi chiedo di avere pazienza.
Qualche lacrima e un abbraccio...
.

giovedì 31 luglio 2008

Simile a un Dio di C.V. Catullo

Sir Lawrence Alma Tadema*Declaration
Simile a un dio mi sembra che sia
e forse più di un dio, vorrei dire,
chi, sedendoti accanto, gli occhi fissi
ti ascolta ridere
dolcemente; ed io mi sento morire
d'invidia: quando ti guardo io, Lesbia,
a me non rimane in cuore nemmeno
un po' di voce,
la lingua si secca e un fuoco sottile
mi scorre nelle ossa, le orecchie
mi ronzano dentro e su questi occhi
scende la notte.

mercoledì 30 luglio 2008

Silenzio di Giuseppe Ungaretti

Pelizza da VolpedoConosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento
Me ne sono andato una sera
Nel cuore durava il limio
delle cicale
Dal bastimento verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi
splendente

martedì 29 luglio 2008

Ho ricevuto una freccia di Emily Dickinson

Eduard Vienot
Ho ricevuto una freccia qui.
Amando la mano che l'ha lanciata
Venero il dardo.
Caduta, diranno, in una "scaramuccia"!
Vinta, la mia anima saprà
Soltanto da una semplice freccia
Tirata dall'arco di un arciere.

giovedì 24 luglio 2008

Amore notturno di Alfonso Gatto

Arnold Jacob Clementschitsch
Una notte vicino alla sua casa
E dal balcone aperto nella mite
Notte del Sud, la donna che m'apparve
Golosa di risucchio come un'acqua
Gelata. E non avrà mai volto,
Sale la gola chiara, scende al buio
Degli occhi avidamente salda.
A bocca aperta nella pioggia, un nero
Grappolo le lasciava goccia a goccia
Sapore di città - disse - di vento.

mercoledì 23 luglio 2008

La scala di cristallo di Langston Hughes

Martin Johnson Heade*Newbyry Port Meadows
Bene, figliolo te lo diro', la mia vita
non è stata una scala
di cristallo.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire, e
qualche volta camminai nel buio
dove non era
spiraglio di luce.
Così ragazzo non tornare
indietro, non cadere
ora, perchè io vado
avanti amor mio,
continuo a salire e
la vita per me non
è stata una scala di cristallo.

martedì 22 luglio 2008

I gatti di Charles Baudelaire

John W.Godward I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente,
nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio
della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
l'orrore delle tenebre; l'Erebo li avrebbe presi per funebri
corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi
sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano
addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene
di magiche scintille e di frammenti aurei;
come sabbia.

lunedì 21 luglio 2008

La sottoveste di Guillaume Apollinaire

Tamara De Lempicka*Nana De Herrera
Buondì Germaine Avete una bella sottoveste
Una bella sottoveste di regina e di regina crudele
Fatemi toccare la seta Una seta del Giappone
Con un largo volant di merletto antico
Questa campana di seta ove il doppio battacchio
Delle gambe rintoccò a morto per i miei capricci
Io la suono mia Germaine col seno palpitante
E le mani appoggiate sulle vostre anche complici
La vostra camera mia campana è un affascinante campanile
Ove le mie mani sulla seta mi straziano le orecchie
I ganci forca delle sottovesti appese
Dondolano impiccati di seta che mi meravigliano
Immobile come un gufo la lampada veglia

domenica 20 luglio 2008

I due orfani di Giovanni Pascoli

Homer WinslowFratello, ti do noia ora, se parlo?»
«Parla: non posso prender sonno». «Io sento
rodere, appena...» «Sarà forse un tarlo...»
«Fratello, l'hai sentito ora un lamento
lungo, nel buio?» «Sarà forse un cane...»
«C'è gente all'uscio...» «Sarà forse il vento...»
«Odo due voci piane piane piane...»
«Forse è la pioggia che vien giù bel bello».
«Senti quei tocchi?» «Sono le campane».
«Suonano a morto? suonano a martello?»
«Forse...» «Ho paura...» «Anch'io». «Credo che
tuoni:
come faremo?» «Non lo so, fratello:
stammi vicino: stiamo in pace: buoni».

«Io parlo ancora, se tu sei contento.
Ricordi, quando per la serratura
veniva lume?» «Ed ora il lume è spento».
«Anche a que' tempi noi s'aveva paura:
sì, ma non tanta». «Or nulla ci conforta,
e siamo soli nella notte oscura».
«Essa era là, di là di quella porta;
e se n'udiva un mormorìo fugace,
di quando in quando». «Ed or la mamma è
morta».
«Ricordi? Allora non si stava in pace
tanto, tra noi...» «Noi siamo ora più buoni...»
«ora che non c'è più chi si compiace
di noi...» «che non c'è più chi ci perdoni».
(Dai Primi poemetti)

sabato 19 luglio 2008

Dalla soglia di un sogno di Antonio Machado

Thomas Wilmer Dewing*Summer
Dalla soglia di un sogno mi chiamarono…
Era la buona voce, amata voce.
- Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?…
Una carezza mi raggiunse il cuore.
- Sempre con te… Ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.

venerdì 18 luglio 2008

Versi di Rabindranath Tagore

Marcious "Senza parlare sei arrivata come unavera regina, di nascosto
hai posato i piedi dentro l'anima."
"Quando nella stanza sara' portata la lampada accesa
io andro' via. Tu forse allora ascolterai la notte,
e, anche se io tacero', sentirai la mia canzone."
"Se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendichero' piu' uno solo dei tuoi sguardi,
se i miei t'importunano."

giovedì 17 luglio 2008

Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi

Charles Edward Perugini
La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella
Già tutta l'aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
Giù da' colli e da' tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l'altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s'affretta, e s'adopra
Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l'ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d'allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

mercoledì 16 luglio 2008

E' oggi di Pablo Neruda

Anselmo Miguel Nieto E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

martedì 15 luglio 2008

La casa dei doganieri di Eugenio Montale

Max KlingerTu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t' attende dalla sera
in cui v' entró lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostó irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non é più lieto:
la bussola va impazzita all' avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s' addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell' oscurità.
Oh l' orizzonte in fuga, dove s' accende
rara la luce della petroliera!
Il varco é qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
(da, Le occasioni Parte quarta)

lunedì 14 luglio 2008

Madrigale d'estate di Federico Garcia Lorca

Antonia la gallega/Ignacio Zabaleta Y Zuloaga
Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Sotto l'ora solare del mezzogiorno
morderò la Mela.
Fra i verdi ulivi della collina
c'è una torre moresca,
colore della tua carne agreste
che sa di miele e d'aurora.
Mi offri nel tuo corpo ardente
il divino nutrimento
che dà fiori al ruscello quieto
e stelle al vento.
Come ti donasti a me, luce bruna?
Perché mi desti pieni
d'amore il sesso di giglio
e la sonorità dei tuoi seni?
Fu per la mia tristezza?
(oh, miei goffi passi!)
Forse destò pietà in te
la mia vita spenta di canti?
Perché non hai preferito ai miei lamenti
le cosce sudate
di un San Cristoforo contadino
pesanti in amore e belle?
Danaide del piacere sei con me.
Femminile Silvano.
I tuoi baci odorano come il grano
secco dall'estate.
Oscurami la vista col tuo canto.
Sciogli la tua chioma
dispiegata e solenne come un manto
d'ombra sopra i prati.
Dipingi con la bocca insanguinata
un cielo d'amore,
su un fondo di carne, la stella
violetta del dolore.
Prigioniero è il mio cavallo Andaluso
dei tuoi occhi aperti,
e volerà desolato e assorto
quando li vedrà morti.
Se tu non m'amassi t'amerei
per il tuo sguardo cupo
come l'allodola ama il giorno nuovo
per la rugiada.
Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Lasciami sotto il giorno chiaro
consumare la mela.

domenica 13 luglio 2008

Mi chiedi con quanti baci di Catullo

Sir Lawrence Alma Tadema
Mi chiedi con quanti baci, Lesbia,
tu possa giungere a saziarmi:
quanti sono i granelli di sabbia
che a Cirene assediano i filari di silfio
tra l'oracolo arroventato di Giove
e l'urna sacra dell'antico Batto,
o quante, nel silenzio della notte, le stelle
che vegliano i nostri amori furtivi.
Se tu mi baci con cosí tanti baci
che i curiosi non possano contarli
o le malelingue gettarvi una malia,
allora si placherà il delirio di Catullo.

sabato 12 luglio 2008

Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti

Pinckey MarciousVi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d'inesauribile segreto

venerdì 11 luglio 2008

Se dovessi smettere di Emily Dickinson

F. Vallotton/Moonlight
Se dovessi smettere di portare una Rosa
In un giorno di festa,
Sarà perché al di là della Rosa
Sarò stata chiamata -
Se dovessi smettere di prendere i nomi
Che i miei germogli commemorano -
Sarà perché le dita della morte
Suggellano il mio labbro mormorante!

giovedì 10 luglio 2008

La più bella di Guido Gozzano

Burne Jones
Ma bella più di tutte l'Isola Non-Trovata
Quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino
Il Re di Portogallo con firma sugellata
E bulla del Pontefice in gotico latino.
L'Infante fece vela pel regno favoloso,
Vide le Fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
E il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
Quell'isola cercando...Ma l'isola non c'era.
Invano le galee panciute a vele tonde.
Le caravelle invano armarono la prora:
Con pace del Pontefice l'isola si nasconde,
E Portogallo e Spagna la cercano tuttora.
L'isola esiste. Appare talora di lontano
Tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
"...l'Isola Non-Trovata!" Il buon Canariano
Dal Picco alto di Teyde l'addita al forestiero.
La segnano le carte antiche dei corsari.
... Hifola da trovarfi?.... Hifola pellegrina?...
È l'isola fatata che scivola sui mari;
Talora i naviganti la vedono vicina...
Radono con le prore quella beata riva
Tra fiori mai veduti svettano palme somme,
Odora la divina foresta spessa e viva,
Lacrima il cardamomo, trasudano le gomme...
S'annuncia col profumo, come una cortigiana,
L'Isola Non-Trovata...Ma, se il piloto avanza,
Rapida si dilegua come parvenza vana,
Ti tinge dell'azzurro color di lontananza...

mercoledì 9 luglio 2008

Lamentazione di Vittorio Alfieri

Hodler*La verità
 "Che diavol fate voi,
madonna nera,
darmi per sin cò buchi
le calzette?"
"Co buchi eh?
Dio'l sa s'è l'ho
rassette, ma elle
ragnano sì, ch'è
una dispera!"
"Ragnar?! Cos'è
monna vocaboliera?"
"Oh! La roba che
l'uom mette e rimette
che vien via per
tropp'uso a fette
e fette, non ragna
ella e mattino e
giorno e sera?"
"Ah! Son pur io
la bestia! Imbianco
il pelo, questa lingua
scrivendo e non sapendo.
Tosco innesto son io
su immondo stelo."

martedì 8 luglio 2008

Conversazione di Charles Baudelaire

Mariano De Cossio
Tu sei un bel cielo d'autunno, chiaro e rosa! Ma la tristezza
monta in me come il mare e lascia, rifluendo, sul mio
labbro corrucciato, il ricordo cocente del suo fango amaro.
La tua mano scivola invano sul mio petto che si strugge;
ciò che cerca, amica, è un luogo devastato dall'unghia
e dal dente feroce della donna. Non cercare più il mio cuore: le belve l'hanno divorato.
Il mio cuore è un palazzo lordato dalla folla: ci si ubriaca,
ci si ammazza, ci si tira per i capelli. Un profumo
ondeggia attorno al tuo seno nudo.
Beltà, dura frusta delle anime, tu lo vuoi! Con i tuoi
occhi di fuoco, splendenti come feste, tu bruci i brandelli
che le belve han risparmiato.

lunedì 7 luglio 2008

Né mistero né dolore di Anna A. Achmatova

Baldomero Romero Ressendi*Elisa
Né mistero né dolore
né volontà sapiente del destino:
sempre quell'incontrarci ci lasciava
l'impressione di una lotta.
Ed io, indovinato dal mattino
l'attimo del tuo arrivo,
percepivo nei palmi socchiusi
il morso leggero di un tremito.
Con dita arse sgualcivo
la variopinta tovaglia del tavolo...
Capivo fin da allora
quanto è angusta questa terra.

domenica 6 luglio 2008

La quercia caduta di Giovanni Pascoli

Bateman Dov'era l'ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!
Pendono qua e là dalla corona

i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo: era pur buona!
Ognuno loda, ognuno taglia. A sera

ognuno col suo grave fascio va.
Nell'aria, un pianto... d'una capinera
che cerca il nido che non troverà.
(Dai Primi Poemetti)

sabato 5 luglio 2008

Stella di Giuseppe Ungaretti

Hodler Stella, mia unica stella,
Nella povertà della notte sola,
Per me, solo, rifulgi,
Nella mia solitudine rifulgi;
Ma, per me, stella
Che mai non finirai d’illuminare,
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce
Che la disperazione in me
Non fa che acuire.

venerdì 4 luglio 2008

Questo amore di Jacques Prevert

Anonimo egizio/Il faraone Tutankamon e la moglie AnkhesenamnonQuesto amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perchè noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso
negato dimenticato
Perchè noi l'abbiamo perseguitato ferito
calpestato ucciso negato
dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E' tuo
E' mio
E' stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarsi soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me e per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conoscono
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

giovedì 3 luglio 2008

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi di Francesco Petrarca

Julia SimsErano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltre misura ardea
di quei begli occhi, ch'or ne son sì scarsi;
e 'l viso di pietosi color farsi
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?
Non era l'andar suo cosa mortale,
ma d'angelica forma; e le parole
sonavan altro, che pur voce humana.
Uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi: et se non fosse or tale,
piagha per allentar d'arco non sana.

mercoledì 2 luglio 2008

Bimba bruna e flessuosa di Pablo Neruda

Mada Primavesi/KlimtBimba bruna e flessuosa, il sole che fa la frutta,
quello che riempie il grano, quello che piega le alghe,
ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi
e la tua bocca che ha il sorriso dell'acqua.
Un sole nero e ansioso si attorciglia alle matasse
della tua nera chioma, quando allunghi le braccia.
Tu giochi con il sole come un ruscello
e lui ti lascia negli occhi due piccoli stagni scuri.
Bimba bruna e flessuosa, nulla mi avvicina a te.
Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno.
Sei la delirante gioventù dell'ape,
l'ebbrezza dell'onda, la forza della spiga.
Eppure il mio cuore cupo ti cerca,
e amo il tuo corpo allegro, la tua voce disinvolta e sottile.
Farfalla bruna dolce e definitiva
come il campo di grano e il sole, il papavero e l'acqua.

martedì 1 luglio 2008

Ho tanta fede in te di Eugenio Montale

Casas CarboHo tanta fede in te
che durerà
(è la sciocchezza che ti dissi un giorno)
finché un lampo d'oltremondo distrugga
quell'immenso cascame in cui viviamo.
Ci troveremo allora in non so che punto
se ha un senso dire punto dove non è spazio
a discutere qualche verso controverso
del divino poema.
So che oltre il visibile e il tangibile
non è vita possibile ma l'oltrevita
è forse l'altra faccia della morte
che portammo rinchiusa in noi per anni e anni.
Ho tanta fede in me
e l'hai riaccesa tu senza volerlo
senza saperlo perché in ogni rottame
della vita di qui è un trabocchetto
di cui nulla sappiamo ed era forse
in attesa di noi spersi e incapaci
di dargli un senso.
Ho tanta fede che mi brucia; certo
chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere
senz'accorgersi ch'era una rinascita.
(da Altri versi-parte seconda)