Problema d'immagine....

Credo che ormai lo sappiate già, sono sparite tutte le immagini per un corto circuito con Picasa...le rimetterò tutte una a una, ma sono più di duemila e vi chiedo di avere pazienza.
Qualche lacrima e un abbraccio...
.

mercoledì 30 settembre 2009

Anche la notte ti somiglia di Cesare Pavese

Ippolita/GentiliniAnche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.

martedì 29 settembre 2009

Profumo esotico di Charles Baudelaire

Alfons Mucha*1897
Quando, a occhi chiusi, una calda sera d'autunno,
respiro il profumo del tuo seno ardente,
vedo scorrere rive felici che abbagliano i fuochi di un sole monotono;
una pigra isola in cui la natura esprime alberi bizzarri e frutti saporosi,
uomini dal corpo snello e vigoroso e donne
che meravigliano per la franchezza degli occhi.
Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano,
vedo un porto pieno d'alberi e di vele
ancora affaticati dall'onda marina,
mentre il profumo dei verdi tamarind
iche circola nell'aria e mi gonfia le narici,
si mescola nella mia anima al canto dei marinai.

lunedì 28 settembre 2009

Non so di Antonia Pozzi

ThomaIo penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti -
penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi -
ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce - che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.
4 ottobre 1933

domenica 27 settembre 2009

Haiku di Takakama Kyoshi

Renoir
Lui - una parola
Io - una parola
e l'autunno incalza.

sabato 26 settembre 2009

La suora gitana di Federico Garcia Lorca

Arnold Bocklin*Vestale
(A José Moreno Villa) 
Silenzio di calce e di mirto.
Malve sull'erbe fini.
La suora ricama violacciocche
su una tela paglierina.
Sulla grigia lumiera
sette uccelli dei prisma volano.
La chiesa grugnisce lontano
come un orso a pancia all'aria.
Come ricama! Con che grazia!
Sulla tela paglierina,
ricamare le piacerebbe
fiori di sua fantasia.
Che girasole! E che magnolia
di lustrini e di nastri!
Che zafferani e che lune
sulla tovaglia della messa!
Cinque cedri si caramellano
nella cucina lì accanto.
Le cinque piaghe di Cristo
spiccate ad Almeria.
Negli occhi della suora
galoppano due cavalieri.
Un rumore ultimo e sordo
la camicia le strappa
e, guardando nubi e monti
nelle fisse lontananze,
si spezza il suo cuore
di zucchero e erba cedrina.
Oh!, che pianura impennata
con venti soli in cima.
Che fiumi rizzati in piedi
travede la sua fantasia!
Ma continua coi suoi fiori,
mentre in piedi, nella brezza,
la luce muove la scacchiera
alta della persiana.

venerdì 25 settembre 2009

La rivale di Sylvia Plath

SorollaSe la luna sorridesse, somiglierebbe a te
tu lasci lo stesso sapore
di qualcosa di bellissimo, ma che annichilisce.
Sia tu che lei siete grandi seccatori.
La sua bocca a O si addolora sul mondo. La tua è immobile
e il tuo primo dono è pietrificare ogni cosa
Lì c'è un mausoleo. Qui ci sei tu,
picchietti il marmo del tavolino con le dita, cerchi le sigarette,
maligno come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.
Anche la luna umilia i suoi sudditi,
ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
arrivano per posta con un'adorabile regolarità,
bianchi e vani, espansivi come il monossido di carbonio.
Non vi è un solo giorno al riparo da tue notizie,
forse a spasso da qualche parte in Africa, ma sempre pensando a me.

giovedì 24 settembre 2009

La piccozza di Giovanni Pascoli

Jules Bastien LePageDa me!... Non quando m'avviai trepido
c'era una madre che nel mio zaino
ponesse due pani
per il solitario domani.
Per me non c'era bacio né lagrima,
né caro capo chino su l'omero
a lungo, né voce
pregante, né segno di croce.
Non c'eri! E niuno vide che lacero
fuggivo gli occhi prossimi, subito,
o madre, accorato
che niuno m'avesse guardato.
Da me, da solo, solo e famelico,
per l'erta mossi rompendo ai triboli
i piedi e la mano,
piangendo, sì, forse, ma piano:
piangendo quando copriva il turbine
con il suo pianto grande il mio piccolo,
e quando il mio lutto
spariva nell'ombra del Tutto.
Ascesi senza mano che valida
mi sorreggesse, né orme ch'abili
io nuovo seguissi
su l'orlo d'esanimi abissi.
Ascesi il monte senza lo strepito
delle compagne grida. Silenzio.
Né cupi sconforti
non voce, che voci di morti.
Da me, da solo, solo con l'anima,
con la piccozza d'acciar ceruleo,
su lento, su anelo,
su sempre; spezzandoti, o gelo!
E salgo ancora, da me, facendomi
da me la scala, tacito, assiduo;
nel gelo che spezzo,
scavandomi il fine ed il mezzo.
Salgo; e non salgo, no, per discendere,
per udir crosci di mani, simili
a ghiaia che frangano,
io, io, che sentii la valanga;
ma per restare là dov'è ottimo restar,
sul puro limpido culmine,
o uomini; in alto,
pur umile: è il monte ch'è alto;
ma per restare solo con l'aquile,
ma per morire dove me placido
immerso nell'alga
vermiglia ritrovi chi salga:
e a me lo guidi, con baglior subito,
la mia piccozza d'acciar ceruleo,
che, al suolo a me scorsa,
riflette le stelle dell'Orsa.

mercoledì 23 settembre 2009

Se tu venissi in Autunno di Emily Dickinson

Alma Tadema/Autumn vintage festival
Se tu venissi in Autunno,
Scaccerei via l'Estate
Con metà sorriso, e metà disdegno,
Come la Massaia fa, con una Mosca.
Se potessi vederti fra un anno,
Avvolgerei i mesi in gomitoli -
E ne metterei ciascuno in un Cassetto diverso,
Per paura che i numeri si confondano -
Se soltanto Secoli, tardassero,
Li conterei sulla Mano,
Sottraendo, fino a far cadere le dita
Nella Terra di Van Diemen.
Se certa, quando questa vita fosse conclusa -
Che la tua e la mia, rimanessero -
La getterei da parte, come una Buccia,
E prenderei l'Eternità -
Ma, ora, incerta della lunghezza
Di ciò, che è frapposto,
Esso mi tormenta, come l'Ape Folletto -
Che non vuol palesare - la sua puntura.

martedì 22 settembre 2009

E' una tremula pioggia di Diego Valeri

Henri Fantin LatourE' una tremula pioggia
di fogliuzze farfalle dorate:
è il pianto luminoso che Settembre
piange dal cuore della grande acacia.
Come sanno morire in dolcezza
le fogliuzze farfalle,
come lievi si posano
e si confondono al suolo!
Hanno vissuto una splendida estate,
muoiono nella luce beata
dell'estate che muore.

lunedì 21 settembre 2009

Terrazza al Pincio di Antonia Pozzi

Godward/La pensierosa 1913(ad A.M.C.)
Dai viali, a fiotti, corre sullo spiazzo
una fragranza amara d’oleandri.
Roma, immensa, s’abbuia a poco a poco,
sfiorata di rintocchi. Non un volto,
né una voce, né un gesto afferro intorno:
solo l’anima tua, solo il mio amore,
sbiancato dalla tua purezza. In breve,
nel cielo smorto di sfrenata attesa,
propomperà un rimescolìo di stelle.
Roma, 27 luglio 1929

domenica 20 settembre 2009

Haiku di Yosa Buson

Spencer
L' orchidea, di notte
nasconde nel profumo
lo splendore del fiore

sabato 19 settembre 2009

Ho sognato di Rabindranath Tagore

Leighton Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
che mi offuscavano lo sguardo,
finché il languore delle sue dolci parole
mi fermò il sogno, come una luce iridescente.

venerdì 18 settembre 2009

Congedo di Federico Garcia Lorca

Wintscher
Se muoio,
lasciate il balcone aperto.
Il bimbo mangia arance.
(Dal mio balcone lo vedo.)
Falcia il grano il mietitore.
(Dal mio balcone lo sento.)
Se muoio,
lasciate il balcone aperto!

giovedì 17 settembre 2009

Buonanotte di Emily Dickinson

Courbet
Buonanotte! Chi ha spento la Candela?
Un geloso Zefiro - non v'è dubbio -
Ah, amico, non sapevi
Quanto tempo a quel celeste stoppino
Gli Angeli - hanno lavorato diligenti -
Spento - ora - da te!
Poteva - essere la scintilla del Faro -
Che qualche Navigante - remando nel Buio -
Aveva tanto sperato di vedere!
Poteva - essere il Declinante lume
Che illuminava il Tamburino dal Campo
A più limpida Sveglia!

mercoledì 16 settembre 2009

Il vento nell'isola di Pablo Neruda

Allard Il vento è un cavallo:
senti come corre
per il mare, per il cielo.
Vuol portarmi via: senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.
Nascondimi tra le tue braccia
Per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.
Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.
Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi
all'amore che ci brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.
Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell'ombra,
mentre, sommerso
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposerò, amor mio.

martedì 15 settembre 2009

Lilika di Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Stanley Spencer
Il fumo della sigaretta ha mangiato l'aria.
Accanto a questa finestra
per la prima volta
In estasi, carezzai le tue mani.
Oggi ti vedo seduta,
il cuore in un'armatura di ferro.
Ancora un giorno
e mi scaccerai.
Nella buia anticamera la mia mano, scossa dal tremito,
nella manica a lungo tenterà d'infilarsi.
Balzerò fuori,
lancerò per strada il mio corpo.
Selvaggio, diverrò pazzo.
Non si deve giungere a questo:
cara, buona,
diciamoci adesso addio.
Tanto il mio amore,
peso come un macigno,
resta appeso al tuo collo
dovunque tu fugga.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
andrà
a stendersi in gelide acque.
Ma al di là dell'amore per te,
per me non c'è mare.
Se anela al riposo lo stanco elefante
si sdraierà sulla sabbia infuocata:
ma al di là del mio amore per te,
per me non c'è sole.
E io non so neppure dove sei e con chi.
Non mi butterò dalla tromba delle scale,
non berrò il veleno,
non oserò premere il grilletto contro la tempia.
Lascia almeno
ch'io copra con un'ultima tenerezza
il tuo passo che si allontana.

lunedì 14 settembre 2009

Voce di donna di Antonia Pozzi

Mario FloresIo nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.
Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.
Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore;
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.
18 settembre 1937

domenica 13 settembre 2009

Haiku di Masaoka Shiki

Gerhartz
convalescenza:
stancarsi gli occhi
contemplando le rose

sabato 12 settembre 2009

Io pur sospiro di Lorenzo de Medici

io chiamo il tuo bel nome, e non risponde:
io piango indarno, dolgomi e lamento:
l'umide luci mia più non asconde
un dolce sonno: e sento un foco dentro,
che m'arde sempre e i mie' pensier confonde.
Non posso più, o mia speme fallace!
altro che lei o morte non mi piace.

venerdì 11 settembre 2009

XL di Giacomo Leopardi

Henner/Maddalena
Umana cosa picciol tempo dura,
E certissimo detto
Disse il veglio di Chio,
Conforme ebber natura
Le foglie e l'uman seme.
Ma questa voce in petto
Raccolgon pochi. All'inquieta speme,
Figlia di giovin core,
Tutti prestiam ricetto.
Mentre è vermiglio il fiore
Di nostra etade acerba,
L'alma vota e superba
Cento dolci pensieri educa invano,
Né morte aspetta né vecchiezza; e nulla
Cura di morbi ha l'uom gagliardo e sano.
Ma stolto è chi non vede
La giovanezza come ha ratte l'ale,
E siccome alla culla
Poco il rogo è lontano.
Tu presso a porre il piede
In sul varco fatale
Della plutonia sede,
Ai presenti diletti
La breve età commetti.

giovedì 10 settembre 2009

E' come la luce di Emily Dickinson

List/Daylight
È come la Luce -
Una Delizia senza forma -
È come l'Ape -
Una Melodia - senza tempo -
È come i Boschi -
Privata - Come la Brezza -
Senza parole - eppure agita
Gli Alberi più superbi -
È come il Mattino -
Migliore - quando è finito -
E gli Orologi Eterni -
Battono - Mezzogiorno!

mercoledì 9 settembre 2009

Quando passa di Charles Baudelaire

Homer Winslow*At the window
Quando passa con vesti ondose e iridescenti,
a una grazia di danza informa ogni movenza,
quasi, in cima a un bastone, quei sinuosi serpenti
che i giocolieri sacri agitano in cadenza.
Come la sabbia e il cielo dei deserti roventi,
sordi entrambi a ogni voce d'umana sofferenza,
come il giuoco dell'onda nel viluppo dei venti,
ella si stende e snoda con piena indifferenza.
I suoi limpidi occhi sono pietre stupende,
e nella sua natura allegorica e strana,
dove l'antica sfinge un cherubo asseconda,
fra l'acciaio e i diamanti, l'oro e la luce, splende
d'un eterno splendore, come una stella vana,
la fredda maestà della donna infeconda.

martedì 8 settembre 2009

A mia madre di Eugenio Montale

Louis Edmund MaireOra che il coro delle coturnici
ti blandisce nel sonno eterno, rotta
felice schiera
in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto d’una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’eliso
folto d’anime e voci in cui tu vivi;
e la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.
(Nel 1° anniversario della morte di mia madre)

lunedì 7 settembre 2009

Casida del pianto di Federico Garcia Lorca

Ignacio Diaz Olano/1895
Ho chiuso la mia finestra
perché non voglio udire il pianto,
ma dietro i grigi muri
altro non s'ode che il pianto.
Vi sono pochissimi angeli che cantano,
pochissimi cani che abbaiano;
mille violini entrano nella palma della
mia mano.
Ma il pianto è un cane immenso,
il pianto è un angelo immenso,
il pianto è un violino immenso,
le lacrime imbavagliano il vento.
E altro non s'ode che il pianto.

domenica 6 settembre 2009

Ascolta di Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Berard/Laure De Noailles
Gettami in viso la parola terribile.
Perché non vuoi udire?
Non senti che ogni tuo nervo contorto
urla come una tromba di vetro
l'amore è morto...
l'amore è morto...
ascolta
rispondimi senza mentire...
come due fosse
in viso ti si scavano gli occhi...
lo so che già consumato è l'amore.
Ormai
a più d'un segno vi riconosco la noia

sabato 5 settembre 2009

Haiku di Iida Dakotsu

Rafael Fuster
mezzodì di pieno estate
la morte con gli occhi socchiusi
guarda la gente

venerdì 4 settembre 2009

L'ombra dell'anima mia di Federico Garcia Lorca

Galarina/Dalì
L'ombra dell'anima mia
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.
L'ombra dell'anima mia!
Sono giunto alla linea dove cessa
la nostalgia
e la goccia di pianto si trasforma
in alabastro di spirito.
(L'ombra dell'anima mia!)
Il nodo del dolore
finisce,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.
Un torbido labirinto
di stelle affumicate
imprigiona le mie illusioni
quasi appassite.
L'ombra dell'anima mia!
E un'allucinazione
dispone gli sguardi.
Vedo la parola amore
sgretolarsi.
Usignolo!
Usignolo mio!
Canti ancora?

giovedì 3 settembre 2009

Imitazione di Giacomo Leopardi

Niels Fristrup
Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? - Dal faggio
Là dov'io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d'alloro.

mercoledì 2 settembre 2009

Dove navi di porpora di Emily Dickinson

Howard Pyle 1905
Dove Navi di Porpora - lievi si agitano -
Su Mari di Giunchiglia -
Favolosi Marinai - si mescolano -
E poi - il Molo è silente.

martedì 1 settembre 2009

I Pastori di Gabriele D'Annunzio

Eugenio Hermoso Martinez
Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?
(da Alcyone-Sogni di terre lontane)