Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

sabato 31 marzo 2007

Nessun uomo è un'isola di John Donne

Maddox Brown
Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.
Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.

venerdì 30 marzo 2007

Orribile notte di Paul Verlaine

Orribile notte d'insonnia...
Orribile notte d'insonnia! -

senza la presenza benedetta del tuo caro corpo accanto a me,
senza la tua bocca tanto baciata anche se troppo scaltra e sempre in malafede,
senza la tua bocca tutta menzogne,
ma così franca quando ci penso
e che sa consolarmi sotto l'aspetto e la specie di una fragola - e, buona commedia! - di un plausibilissimo parlare,
e soprattutto il pentacolo dei tuoi sensi e il miracolo multiplo e uno,
fiore e frutto,
dei tuoi duri occhi di strega, duri e dolci a modo tuo... Buon Dio! che terribile notte! (Paul Verlaine)
il dipinto è di Marquet

giovedì 29 marzo 2007

Madrigale di Federico Garcia Lorca

Camarasa*Madrilena
Il mio bacio era una melagrana, profonda e aperta; la tua bocca era una rosa di carta.
Lo sfondo un campo di neve.
Le mie mani erano ferri buoni per le incudini; il tuo corpo era il tramonto di un rintocco di campana.
Lo sfondo un campo di neve.
Nello sforacchiato Teschio blu Fecero stalattiti I miei ti amo.
Lo sfondo un campo di neve.
Si riempirono di muffa I miei sogni infantili, il mio dolore tortile trapanò la luna.
Lo sfondo un campo di neve.
Adesso ammaestro grave L'alta scuola, il mio amore, i miei sogni (cavallucci senza occhi).
E lo sfondo è un campo di neve.
Ninnananna Dormi. Non temere lo sguardo errante. Dormi.
Né la farfalla Né la parola Né il raggio furtivo Delle serrature Ti feriranno. Dormi. Come il mio cuore, così tu, specchio mio, giardino dove l'amore mi aspetta.

Addormentati senza affanni, ma svegliati quando morirà l'ultimo bacio delle mie labbra.

mercoledì 28 marzo 2007

Le ore migliori di Giovanni Giudici

Camarasa
Le tue ore migliori... ma non sono per me: sono le ore del lavoro domestico, che è troppo trascurabile realtà per essere degno di storia.
Progredisce la storia, infatti, ma il tuo lavoro semplicemente ricomincia e finisce.
Le tue ore migliori sono della mattina, quando ti lascio e tento per vie diverse variare l'obbligato itinerario che sempre da un punto parte e ad uno arriva.
Batte il sole al balcone di cucina, prima di cominciare tu guardi in strada.
Io guardo invece nel fondo del mio cortile, mentalmente bisbiglio Dirigere et Sanctificare, la breve preghiera, mia virtuosa abitudine, prima di lavorare: lucida è la mente al quotidiano servizio e la stanchezza impossibile appare.
Intanto passano le tue ore migliori, quando potresti parlarmi e sorridere.
Tali bruciavano gli anni di gioventù nell'aspettare più sereni giorni: e tu riassetti, rigoverni, spolveri, sola (i figli sono a scuola) e aspetti che torni.

martedì 27 marzo 2007

Rubai di Nazim Hikmet

Dalla Noce
E' l'alba.
S'illumina il mondo come l'acqua che lascia cadere sul fondo le sue impurità.
E sei tu, all'improvviso tu, mio amore, nel chiarore infinito di fronte a me.
Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente come vetro.
Addentare la polpa candida e sana d'un frutto.
Amarti, mia rosa, somiglia all'aspirare l'aria in un bosco di pini.
Chi sa, forse non ci ameremmo tanto se le nostre anime non si vedessero da lontano non saremmo così vicini, chi sa, se la sorte non ci avesse divisi.
E' così, mio usignolo, tra te e me c'è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare io ho le mani e non posso pensare.
Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e di piangere e sarà ancora la vita immensa che non vede non parla non pensa.

lunedì 26 marzo 2007

In intimita' con la notte di Robert Frost

Hughes*Notte con traino di stelle
Io sono uno che sa di cosa è fatta la notte.
Sono uscito con la pioggia e rientrato con la pioggia.
Ho lasciato la più remota luce della città.
Ho guardato giù nel più triste vicolo della città.
Sono passato accanto al guardiano nel suo giro,
e ho abbassato gli occhi, non volendo spiegare.
Sono rimasto fermo, cessato il rumore dei passi,
quando molto in alto un grido interrotto,
da un'altra strada giunse sopra le case.
Ma non per richiamarmi o dirmi addio;
e più in alto ancora, ad un'altezza assurda,
un orologio illuminato contro il cielo
proclamava che il tempo non era né sbagliato né giusto.

Io sono stato in intimita' con la notte.
(grazie a Omar Wysiam)

Oh, Capitano, mio capitano di Walt Whitman

O CAPITANO! MIO CAPITANO!
O Capitano! Mio Capitano! il nostro duro viaggio è finito,

la nave ha scapolato ogni tempesta,
il premio che cercavamo ottenuto, il porto è vicino, sento le campane,
la gente esulta,
mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace.
Ma, o cuore, cuore, cuore!
Gocce rosse di sangue dove sul ponte il mio Capitano giace caduto freddo morto.
O Capitano! Mio Capitano!
Alzati a sentire le campane;
alzati - per te la bandiera è gettata -
per te la tromba suona,
per te i fiori, i nastri,le ghirlande - per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti,
i volti accesi verso di te; ecco Capitano!
Padre caro!
Questo mio braccio sotto la nuca!
E' un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.
Il mio Capitano non risponde,
esangui e immobili le sue labbra,
non sente il mio braccio,
non ha battiti,
volontà,
la nave è all'ancora sana e salva,
il viaggio finito,
dal duro viaggio la nave vincitrice torna,
raggiunta la meta;
esultate rive,
suonate campane!
Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace freddo, morto.
(dipinto di Evelyn De Morgan/L'angelo della morte)