Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 7 aprile 2013

Voglia mi sprona di Francesco Petrarca

Sir William Bklake Richmond*Venus e Anchise
Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge,
Piacer mi tira, Usanza mi trasporta,
Speranza mi lusinga et riconforta
et la man destra al cor già stanco porge;
e 'l misero la prende, et non s'accorge
di nostra cieca et disleale scorta:
regnano i sensi, et la ragion è morta;
de l'un vago desio l'altro risorge.
Vertute, Honor, Bellezza, atto gentile,
dolci parole ai be' rami m'àn giunto
ove soavemente il cor s'invesca.
Mille trecento ventisette, a punto
su l'ora prima, il dì sesto d'aprile,
nel laberinto intrai, nè veggio ond'esca.
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(Rerum vulgarium fragmenta)

sabato 6 aprile 2013

Tre volte tre di Francesco Giusti

Henri Jules Jean Geoffroy
Trema, la terra trema senza riguardo
persone cose attimi senza pudore
era a letto prima, coperte e sonno, la strada
poi, tant'altra gente, non un rumore,
un grido, qualcosa cade, qualcuno cade,
cade qualcuno abbracciato a qualcosa.

Trema, la terra trema senza rispetto
per le memorie, e produce memoria
indelebile, sul foglio bianco, sul foglio sporco
di fango, di calce e di sangue, di vetri infranti,
era movimento prima ovunque, fermo
poi, senza la voce, immobile la città davvero ora.

Trema, la terra trema senza fermarsi,
immobile non è, sembra non esserlo mai stata,
cos'altro resta, se la città si muove senza pace,
se la città non è più le fondamenta che cercava?

Trema, la terra trema senza sostegno,
resta un sasso grande come quel che c'era prima
e resta immobile nei corpi che continuano
a scuotersi e a fermarsi ogni momento,
conosciuta la paura, fosse anche nell'attesa.

E poi ancora, e ancora, e ancora...

Si fermano troppe volte al giorno troppe vite,
troppo tempo, poco spazio, si piega la tenda
sotto il vento, la pioggia batte un tempo irregolare
e fermo. Trema la terra senz'attenzione a chi
la cammina, a chi la dorme a maggior contatto
adesso, ancora più vicino, alcuni dentro.

I nervi vibrano ogni scossa, vibrano anche quando
a scuoterli è l'attesa, e poi sotto la pelle, dentro le mani
già si svela il meglio e il peggio d'ogni vita umana.
Dentro le tende blu si consuma il tempo, ordine
al caos che si riversa contro.

Quando la terra diventa il mare
Ulisse non sa dove ritornare...

L'Aquila, 7 aprile 2009
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(Premio "Città di Penne" 2009, sez. poesia inedita "Alessio Di Simone")
Poesia n. 281
- Francesco Giusti è nato a L'Aquila nel 1984 -

venerdì 5 aprile 2013

Canto d'Aprile di Vittoria Aganoor

Alcide Théophile Robaudi
Canta una voce: - O genti dolorose
io vengo, io vengo! Aprite alle speranze
il core, aprite le rinchiuse stanze
alla giungente carica di rose.

Io vengo, io vengo! Ogni deserto ed ogni
rupe fiorisce; levate la testa
e sorridete; io vengo per la festa
meravigliosa, carica di sogni.

D’un più costante e luminoso Maggio
la promessa vi reco. O contristati
cuori, o negletti, o vinti, o disamati,
o vacillante umanità, coraggio! -
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(Leggenda eterne*Intermezzo*1900)

giovedì 4 aprile 2013

Di aprile di Cenne da la Chitarra

Hans Makart*Fauno e ninfa ovvero Pan e Flora
Di aprile vi do vita senza lagna:
tafani a schiera con asini a tresca,
ragghiando forte, perché non v’incresca,
quanti ne sono in Perosa o Bevagna;

con birri romaneschi di Campagna
e ciaschedun di pugna sì vi mesca:
e, quando questo a gioco non rïesca,
restori i marri de’ pian de Romagna.

Per danzatori vi do vegli armini,
una campana, la qual peggio sona,
stormento sia a voi, e non refini.

E quel che ’n millantar sì largo dona,
en ira vegna de li soi vicini,
perché di cotal gente sì ragiona.
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(Risposta per contrarî ai sonetti de' mesi di Folgore da San Geminiano)

mercoledì 3 aprile 2013

Aprile di Gabriele D'Annunzio

Antonio Mancini*Pensativa
Socchiusa è la finestra, sul giardino.
Un’ora passa lenta, sonnolenta.
Ed ella, ch’era attenta, s’addormenta
a quella voce che già si lamenta,
- che si lamenta in fondo a quel giardino.

Non è che voce d’acque su la pietra:
e quante volte, quante volte udita!
Quell’amore e quell’ora in quella vita
s’affondan come ne l’onda infinita
stretti insieme il cadavere e la pietra.

Ella stende l’angoscia sua nel sonno.
L’angoscia è forte, e il sonno è così lieve!
(Par la luce d’april quasi una neve
che sia tiepida.) Ed ella certo deve
soffrire, vagamente, anche nel sonno.

Tutto nel sonno si rivela il male
che la corrompe. Il volto impallidisce
lentamente: la bocca s’appassisce
nel suo respiro; su le guance lisce
s’incava un’ombra... O rose, è il vostro male:

rose del sole nuovo, pur di ieri,
ch’ella recise ad una ad una (e intanto
ella era affaticata un poco, e intanto
l’acque avean su la stessa pietra il pianto
d’oggi), oggi quasi sfatte, e pur di ieri!

Ella non è più giovine. I suoi tardi
fiori effuse nel primo ultimo amore.
Fu di voluttà ebra e di dolore.
Un grido era nel suo segreto cuore,
assiduo: - Troppo tardi! Troppo tardi! -

Ella non è più giovine. Son quasi
bianchi i capelli su la tempia; sono
su la fronte un po’ radi. L’abbandono
(ella è supina e immota), l’abbandono
fa sembrar morte le sue mani, quasi.

Né pure il gesto fa scendere mai
sangue all’estrenútà de le sue dita!
La tragga il sogno lungi da la vita.
Veda nel sogno almen ringiovanita
l’Amato ch’ella non vedrà piu mai.

Socchiusa è la finestra, sul giardino.
Un’ora passa lenta, sonnolenta.
Non altro s’ode, ne la luce spenta,
che quella voce che giù si lamenta,
- che si lamenta in fondo a quel giardino.
***************
(Poema paradisiaco*1893)

martedì 2 aprile 2013

Ironia di Giuseppe Ungaretti

George Clausen*The gypsy flower teller*1883
Odo la primavera nei rami neri indolenziti. Si può segui-
re solo a quest'ora, passando tra le case soli con i propri 
pensieri.
E l'ora delle finestre chiuse, ma
questa tristezza di ritorni m'ha tolto il sonno.
Un velo di verde intenerirà domattina da questi alberi, 
poco fa quando è sopraggiunta la notte, ancora secchi.
Iddio non si dà pace.
Solo a quest'ora è dato, a qualche raro sognatore, il 
martirio di seguirne l'opera.
Stanotte, benchè sia d'aprile, nevica sulla città.
Nessuna violenza supera quella che ha aspetti silen-
ziosi e freddi.
(L'ALLEGRIA* Prime)

lunedì 1 aprile 2013

Nel Chiostro di Santa Maria Novella di Alfonso Gatto

Qui nell'antico chiostro degli avelli
impaginati con le scritte bianche
e d'altra età bambini e spose i morti,
passa il giorno dell'Angelo, il silenzio
della sua pioggia. Vivide le macchie
dei marmi come fiori, la fanciulla
da un secolo riguarda il davanzale
della sua tomba, pagina di lieve
fermezza che nel palpito s'incide.

Uno straniero parla a una ragazza
vestita già di smanie e di rossore.
Aderendosi tutta nel fuggire
da sè nell'orda della carovana
che sparecchia l'incanto, fugge e ride
la ragazza per vivere. Furtiva
le sembra la sua vita con la morte
che sveglia nella ruggine quei fiori
di pioggia, quel silenzio d'altre voci.
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(La Madre e la Morte* I)