Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 7 agosto 2011

Il soldato di S. Piero in Campo di Giovanni Pascoli

Georges Lemmen*Little Pierre
Era poc'anzi nella valle il ronzo
dell'altre sere. Ogni campana prese
poi sonno in una lunga ansia di bronzo.
Si dicevano Ave! Ave! le chiese,
e i vecchi preti, che ristanno un poco
con le mani alla fune anco sospese.
Ave! tra uno scampanìo più fioco
dai monti, che, lassù, pare una voce
che dian quei cirri e cumuli di fuoco...
Ave! tra uno scoppiettìo veloce
di balestrucci, che nel cielo intorno
gettan ombre di pii segni di croce...
segni di croce, sul morir del giorno,
nel campo, nella via, nel casolare
dove sospira i passi del ritorno
il nonno, solo... E già venian più rare
le squille delle Avemarie lontane;
e s'alzò dalla valle, di tra un mare
di foglie, un suono a morto, a tre campane.
Oh! Piangi... Pensa... Dormi... Piangi... Pensa...
Dormi... echeggiava in ogni cuor San Piero
nell'ora dolce in cui fuma la mensa:
nell'ora in cui risuona ogni sentiero
di piedi scalzi, e anche di novelle
e di ragioni dette con mistero:
San Piero in Campo sperso là tra quelle
file di pioppi, garrulo, ai tramonti,
di rane gravi e allegre raganelle.
Echeggiava tra i monti. Erano i monti
tutti celesti; tutto era imbevuto
di cielo: erba di poggi, acqua di fonti,
fronda di selve, e col suo blocco acuto
la liscia Pania, e con le sue foreste
il monte Gragno molle di velluto.
Sfiorava il sole tuttavia le creste,
toccando qua e là nuvole vane
e di laggiù, tra tutto quel celeste,
veniva il suono delle tre campane.
E Dormi... Piangi!... Chi piange, lo sanno
tutti: sua madre. Come era contenta!
Egli le ritornava ora, nell'anno,
tra pochi mesi. Ognuno lo rammenta,
buono! bello! ma il dito alza alla bocca,
come sua madre sia per lì, che senta.
Quel dolore ha una lunga ombra che tocca
tutte le case. Col cucchiaio in mano
resta, come la veda, una che imbocca
il suo piccino, al fuoco. - Era a Milano,
credo, a Modena... - Dove la via sale,
due calessini vanno su pian piano,
al passo: intorno suona il disuguale
tonfo degli otto zoccoli, ed, appena,
il cigolìo leggiero delle sale.
Dolce il ritorno! Dolce essere a cena
spartendo ai bimbi irrequïeti il pane...
Vanno; e nell'aria concava e serena
rimbomba il suono delle tre campane.
E Pensa... Dormi... È limpida la sera:
si vede sempre, e non s'accende il lume.
C'è nelle selve fumo qua, che annera,
là, che biancheggia: bruciano il pattume:
presto si coglie. E l'uva ingrossa, e invaia
i chicchi già. La canapa è nel fiume.
È già stesa a capretta su la ghiaia,
via via: dura ha la tiglia, alta la canna.
Ecco che già si mazzola in qualche aia.
Vengono all'aia, avanti la capanna,
i giovinotti, e ognuno si promette
con la ragazza che gli tien la manna.
Il sessantino ha messo i crini, mette
la rappa. Già si sguscia. Nelle stalle
le manse vacche mangiano le vette.
È uno splendore di pannocchie gialle
per tutto, alle finestre, nelle altane.
La sera è dolce: solo nella valle
suonano a morto quelle tre campane.
E Piangi... Pensa... Dormi... Egli, sotterra
dorme! ed in terra appena benedetta!
dorme sotterra, e non nella sua terra!
Fuori è restato un po' di lui, che aspetta;
chiama i rettori del suo vicinato;
chiede la messa della sua chiesetta;
vuol l'acquasanta ch'ebbe appena nato,
che le sue fasce già bagnò, che bagni
or la sua cassa; vuol esser portato
al camposanto suo, tra i suoi castagni,
sotto il suo panno dalla frangia nera,
sopra le spalle de' suoi pii compagni,
tra il calpestìo de' suoi compagni a schiera,
tra il muto calpestìo che, dove passa,
lascia nel timo un morto odor di cera;
e il cataletto or s'alza, ora s'abbassa:
si va pian piano ma per vie non piane:
e dolcemente il capo nella cassa
si culla al suono delle sue campane.
E dice Mamma... Mamma... Mamma... Vuole
sua madre. Ahimè! che voglia, quella voglia
di mamma! quel dolore, quanto duole!
Ora, più nulla. Stride qualche foglia;
si chiamano e rispondono tranquilli
due chiù; va la Corsonna che gorgoglia.
Tu su la bruna valle alta sfavilli,
Barga, coi cento lumi tuoi. Rimane
l'orma del pianto tra un gridìo di grilli
e un interrotto gracidar di rane.
(Primi Poemetti/Il bordone - L' aquilone)

sabato 6 agosto 2011

Consultando l'orologio dell'estate di Emily Dickinson

Arnold Bocklin/Giorno d'estate
Consultando l'orologio dell'estate
Soltanto metà delle ore restano.
Lo verifico con una scossa -
Non lo guarderò più.
La seconda metà della gioia
È più breve della prima.
La verità che non oso riconoscere
Dissimulo con una celia.
*°*°*°*
Consulting summer's clock,
But half the hours remain.
I ascertain it with a shock -
I shall not look again.
The second half of joy
Is shorter than the first.
The truth I do not dare to know
I muffle with a jest.

venerdì 5 agosto 2011

In dormiveglia di Giuseppe Ungaretti

C.Clyde Squires*1915
Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia
(Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916)

giovedì 4 agosto 2011

Il vento notturno di Emily Bronte

Bouguereau*1851
Nella polpa di una mezzanotte estiva,
una luna snebbiata traversava di luce
la finestra della stanza comune
e i roseti bagnati di rugiada.
Fantasticavo seduta e silenziosa,
il vento soffice mi agitava i capelli:
mi diceva che il Cielo era glorioso.
Che la Terra assopita era leggiadra.
Non avevo bisogno che il suo soffio
mi portasse simili pensieri,
eppure mormorava a bassa voce,
"I boschi come saranno oscuri!
II fogliame intrecciato al mio sussurro
stormisce come un sogno,
e tutte le sue voci innumerevoli
sembrano imbevute dello spirito".
Dissi, "Vai, nobile cantore,
la tua voce amorosa è gentile,
ma non credere che la sua melodia
ha il potere di toccar la mia mente.
Gioca con i fiori profumati,
coi rami docili delle giovani piante,
e lascia i miei sentimenti
fluire nel loro corso umano".
Ma l'errabondo non mi dava requie;
il suo bacio si faceva sempre più caldo -
"Oh vieni" sospirò teneramente,
"Ti vincerò anche se tu non vuoi.
Non siamo forse amici dall'infanzia?
Non ti ho amata per tutto questo tempo?
Cosi a lungo come tu amasti la notte
il cui silenzio desta la mia voce"
"Quando il tuo cuore si adagerà nel sonno
sotto la pietra del cimitero
quanto tempo non avrò per gemere
e tu per essere sola".
*°*°*°*°
The night- wind
In summer's mellow midnight,
A cloudless moon shone through
Our open parlour window
And rosetrees wet with dew.
I sat in silent musing,
The soft wind waved my hair:
It told me Heaven was glorious.
And sleeping Earth was fair.
I needed not its breathing
To bring such thoughts to me,
But still it whispered lowly,
"How dark the woods will be!
The thick leaves in my murmur
Are rustling like a dream,
And all their myriad voices
Instinct with spirit seem".
I said,"Go, gentle singer,
Thy wooing voice is kind,
But do not think its music
Has power to reach my mind.
Play with the scented flower,
The young tree's supple bough,
And leave my human feelings
In their own course to flow".
The wanderer would not leave' me;
Its kiss grew warmer still-
"O come", it sighed so sweetly,
I'll win thee 'gainst thy will.
Have we not been from childhood friends?
Have I not loved thee long?
As long as thou hast loved the night
Whose silence wakes my song.
"And when thy heart is laid at rest
Beneath the church-yard stone
I shall have time enough to mourn
And thou to be alone".
(settembre 1840)

mercoledì 3 agosto 2011

Le giovinette di Giorgio Caproni

Paul Chabas
Le giovinette così nude e umane
senza maglia sul fiume, con che miti
membra, presso le pietre acri e l'odore
stupefatto dell'acqua, aprono inviti
taciturni nel sangue! Mentre il sole
scalda le loro dolci reni e l'aria
ha l'agrezza dei corpi, io in che parole
fuggo - perché m'esilio a una contraria
vita, dove quei teneri sudori,
sciolti da pori vergini, non hanno
che il respiro d'un nome? ... Dagli afrori
leggeri dei capelli nacque il danno
che il mio cuore ora sconta. E ai bei madori
terrestri, ecco che oppongo: oh versi! oh danno!
(Il passaggio d'Enea)

martedì 2 agosto 2011

Ah! Girasole di William Blake

Elizabeth Sonrel*Sunflower
Ah Girasole! stanco del tempo,
che conti i passi del Sole,
cercando quel dolce dorato paese
dove il cammino del viaggiatore è finito:
dove il Giovane consumato dal desiderio,
e la pallida Vergine ammantata di neve,
si alzano dalle loro tombe e respirano
dove il mio Girasole desidera andare.
*°*°*°*
Ah Sun-Flower! weary of time,
Who countest the steps of the Sun,
Seeking after that sweet golden clime
Where the traveller's journey is done:
Where the Youth pined away with desire,
And the pale Virgin shrouded in snow,
Arise from their graves and aspire
Where my Sun-Flower wishes to go.

lunedì 1 agosto 2011

Pioggia di Hermann Hesse

Luigi Nono
Pioggia fiacca, pioggia estiva
dai cespugli rumoreggia, rumoreggia dagli alberi.
Com’è bello e benedetto
sognare ancora a sazietà.
Fuori a lungo me ne stetti nella luce,
desueta mi è quest’onda:
dimorare nel proprio intimo
da nessuna terra estranea essere attratto.
Niente desidero, niente bramo,
accenno lievi canti infantili,
stupito a casa sono approdato
nella vaghezza calda dei sogni.
Cuore, come sei lacerato dalle ferite,
come sprofondi cieco e beato
di non pensare, di non sapere,
solo alitare, solo sentire.
*°*°*°*°
REGEN
Lauer Regen, Sommerregen
Rauscht von Büschen, rauscht von Bäumen,
Oh, wie gut und voller Segen,
Einmal wieder satt zu träumen!
Wa so lang im Hellen draußen,
Ungewohnt ist mir dies Wogen:
In der eignen Seele hausen,
Nirgend fremdwärts hingezogen.
Nichts begehr ich, nichts verlang ich,
Summe leise Kindertöne,
Und verwundert heim gelang ich
In der Träume warme Schöne.
Herz, wie bis du wundgerissen,
Und wie selig, blind zu wühlen,
Nicht zu denken, nicht zu wissen,
Nur zu fühlen, nur zu fühlen!