Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 7 novembre 2011

: riflessi di Aldo Palazzeschi

Serov*Izabella Grunberg
Rasentano piano gli specchi invisibili
avvolti di nebbia,
non lasciano traccia nell’ombra,
gli specchi non hanno riflessi,
non cade su loro dell’ombra una macchia,
neppure la macchia dell’oro.
Un raggio vien fuori dal centro
di luce giallastra.
Sul raggio rimangono lievi, impalpabili,
impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi, ora smorti,
appaiono spaiono lenti.
Dei volti talora vi appaiono,
dei volti bianchissimi,
appena il pallore la luce ne scopre.
Talaltra vi passan dei manti fioriti
vi passano lenti, cangianti, splendenti.
S’arrestano i volti,
s’arrestan, più chiari si fanno,
vi splende d’un tratto uno sguardo,
due occhi che corron cercando pungenti,
o in fondo confusi v’appaion languenti, morenti.
Vi passa pian piano la nebbia e ricopre,
confonde gli sguardi con luci di gemme.
In basso,
si segue la ridda
dei piccoli punti
di dadi danzanti.
Due dadi grandissimi, in fondo,
rimangono fermi,
ne splendono i punti nerissimi intenti.
Vi passano lievi davanti
le impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.
(Allegoria di Novembre)

domenica 6 novembre 2011

Fuochi di novembre di Attilio Bertolucci

Jarnefelt*Leena*1903
Bruciano della gramigna
nei campi,
un'allegra fiamma suscitano
e un fumo brontolone.
La bianca nebbia si rifugia
fra le gaggie,
ma il fumo lento si avvicina
non la lascia stare.
I ragazzi corrono corrono
al fuoco
con le mani nelle mani,
smemorati,
come se avessero bevuto
del vino.
Per lungo tempo si ricorderanno
con gioia
dei fuochi accesi in novembre
al limitare del campo.

sabato 5 novembre 2011

Novembre 1913 di Antonio Machado

Lucien Levy Dhurmer*Marguerite Moreno*Autumn bride

Un anno in più. Getta il seminatore
la semente nei solchi del terreno.
Due coppie di buoi arano;
mentre passano nubi cenerine
si fan più scuri i campi,
i bruni seminati,
i grigi oliveti. In fondo alla valle
il fiume trascina l'acqua torbida.
A Cazorla c'è neve,
su Màgina tormenta,
ha Aznaitìn la berretta. Ma Granada ha
monti e sole, monti di sole e pietra.
*°*°*°*
NOVIEMBRE 1913
Un año más. El sembrador va echando
la semilla en los surcos de la tierra.
Dos lentas yuntas aran,
mientras pasan la nubes cenicientas
ensombreciendo el campo,
las pardas sementeras,
los grises olivares. Por el fondo
del valle el río el agua turbia lleva.
Tiene Cazorla nieve,
y Mágina, tormenta,
su montera, Aznaitín. Hacia Granada,
montes con sol, montes de sol y piedra.

venerdì 4 novembre 2011

A un compagno di Corrado Alvaro

Francis Luis Mora*The prayer of the women*1918
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.
Non dire alla povera mamma
che io sia morto solo.
Dille che il suo figliolo
più grande, è morto con tanta
carne cristiana intorno.
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
non vorranno sapere
se sono morto da forte.
Vorranno sapere se la morte
sia scesa improvvisamente.
Dì loro che la mia fronte
è stata bruciata là dove
mi baciavano, e che fu lieve
il colpo, che mi parve fosse
il bacio di tutte le sere.
Dì loro che avevo goduto
tanto prima di partire,
che non c'era segreto sconosciuto
che mi restasse a scoprire;
che avevo bevuto, bevuto
tanta acqua limpida, tanta,
e che avevo mangiato con letizia,
che andavo incontro al mio fato
quasi a cogliere una primizia
per addolcire il palato.
Dì loro che c'era gran sole
pel campo, e tanto grano
che mi pareva il mio piano;
che c'era tante cicale
che cantavano; e a mezzo giorno
pareva che noi stessimo a falciare,
con gioia, gli uomini intorno.
Dì loro che dopo la morte
è passato un gran carro
tutto quanto per me;
che un uomo, alzando il mio forte
petto, avea detto: Non c'è
uomo più bello preso dalla morte.
Che mi seppellirono con tanta
tanta carne di madri in compagnia
sotto un bosco d'ulivi
che non intristiscono mai;
che c'è vicina una via
ove passano i vivi
cantando con allegria.
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggierà.
(Ai tanti morti giovani della Grande Guerra)

giovedì 3 novembre 2011

Sonetto di Stèphane Mallarmè

Ferdinand Khnopff*Il velo

(Per la vostra cara morta, il suo amico).2 novembre 1877
- «Quando sui boschi obliati l'inverno più s'adombra
Tu piangi, o prigioniero solitario alla soglia
Perché questo sepolcro gemino, nostro orgoglio,
Ahimè! solo d'assenti grevi fiori s'ingombra.
Invano Mezzanotte cade nella penombra,
Non odi, gli occhi fissi t'esalti nella veglia
Fino a che sull'antica poltrona nel barbaglio
Dell'estremo tizzone appaia la mia Ombra.
Chi sovente desidera la Visita non deve
Premer con troppi fiori la pietra che solleva
La mia mano col tedio d'una forza sepolta.
Anima al chiaro fuoco tremante di sedere,
Per riviver mi basta se alle tue labbra ascolto
Il soffio del mio nome mormorato alle sere».
*°*°*°*
SONNET
(Pour votre chère morte, son ami.) 2 novembre 1877
- » Sur les bois oubliés quand passe l'hiver sombre
Tu te plains, ô captif solitaire du seuil,
Que ce sépulcre à deux qui fera notre orgueil
Hélas! du manque seul des lourds bouquets s'encombre.
Sans écouter Minuit qui jeta son vain nombre,
Une veille t'exalte à ne pas fermer l'oeil
Avant que dans les bras de l'ancien fauteuil
Le suprême tison n'ait éclairé mon Ombre.
Qui veut souvent avoir la Visite ne doit
Par trop de fleurs charger la pierre que mon doigt
Soulève avec l'ennui d'une force défunte.
Ame au si clair foyer tremblante de m'asseoir,
Pour revivre il suffit qu'à tes lèvres j'emprunte
Le souffle de mon nom murmuré tout un soir.

mercoledì 2 novembre 2011

Due Novembre di Vittoria Aganoor

John Roddam Spencer Stanhope*Campi Elisi*1880
Oh se potessi ancora
sognar! ridirmi ancora:
- egli m’ama, egli pensa
a me, sempre; egli guarda
questi limpidi giorni e pensa a me;
guarda queste serene
notti, ed incontro sempre
l’innamorato suo pensier mi viene!
questa lucente vita
non gli par bella se non per me sola,
e con me sola; tutto l’altro ormai
follia, follia, follia,
e nessuna parola
lo accende e lo consola
se non gli viene dalla bocca mia.
Quando verrà l’inverno
coprendo il cielo d’una bigia trama
di nuvole, e cadranno
le lunghe piove e le melanconie
sovra la terra; intorno a me, ch’egli ama,
sarà il sole, una calda onda di sole,
l’ardente soffio dell’intensa brama,
la viva vampa delle sue parole
intorno a me, ch’egli ama!
.....................................
Ecco Novembre; s’aprono
i cimiteri. Oh se potessi ancora
sognar! L’inverno viene
ed il sol ci abbandona.
Oh se potessi ancora
sognar! L’inverno viene
ed il sol ci abbandona.
Cadon le pioggie lente,
s’aprono i cimiteri;
una campana suona
interminabilmente.

martedì 1 novembre 2011

Novembre 1936 di Paul Eluard

Gerald Leslie Brockhurst*Ophelia*1937
Guardateli al lavoro i costruttori di macerie
Sono ricchi pazienti neri ordinati idioti
Ma fanno quel che possono per esser soli al mondo
Stanno agli orli dell’uomo e lo colmano di sterco
Piegano fino a terra palazzi senza capo.
A tutto ci si abitua
Ma a questi uccelli di piombo no
Ma non al loro odio per tutto quel che luccica
Non a lasciarli passare.
Parlate del cielo e il cielo si vuota
Poco ci importa l’autunno
I nostri padroni hanno pestato i piedi
Noi l’abbiamo dimenticato l’autunno
Dimenticheremo i padroni.
Città in secca oceano d’una goccia scampata
Di un unico diamante coltivato alla luce
Madrid città fraterna a chi ha patito
Lo spaventoso bene che nega essere esempio
A chi ha patito
L’angoscia indispensabile perché splenda quel bene.
E alla sua verità salga la bocca
Raro alito sorriso come rotta catena
E l’uomo liberato dal suo passato assurdo
Levi innanzi ai fratelli un volto eguale
E alla ragione dia vagabonde ali.
*°*°*°*
Regardez travailler les bâtisseurs de ruines
Ils sont riches patients ordonnés noirs et bêtes
Mais ils font de leur mieux pour être seuls sur terre
Ils sont au bord de l'homme et le comblent d'ordures
Ils plient au ras du sol des palais sans cervelle.
On s'habitue à tout
Sauf à ces oiseaux de plomb
Sauf à leur haine de ce qui brille
Sauf à leur céder la place.
Parlez du ciel le ciel se vide
L'automne nous importe peu
Nos maîtres ont tapé du pied
Nous avons oublié l'automne
Et nous oublierons nos maîtres.
Ville en baisse océan fait d'une goutte d'eau sauvée
D'un seul diamant cultivé au grand jour
Madrid ville habituelle à ceux qui ont souffert
De cet épouvantable bien qui nie être en exemple
Qui ont souffert
De la misère indispensable à l'èclat de ce bien.
Que la bouche remonte vers sa vérité
Souffle rare sourire comme une chaîne brisée
Que l'homme délivré de son passé absurde
Dresse devant son frère un visage semblable
Et donne à la raison des ailes vagabondes.
(Trad. Franco Fortini)