Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

mercoledì 6 aprile 2011

Aprile di Vincenzo Cardarelli

Odilon Redon/Madame De Demecy/1902 
Quante parole stanche
mi vengono alla mente
in questo giorno piovoso d’aprile
che l’aria è come nube che si spappola
o fior che si disfiora.
Dentro un velo di pioggia
tutto è vestito a nuovo.
L’umida e cara terra
mi punge e mi discioglie.
Se gli occhi tuoi son paludosi e neri
come l'inferno,
il mio dolore è fresco
come un ruscello.

5 commenti:

veronica ha detto...

questa Poesia mi abbraccia, come un conforto silenzioso a un dolore che non s'arrende. Sono commossa.
Grazie Francesca ( dentro di te ci deve essere un generoso spazio...)

Tempo burrascoso stamattina
Scampoli di un inverno che tarda ad arrendersi, ma sul ramo sferzato dal vento,chinando il capo, resta aggrappato il fiore,in attesa che un sole quieto lo sollevi.

Ardea Cinerea ha detto...

"Così la fanciullezza fa girare il mondo
E il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto."
(V. Cardarelli)

Bonne journée à tous

shadow ha detto...

Cardarelli e stato il primo poeta sul quali ho allungato la mano arrampicandomi sulla libreria; è sempre un tornare e casa con lui, sempre un riconoscersi.

Rose ha detto...

Un dolore fresco come un ruscello, come una ferita recente da cui sgorga sangue.
Ma anche come una pioggia, come una cortina di lacrime che annebbia gli occhi, come il velo di pioggia dietro il quale aprile lussureggia nei suoi abiti nuovi.
Comunque vivo, questo dolore, diversamente da quegli occhi scuri e stagnanti che forse ne sono la causa.

Passata la giornata fresca-calda-ventosa.

Buon domani!

Francesca Vicedomini ha detto...

Buona giornata a tutti carissimi!
Splende il sole, e splende sempre prima o poi Veronica!