Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

sabato 13 novembre 2010

L'uscita mattutina di Giorgio Caproni

Rolf Armstrong/Hello/1929
Come scendeva fina
e giovane le scale Annina!
Mordendosi la catenina
d'oro, usciva via
lasciando nel buio una scia
di cipria, che non finiva.
L'ora era di mattina
presto, ancora albina.
Ma come s'illuminava
la strada dove lei passava!
Tutto Cors'Amedeo,
sentendola, si destava.
Ne conosceva il neo
sul labbro, e sottile
la nuca e l'andatura
ilare - la cintura
stretta, che acre e gentile
(Annina si voltava)
all'opera stimolava.
Andava in alba e in trina
pari a un'operaia regina.
Andava col volto franco
(ma cauto, e vergine, il fianco)
e tutta di lei risuonava
al suo tacchettio la contrada.
(Il seme del piangere)

6 commenti:

Rose ha detto...

Deliziosissima figurina rétro, Annina.
Il ticchettio dei tacchi la circondaa e la rende viva.

Buon weekend, Francesca!

Iride Libera ha detto...

Bellissima, come dice Rose dal sapore un pò retrò.
Sono bellissime le poesie che pubblichi.

Francesca Vicedomini ha detto...

Finchè la stavo copiando, come a voi mi è parsa viva, leggiadra e felice figurina, mi sembrava di sentirne il ticchettio sulle scale...che ne sarà stato di lei?

Buona domenica ragazze, e lieta di conoscerti Iride Libera, grazie!

Rose ha detto...

Un altro grazioso particolare, la catenina che Annina morde, evoca una certa timidezza.
Sempre più intrigante, questa ragazza.

Francesca Vicedomini ha detto...

Timidezza ma anche seduzione no?

Rose ha detto...

Certamente!