Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

mercoledì 21 settembre 2011

Estate di Cesare Pavese

Josè Deogores I Llach*Printania
È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell'immobile strada. Ogni cosa è riemersa.
Nell'ímmobile luce del giorno lontano
s'è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d'allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d'allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.
È tornata l'angoscia dei giorni lontani
quando tutta un'immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l'angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s'accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s'annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l'estate e i tepori sotto il vivido cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

4 commenti:

Rose ha detto...

La ripetizione delle parole declinate crea un'atmosfera perticolare,

Già mercoledì, con l'autunno alle porte.

Buona serata a tutti.

bloggiovi ha detto...

Pavese poeta mi ha sempre affascinato, in particolare il ritmo del suo verseggiare in Lavorare stanca. Peccato che lo spazio sulla pagina web non permetta di mantenere la scansione originale dei versi!
Bello il blog, mi piace l'idea!

Francesca Vicedomini ha detto...

Grazie a tutti, non sempre è semplice far coincidere tutto!

Centro di ascolto ha detto...

Pavese....grande!