Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 11 settembre 2011

Silenzi di Lalla Romano

Robert Hale Ives Gammell
D’estate, nel silenzio dei meriggi,
sopra la terra esausta ed assopita,
incombe il peso d’una enorme assenza.
Ma dai grandi silenzi dell’inverno,
sopra la terra rispogliata e nuda,
infinita certezza si disserta.
Tutto perdemmo: fu sprecato il tempo
sì breve del fiorire, ma ora il cielo,
non più velato dalle foglie, immenso,
di luce inonda gli orizzonti, e nulla
fuorché il cielo è vivente sulla terra,
una più vera vita è in questa morte.
1930
11 settembre 2001-11 settembre 2011
Never forget!

7 commenti:

Rose ha detto...

Mi unisco alla commemorazione.

Vorrei ricordare che fino al 30 settembre si può firmare nelle sedi comunali e in molti banchetti per indire il referendin per l'abrogazione della cosiddetta legge Porcellum.

Grazie dello spazio, Francesca.

Rose ha detto...

referendin = referendum

Ardea Cinerea ha detto...

La via non comincia ad essere possibile che nel cuore della disperazione, là dove non vi è luce e dove sembra che l'essere si riduca al non-essere, o ancor più precisamente al non poter più essere. Si vede allora quel che prima, pur sapendolo intellettualmente, non costituiva il punto di partenza di un lavoro, ma "l'abitudine di quel che si era". Si scopre allora che vi è vero essere, un essere che non sia un lasciarsi essere, un essere passivo, negativo, abitudinario, soltanto nella differenza. E che quella differenza è il tertium non datur, qualcosa che non esiste che in potenza e che va, con estrema difficoltà, attualizzato, ma che proprio per questo è pienamente e veramente, e non ha neppure bisogno che lo si qualifichi positivamente o in una qualche maniera, talmente e semplicemente è.
Dello stato o condizione dalla quale si parte - se il dolore e la disperazione sono sufficientemente intensi, ancorché la sofferenza sia una condizione necessaria ma non sufficiente - gli alchimisti parlavano come della nigredo, il "nero più nero del nero". Mentre la seconda fase dell'opus, "nascente" o sviluppantesi dalla nigredo, era l'albedo, cioè la luce che comincia ad apparire e che rappresenta una coscienza differente, rinnovata.
Soltanto in fondo alla disperazione è il principio della vi(t)a, là dove uno, come dice il poeta, "e non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe", e continua "mentre la terra gli chiede il suo verbo, e appassionata nel volere acerbo, paga col sangue, sola, la sua fede".
Quel verbo sta nel "comprendersi", ma comprendersi significa realizzare i propri limiti come invalicabili o come non più a lungo sostenibili. È quasi un morire a sé per poter rinascere e questa rinascita è possibile grazie al fatto che ogni limite strutturale non è che il riflesso "negativo" - cioè passivo e in quanto tale limitante - di una corrispondente qualità latente da sviluppare.

Veronica ha detto...

@Ardea condivido soprattutto la disamina del senso del "comprendersi", dell'accettazione e della consapevolezza dei propri limiti che fa da contrappeso alla scoperta di un nuovo sé e che - a partire dalla disperazione- sembra tutto proteso al domani. Alla vita. Grazie Gianrico, sei uno dei "lumi" di questo blog (almeno per me).
Buongiorno a tutti

Francesca Vicedomini ha detto...

Non solo per te Veronica, la presenza di Gianrico è preziosa e l'idea che se ne andasse perchè qualche deficente lo aveva offeso mi era insopportabile. Ma lui per fortuna ci vuole bene, e per dirla tutta siete preziosi tutti/e per me!

Francesca Vicedomini ha detto...

Rose, grazie per ricordare il referendum (anche referendin, mi piaceva però...)eheheh buon luni

Ardea Cinerea ha detto...

Grazie Veronica e Francesca... a presto,

G.