Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

lunedì 12 settembre 2011

La signora Lalla di Marino Moretti

Alwin Arnegger*1915
Quando l'anima è stanca e troppo sola
e il cuore non basta a farle compagnia
si tornerebbe discoli per via,
si tornerebbe scolaretti a scuola
Oh sì! prendiamo la cartella scura.
il calamaio in forma di barchetta,
i pennini, la gomma e la cannetta,
e la storia sacra e il libro di lettura.
E ripetiamo: S'ode... s'ode a destra
uno squillo di tromba..., per la via,
o il «Cinque Maggio» o l'altra poesia
che dovremo dir tra breve alla maestra.
Andiamo, andiamo! Il tema è messo in bella!
Andiamo, andiamo! Il tema è messo
in buona!
Dio, com'è tardi! La campana suona...
Fra poco suonerà la campanella...
Ma che dico? E' domenica, è vacanza!
Non c'è scuola, quest'oggi: solamente
c'è da imparare un po' di storia a mente
soli, annoiati, nella propria stanza.
C'era una volta - ora mi viene a mente
la scuola della festa. Era una scuola
alla buona, così, con una sola
maestra, vecchia, senza la patente.
Signora Lalla, dove sei? T'aggiri
nella tua casa piena di panchetti
o su un quaderno scrivi un 5 e metti
un punto sopra un i, con due sospiri?
Signora Lalla, hai più quel mio ritratto
ch'io ti donai per Sant'Eulalia? e quella
treccia, in un quadro, d'una tua sorella
defunta? e l'altarino è ancora intatto?
Forse sei morta. Ed i tuoi strani oggetti
sono scesi con te, con la tua spoglia
dentro la fossa. La tua casa è spoglia
dei quadri, dei presepi e dei panchetti.
Che importa? Io t'amo e tu sei viva, o muta
immagine che guardi i miei quaderni
d'ora e i noti caratteri vi scerni
con uno sguardo di sopravvissuta.
Come son vani, come son diversi,
signora Lalla, i miei compiti d'ora.
Dimmi, vuoi riguardarmeli tu ancora?
Sembra uno scherzo, ma son tutti in versi.

6 commenti:

Francesca Vicedomini ha detto...

Con tanti auguri alla scuola.
Perchè i giovani imparino prima di tutto il rispetto per i propri maestri, vituperati dallo stato, dalle famiglie e poi logicamente dai ragazzi stessi...

Rose ha detto...

Era pure stretta di manica, la signora Lalla, che dava i 5 alle elementari! :)

Mi unisco all'augurio di Francesca.

Buona giornata.

Veronica ha detto...

ricordo l'abcedario, le letterine di cartone con i disegnini degli oggetti cui facevano riferimento: la P di pecora, la U di uva, la S di sole... e poi il sussidiario, la scatola nuova dei pastelli con le punte vergini e la cartella rossa...un'infanzia semplice (la mia un po' più complicata, ma questa è un'altra storia).
Sono commossa!

Veronica ha detto...

p.s. oggi la R di quel vecchio abcedario indicherebbe REFERENDUM! :)

Ardea Cinerea ha detto...

Ricordo la pazienza - non infinita, in verità - di mia madre per insegnarmi a scrivere correttamente il "3" che io scrivevo, non so perchè, in maniera speculare e che assomigliava ad una specie di strana "E" maiuscola. Povera mamma...

AC

Rose ha detto...

@Veronica Oppure "Resistere, resistere, resistere". :)

Ho avuto una maestra solo in prima elementare, poi un maestro. Di entrambi conservo buoni ricordi: mi piaceva andare a scuola, perché era una specie di gioco, e delle valutazioni - sia pure positive - non mi curavo affatto.