Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

domenica 4 settembre 2011

Ora che sale il giorno di Salvatore Quasimodo

Charles Courtney Curran
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.
È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.
Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli.
(Nuove Poesie-Ed è subito sera)

9 commenti:

Rose ha detto...

Semplicemente bella.

Grazie. Buona domenica.

Serena ha detto...

Davvero. Aggraziata e bella.

Ardea Cinerea ha detto...

Pensando ad una poesia di Zanzotto

Ed al noto frammento di Eraclito, mi viene in mente: la sostanza delle cose è cio che sfugge. Sfugge perchè vivente, come sfuggirebbe un pesce intravisto in acque basse. Si dà all'osservazione, si lascia percepire nel suo fluire, nei suoi dinamismi, ma la ricerca di un vero contatto è difficile. "Pescare", estrarre, significa ridurre quella sostanza a puro dato, cioè ad un passato e quindi a qualcosa di perduto.

Allora forse l'immersione, come un battesimo, una rinascita dall'alto.
Ma anche la piu bella esperienza acquatica, il piu bell'anello di acque lucenti è diverso dall'essere un pesce. C'è forse la possibilità di un contatto piu' autentico, ma il rischio dell'immersione è quello del surrogare, del credere che qualcosa si possa comunicare meccanicamente, applicando un procedimento o addirittura per semplice contatto.

Cerco quella poesia di Zanzotto, Retorica su: sbandamento, il principio "resistenza", senza trovarla. Vi si parla ironicamente, alla maniera del poeta, del "contemplare. Tempo ottimo e massimo", e della difficoltà del vivere in situazioni estreme come la guerra o nella vita quotidiana. Non trovo la poesia, al suo posto migliaia di pagine "letterarie" che la commentano, la analizzano, la dissezionano.

Sfugge la sostanza della poesia a chi si immerge nella sua letterarietà.

Ribalto temporalmente la nota domanda del poeta: "fu vera gloria?" Vi puo' essere vera gloria? Si puo' davvero attingere alla sostanza della poesia, dell'amore, della bellezza? Cognoscere est fieri rem cogitam, dice Campanella. Cosi' chi fa davvero poesia, non soltanto è in
contatto con la sostanza della poesia, ma è quella sostanza. E forse l'ordine delle cose è segreto, e quel che si fa si fa e basta, piu non dimandare. Si fa o non si fa.
E' possibile farsi amore, bruciare come un roveto ardente, senza consumarsi. E' impossibile farsi amare.
Mi chiedo se quest'ansia che è in me non finirà per uccidermi. O se non lo ha già fatto.

roverta ha detto...

speriamo di sì, così non rompi i coglioni qui con le tue dissertazioni insulse.

Ardea Cinerea ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ardea Cinerea ha detto...

Roverta: ti avevo scritto una rispostaccia. Volgare. Purtroppo la mia educazione mi impone di calmarmi e di cancellarla, anche per rispetto alla padrona di casa, la sola autorizzata a dirmi se rompo e cosa rompo.
Se c'è tanta gente che soffre, come me, è perchè la maggior parte delle persone è insensibile, superficiale e cattiva. E vorrebbe che muoia quello che è incapace di comprendere.

Gianrico Gualtieri

Veronica ha detto...

@Roverta

Ci sono persone tanto miserrrime che non meritano neanche di essere chiamate "uomini". Chiunque tu sia , se non hai rispetto per l'altrui sofferenza sono affari tuoi, ma abbi la compiacenza di startene in disparte. Questo Blog è frequentato da "persone", non da bestie! E chiunque abbia delle cose da dire si firma con nome e cognome!
A Gianrico va tutta la mia solidarietà e a Francesca tutta la mia riconoscenza per la sua ospitalità e la sua pazienza...

Francesca Vicedomini ha detto...

Roverta, come ti permetti?!
Questo è un blog aperto a tutti è vero, ma non accetto offese nè tantomento denigrazioni di ciò che scrivono i miei carissimi amici che nel mio cuore sono fratelli.
Spero in futuro tu spenda il tuo tempo altrove, lasciaci pure qui a romperci per conto nostro (e con piacere)i cosidetti...
Ardea, ti chiedo scusa, sono mortificata io per lei che non conosco. Quello che hai scritto mi ha fatto male al cuore per tanta tristezza e sofferenza. Continua a colloquiare con noi però ti prego. Noi (e ritengo di esprimermi per tutti) desideriamo far parte del tuo mondo. Un abbraccio!

Ardea Cinerea ha detto...

Grazie a Veronica e grazie a Francesca. I veri amici sono rari.

Gianrico