Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l'aratro in mezzo alla maggese.

sabato 30 luglio 2011

Sonetto 115 di William Shakespeare

Giovanni Battista Tiepolo
Mentono i versi che una volta ho scritto,
dissi: Di più non ti potrei amare;
ma all'intelletto era allora incredibile
ch'io avvampassi più colmo anche e  più chiaro.
Guardando al tempo, che in vicende a mille
scongiunge i voti e muta legge ai re,
scurisce la beltà sacra, i più fini
stempra, i forti nel suo flusso traveste;
ah del tempo implacato nel timore
come non dirti: Ora t'amo nel culmine
quando l'incerto m'era certo e l'oggi
incoronavo, del futuro in dubbio?
E' un bimbo Amore, non dire dovevo,
lasciar pienezza a quel che ancora cresce.
*°*°*°*°*°*°
Those lines that I before have writ do lie,
Ev'n those that said I could not love you dearer.
Yet then my judgement knew no reason why
My most full flame should afterwards burn clearer.
But reck'ning time, whose millioned accidents
Creep in 'twixt vows, and change decrees of kings,
Tan sacred beauty, blunt the sharp'st intents,
Divert strong minds to th' course of alt'ring things-
Alas,why, fearing of time's tyranny,
Might I not then say, now I love you best,
When I was certain o'er incertainty,
Crowning the present, doubting of the rest?
Love is a babe, then might I not say so,
To give full growth to that which still doth grow.

4 commenti:

Rose ha detto...

L'amore è un bambino... E come un bambino, non è definibile se non nel suo percorso, nella sua pienezza. Sarà per questo che gli anglofoni chiamano spesso "babe" il destinatario del loro amore? Hanno capito più di noi che diciamo "ciccino" e altre amenità?

Il commento è molto povero per un sonetto shakespeariano: chiedo venia.

Buon sabo!

Francesca Vicedomini ha detto...

E buon fine sabato e solare domenica Rose, il tuo commento è ricco e mi piace!

Veronica ha detto...

Ho incontrato uno che al primo appuntamento mi ha regalato un cd con inciso il sonetto (104 o 105?)"Se proprio devi odiarmi fallo ora". Se n'è scappato senza preavviso, poco tempo dopo,quando si è sentito rassicurato. Ho capito che è un povero schizofrenico e che quel sonetto lo dedicava a se stesso.
p.s. scusate lo sfogo. Adoro Shakespeare!

Francesca Vicedomini ha detto...

In effetti questo sonetto (che già ho inserito) è tra i più belli del Bardo. Peccato averlo sprecato così. Uno stupido. Ciao Veronica, buona domenica e una preghiera per Ulisse.Bacialo.